26 novembre 2014 3 26 /11 /novembre /2014 14:07

Signora mia, qui non si campa più. E dire che qui dormivamo tutti con la porta aperta, prima. Invece ora, proprio non si vive più.
Ci vorrebbe una pistola a testa, ci vorrebbe. No, non so sparare, ma che ci vuole? Ti entra uno in casa, che non gli spari? Gli spari sì, che vuole che le dica?
Un uomo fa quel che deve fare, mica possiamo sopportare 'sta invasione qua.

No, ma si stava meglio quando si stava peggio.

E la colpa, la colpa è tutta di chi li ha lasciati entrare, questi qui. 
Che mica dico dovrebbero morire, eh, ma si sa che l'ideale sarebbe aiutarli a casa loro. Mica sarebbe così difficile, veda un po', ma a quelli lì del Governo gli fa comodo.
Zingari, marocchini, rumeni, meridionali: son tutti uguali e c'hanno tutti la stessa faccia. Io li conosco, signora mia, lo so come si comportano.

La polizia? I Carabinieri? Non fanno niente, non c'hanno voglia di fare un cazzo. Che poi ha visto mai che succede a quelli che c'hanno voglia di fare e magari van giù col manganello? Vanno a finire nei guai, cavoli, per far il loro lavoro. Che poi prendono poco, e se arrestano qualcuno va subito fuori.

Ma la colpa è di quelli lì al Governo, eh. Che c'è la crisi e i soldi li danno tutti agli extracomunitari: il sussidio, la casa, la scuola. L'America han trovato questi qui, altrochè. Stanno meglio di noi che siamo italiani e che c'abbiamo diritto, altrochè.

Benito, ci rivorrebbe, signora mia. Il por Benito, sì. Che almeno aveva fatto le scuole, le strade, e tutto il resto. E oggi invece per finire un'opera pubblica ci vuol la mano di Dio, ma lui faceva in fretta eh.

E' proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio, caro mio. 

Mio figlio? Mio figlio l'han licenziato e prende la disoccupazione. Eh, la crisi, signora mia. Per ora il lavoro non lo cerca nemmeno, s'accontenta di quei quattro soldi e di qualche lavoretto in nero, poi vedremo. Il lavoro non c'è, signora mia, e quel poco ce lo portan via questi extracomunitari del cazzo, che son ovunque.

No, mio figlio c'ha il diploma, il facchino non lo fa, ci mancherebbe. Lui fa lavoro d'ufficio, di concetto. 
Ora mi scusi, signora, devo andare.

Ho promesso a mio figlio che gli andavo a far mettere le gomme da neve al SUV, sa com'è: queste mezze stagioni non esistono più.

 

Eh, già. 
 

 

 

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Published by Phoebe
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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 08:20

Ci sono ferite più profonde di altre, che fanno più male. Ferite che nel corso degli anni smettono di sanguinare certo, ma rimangono sempre con te,  come una cicatrice che pizzica.
Il dolore dopo un po' passa e quasi te ne dimentichi, ma rimane sempre con te il ricordo di quello che hai provato, come un brufolo dietro la schiena. Lo senti, ti da fastidio, ti ricorda che c'è, ma non lo vedi e per quanto tu possa cercare di arrivare ad estirparlo non ci riesci.
Il tempo cancella molte cose, ed io non sono capace di portare rancore. Non perché sia troppo buona, sono solo troppo pigra. E poi diciamocelo: anche il rancore va meritato, va curato e ci si deve dedicare un po'. 
L'odio, come l'amore è un sentimento che va alimentato: il primo con dedizione e attenzione, il secondo con una certa predisposizione d'animo e con comportamenti concludenti.  L'odio è  una vecchia stufa in cui va buttato un po' di carbone tutti i giorni, altrimenti il fuoco si spegne e muore. A dire il vero, a me per spalare con costanza è necessaria molta motivazione e quindi il mio odio si derubrica il più delle volte in malcelata indifferenza. Diciamocelo, ma sti cazzi.
Non a caso essere un buon villain 
è sempre difficile, è un ruolo che regala glamour e luce, tra i più ambiti al cinema. Volete mettere che gnocca la strega di Biancaneve? Non a caso la interpreta Angelina, mica la prima che passa. Biancaneve è così buona, bella e stucchevolmente perfetta solo perché brilla di luce riflessa. Oppure Joker, lucidamente psicopatico e brillante, che rende Batman un eroe solo per il fatto di esistere.

Essere un buon villain è importante, cazzo, è un lavoro che va fatto con scrupolo e serietà altrimenti si cade nel ridicolo ed è un attimo a ritrovarsi tra i piedi Will Coyote che cerca di rubare le pecore al cane da pastore. 
O peggio nel patetico, così come è successo a me.
Ci vuole classe, perdincibaccolina.
Luce, smalto, sarcasmo e cattiveria a pizzichi, ma non a mazzi, perché l'esagerazione fa cadere nel grottesco e non ci piace.


Le persone che investirei con la macchina non sono molte, e se si escludono personaggi inventati, politici e scrittori da strapazzo che non sanno usare il congiuntivo la lista si riduce fin quasi a scomparire. Però c'è, eccome. Diciamo che le dita di una mano non sono tutte necessarie a contarli, ma quasi.

Ieri incontrando per caso un allegro abitante della mia suppur breve lista è scattato il patetico. Mi ha visto da lontano (o forse mi pedinava? Boh, io facevo la spesa) e quando i nostri sguardi si sono incrociati ha assunto l'elegante espressione di chi sta per avere un attacco di cuore. Dopodichè ha abbassato lo sguardo ed è scappato più veloce dei lupi della steppa alla vista di Masha.
E dire che di lui ricordavo soprattutto l'ironia, che delusione.  Invece ho visto proprio il timore nel suo sguardo, la paura che potessi reagire male. E'vero che ho un brutto carattere, ma son passati quasi dieci anni, non potremmo lasciarci cullare dal sereno mare della placida indifferenza?
Che poi, paura: stavo comprando la pastina per Emma, mica un kalashnikov, abbi pazienza. Che avrà pensato, che potessi tirargli contro le stelline rotanti come i ninja?
Ad ogni modo, una delusione. 
E' proprio vero che se uno vuole un cattivo di un certo livello se lo deve far da sé.
In effetti io come matrigna mica son male. 

Buauhahahahhahahah!

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21 novembre 2014 5 21 /11 /novembre /2014 14:37

Signora mia, c'è la crisi.
Nessuno assume più, nessuno lavora più, nessuno si prende più la briga di fare nulla.
Il paese ristagna, signora mia, e la colpa lei lo sa di chi è? No, non dell'Europa e nemmeno della Cina.
L'euro? Nono, lui non c'entra. E nemmeno la corruzione imperante del nostro paese, il fancazzismo in cui ci beiamo e neanche il carrozzone del pubblico: non sono questi i problemi.
Il problema numero uno dell'Italia, signora mia, è l'art. 18.

Articolodiciottodechè?
Signora mia, l'art. 18, l'art. 18, possibile che non sappia nulla? E' la legge che difende i lavoratori dalle cattiverie dei datori di lavoro, l'unica norma che li salva e che vogliono togliere. Proprio quella lì, pensate che gente che ci governa. L'art. 18 smacchia e sbianca, pulisce il water e bagna anche le piante quando lei non c'è.
Ma chi? Chi? E come mai?
Eh, signora mia, son comunisti, son fascisti. Sono capitalisti senza scrupoli legati alle lobby del petrolio e delle scie chimiche, c'è da aver paura, soprattutto dei rettiliani.
E che possiamo fare? 
Sciopero, signora mia, sciopero!

Abbiamo trasmesso: sintesi del pensiero comune italiano.

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20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 15:00

Ci sono giorni in cui va tutto storto, dalla bolletta che arriva al momento inopportuno ed è sgraziatamente troppo alta, alla televisione che si blocca e proprio non ti va giù.
Ci sono giorni in cui la stanchezza va oltre il tuo limite massimo e ti dici: "Non ce la faccio più"​.

Ci sono giorni in cui non ricordi più la tua vita com'era, quando la tua unica responsabilità era il gatto e fare la spesa. O al massimo la pianta grassa che tieni sul ripiano in cucina, che campa con l'umidità dell'aria e ogni tanto ti gratifica con un fiore. Gratis.
Ma la nascita di un figlio cambia le carte in tavola, molto più dell'adozione di un gatto, seppur problematico come Nevruz. Non si tratta dell'impegno fisico, o meglio non solo di quello. Non è cambiare pannolini, ninnare una creatura che superaormai i dieci chili, guardare almeno duecento volte lo stesso episodio della Pimpa pregando che cambi almeno un dettaglio e nemmeno attendere con appassionante pazienza che si decida ad aprire la bocca per mangiare la minestra. 
E' pesante, certo, ma è la parte che poi passa. Dicono.

Me ne sono resa conto quando Emma non è stata bene e tra febbre, vomito e diarrea mi guardava con la faccia supplichevole di chi chiede aiuto senza riceverne affatto. Me la sono tenuta addosso, rannicchiata sul petto come quando era piccola. Poetico, vero? Lo diventa meno se si considerano le sue dimensioni, ma una mamma lo fa volentieri lo stesso, povero uccelino mio.
Se ne stava acciambellata stretta a me e io non sapevo che fare se non stringerla forte e sperare che non fose niente, impotente e inutile come una saliera nel deserto. Perché poi queste cose capitano sempre nei giorni festivi, in cui il pediatra non ti risponde manco a morire e passa le sue giornate a fare yoga per ritemprarsi giustamente dopo cinque giorni consecutivi di deliri di mamme stalker. Come me, del resto.

Dentro di me si è andato insinuando il peggiore dei dubbi: ma chi me lo ha fatto fare? Io non sono capace, una creatura così piccola, fragile e bella in mano a me che son capace di fare i peggiori casini del mondo. Povera creatura, non mi guardare così. Amoredellamamma, ora che facciamo?
E anche se lei ha dormito un sonno di piombo, io son rimasta a guardarla attonita e spaventata, chiedendomi
se sarebbe stata ancora bene, se avrebbe di nuovo mostrato il suo sorriso sdentato e colorato di fossette.
Ma è venuto alla fine il lunedì, e con lui la sentenza inequivocabile del pediatra: acetone, signora mia.

Ommioddio! ho esclamato io.
Tale e quale sua mamma! ha affermato mia madre senza scomporsi.
Acida sin da piccola pure lei ha commentato l'Amoremio.
Acido, acida, acido, acida!

Cabaret in famiglia. 
No comment.

Nulla di grave, ma la paranoia di non saper gestire e fare rimane. Vederla fare la parodia dell'idrante senza sapere cosa fare non è stato bello, no. Ma capita, dicono. Come capita il sentirsi senza forze davanti all'ennesimo malanno, al raffreddore che dura tre mesi ed alla tosse che fa concorrenza all'abbaiare del cane del vicino. Capita, dicono, pensare "Chi me l'ha fatto fare" e rimpiangere un prima che non esiste più e che non era nemmeno così scintillante. O almeno, non come i suoi occhi.
 
Ora, dopo qualche giorno di integratori, diversi cucchiai di Coca Cola dati sottobanco e un milione di coccole, Emma è guarita e si prepara alla sua grande rentrée all'asilo pronta per iniziare i laboratori di Natale.


Riusciremo a non crollare ancora?

 

 

 


 

 
 

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19 novembre 2014 3 19 /11 /novembre /2014 14:30

Dopo quasi un anno, un anno rilevante della nostra vita, io e l'Amoremio siano tornati al cinema. E per farlo non ci siamo accontentati di un film qualunque, ma abbiamo fatto un rientro col botto e per di più con un film intriso di temi cari all'Amoremio: siamo stati a vedere la nuova opera di Christopher Nolan, "Interstellar". 
Voglio solo dire che non andavo al cinema da così tanto tempo che, appena seduta sulla poltrona e partiti i trailer pubblicitari, guardando l'Amoremio ho esclamato: "Ma si vedeva così bene anche prima?"
Rincoglionimento da maternità.

Certo, ci siamo dovuti accontentare di un orario da ragazzini (le tre del pomeriggio, vista anche la durata del film) e in sala eravamo noi, tre vecchini e due ragazzini che limonavano, ma non siamo rimasti delusi.
L'Amoremio ha trovato la fantascienza con basi scientifiche che da diverso tempo inseguiva senza risultati apprezzabili, io ho amato la storia e pianto lacrime da mamma sul rapporto padre/figlia dei due protagonisti e contemplato Matthew Mc Conaughey che va sempre bene.


Insomma, un bel film che fa scivolare veloci quasi tre ore di narrazione e di cui non vi starò a spiegare la storia (sapete bene dove cercarla in rete, se imnvece vi interessa una analisi meno didascalica la trovate qui), ma che non può comunque sottrarsi a dei doverosi interrogativi.

  1. Con questo film ho capito che di scienza non capisco una cippa e che sono ferma alla nascita del germoglio dal fagiolo in terza elementare. E questo, direbbe l'Amoremio, già si sapeva. Nonostante lui, grande appassionato, abbia più volte cercato di spiegarmi buchi neri, teoria della relatività, accenni di fisica quantistica, singolarità e compagnia cantante, ho sempre l'espressione attonita di Penny davanti a Sheldon. O di una mucca al passare del treno, fate voi. E comunque non sono sola, pure il vecchino accanto a me, ad esempio.
  2. Matthew Mc Conaughey: chi l'avrebbe mai detto che oltre glia addominali ci fosse di più? Bravo, bravissimo, intenso e credibile. Solo un problemino: io continuo ad immaginarlo macilento, mezzo alcolizzato e sociopatico mentre interpreta Rust Cohle e a vederlo fare il padre proprio non riuscivo ad abituarmici. Almeno per le prime due ore di film. Poi ho cominciato a rcordarmi di Magic Mike. Più addominali ci vorrebbero in questo film, più addominali.
  3. La terra sta per finire, la polvere è ovunque e Philip Pullman stavolta non c'entra nulla. Gli uomini non hanno riciclato, hanno cementificato la natura, hanno massacrato il pianeta in pochi secoli, hanno mangiato tutto il mangiabile e ora la desetificazione e la piaga che infetta le piante avanzano a ritmo di rumba. La risposta dell'umanità? Tutti a fare gli agricoltori, perché il popolo ha fame ed allora occorre tornare alla vita semplice e senza grosse aspettative, un giorno dopo l'altro. Più agricoltori e meno ingegneri: e se fosse la risposta?
  4. Casualmente, vicino casa dell'eroe c'è quel che resta della NASA. Io non potrò mai essere un'eroe. Vicino a casa c'ho l'Autodromo, al massimo.
     

E insomma, m'è piaciuto, sì, anche se in alcune parti i dialoghi mi sono sembrati scritti da due alieni con un vocabolario ristretto e anche se alcune parti della trama strettamente legate alla parte scientifica (che mi dicono molto accurata) mi hanno lasciato punti interrogativi in testa.

Tipo: perché non vanno via dalla Terra con i motori a curvatura come Star Trek? Ma la libreria? Che vuol dire la libreria? Spolverare, no?

Ad ogni modo tornare al cinema è stato bellissimo ed assolutamente da rifare.

 

Cosa mi suggerite di andare a vedere?

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17 novembre 2014 1 17 /11 /novembre /2014 13:30

Quando è nata Emma e me l'hanno messa addosso, così piccola ed indifesa ed al tempo stesso vorace e determinata, non è stato amore.
No, il nostro amore è cresciuto giorno per giorno, inarrestabile, e continua senza soste. 
Ma in quel momento, mentre battevo i denti per la fine dell'anestesia e lei cercava furiosamente il mio seno per mangiare, è stato solo puro terrore.
Che cosa farò?
Che ci faccio adesso con questa creaturina?
Sarò mai in grado?
La romperò?
Le farò involontariamente del male? 
COME POSSO SOPRAVVIVERE???
Oddio, devo respirare.
AIUTO!
Un panico sordo, dettato dalla mia totale incompetenza: mai cambiato un pannolino, mai vestito un neonato, mai preso un braccio un neonato. Cosa farò? Come sopravviverò?
Se fossi stata in grado di camminare e non inchiodata al letto da tubi e flebo, forse sarei scappata a gambe levate verso la Papua Nuova Guinea.
O magari no.

Eppure le giornate sono passate, veloci come fulmini. Sono volate e i giorni sono diventati mesi, passati veloci come un battito d'ali, pieni di lei.
Non dico di essere una mamma perfetta, di non avere paure e fissazioni, di essere capace di far tutto, ma sono migliorata e mi sento molto più sicura. Se non sono in grado di fare una cosa, chiedo. A mia madre, alle mie amiche, al pediatra (di cui sono stalker certificata), ma senza patemi eccessivi. 
Celapossofare, insomma.

E mi ha fatto tenerezza parlare con una futura mamma, piena di paure dietro al suo pancione. Che devo comprare? Come si monta un body addosso ad un neonato? Cosa serve davvero e cosa è inutile? Come-cosa-dove? PANICO.
E mentre dentro di me ridevo specchiandomi in lei, ho iniziato a darle un po' di consigli. Quelli base, sia chiaro, che anche le mie amiche hanno dato a me, primo tra tutti il mantra STAI TRANQUILLA  che è facile a dirsi, ma impossibile a farsi.
Stai tranquilla e fatti aiutare, permetti al mondo che ti circonda di darti il suo amore e la sua attenzione. Non aver paura di dire "Non ce la faccio" e appoggiarsi. 
Piangere, poi, quando se ne ha voglia. Aiuta a far passare il magone e poi il sole si riaffaccia alla finestra.
Vivere alla giornata, imparare ad amare quella che è la gioia più grande della vita, ma anche una responsabilità imperitura.

E poi?
Tutto qui?
Sì, tutto qui.

Che volete da me, ve l'avevo detto che sto ancora imparando!

 

 

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14 novembre 2014 5 14 /11 /novembre /2014 09:00

La televisione è una grande invenzione, forse la più grande del ventesimo secolo. Ha insegnato agli italiani la loro lingua (almeno in passato, oggi mah), ha uniformato stili e convenzioni sociali, è stata vittima di censure e lotte, è stata libera e poi censurata.
Ha mostrato al mondo l'uomo sulla Luna, l'assassinio di Kennedy e le Twin Towers in fiamme, ma anche Dallas e Beverly Hills 90210. E pure Uomini&Donne, se la vogliamo dire tutta.
Onore ed infamia.

C'è chi la odia ed sbandiera apertamente di non guardare nemmeno il telegiornale, ma anche chi ammette di tenerla accesa anche per dormire.

Io con la televisione sono abbastanza snob, lo ammetto: guardo solo certe cose, non ho bisogno della sua cacofonia in sottofondo, vivo di telefilm grazie al mio fidato MySky. Odio il trash volgare, ma mi piacciono i programmi tipo America's Next Top Model e Face Off.

Sono capitata bambina proprio nel momento dell'esplosione delle tv private ed ho potuto godere dei benefici dei cartoni animati giapponesi a tutte le ore. Volete mettere la valenza pedagogica de L'uomo tigre? Oppure l'allegria di Dolce Remi? E la candida innocenza di Lamù? Se non sono andata in psicoterapia è un miracolo.

Erano altri tempi, signora mia, ed i bambini venivano lasciati liberi di gestire Mr. Telecomando come volevano, compatibilmente con la programmazione di Anche i ricchi piangono. Non si facevano elucubrazioni sul perché ed il per come di quello che si guardava e non era necessaria la sinossi del cartone in onda per definirlo adatto. E' un cartone animato? Allora va bene, è per bambini. Si vedono le tette? E vabbè, son finte. Dici che Georgie va a letto col fratellastro? Ma dormivano, no! Ah, erano nudi. Vabbè, son figurine, che vuoi che sia.
Le cose da allora sono molto cambiate, se per fortuna o meno non sta a me dirlo. C'è sicuramente molto più controllo su cosa sia adatto o meno per un pubblico di bambini, ma ci sono anche mille esagerazioni.
Ad esempio Peppa Pig, vista come causa di tutti i mali insieme alla sua grugnente ed allegra famigliola. Ok, è un maiale, va bene.  C'è chi dice che urla il proprio raccapriccio affermando come il suo antropomorfismo renda i bambini incapaci di apprezzare ed amare gli animali per come sono davvero e cioè dissimili dagli umani. Una prece per Nonna Papera e per i tre porcellini.
Poi ci sono quelli che ci trovano messaggi subliminali all'interno, inneggianti alla massificazione, alla morte del libero pensiero e al consumismo, il ché mi pare un tantino esagerato.
Ovviamente c'è chi li percula, facendo notare la mafia della Signora Coniglio.
Se ne occupa perfino Adam Kadmon: Peppa Pig sta coi poteri forti, Nonno Cane!

Io, da par mio, non posso far a meno di notare la forma fallica della faccia, che genetica e disegnatore hanno fatto uguale a tutta la famiglia Pig. Questo sì che  potrebbe generare ansia da prestazione nei bambini maschi.

Per il resto non posso non ridere come una matta ad ogni singolo episodio, ma solo grazie a quei geni del 7 cervelli e  alle loro parodie (che trovate qui e qui).
Eppure peppa Pig è un gran successo anche da noi, e non c'è da meravigliarsene: quella di affezionarci alle storie di un maiale e della sua famiglia è una tradizione ultraventennale per noi italiani. Chissà se Papà Pig dà cene eleganti. 

 

Emma? Lei se ne strafrega, di Peppa Pig ama solo la siglia e idolatra alla follia esclusivamente la Pimpa. E' sofisticata, mia figlia, ama il prodotto italiano e ricercato. Di nicchia, quasi, e dal sapore fantastico e onirico. Piace anche all'Amoremio e la sera è diventato un appuntamento a cui quei due proprio non vogliono (giustamente) rinunciare.
Italiano e dal merchandising introvabile, porca pupazza. Di Peppa Pig si trova pure la giarrettiera e per trovare il pupazzo della Pimpa dsi devono coalizzare tutti i mie contatti di FB. Vi pare giusto?

Tra l'altro, a me piace Masha e Orso, ma lei lo guarda con sufficienza e malcelato disappunto. "Voglio la Pimpa, che robba è questa??" sembra dirmi inarcando il sopracciglio. Eppure io lo trovo assolutamente delizioso.

Insomma, mia figlia guarda la tv.
Non molta, in genere per rilassarsi e non credo che sia un peccato mortale. Non penso che per questo diventerà una rapinatrice di banca o una anarchica insurrezionalista comunista.

 

Semmai quello sarà colpa della madre.

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12 novembre 2014 3 12 /11 /novembre /2014 09:00

Emma ha nove mesi. Oddio, il tempo scorre così velocemente che in realtà ne ha già quasi dieci, di mesi. Son lì, li sta per compiere: è un baleno.

Sembra impossibile, eppure si sta trasformando con una velocità inarrestabile. Ogni giorno scopre una cosa nuova, ogni giorno il suo cervello cresce ed immagazzina milioni di informazioni.
Afferra oggetti con sicurezza, li manipola, riesce persino a portarsi il mangiare alla bocca anche se solo con grande sforzo e solo se il gioco vale la candela. Se si tratta di prosciutto crudo ok, sennò v'attaccate.
Sta in piedi nel box e lo circumnaviga almeno cento volte al giorno. Gattonare no, ma lo stare in piedi la fa impazzire. 
Insomma, cresce.
La neonata che stava tutta ripiegata ed era intrappolata nel grande circolo poppata/pannolino/pisolino sembra lontana mille mila chilometri.  Eppure è lì, dentro di lei. E' dietro l'angolo.
Cresce, cresce veloce, ed io non vedo l'ora di sentirle pronunciare la prima parola. Che voce avrà mia figlia? E che carattere? Andremo d'accordo?
E' bellissimo vederla crescere, scoprire come i processi cognitivi del suo cervello si evolvono, la rapidità con cui apprende, la bellezza del suo sorriso malizioso e sdentato che sta a dirti: "Abbèlla, guarda che ho già capito tutto".
Proprio ieri ha deciso che il momento di lanciare baci a destra e sinistra era finalmente arrivato. Immaginato le scene di scioglimento parentale a cui ho assistito? Sì, anche io ovvio.
Ma gli altri di più.
Ci sono mamme che rimpiangono i loro figli da neonati; io, almeno per il momento, non vedo l'ora che cresca, non riesco nemmeno ad immaginare il momento in cui potrò interagire con lei ad un livello diverso. Magari cambierò idea presto, o magari quando sarà adolescente e mi sbatterà le porte in faccia.
Perché accadrà, oh se accadrà.

Per ora la guardo cercare di controllare l'indice ed il pollice e penso a quanto sia meraviglioso. 


E a quanto LEI sia meravigliosa.
 

 

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10 novembre 2014 1 10 /11 /novembre /2014 08:30

Sono sempre stata una persona apprensiva, faccio outing.

Ma il mio non è mai stato un essere rompiballe sul Dove sei? Cosa fai? Mettiti la canottiera di lana. Non correre, non sudare. Non mi sono mai interessate queste cose e, anzi, sono abbastanza teutonica da questo punto di vista.

Il mio è essere apprensiva dal punto di vista affettivo, sono una ansiosa maniacale della felicità.
Avevo poco più di tre anni quando, arrampicandomi sulle ginocchia di mia madre, la lasciai senza parole chiedendole: “Mamma, ma tu sei felice?”

Dicono che i bambini siano egoisti per partito preso e che la condivisione gli vada insegnata col crescere. Io mi preoccupavo già della felicità altrui, magari anche solo come specchio della mia; ma per me era (ed è) un problema.

Sei felice?

Ovviamente mia madre rispose di sì, non so se perché fosse vero o per farmi felice a mia volta. So solo che son passati moltissimi anni, ma in me nulla è cambiato. La felicità delle persone che a cui voglio bene mi preoccupa sempre, molto più della mia. E non perchè io sia particolarmente buona o caritatevole, ma sempre per quel vecchio discorso dello specchiarsi negli altri e nel voler essere certi che sia tutto a posto: maniaca del controllo, in due parole.

Sei felice?

E’ la domanda che faccio più spesso alle persone che amo, e il non poter far nulla per far sì che questa felicità sia assoluta mi snerva e non mi fa dormire, oltre ad essere la causa primaria della mia ansia e della mia gastrite. Se mi capita anche solo di intuire l'infelicità di un amico vero, mi prende male e vorrei muovere le montagne per cambiare le cose. Ma spesso non posso fare nulla, mi ritrovo a tormentarmi in silenzio senza nemmeno essere in grado di mettere quella mano sulla spalla che, a volte, può aiutare.
Non vi dico che poi entro in fissa con i miei genitori, mia sorella o con l'Amoremio. Divento non solo nociva, ma una tigre del Bengala pronta ad attaccare tutti quei grandissimi ammassi di cacca che attentanto alla felicità perfetta dei miei cari. Anche se a volte un colpevole vero non c'è, anche se è solo colpa del destino o del caso, chiamatelo come vi pare.

Forse dovrei imparare a preoccuparmi di meno ed agire di più. 
Oppure mi dovrei solo rilassare.
Certo.
Immaginate la mia ansia ora che c'è Emma?


Alle stelle.

 

 

 

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6 novembre 2014 4 06 /11 /novembre /2014 14:00

C'ho dovuto riflettere un po', perché a caldo i miei pensieri si accavallavano troppo, correndo da un capo all'altro del mondo senza una tregua una.
Stavo bevendo il caffè quando il telegiornale lo ha annunciato: Brittany ha deciso di morire
E non me l'aspettavo, perché solo poche ore prima aveva detto di voler aspettare, di sentirsi ancora tutto sommato bene e di volersi godere qualche altro giorno la sua famiglia. 
E invece no, è andata fino in fondo. 
E sono rimasta lì, con la tazza della colazione in amno a chiedermi cosa avrei fatto io, mentre un buco mi si allargava nello stomaco.
Per chi non lo sapesse o fo
sse
stato su Marte questa settimana, Brittany Maynard, una ragazza ventinovenne amercicana colpita da un cancro aggressivo in fase terminale, aveva annunciato di voler mettere fine alla sua vita prima che la malattia la devastasse e obbligasse i suoi cari ad assistere allo spettacolo impotenti. Nello specifico aveva dichiarato di voler morire il giorno dopo del compleanno del marito, il primo novembre.
Vi immaginate le polemiche? Negli Stati Uniti la legislazione sull'argomento è così varia che a Brittany è bastato trasferirsi in Oregon per poter godere dei benefici del suicidio assistito. In Italia, paese laico sulla carta, ma nella realtà dominato da un falso cattolicesimo occorre invece pagare per ottenere lo stesso risultato. Sì, basta prendere, sborsare un bel pacchetto di danari ed andare in Svizzera.
Siamo e restiamo un paese del terzo mondo, dove la libertà di scelta non esiste.

Sì, perché in realtà Brittany non ha fatto nulla di male, ma nemmeno nulla di eroico.
Ha solo scelto. Una scelta difficile, la più complessa.
Ha scelto per sé e per i suoi cari. Ha scelto di non soffrire per una malattia devastante ed inclemente, ha scelto di non far attraversare ai suoi cari il calvario della malattia. Si è arresa. Sì, si è arresa. E' un peccato questo? C'è chi nasce lottatore, è vero, ma c'è anche chi messo di fronte a questa sconvolgente realtà non ce la fa.
Non è ugualmente una scelta coraggiosa ed apprezzabile?

 

C'è Brittany con la sua scelta, e poi ci sono persone come Leonardo Cenci, un ragazzo  umbro colpito da un tumore non operabile che ha fatto la scelta inversa. Ha deciso di lottare contro tutto e tutti: contro la malattia, contro i referti dei dottori che non davano speranza, contro il suo corpo che si ribellava e si ribella tutt'ora alla sua voglia di vivere. Ma non solo: non si è nascosto, ma è diventato portabandiera di una ONLUS che si propone di aiutare i malati oncologici ad affrontare la malattia in un modo diverso. 
Un uomo coraggioso, un eroe dei nostri giorni forse, di certo una persona eccezionale. Oppure soltanto un uomo, che però ha deciso di lottare per sè e per gli altri.

La vita è fatta di scelte, e giuste o sbagliate che siano ne paghiamo sempre il prezzo. In questo caso, quel che manca nel nostro paese è proprio la libertà di scegliere il proprio percorso. sarebbe bello un mondo fatto di tanti Leonardo, ma non è così. Non siamo tutti uguali, abbiamo a volte anche la necessità di dire basta. 
E non solo per le malattie oncologiche, quelle in cui il "miracolo" può ancora avvenire, ma in tutte quelle che degenerano corpo e mente fino alla completa distruzione. 
Sembrerebbe logico, ma non lo è. Soprattutto nel nostro paese in cui l'eutanasia è un tabù molto più invincibile delle adozioni da parte di coppie omosessuali, così intoccabile che non esiste nemmeno un piccolo progetto di legge abbandonato sotto una delle scrivanie del potere.

E voi, come la pensate??

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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