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27 giugno 2016 1 27 /06 /giugno /2016 14:00

Mi sono girata un attimo e, toglie, giugno è già finito. Eppure a guardar bene fuori più che il mese più dolce dell'estate, fino ad oggi quello che mi si è parato davanti è stato il nebbioso mese di novembre.
Poi, stamattina all'improvviso, il caldo. Apro gli occhi e c'è il sole, il grano è maturo, gli uccellini cantano festosi.

Eccoci qui, quindi.

Mai in tutti gli anni della mia vita sono arrivata così pallida alle porte di luglio, sembro una brutta trasposizione del fantasma formaggino. Ed allora mi sono detta che davanti ha questo tempo strambo ed alla ritrosia del sole a manifestarsi nei fine settimana, nulla di razionale si può fare. Vogliamo tentare con l'irrazionale? Ovvio che sì, così sono stata a comperare i solari per questa stagione.

Lo sapete vero che i solari vanno comprati tutti gli anni e quel rimasuglio che giace abbandonato in fondo al cassetto non lo potete usare vero?
L'inquietante interrogativo è sempre quello: che solari comperare? Sul fattore di protezione non si discute, a 30 non scendo ormai da tempo immemore e per la pelle sensibile della gnocca non è ipotizzabile meno di 50.

Mi sono lasciata incantare dal profumo di liquirizia della nuova linea di solari SOL PROTEZIONE + di Bottega Verde, alla liquirizia e petali di girasole. E questo non solo per la mia fissazione per i girasoli (ne porto anche uno tatuato sulla spalla), ma perché la qualità degli ingredienti e il rapporto qualità prezzo mi hanno convinto.
Volete poi mettere la comodità del latte spray fattore di protezione 30?

Ma non finisce qui: utilizzando anche il doposole in accoppiata col solare si ottiene una azione multi attiva antiossidante che protegge la pelle anche dopo l'esposizione, quando i raggi del sole assorbiti hanno oramai scatenato reazioni dannose.

Già, perché la liquirizia di Calabria non ha solo un odore delizioso, ho scoperto anche essere un prodotto eccezionale capace sia di uno straordinario potere lenitivo e riparatore dei danni solari, ma anche con una elevata capacità antiossidante.

E allora... buon sole!!!!


 

Buzzoole

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22 giugno 2016 3 22 /06 /giugno /2016 14:00

Il miglior amico della gnocca è Tobia, jack russell di due anni dal carattere dolce ed esuberante. Sono due bellissimi cuccioli che amano molto giocare insieme, rotolarsi per terra ed inseguirsi.
Ci passa interi pomeriggi in giardino, e la povera bestia ha dimostrato nel tempo una affezione ed una pazienza da premiare con mille biscottini.
E oggi non fa eccezione.

- Mamma?
- Dimmi Emma.
- Guarda. Orecchio, naso...
- Brava!
- ...occhio, 'ampa...
- Bravissima!
- ...coda, pisello...
- Co... come?
- Mamma, pisello, no?
- Già.

No, adesso, ditemi voi... 
 

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1 giugno 2016 3 01 /06 /giugno /2016 08:00

Comprai questo libro almeno un anno fa in una bancarella, a due spicci. Il venditore mi disse che era un libro per bambini che fa parte di una collana molto famosa nella pedagogia che fu, io da tossica lo comprai e basta.
Emma per un anno non lo ha degnato nemmeno di uno sguardo superficiale. 

Poi, da circa un mese, è diventata la sua ossessione. 
Non solo tutte le sere impone ad uno a turno dei suoi genitori la lettura dell'amena giornata tipo di un bambino della sua età, con annessi e conessi.
Sveglia, vestirsi, far colazione, asilo, spesa con la mamma (o la nonna), rientro a casa, cena, nanna.
Una lettura davvero interessante, eh, quasi come un libro di Fabio Volo. 

Ad ogni modo, la particolarità di questo libro è che sembra scritto per Emma. La maestra disegnata nelle vignette assomiglia alla sua come una goccia d'acqua, e ci sono pure i suoi amichetti Asia, Ashley e Riccardo. Ci sono tutti, e tutti coinvolti nelle attività quotidiane tipiche dei duenni: capite l'entusiasmo?

Quello stesso entusiasmo che una mattina l'ha portata a dichiarare tronfia: "Asilo, io!!" brandendo il preziosissimo tomo.
"Emma, ma sei sicura? Poi lo devi far vedere anche agli altri bimbi e..."
"ASILO, IO!!!!"
"Ok, come no? Ci mancherebbe!"

E così era arrivata all'asilo, tutta felice di poter mostrare il suo piccolo tesoro, brandendolo come fosse un'arma d difesa potentissima. 

La sera stessa, leggendo a letto un altro libro, mi ha interrotto e fissato negli occhi seria
"Mamma..."
"Dimmi, amore."
"Io, libo asilo NO. NONO."
"Non ce lo vuoi portare più?"
"No, grazie".

Ah, ecco.

 

buzzoole code

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30 maggio 2016 1 30 /05 /maggio /2016 08:00

Mi siedo al tavolino del bar del centro commerciale, mi tolgo il giubbino che l'aria condizionata non è ancora accesa, tiro fuoriil fidato ebook reader e mi metto a leggere.
Soluzione ideale per la pausa pranzo, non trovate?
Accanto a me una famigliola tipicamente nord europea, tedesca o forse olandese. Madre, padre, due pargoli rossi come il fuoco sia di capelli che di lentiggini. Mangiano di gusto la pizza del bar, cosa che un italiano non gradirebbe neanche dopo tre mesi di prigionia in un buco scavato dal califfato.

Quadretto idilliaco, non è vero? I due pargoli hanno circa cinque e tre anni, maschio il primo e femmina la seconda.

Mangiano avidamente la pizza accanto a me quando, per un fenomeno da me non interpretabile vista la lingua teutonica, la bambina scoppia in lacrime disperate urlando "Nein, nein!" ed iniziando a dimenarsi prima in piedi e poi sdraiata a terra in un susseguirsi esponenziale di grida acute.
Il padre, impassibile, mangia la pizza. 
La madre parla col figlio maggiore e conversano amabilmente.
Se non fossi madre di un equivalente italiano della rossa urlante inizierei a credere di sentirla urlare solo io.
E invece.

La bambina smette di frignare e si siede. La madre, risvegliata dal coma imposto, la accarezza e le asciuga le lacrime e il moccio che non manca mai. La prende per mano e la accompagna presumibilmente in bagno.
L'ho già detto che i due anni sono la prima adolescenza?

Accanto a me il padre ed il fratello sghignazzano. Lui mi guarda e mi dice in inglese: "Mi scusi!"
"Ma no, niente. Ne ho una uguale a casa."
"Due anni e un po', eh?"
"Eh già."
"Eh."
"Solidarietà."
"Solidarietà"

Passano, poi, eh.

 

 

 

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27 maggio 2016 5 27 /05 /maggio /2016 14:00

Tosse, maledetta tosse, stramaledetta tosse.
Arriverà mai la primavera o quantomeno un clima secco che non favorisca questa odiosissima tosse? Nel frattempo, in balia dei cambiamenti climatici del nostro pianeta, la tosse in casa nostra comanda le nostre notti più che le nostre giornate. Emma, povera creatura, è anche brava: si rigira nel letto, tenta di riaddormentarsi, non si lamenta. Ma la tosse alla fine vince sempre, lei si sveglia E piagnucolando chiama giustamente mamma.

E io, giustamente, arrivo.
"Amore mio, hai la tosse! Vuoi venire a dormire nel lettone di mamma? Così la mamma ti abbraccia stretta stretta."
"No, io pui"
"
Va bene, allora mamma si mette vicino a te e insieme dormiamo buoni buoni. Va bene?"
"No, tu seduta. Io nanna."

Ed eccomi qui mentre la piccola teppista cerca di riaddormentarsi seduta sul letto con la stessa espressione intelligente del maggiordomo della famiglia Adams.
Wannabe Lurch.

Ora, io capisco benissimo tutte quelle mamme e papà che si lamentano del fatto che non riescono a tirare fuori dal lettone i propri figli anche ormai in età avanzata, ma porca puttana lurida, io sarei anche stanca visto soprattutto l'orario notturno inoltrato. Anzi, diciamo pure mattiniero.

E così io, con la faccia appoggiata al palmo della mano, sono costretta ad aspettare vicino a lei che la tosse passi, essendo qualsiasi altra soluzione accolta con urla quasi ultrasoniche.

Notte, dopo notte. 

Immaginate la mia faccia al mattino.

 

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25 maggio 2016 3 25 /05 /maggio /2016 08:00

L'ho già detto che Emma e in quella fase dominata Terrible Two che purtroppo assomiglia incredibilmente all'adolescenza?
E che non migliora affatto vero ho già detto?

Ieri mattina ad esempio non ne voleva sapere di uscire di casa. Non che le dispiaccia andare all'asilo, ma si era accomodata bella bella sul divano a guardare la Pimpa e non ne voleva sapere di salire in macchina. Mentre io cercavo di acchiapparla e lei si dimenava come una biscia a terra, è intervenuto giustamente il padre a prelevarla di forza e ficcarla in macchina. La bestiolina non solo non ha opposto resistenza, ma si è chiusa in un mutismo ostinato e duro per tutto il tragitto casa-asilo.

Mutismo rotto solo da occasionali "Papà?" come a sincerarsi che il suo genitore maschio non se la fosse presa troppo e avesse capito che lei, in fondo, scherzava.

All'arrivo all'asilo era ancora tutta aggrottata, con la faccia di chi lì non ci sarebbe voluto andare se solo avesse potuto scegliere.
Al parcheggio incontriamo uno dei suoi amichetti, leggermente più grande di età e con la faccia impunita e dolce di chi è latin lover a meno di tre anni. Lei corre avanti tutto contento, le tiene la porta aperta aspettando che lei passi e poco conta il fatto che Emma lo faccia con l'espressione schifata di chi ha pestato una cacca.

Lui si butta avanti in classe agguantando il primo dinosauro disponibile, lei si abbranca alla mia gamba senza nessuna intenzione di lasciarla. Interviene la maestra che la viene a prendere e se la spupazza un po'. Il piccolo latin lover dell'asilo Paperino vedendo la scena corre dalla cuoca in cucina, ed essendo proprio davanti all'ingresso incrocio con la seguente conversazione.

"Vuoi un biscotto?" dice la cuoca gentile ed amorevole.

"Sì, ma non è per me. È per Emma che questa mattina è un po' triste."
Agguanta il biscotto e corre da Emma.
Vi devo descrivere i miei occhi a cuoricino?

La sera torno a casa e chiedo alla gnocca: "Allora, ma Riccardo ti ha portato un biscotto?"
Lei arriccia il naso: "Sì, ma no due. UNO!"

Poraccio.

 

 

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18 maggio 2016 3 18 /05 /maggio /2016 08:00

Nanna all'asilo.
Mettersi a letto.
Ciuccio (opzionale).

Nanna dalla nonna.
Mettersi a letto.
Ciucci in numero variabile, da uno a tre.
Leo.

Nanna a casa.
Biberon di camomilla.
Dare la buonanotte a tutti i pupazzi.
Mettersi a letto.
Ciucci in numero variabile da cinque a infinito.
Leo.
Tre libri letti dalla mamma.
Pianto dirotto alla fine dei libri e mercanteggiare dieci minuti per un altro libro.
Storia, possibilmente i sette caprettini.
Acqua
Noemi..
Altro ciuccio.
Chiamare papà a squarciagola finché non porta un altro ciuccio.
Check up delle ferite immaginarie procurate all'asilo da Asia e relativo bacio del genitore maschio sulle parti interessate.
Acqua.
Ninna nanna.
Altro libro? 
Sgridata della mamma.
Esaurimento della mamma.

 

Ma perché?
 

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16 maggio 2016 1 16 /05 /maggio /2016 08:00

Pausa caffè con i colleghi.

Si parla di figli e dell'orrido vizio tutto Made in USA di edulcorare le favole eliminandone anche l'aspetto pedagogico.

Collega 1: "Prendete la Sirenetta, ad esempio. E' una storia tremenda, fatta di dolore, delusione e morte. Mica tutta canzoni ed happy end!"
Phoebe: "Già, finisce con la Sirenetta che si butta da una scogliera! Da piccola la leggevo sempre!"
Collega 2: "Ora capisco..."
Phoebe: "Come?"
Collega 2: "No, dicevo che hai ragione."
Collega 1: "Ma tipo... la strega del mare non le taglia le gambe?"
Phoebe: "Ma no! Le taglia la lingua!!"
Collega 1: "Mah, io mi ricordavo un coltelllo. Gambe, lingua, uguale... e volete mettere Cappuccetto Rosso?
Phoebe: "Già, coi genitori che invece di raccontare ai figli che il lupo mangia la nonnina la fanno chiudere nell'armadio da un animale che non ha nemmeno il pollice opponibile? Vi rendete conto?"
Collega 2: "Sì, che poi lo sanno tutti che Cappuccetto Rosso nell'interpretazione freudiana è una metafora del ciclo metruale. "
Phoebe: "..."
Collega 1: "..."
Collega 2: "Che c'è, non mi credete? Cercate su Google, no!"
Collega 1: "Tu stai male."
Phoebe: "E sei pure ingegnere... "
Collega 1: "Ma poi, come mai? Per il cappuccio?"
Collega 2: "La foresta, il lupo... insomma, non è chiaro?"
Collega 1: "NO:"
Phoebe: "E io che credevo fosse una metafora per insegnare ai bambini a non dare ascolto agli sconosciuti."
Collega 2: "E invece."
Phoebe: "E invece."
Collega 1: "E invece."
Phoebe: "Che schifo."

 

Ora attendo di capire il significato recondito della favola dei Sette Caprettini.

Con ansia.

 

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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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5 maggio 2016 4 05 /05 /maggio /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in uno dei nostri momenti privati di chiacchiere, a dimopstrazione che io non imparo mai a star zitta
- Emma, amore, lo vogliamo prendere un gattino per casa nostra?
- Sì! Pitto, pitto! (trad. Piccolo, piccolo!)
- E come lo vuoi chiamare?
- ROCCO!
- No, amore, Rocco è il gatto della nonna, ci vuole un nome diverso. Tu pensaci, ok?
- Ah, ah.
- E gli darai da mangiare?
- Sì!!! La pappa!!!
- E gli farai le coccole?
- Sìììì, cocca cocca.
- E lo farai dormire nel tuo letto?
- NO! LETTO MIO!!!!!
- E chi ci dorme nel tuo letto?
- Emma!
- E la mamma?
- Sì, ma poto poto. 

Ecco, no. Per dire, la generosità di una bimba. Della serie addormentami e poi sciacquati dalle balle.

- E di che colore lo vuoi? Grigio come Rocco?
- Nooooooo.
- Allora come, rosso?
- Sì. No, rosso no. VERDE.

A posto.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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