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22 maggio 2015 5 22 /05 /maggio /2015 08:00

Ore 19:00
Guido nella strada più trafficata della mia città, coacervo di piccole fabbriche, negozi, centri commerciali piccoli e medi, mille attività in generale. La strada corre su due corsie a senso unico, il traffico scorre ma l'ora è quella che è.

Un delirio, insomma, acuito dal caldo estivo arrivato troppo presto e senza dare la possibilità alla gente di fare il cambio dell'armadio.
Si avanza lenti, ma abbastanza spediti, i finestrini abbassati e la poca voglia di farsi baciare dal sole.
La radio sputa fuori una possibile hit estiva, la voglia di tornare a casa e buttarsi sotto la doccia è talmente alta da essere insopportabile.

All'improvviso sento un clacson suonare all'impazzata.
Dallo specchietto un furgoncino di un noto corriere espresso guidato da un ceffo in canottiera cerca l'impossibile manovra del sorpasso acrobatico, suonando il clacson e lampeggiando.
"Levati puttana!" mi urla dal finestrino aperto "Togliti di mezzo, troia!"
Ora, anche avendo le ali montate sulla 206, più veloce non sarei potuta andare, ma non è questo il punto. 
Villano.
Cafone.
Il mio buon carattere si agitava sotto la pelle delle braccia. 
Ora mi metto a venti all'ora, ho pensato.
Ma il tipo scartava dietro di me,  gesticolava e sbraitava continuando a offendere la mia virtù. 

Mi son detta che forse non tutte le battaglie si possono vincere, che il mondo non può esser salvato tutto insieme, che se a 'sto tizio l'educazione non gliel'hanno insegnata i genitori nè la maestra delle elementari non posso farcela io.
"E allora passa, idiota!" gli ho urlato dal finestrino accostando e lasciandogli la via libera.
E' sfrecciato quattro metri avanti ricominciando il teatrino con l'automobilista successivo.

Magari aveva mille consegne da fare prima di sera, povero Cristo.
Magari c'aveva una spranga sul furgone ed ho fatto bene a lasciar perdere e a non voler finire nel TG nazionale. 
Magari il poveraccio è solo stressato perché non arriva a fine mese ed il gasolio costa.
Magari è il caldo.

Magari si è schiantato contro un palo della luce.

 

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 08:00

Maggio e giugno sono, nel nostro paese, sinonimo di comunioni, cresime e matrimoni. Eventi che, se da un lato sembrano tappe obbligate, da un altro scatenano l'intolleranza dei parenti che si trovano a far la spola tra un ristorante e l'altro, scartando bomboniere rivestite di tulle.
A parte le mia insofferenza sull'argomento (perché tu parente di terzo grado che ho visto l'ultima volta quando non arrivavo al tavolo della cucina mi inviti?), non ho potuto fare a meno di notare la notizia rimbalzata dai giornali sull'argomento: "Maestre fanno il regalo solo ai bimbi che fanno la comunione ed i genitori le denunciano". 
Di primo acchitto la notizia fa molto ridere.
Tre maestre, nell'orario di scuola ordinario e non di religione, regalano un quadretto con un calice ai bimbi che andranno a fare la comunione. Gli altri ci rimangono male, lo dicono a mamma e papà e questi le denunciano all'Associazione Consumatori prima, alla stampa poi.
Pare che gli esonerati dal dono ci siano rimasti molto male, ma sono certa che pure chi l'ha ricevuto magari si aspettava di meglio, eh.

Diciamola tutta: queste maestre hanno sbagliato. E' vero che è usanza diffusa questa del regalino per la comunione, ma potevano darlo fuori da scuola, o nell'ora di religione. Ognuno fa quel che vuole, ci mancherebbe, ma un po' di tatto in più non sarebbe guastato, anche perché così più che un pensiero il loro atto risulta una sorta di giudizio morale. E non va bene.

Dall'altro lato questi genitori sono eccezionali: invece di consolare i propri figli spiegandogli che spesso la gente non è equa o comunque corretta come dovrebbe essere, denunciano le maestre.
Colpevoli, eh, perché per me la scuola dovrebbe essere più che laica, il crocifisso sostituito dalla bella faccia di Mattarella  e l'ora di religione cattolica andrebbe abolita e sostituita con molta più educazione civica, ma questa storia ha un sapore sbagliato.

Non posso non ricordare con affetto la mia maestra di terza elementare che per la comunione mi regalò "L'isola del tesoro" di Stevenson. Un libro a testa, perché nella piccola scuola elementare del mio paesino tutti i bambini della classe facevano la comunione insieme, così come facevano il tema di italiano. Un altro mondo, un luogo della memoria.

Le maestre hanno commesso un errore, sono d'accordo, ma non mi piace chi utilizza i propri figli per combattere battaglie di principio che andrebbero discusse in ben altre sedi. Hanno sbagliato, potevano essere più delicate.
Ma magari, non lo so, son maestre un po' avanti con gli anni che hanno seguito una tradizione non pensando che il mondo nel frattempo è cambiato. 
Potevano fare meglio, essere più delicate, ascoltare le esigenze di tutti. Magari fare un regalo in occasione delle altre festività religiose dei bambini esonerati

Oppure farsi i fatti propri e non impicciarsi delle questioni private altrui, che in fondo la religione non è di stato.
Essere più delicate non avrebbe guastato, insomma.

Ma in questo mondo, chissà perché la delicatezza sembra costare troppo. 
 

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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 08:00

Emma ha detto la sua prima parola.
Ed era ora, visto che a brevissimo compirà sedici mesi.
Ha detto mamma? No.
Papà? No.
Nonno? Nonna? Nemmeno.
Zia? No.
Cacca? Tobia? Proprio no.

Tra le tante parole, più o meno romantiche, che Emma poteva scegliere per farci sentire per la prima volta la sua voce, mia figlia ha scelto un elegante EMMIO!! declinato in tutte le varianti di genere e di volume. 

Ecco, vorrei analizzare quest'evento con voi. In genere la prima parola di un neonato è, nell'iconografia classica, mamma. 
Mia figlia no, mia figlia sente già impellente il desiderio di esprimere la propria volontà, guidata anche dalla sua esperienza socializzante all'asilo che, con tutta probabilità, l'ha portata per forza di cose ad esprimere il suo io.

EEMMIA!
Va esclamando con piglio guerriero per tutta casa, reclamando la proprietà dell'importantissimo oggetto indispensabile di turno, sia il bicchiere dell'acqua, la maracas o persino la televisione poco conta. Vale anche per la mamma, per dire.

EEMMIOOO!
Si altera se poi non viene presa sul serio la sua dichiarazione autoritaria di proprietà privata, allungando il braccino cicciotto verso l'anelato desiderio, sfociando anche nell'isteria e nel pianto.

Un concetto di proprietà da far impallidire Berlusconi.

E mentre tutto il resto viene indicato con un generico "OH", che ricomprende tutto lo scibile umano, dal cane alla tavoletta del cesso, passando per le candele dell'ikea e il tramonto, stamattina guardando suo padre che le preparava il biberon per la colazione ha aggrottato le sopracciglia e in un impeto di buona volontà ha sillabato:"PAP... PAP...PAP..."

E poi?
Poi niente, s'è ricordata del biberon.
Che è suo, ovviamente.
EMMIO!!!!

Cominciamo bene...

 

 

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13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 14:00

Mia nonna Spina, nata in un paesino dimenticato tra le colline umbre alla fine degli anni venti, si vantava con le comari con cui andava a prendere il fresco l'estate sotto casa. Ancor di più si vantava del defunto marito che, pace all'anima sua, con sforzi e sacrifici da uomo fatto e rifinito era riuscito a prendere la licenza media alle scuole serali.

Mia nonna ne era orgogliosa, ma ancor più lo era di me, studentessa universitaria in lotta contro i professoroni per il titolo di  dottoressa. Lo era tanto che quando le altre comari raccontavano delle proprie nipoti affermando "La mia si sposa", "Mia nipote s'è fidanzata" o simili, rispondeva sempre "La mia si laurea", gelando le altre accolite intente a sventolarsi per alleggerire la calura estiva.

Mia nonna non aveva studiato, ma si vantava di saper leggere e fare di conto meglio di tanti altri, nonché di sapere a memoria tutti i nomi dei protagonisti delle ultime venti telenovelas appena uscite (sebbene coi nomi riadattati in dialetto perugino per l'occasione). Il suo era un bagaglio culturale che oggi potrebbe sembrarci da poco, ma che ai suoi tempi ed in u mondo che non c'è più non lo era affatto. E l'averlo costruito da sola era per lei fonte di grande orgoglio.
Ed è questa una delle mille cose chemi ha insegnato, l'essere orgogliosa di me e della mia voglia di sapere. 

Ed è per questo che la simpatica dichiarazione di qualche giorno fa dell'ottimo Salvini mi ha fatto saltare immediatamente il sangue al cervello.
Ovviamente le risposte possibili da dargi erano molteplici, e tutte alquanto simpatiche:
1) E invece valutare qualcuno dall'etnia è simpatico?
2) Certo, meglio il diploma che la laurea comprata del Trota
3) La volpe e l'uva.
Ovviamente ogni mio commento è stato accuratamente ripulito dal galoppino del simpatico Matteo, che h pensato bene di lasciare (come sempre) solo i commenti positivi ed illetterati 

In realtà vantarsi dell'ignoranza in genere non è mai una bella cosa, come non lo è vantarsi di un'arida laurea presa magari a zampatoni e che non fa di te un genio, mi pare lapalissiano.

Ma mentre posso capire meglio il vantarsi del più, il farsi bello del meno mi sconvolge. Non leggo libri, non vedo film, non ascolto musica. Ah, e non sono laureato. Ma sono intelliggggente, fidatevi. Certo, ovviamente. E la gente applaude, il popolino soprattutto. Quello fatto di gente che rischia l'analfabetismo di ritorno e che non riesce più a leggere nemmeno Chi dal parrucchiere. Quella che crede alle scie kimike su internet e che scrive in unitaliano talmente approssimativo che la tontale mancanza di punteggiatura risulta essere il problema minore. 
Quella gente che va alla messa, allo stadio, a passeggio col cane, alle poste accanto a me e che poi riversa il proprio livore anche contro una bambina di due anni morta in maniera atroce, ma rea di essere rom (se non siete dotati di Maalox a portata di mano non leggete i commenti, potreste veder riacutizzata la vostra gastrite come è successo a me).

Gente che pensa che la kultura sia anche un po' comunista, che leggere sia da sfigati e che al cinema ci si vada solo a vedere Zalone e che visitare un museo sia una noia micidiale. Anzi, una noglia. Gnete che crede che internet dica solo la verità, e si ingozza di bufale confezionate alla bell'e meglio, senza nemmeno lo stile sarcastico di lercio.it.
Gente che procrea, ahimé, mettendo al mondo una generazione ancora più illivorita e arrabbiata per la mancanza di quelli che non sono diritti quesiti, ma montagne da conquistare ogni giorno. Gente che vota e che alimenta sempre di più la mia sfiducia nel suffragio universale.


Vorrei scappare, emigrare da questo paese che ha perso l'amore di sé e l'empatia verso il prossimo, vorrei scappare lasciandomi alle spalle un paese devastato dall'odio e dal particolarismo, dalla logica di paese che vuole l'erba del vicino sempre più verde della propria.

 

Ma mia nonna Spina che direbbe? 
 

 

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7 maggio 2015 4 07 /05 /maggio /2015 10:00

Vorrei fare una premessa abbastanza doverosa: io di politica made in USA non capisco nulla, e quel poco che so mi è stato spiegato da Frank Underwood
Ma vista l'aridità di contenuti e di prospettive della nostra politica nazionale, non mi resta altro che rivolgere lo sguardo verso l'altro lato del mondo, sperando che ci sia un po' di luce e che ci si possa trovare non dico conforto, ma almeno ispirazione.
Nel 2016 ci saranno le presidenziali negli USA e già i coltelli si vanno affilando in entrambi gli schieramenti. 
Tra i democratici impossibile non segnalare il ritorno di Hillary Clinton sulla ribalta politica, dopo i suoi due mandati come Presid... ah, no. Quello (dicono) fosse il marito. Ex first lady (per molti burattinaia del marito belloccio, ma tant'è), ex segretario di Stato, la Lillary, come la chiamava mia nonna che ne apprezzava il coraggio di donna cornuta, sembra avere tutte le corte in regola per sbaragliare le primarie e approdare alla Casa Bianca.

Dall'altro lato della barricata tra i repubblicani, a parte il figlio e fratello di Jeb Bush (che francamente io anche no), salta all'occhio un candidato: il carismatico Marco Rubio, poco più che quarantenne Governatore della Florida di chiare origine cubane. 
La sua biografia racconta dei suoi genitori scappati alla dittatura castrista (anche se già è uscito fuori che invece son arrivati col gommone tre anni prima) e di una grande fede cattolica (ma anche qui la campagna è già iniziata). Non sto qui a parlare del suo programma, né del perchè i giornali lo abbiano già ribattezzato "l'Obama di destra". Non ho i mezzi, la competenza e le conoscenze d politica internazionale per farlo.

Quel che vorrei evidenziare è la sua provenienza. I suoi genitori sono entrati negli USA come immigrati solo poco prima che lui nascesse e lui, nato americano, ora è governatore della Florida ed in lizza per diventare il prossimo Presidente degli USA.
In pratica, il sogno di ogni bambino in uno stato come si deve. Cosa vuoi fare da grande? Il Presidente. Qui da noi ancora i bambini lo sognano? O il calciatore e la velina hanno  la meglio?
Il fatto che il figlio di immigrati possa diventare con questa naturalezza un politico di successo, un uomo d'affari affermato o anche solo un poliziotto o un pompiere negli Stati Uniti non fa notizia, è una cosa talmente quotidiana da non essere mentalizzata.
Negli USA lo ius soli permette a un bambino di sognare di diventare, da grande, Presidente degli Stati Uniti. Ma anche di sognare di diventare ciò che vuole in generale, lottando e faticando è chiaro. Ma ha una possibilità.

In Italia un ragazzino che non ha la cittadinanza cosa può sognare? Va a scuola con gli altri bambini, ma non è come loro. Ha un bollino addosso che lo rende diverso ed incapace di fare quello che fanno gli altri (non ci credete? Informatevi, pecore!) e per quanto possa assere dotato ed intelligente è probabile che alla fine passerà i suoi giorni a penzolare in fondo alla catena evolutiva. Non pèer sua scelta. Perché, in fondo, è così che funziona. 

Gli USA sono un grande paese anche per questo, IMO, per aver nel tempo saputo generare il cd. sogno americano nella mente dei suoi stessi cittadini. Per l'orgoglio verso una nazione, nel bene o nel male, per la speranza. 

Poi, sia chiaro, pure negli USA c'hanno i loro bei problemini, non ultimo i fatti di Baltimora e compagnia cantante. E anche molto peggio, non lo metto in dubbio.

 

Ma vive la speranza, e di questi tempi è forse poco?
 

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30 aprile 2015 4 30 /04 /aprile /2015 09:00

Io sarò anche stressata, vittima di un periodo nevrotico e incasinato e decisamente troppo ansiosa. Va bene. Però la gente, cazzo, la gente intorno a me ce la mette davvero tutta per scatenare la parte intollerante di me.
Che poi io già non sono brava a tapparmi la bocca quando il mio cervello viaggia a ritmi normali, immaginatevi in condizioni di particolare sollecitazione.

Ma è giusto, poi, in certi casi tapparsi la bocca?
Io non voglio farlo più. 
Se uno è idiota voglio poterglielo dire. E' un mio diritto costituzionale, sbaglio?

Insomma, sono alla cassa del supermercato (Sì, ancora. E ancora. La mia vita è povera di socialità ultimamente, si nota?) e il vecchietto davanti a me ciarla col cassiere, che ad occhio sarà mio coetaneo.

"Eh, 'sti neri che ti vengono a chiedere i soldi del carrello, che palle!"
"Pensi che poi si vengono a fare la spesa qua e quando è caldo non è un buon odore!!!"
(Risate, clap clap, risate)
"Eh, ma non potevano sta a casa loro che qui già c'avemo casino? Per fortuna che poi ogni tanto ce pensa 'l mare... anche l'altro giorno 800 de meno!"
"Tutta sta gente... Sa che le dico? Mica Salvini c'ha tutti i torti!"

Il vecchietto imbusta e se ne va. 
Il cassiere allunga la mano per prendere la mia tessera fedeltà e incrocia il mio sguardo. Inizia a passare la mia spesa, poi ci ripensa e mi chiede: "Tutto a posto?"  
Errore. Grosso Errore. 
"Vede, riflettevo. Io ho una bimba. Lei ha figli?"
"No."
"Bene. Perchè lo sa, io ho una figlia, e anche solo per empatia mi è capitato di immaginare lei su uno di quei barconi che affondano, piangente, destinata ad una morte atroce, terrorizzata. E io che non potevo fare niente per salvarla."
"..."
"Ha detto che non ha figli. Ma forse è meglio così. Non procrei. Così la sua intelligenza morirà con lei."
Prendo lo scontrino, imbusto la spesa nel gelo più totale e me ne vado.
Basta.
Basta.
Sono stufa. 
Sono stufa della leggerezza con cui si parla di esseri umani, morte, disperazione, vite spezzate. 
Sono stufa dell'ipocrisia di questo paese cattolico solo il giorno del Patrono e per le feste comandate.
Sono stufa della gente che dà la colpa al Governo, ai politici, alle istituzioni, al prete, alla polizia, al capostazione, mascherando la propria aridità dietro ad una situazione difficile, alla crisi, alla tramontana. Andatevene affanculo allegramente: siete solo piccoli borghesucci che non sanno che guardare il proprio orto. 
Sono stufa di abbozzare quando sento queste cazzate.
Stufa.

L'ho già detto che sono stressata?

 

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28 aprile 2015 2 28 /04 /aprile /2015 11:30

BuzzooleNasce un figlio e dici: "No, io non lo farò mai! Proprio mai!". E magari perculi pure i poveracci che, in ciabatte, pigiama e cappotto, lo fanno. Poi passa il tempo e scopri che di quella strana etnia fai parte anche tu, tu che una volta eri l'attore ed oggi sei l'autista, un comprimario. E' il popolo dei padri del sabato sera, genitori che per accontentare figli e mamme decidono di andare a prendere la propria prole fuori dalle discoteche per evitare rischi o possibili incidenti.

A loro, vittime spesso del matriarcato, Ford e Bananas (Cdp) dedicano una divertente web-series in onda dal 19 marzo in esclusiva sul Sito del Corriere della Sera. 
Saturday Night Fathers si articola in dieci puntate e racconta la vita notturna on the road di due papà come tanti  a bordo di una Ford Kuga che si fanno compagnia imparando a conoscersi notte dopo notte, mentre attendono l'uscita dalla discoteca della propria prole. Diversi fino all'esasperazione, vivranno divertenti avventure ed incontreranno personaggi strampalati, divertendosi alla fine forse più dei propri figli.
Tipo la volta della barista, per dire. 

Che poi la Ford Kuga è pure una macchina comoda e confortevole in cui aspettare, dotata di tutta la tecnologia possibile, tipo la lettura degli SMS o la loro dettatura, la gestione delle playlist di Spotify con la voce o il parcheggio assistito.
Insomma, ci manca che dentro ci sia un divano e poi non avremmo nemmeno più tanta compassione verso i due papà, costretti a bruciare il proprio sabato sera in attesa dei figli.

Che poi, chissà che mai avrebbero combinato a casa!

Ah, cosa non si fa per i figli!!!

 

 

Saturday Night Fathers

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27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 18:00

Sto scrivendo poco, lo so. A mia discolpa potrei invocare la mancanza di tempo, il sonno, la primavera e perfino il fatto che Emma appena mi vede avvicinarsi al portatile scatena la terza guerra mondiale pretendendo di battere lei le dita sulla tastiera. Giustamente, tale madre tale figlia.
Dicono.

No, non è questo.
O meglio, non è solo questo.
La verità è cheè un periodo non facile, complicato da gestire e davvero intenso dal punto di vista emotivo.

Il fatto che io mi preoccupi per le persone che mi stanno accanto e per la la loro felicità è risaputo, che questo potesse toccare picchi che la mia gastrite non aveva conosciuto ancora un po' di meno.

Perchè gli altri, seppure declinati nell'accezione delle persone a cui vogliamo più bene, sono e restano esseri liberi, con un proprio discernimento e con la prorpia vita, nonchè l'umana propensione all'errore ed ad imbroccare sempre e comunque la strada sbagliata. O giusta, dipende dai punti di vista,
E così la parte apprensiva di me non può far altro che star a guardare senza nemmeno mangiarsi le unghie dal nervoso, ché non mi è mai venuto naturale e poi c'ho il gel. 

E' un periodo strano, e non solo per questo. 
Il mondo mi si ribella, perdo punti di riferimento a mazzi e niente è più come lo conoscevo. Volete degli esempi concreti? Il mio corpo, ad esempio, sta assumendo l'inquietante forma di una busta di fave. Per dirla con allegria ed ottimismo, eh. Che la gravidanza scombussoli è normale, che lo faccia dopo 15 mesi pure? 
E ancora, gli amici che credevo veri mollano il colpo, emigrano, scappano altrove abbandonandomi sulla nave delle brutte persone in balia della tempesta. Ecco, comincio a credere che c'abbiano ragione.
Pure il mio gatto è sparito da venerdì, povera bestia. Aspetto il suo ritorno con l'ansia di quelle mamme che attendono i figli al rientro dalla discoteca, ma ogni sera la speranza si affievolisce.

Ce ne avrei pure altre, ma mi fermo qui, che poi trascendo.
E poi v'avrò già tediato abbastanza.

Scrivo poco, dicevo, proprio perché non mi va di autocommiserarmi, di scrivere povera me e mostrare a tutti un cilicio 2.0. Ma, tutto sommato, non mi va nemmeno di non scrivere. Scrivere è sempre stato uno sfogo, un mettere in ordine i troppi pensieri, un modo per trovare le soluzioni agli ingorghi del cervello.

Ma questa volta non funziona.
Forse è colpa mia, devo essere stata montata male al momento della consegna. Oppure  è solo sfiga, Saturno contro, congiunzioni astrali sfavorevoli o ciclo metruale complicato, non lo so.
Fattostà che pure il gatto è scappato, e io mi sento un po' così.
Abbandonata.

Ma poi torno a casa, e come nella migliore delle pubblicità mia figlia sbuca da dietro la porta con la sua corsa aleatoria, stampandosi in faccia un sorriso a tuttiidentichec'hopiùuno.

E lo sapete che c'è a questo punto?

Ho mille pensieri? Chissenefrega.
Sono una brutta persona? Chissenefrega.
A volte mi manca l'aria? Chissenefrega.

La mia cura è lei, e nei suoi occhi c'è il domani.

 


 

 

 


 

 

 

 

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17 aprile 2015 5 17 /04 /aprile /2015 09:00

Per lavoro mi occupo di Diritto del Lavoro, spesso mi capita di dover prendere a martellate sui denti diversi dipendenti pubblici e relativi uffici, a volte incontro persone ammirevoli e piene di voglia di lavorare.
Ma mai, fino ad oggi, avevo avuto occasione di confrontarmi davvero con il muro di gomma dell'INPS. Vi ricordate la storia del Bonus Infanzia
Ottima e lodevole iniziativa dell'INPS che, in poche e semplici mosse prometteva la trasformazione dei mesi di congedo parentale non fruiti in mesi di asilo o baby sitting.
Unici requisiti richiesti:
- Non aver utilizzato il congedo parentale (o averlo utilizzato solo in parte)
- Che non siano trascorsi più di 11 mesi dalla fine della maternità obbligatoria.
Bello, vero?
Utile. E anche giusto. 
Agevoliamo le mamme che lavorano.
Viva la parità di genere.
L'Italia cambia verso.
Sì, cambia verso di pigliarti per il culo, e scusate il francesismo.
Quello che non ti dicono è che:
1) L'INPS ha tempo sessanta giorni per esaminare la tua pratica. Una pratica semplicissima che consiste solo nel mero controllo dei requisiti. Ci vorranno dieci minuti per farlo? Va bene, siamo pessimisti, diciamo mezz'ora. Eppure rispondono sempre e solo il sessantesimo giorno. Perché? Non vorrei pensare male, ma mi sa proprio di presa in giro.

2) Dopo sessanta giorni di attesa la mia domanda, presentata il 13 gennaio 2015 è stata rigettata. Perché? Mancanza di requisiti? No. E' che dal 1 gennaio 2015 è entrato in vigore il nuovo modello ISEE che però prima del 23 febbraio nessun CAF era in grado di fare perché non c'erano le modalità di presentazione. E quindi? Quindi, come al gioco dell'oca, torna al via (e non prendi il bonus).

3) Ed eccoci di nuovo al via, a lottare con la presentazione del nuovo ISEE che, lo voglio dire, se fosse stato scritto da un Machiavelli svegliato di cattivo umore e con la sindrome premestruale sarebbe stato più semplice. Dicolo solo due parole simboliche: GIACENZA MEDIA. Per tutto il resto vi rimando ad una guida dettagliata che, se disgraziatamente dovete presentarlo, potrà esservi molto utile. Io, da par mio, mi sento di dover fare un monumento al CAF CISL che con competenza e rapidità mi ha ridato un barlume di speranza nel genere umano.

4) Salta fuori un annoso problema, l'ennesimo. Da quest'anno alla presentazione dei documenti non vi rilasciano l'ISEE, ma la DSU, una dichiarazione che dovrà essere esaminata dagli enti competenti (INPS, Agenzia dell'Entrate, Dio) ed in cinque giorni convertita nell'utilissimo documento. CINQUE GIORNI. In Italia. Capite bene come, essendo io quasi arrivata a scadenza del requisito, sia in preda alle fantignole. Basta la DSU? Ci vuole l'ISEE? Sì, no, sì, no, dipende da Saturno.

5) Dopo un colloquio all'INPS prenotato tramite call center mi schiaffano in mano l'ISEE e la benedizione burocratica: "Faccia serena la domanda!". Mancano sei giorni alla scadenza. Amen.

Ora, io sono qui tra color che stan sospesi, attendendo che l'INPS elabori la mia domanda e non trovi un capello fuori posto o una virgola dove non dovrebbe esserci. Altre possibilità per ottenere quello che è mio di diritto non ne ho, ho lottato, ho rotto le palle a mezzo mondo, avvelenata il sangue e ora posso solo aspettare.

Due consigli posso darveli dall'alto della mia esperienza:

- NON ARRENDETEVI MAI, anche quando la burocrazia sembra vincere. Lo fanno apposta per fiaccare gli spiriti deboli e forgiare una nuova classe di cittadini temprati e pronti a tutto.

- il 21 aprile scade il termine degli undici mesi dalla fine della maternità obbligatoria. Fossi in voi io in quella giornata guarderei attentamente il telegiornale, che non si sa mai.

 

Vi terrò aggiornati, ma in ogni caso: buona burocrazia a tutti!!!!

 

 

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15 aprile 2015 3 15 /04 /aprile /2015 16:51

Pare che la primavera sia finalmente arrivata. Ora, non vorrei dirlo troppo forte per non avere l'effetto di un gatto nero, ma visto che in fondo non sono superstiziosa ve lo dico lo stesso: domenica picnic all'aria aperta, possibilmente ad Isola Polvese.
Primavera, sole, fiorellini di campo, una coperta, l'Amoremio, la Gnocca e un ottimo ed abbondante approvvigionamento alimentare, ovviamente! Altrimenti, che picnic è? 

Se c'è una cosa che fa sentire davvero consapevoli dell'arrivo della bella stagione è proprio Buzzoolemettersi belli comodi sotto un sole tiepido, ma non ancora caldo, e ingozzarsi di ottimo cibo. 
Ma mentre nel resto d'Europa, ma specialmente oltreoceano, il picnic ha le sue regole fisse ed il suo cibo preordinato, qui da noi in Italia come al solito il tutto può variare enormemente da regione a regione. Qui in Umbria, ad esempio, che picnic mai sarebbe senza la torta al testo? Sconosciuta nella  maggioranza delle altre regioni italiane, ma amatissima nelle nostre zone! E proprio per dar voce a tutte le tipicità italiane, Estathé, un marchio legato indelebilmente non solo all'idea di picnic, ma a quella di estate in generale ha deciso di dare il via alla nuova iniziativa Picnic all'Italiana, aperta a cuochi di tutta Italia. Dopo varie selezioni, i vincitori sono stati:
1) Michele Conenna di Ostuni con la sua "Fave e cicoria"
2) Raffaella De Sena di Pontedera con la sua "Panzanella"
3) Giordano Bonomi di Mirandola con il suo "Hamburger rivisitato"
4) Bruna Moretti di Revello con le sue "Acciughe al rosso"

Massimo rispetto per tutti, eh, ma io da buona abitante dell'Italia centrale sento Panzanella e mi parte la salivazione. Non solo, mi immagino già l'estate, il sole, il costume da bagno e le corse al tramonto per i sentieri polverosi battuti dal vento alla ricerca delle lucciole.
Panzanella forever.
Mi sa che insieme alla torta al testo me la porto pure io domenica. 

 

E buona estate e buon picnic a tutti.

 

 

http://bzle.eu/Estath%C3%A9%20-au

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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