24 luglio 2014 4 24 /07 /luglio /2014 08:04

Quando si è incinta, ma anche solo quando si inizia a parlare di gravidanza, una donna ha già mille idee in testa di quello che farà o non farà una volta che il pupo sarà venuto al mondo.
Mille idee gravitano nella testa di una futura mamma, e sono tutte giuste, signora mia! Idee ottime, degne di tata Lucia o della Signorina Rottenmeier, ma come si suol dire "Vale più la pratica della grammatica" e tutto (o quasi) quello in cui si credeva viene ribaltato dall'arrivo di un altro essere umano indipendente e spesso indisponente.

Alcuni esempi?

Avevo detto. Io non canterò mai assurde canzoncine a mia figlia, mai! Le farò ascoltare musica di un certo livello, a morte lo Zecchino d'Oro! Che poi, io cantare: MAI!
Ed infatti. In pratica vivo cantando Cocco e Drilli a mia figlia, unica canzone che quando è stanca o annoiata riesce a sedarla. L'hanno imparata tutti, nonni compresi. E' un mantra. Ma posso cantare di tutto, eh, da "Il ballo del Qua Qua" a "Sarà perché ti amo". Musica di qualità, sì. 

Avevo detto. Non diventerò mai una di quelle mamme che parlano solo dei propri figli, che infestano gli amici di conversazioni su cacca, pappa e nanna e che ammorbano tutti con le foto dei pargoli. Io manterrò sempre la mia identità!
Ed infatti. Avete per caso notato una svolta in questo blog? Nonono. Mica si parla di cacca, qui. 

Avevo detto. I miei interessi non cambieranno, resterò sempre me stessa. Non penso proprio che un figlio possa sconvolgermi.
Ed infatti. Sono diventata maniaca di abiti per bambini e preda degli ormoni.

Avevo detto. il congedo per maternità sarà una occasione per me stessa: potrò leggere di più, sistemare tante cose in casa che non sono come vorrei, iniziare a scrivere il mio libro.
Ed infatti. Quest'anno sono ancora solo a quota 15 libri, la mia casa sembra vittima di uno tsunami e il mio libro è a pagina 3.


E voi, cosa avevate detto?

 

 

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21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 08:14

Io e mia sorella spesso ci dedichiamo allo shopping. Shopping il più delle volte figurativo, eh, nel senso che andiamo, guardiamo, parliamo male e torniamo a casa.
C'è la crisi, signora mia. 
Però con i saldi, e con mia figlia che cresce in maniera esponenziale, non ci siamo potute sottrarre e siamo scappate in uno dei negozi della catena di abbigliamento che si caratterizza con tre lettere dell'alfabeto in maiuscolo e che prometteva sconti fino al 70%.

Partiamo agguerrite io, mia sorella e Emma.
Ovviamente troviamo una bolgia indiscriminata di donne urlanti, tipico segno che i saldi ci sono davvero. Ma Emma ha bisogno di body e pigiami, quindi non ci facciamo scoraggiare. 
Mentre mia sorella è distratta alla ricerca di un voluttuoso paio di scarpe n. 19, si avvicina al passeggino di Emma una deliziosa bimba di circa due anni, apparentemente sola, occhi verdi enormi e due simpatiche codine, con in mano due minusoli vestitini retti da altrettanto piccole stampelle.
Guarda me, guarda lei. 
Accarezza la testa di Emma. 
Ma che carina! penso.
Guarda me, guarda lei.
E inizia a colpire furiosamente mia figlia con le stampelle dei vestiti che ha in mano. 
Panico.
Io rimango sconvolta, incapace di dire nulla. Mia sorella per fortuna interviene a gamba tesa, strappando le stampelle di mano alla piccola e gridandole "Cattiva!". Lei fa spallucce e se ne va trotterellando tra gli scaffali. 
Attonite ci guardiamo in faccia, dopo aver controllato che una accigliatissima Emma non avesse riscontrato danni fisici rilevanti. 
Dopo dieci minuti buoni compare nel reparto una donna, tacco 12 e capelli appena fatti dal parrucchiere che stizzita urla a destra e a manca "Rebeccaaaaaaaa! Rebecca, amoreeee!!"
Si gira verso di me e mi chiede: "Ha visto Rebecca?" come se sua figlia fosse famosa come Drew Barrymore in E.T.
"Ha le codine?"
"Sìììììì!!!"
"La piccola teppista è andata di là"
Mi aspetto mi chieda qualcosa, ma invece sorride e dice solo "Graaaazie!" scomparendo dietro la marmocchia.
Che puntualmente vediamo passare dopo dieci minuti.
Sola.

Ecco come sono le fighe di legno da piccole...

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18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 07:42

Ho iniziato questo libro per curiosità, perché tra la pioggia di libri rosa sulla maternità ed affini questo è l'unico scritto da un uomo, Jon Rance, e mi sembrava molto ironico sin dal titolo: "Non son degno di tre".
Insomma, era stato definito Un Bridget Jones al maschile, no? E le mie aspettative di intrattenimento non sono state deluse. Il libro racconta con la formula del diario la storia di Harry, professore di storia trentenne allergico alla maturità.
Finché sua moglie gli annuncia di essere incinta.

Panico.
Moltissimo panico.

E qui inizia il libro, le disavventure di Harry, le sue tentazioni, i suoi malriusciti tentativi per nascondere mancanze assurde ed infantili, fino alla patetica relazione virtuale con una ex frustrata. Insomma, di tutto pur di scappare dalle responsabilità.
Un uomo abituato alla sua vita che si oppone al cambiamento con le unghie e con i denti, fino all'ovvissimo happy end.

Di primo acchitto non mi è sembrato un granchè, una piccola accozzaglia di banalità sulla irresponsabilità dei maschi e sulla sindrome di Peter Pan. E la moglie? Una roccia, un granito senza un tentennamento, uno squalo assettato di sangue e pronta a bastonare il marito al primo errore. Eppure le avrà avute pure lei le sue paure, le sue incertezze e le sue lamentele.
Insomma, non è che essere incinta sia una passeggiata di salute, la maternità è un cambio di vita sconvolgente anche per una donna, no? Anzi, soprattutto per una donna, non trovate?
Poi però ho realizzato che a scrivere era un uomo e che, ovviamente, quello era il suo punto di vista, un punto di vista che noi donne spesso non ascoltiamo né consideriamo se non con sufficienza. 
L'arrivo di un figlio cambia tutto, è inutile negarlo. La vita così com'era prima viene spazzata via e l'idea può far paura: riuscirò ancora a scrivere, a leggere, a fare quello che mi piace? Potrò ancora ubriacarmi e vivere come se non ci fosse domani, nel caso di Harry? E' importante continuare a essere sempre uguali? O cambiare non è poi così orribile?
E se è vero che l'happy end era scontato sin dalla prima pagina e che la nascita del bambino cambierà Harry ma non troppo, è vero anche che questo è un libro gradevole, che si fa leggere per la sua leggerezza ed ironia., un piacevole passatempo specialmente se state aspettando un bebè o se è arrivato da poco.

 

Per ridere un po' delle proprie paure.

 

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15 luglio 2014 2 15 /07 /luglio /2014 09:44

I miei suoceri abitano al settimo piano di un palazzo e spesso nelle nostre vacanze abruzzesi mi è capitato di addormentarla in terrazzo, col bel fresco che c'era. Sì, lo so. Addormentare mia figlia in braccio è una pessima abitudine sia per lei che per me ed è anche la causa della mia tendinite al braccio destro. Ci stiamo lavorando, ma fuori casa non mi sembrava il momento idoneo.

Ad ogni modo, stando in terrazza alle nove di sera mi è capitato di fare conoscenza da lontano con l'uomo del carrello. Premetto che i miei suoceri abitano a 50 metri da un grosso supermercato, all'interno di una zona residenziale fatta di palazzi e che ha il suo sfogo in un giardinetto attrezzato per i bambini contornato da bidoni della spazzatura.

Ecco, guardando di sotto, dal settimo piano, ho imparato a conoscere lui, l'uomo col carrello. Tutte le sere, alle nove e quindici arriva lui trascinando un carrello della spesa vuoto. Lui è un uomo sulla cinquantina, calvo, con gli occhiali e una pancia prominente che lo fa assomigliare ad Humpty Dumpty anche nell'andatura. Un uomo normale, come se ne incontrano tutti i giorni all'ufficio postale o dal fruttivendolo. Eppure l'uomo del carrello tutte le sere arriva in silenzio, con la sua andatura indifferente. O almeno così mi pare, guardando dall'alto del settimo piano.

Arriva, apre i cassonetti e fa la spesa, cercando con cura ed attenzione cosa prendere oppure no. Ci mette tempo, non lo fa con fare furtivo o con voracità, ma con la stessa noncurante attenzione con cui io scelgo lo yogurt al banco frigo.

La prima sera, mentre stavo lì al balcone con Emma in braccio che scivolava lentamente tra le braccia di un sonno innocente e pieno di bei sogni, ero quasi tentata di credere che fosse uno di quegli strambi soggetti che per ribellione al sistema provano a vivere senza soldi o che sono ultra-tirchi e non vogliono spendere nemmeno per comprarsi una saponetta.

Poi però la realtà ha preso il sopravvento.

Non era un reality, non era una storia letta sul giornale tra le curiosità, l'uomo del carrello era vero.

E' vero.

Ed istintivamente mi è venuta voglia di stringere più forte mia figlia, di proteggerla non so bene da cosa.
L'uomo col carrello è vero. E' solo un uomo in difficoltà, lo specchio di questo paese che non ce la fa a sopportare la recessione, la crisi economica o qualsiasi cosa sia. E' lo specchio di cosa potrebbe succedere a tutti.

E fa paura.

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14 luglio 2014 1 14 /07 /luglio /2014 08:59

 

Casa Phoebe/Amoremio
Interno notte

Ore 23:00
Dopo aver messo a letto figlia, figliastra e Amoremio, Phoebe va a dormire, sperando che l'insonnia che da un po' la attanaglia decida di prendersi un giorno di ferie e che anche il suo braccio destro dolorante le dia tregua. Un cadavere che cammina, insomma.

Ore 01:00
Nevruz decide che è profondamente ingiusto che la porta del suo stanzino sia accostata r non spalancata e decide di farlo sapere al mondo intero. Phoebe si trascina alla porta, rabbocca le crocchette, pondera se sia il caso o meno di scuoiare il gatto e torna a letto.

Ore 01:45
Si sveglia figliastra, vittima di un incubo. Coccole, bicchiere d'acqua, manina finché non si addormenta nel suo lettino.

Ore 02:30
Nevruz decide di sua sponte che è ora di uscire e non avendo pollice opponibile né la capacità di disinserire l'allarme da solo sale sulla pancia di Phoebe per manifestare la sua frustrazione. Phoebe scende dal letto e scalza si toglie l'allarme, apre la porta, fa uscire la belva, chiude la porta, mette l'allarme e crolla a letto di faccia.

Ore 03:00
Fuori in giardino inizia la Terza Guerra Mondiale del regno felino, con urla e strepiti che nemmeno le corteggiatrici di Uomini & Donne. Phoebe sogna di depilare Nevruz con lo scotch.

Ore 3:15
Svegliata dai bellicosi felini, figliastra sveglia Phoebe. Coccole, bicchiere d'acqua, manina finché non si addormenta nel suo lettino. Phoebe striscia fino al letto.

Ore 5:30
Si sveglia Emma. Phoebe la prende dal lettino e mette accanto a sé nel lettone, si scopre una tetta e si riaddormenta di venti secondi chiedendosi quanti anni può durare una notte.

Ore 9:30
Emma si sveglia nel lettone ridendo come tutte le mattine e prendendo a calci entrambi i genitori. L'Amoremio esordisce con la frase :”Non ho dormito molto bene stanotte”.

 

La mia domanda ora è: di quanti caffè avrebbe bisogno Phoebe per riprendere le proprie facoltà mentali di base e non uccidere l'Amoremio?

 

Ai posteri l'ardua sentenza.

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8 luglio 2014 2 08 /07 /luglio /2014 11:26

Io ed Emma siamo al mare dai nonni per una settimana e ci godiamo sole e vento in spiaggia. La bimba apprezza l'acqua e si è già fatta riconoscere strillando di piacere come una cornacchia ammarata. Dotata di piscinetta comprata al Penny Market e ciambella mutandata antirovesciamento è già una perfetta donna di mare.

Tutto bene, quindi, tranne per il fatto che con una bambina piccola è impossibile evitare chiacchiere e commenti con perfetti sconosciuti di ombrellone che amabilmente cercano di farsi i cosiddetti cazzi tuoi chiedendoti nell'ordine:

E' sua figlia? No, l'ho rubata allo stabilimento accanto. Ce ne sono delle altre, ne vuole una anche lei

Mamma mia, quanto è bianca! Ha messo la crema? No, mia figlia mi piace arrosto.

Ma ne ha messa abbastanza? Ci aggiungo anche due patate, che ne dice?

Ma è sicura? Vada per le patate

Ma non è vestita poco? Tira un vento! / Ma non è troppo vestita? Siamo al mare! Fare pace col cervello, invece?

Certo che la tetta è proprio un vizio! Eh, sì. Ho detto a mia figlia: “Scegli, o le sigarette o la tetta! E lei ha scelto.”

Ma l'ha già svezzata? Povera piccola! E la tetta no, e la pappa no, ma chele devo dare a 'sta creatura?

Che bel maschietto! Grazie, mi fa piacere che il pagliaccetto rosa di Hello Kitty non l'abbia ingannata!

Ma la mette in acqua? Al mare? Così piccola? E se affoga? Con la ciambella con la mutanda vorrei proprio vedere.

E se le va la sabbia in un occhio? E se la mangia? E se arriva uno tsunami?

 

Io capisco che sotto l'ombrellone c'è poco da fare, che i bambini sono sempre un appetibile argomento di conversazione, che parlare di politica risulta essere molto frustrante ultimamente e che dopo un po' la nudità imposta dalla spiaggia spinge la gente a sentirsi più in confidenza (male, molto male), ma un bel libretto di parole crociate? Un libro? Una passeggiata sul lungomare?

 

La prossima volta mi eclisso sul pattino...

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4 luglio 2014 5 04 /07 /luglio /2014 11:10
Vivo sulle ridenti sponde del Lago Trasimeno, e questo lo sapete bene. E' un posto bellissimo, fatto di scorci inaspettati, paesaggi verdissimi e tramonti da impazzire: Meta turistica famosa in tutto il Nord Europa, la mia zona tuttavia non è visitata solo dal simpatico danese dalla pelle ustionata dopo venti minuti di sole mattutino, ma anche dalle assai meno simpatiche zanzare. essendo il Trasimeno un lago di origine alluvionale e senza affluenti, il problema s è posto con estrema violenza negli anni in cui il volume dell'acqua era diminuito notevolmente: il lago si stava trasformando in palude e zanzare, zanzare tigre, pappataci e moscerini banchettavano allegramente.
Gli abitanti del lago hanno quindi imparato piccoli semplici trucchi contro le zanzare: niente acque stagnanti, sottovasi alle piante, candele di citronella e piante di geranio al balcone, coprirsi gambe e braccia nelle ore del crepuscolo.
E zanzariere ben serrate.
Ma non è che siano rimedi risolutivi.
Quest'anno, finalmente, grazie a due anni di piogge importanti, il lago Trasimeno è tornato splendido e le zanzare sono diminuite. Ma non sparite.
In più l'arrivo di Emma nella mia vita ha portato un ulteriore problema: le perfide creature se la divoreranno a suon di pizzichi? Povera figlia mia!!!!

Per fortuna, da quest'anno anche in Italia è disponibile in farmacia Jungle Formula Molto Forte, prodotto inglese insettorepellente con DEET al 50% e con una piacevole profumazione al geranio.
Cos'è il DEET direte voi? E' una molecola, la N,N-Dietiltoluamide che è da sempre utilizzata in diverse concentrazioni, che agisce contro le zanzare; Jungle Formula è un insettorepellente molto efficace proprio per la sua alta concentrazione di DEET che nella varietà Molto Forte raggiunge il 50%.
Jungle Formula offre infatti una serie di prodotti per proteggere bambini e adulti dalle orribili zanzare, sia in città che nelle situazioni più estreme e ad alto rischio. Grazie alla scala di protezione IRF (Fattore di Insetto Repellenza) bene esposta sul prodotto sarà facile trovare quello più adatto alla situazione ambientale e all’età e sarà piacevole applicarlo sulla pelle grazie alle profumazioni al geranio e citronella.
Devo dire che è stato divertente andare sul sito e scoprire come le zone tropicali siano equiparate come fattore di rischio al mio lago.
Cioè, Cuba come il Trasimeno, niente di meno.

 

Ecco, per tutta risposta vado a farmi un mojito, via...

Articolo Sponsorizzato

 

 

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1 luglio 2014 2 01 /07 /luglio /2014 08:15

Appena è nata Emma credevo che i primi giorno della sua vita sarebbero stati per me i più impegnativi. In fondo, non ci conoscevamo e non sapevamo capirci, come poteva essere facile? Io non avevo nemmeno la manualità necessaria per cambiare un pannolino in un tempo accettabile, come poteva non essere un casino su tutta la linea?

Eppure mia figlia ha subito mostrato il suo lato angelico: poppate ogni quattro ore o anche di più la notte, propensione al pisolino, carattere tranquillo. Insomma, mi sono detta, allora non è poi così difficile!
Riuscivo a scrivere, telefonare, avere un minimo di vita sociale. Pure ad uscire la sera, nei limiti dei suoi orari da neonata.
Tutto a posto, quindi.
Sbagliavo, e di grosso anche.
E dire che quelli che mi apostrofano con la massima "Figli piccoli, problemi piccoli" mi sono sempre stati simpaticamente sulle balle. 
Oggi Emma ha cinque mesi ed è ben più impegnativa di prima.
Dorme di meno, vuole continuamente e giustamente attenzione, è curiosa di tutto e manifesta i primi segnali di mammite acuta.
Mi cerca, vuole stare in braccio, inizia ad interagire e tutto questo è meravigliosamente faticoso.
Anche perché la gnocca è otto chili per 72 cm, quindi inizia ad essere di difficile maneggio. Infatti è già arrivata la tendinite al braccio destro, che insieme al sonno frammentario e alla congiuntivite di cui mia figlia ha omaggiato gentilmente mi rendono ufficialmente una madre cariatide.
Anziana, proprio.

E qualche volta mi sembra di non farcela più, di essere al limite. Rimpiango addirittura certi esemplari di essere umano che animavano le mie giornate. Non sto mica bene, capire?


E poi, quando mi sembra di essere davvero troppo stanca per qualsiasi cosa, lei fa qualcosa di meraviglioso e sempre inaspettato: ride.
Un gest semplice, quasi banale in un adulto, che sul viso di Emma ha sempre la connotazione della magia. un gesto magico, sì, capace di aprire porte, spalancare portoni e distruggere difese corazzate.
Un tifone, un temporale estivo, una meraviglia.
Ride. 
Senza un perché, con la bocca sdentata. A raganella, magari, come ha imparato a fare de poco. Oppure da sotto il ciuccio, da impunita, come a dire "Lo sai che non mi puoi resistere".
E la fatica non esiste più.

Ma torna, eh.

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26 giugno 2014 4 26 /06 /giugno /2014 08:39

In un centro commerciale della mia città hanno costruito una specie di gabbiotto colorato "per le mamme", un luogo dove allattare tranquilli e beati, al riparo da sguardi indiscreti con le pareti disegnate da tenui motivi floreali. Una specie di prigione, a dirla tutta, colorata e pitturata in colori tenui, ma la sostanza non cambia.
Nella civilissima Ikea, top svedese nella parità uomo e donna al cesso grazie ai cd. bagni per famiglie e ai seggiolini su cui legare i neonati mentre fai pipì, non è che vada meglio.
Una bellissima sedia vista tangenziale, isolata dal resto del mondo da una parete di bambù, fatta apposta per le donne che allattano. Un luogo tranquillo, calmo e molto molto isolato dal resto dei tavoli.
Peccato che io non abbia usato quella zona, ma abbi allattato in mezzo all'altra gente che faceva merenda, senza peraltro che nessuno avesse nulla da ridire o mi guardasse in modo strano. Oppure, se l'ha fatto io non l'ho visto.

Almeno stavolta. Perché a volte mi è capitato di essere guardata in modo particolare, spesso con curiosità o addirittura tenerezza. Ma con lascivia, per fortuna, anche perché penso che non ci sia niente di meno erotico di una donna che allatta al seno, pure se c'ha una tetta di fuori. Via, siamo seri, se lo trovate sexy fatevi curare.
Da uno bravo.
Tanto bravo.

Perché se nell'allattare qualcuno trova ci sia qualche cosa di offensivo, allora anche io avrei molto da dire su tante altre cose ben peggiori. Vogliamo parlare della moda più inspiegabile di quest'anno, ovverosia le calze nere velate sotto gli shorts? Già gli shorts se ha più di quattordici anni sono vietatissimi come direbbe Enzo Miccio, con le calze nere sono rivoltanti.

Per dire.
Ma torniamo a noi.


Non voglio dire che ci sia malafede o voglia di ghettizzazione, forse semplicemente per molte istituzioni ed esercizi commerciali creare spazi appositi per allattare, confortevoli sebbene molto isolati, ben distanziati dalle persone normali, è inteso come un gesto delicato, che possa mettere a proprio agio le donne. Secondo me però è un gesto carino che finisce per far sentire ancora più sole donne che vivono un periodo complicato dell'esistenza in cui più che mai si ha bisogno degli altri e di una parvenza di normalità.

Allattare è un gesto naturale, perché nascondersi? E' vero, alcuni bambini possono irritarsi se non mangiano in un luogo tranquillo, ma magari si tratta solo di abitudine. Mia figlia, ad esempio, non fa prigionieri, dove si trova va sempre bene purché si mangi ed è pronta a lanciare il suo sguardo interrogativo più esauriente a chi la guarda anche solo con curiosità.

E voi che ne pensate?
Una donna che allatta offende la vostra visione del mondo e ?
Oppure lo trovate un gesto tenero e quotidiano?
Pensate vada fatto solo a casa o con la massima libertà?

 

Raccontatemi le vostre esperienze!

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20 giugno 2014 5 20 /06 /giugno /2014 08:23

La maternità è una esperienza bellissima, totalizzante e completamente rivoluzionaria per la vita di una donna. Una esperienza così forte da ribaltare la vita quotidiana come un calzino. E se come me avevate una vita a mille all'ora, capite bene che la rivoluzione si fa violenta.

Sono in maternità ormai da gennaio e mentre all'inizio gli ormoni mi dominavano almeno all'80% e mi facevano vivere come se i giorni fossero solo pezzi dello shangai da mettere in fila, ora all'improvviso mi sento diversa.

Mi sento ingabbiata in una routine in cui tutti hanno rilevanza tranne me, in cui devo far quadrare mille cose, pensare a mia figlia ma non solo, mantenere tutto perfetto, in ordine. E badare a lei, che ha bisogno di me. E' strano questo concetto, soprattutto per me, per me che ho sempre vissuto solo per me, senza dover mai ragionare su nessun altro che non fossi io.

E all'improvviso IO non conto più, sono in seconda linea ed i miei bisogni, le mie necessità e le mie volontà non sono più una ragion d'essere. Perché c'è LEI e il mio amore smisurato e tardivo per il suo sorriso sdentato e va bene, la maternità è una cosa che ho desiderato molto e non è che me ne lamenti.

Solo che la vita della neomamma è difficile. Ci sono giorni che sembrano fatti solo di ninne nanne e di frigne fatte per noia, mentre il mondo reale corre lontano e indipendentemente dalla mia volontà, senza il tempo per pettinarmi, per rendermi un attimo presentabile o anche solo per fare la pipì. Figuriamoci scrivere.

E nei giorni in cui mi sembra di aver cantato Fa la ninna, fa la nanna per un tempo sufficiente a far addormentare tutti e sette i nani di Biancaneve, mi sembra di essere fuori del flusso delle cose, dalla vita che aveva importanza prima e che ora sembra avermi dimenticata.

Paradossalmente all'inizio è stato più facile, forse perché Emma è sempre stata una bambina molto buona e mi ha fatto cullare nell'idea che potesse essere tutto facile. Ma non lo è.

Anche perché sto diventando vittima dell'ansia.

Ansia di non essere una buona madre, di non riuscire a fare e conciliare tutto, di non poter riafferrare al volo le fila della mia vita, di rimanere attaccata ad un palo mentre i miei giorni passano veloci. E si riaccendono anche le vecchie paure, come le ansie per i miei genitori, la paura di non aver abbastanza soldi (ma tanto i soldi non bastano mai, no?), il terrore che le persone attorno a me non siano felici.

Senza considerare le mie paturnie davvero ben motivate sul mio aspetto fisico e sull'essermi trasformata in una super mozzarella con le gambe (flaccide). Di questo magari parliamo un'altra volta, và.

 

Un quantitativo di ansie bello fornito, eh? Sufficiente ad avvelenarmi la giornata e a non farmi dormire. Non lo trovate ironico? Mia figlia dorme, ma io no.

Così ho parcheggiato mia figlia per un'ora da mia madre con la scusa di fare un solarim pre-battesimo ed un po' di spesa e mi sono presa un'ora d'aria. Ci vuole ogni tanto, no?

Ho fatto il lettino (ma è sempre stato così caldo? Ufff...) e poi sono andata a fare la spesa. Mentre giravo per gli scaffali ho sentito un bambino ridere a raganella da un passeggino. Non so perché, ma anche se sapevo perfettamente che non poteva essere lei, sono corsa a vedere e trovandoci un bambino che non era Emma, mi ha colto una nostalgia così forte, un pugno nello stomaco così improvviso che sono dovuta correre a casa.

E lei era lì, sul seggiolone.
E vedendomi entrare mi ha regalato un gigantesco sorriso sdentato.
Il mondo, all'improvviso, ha avuto senso.

 

Ora lo so, ce la farò.

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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