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30 maggio 2016 1 30 /05 /maggio /2016 08:00

Mi siedo al tavolino del bar del centro commerciale, mi tolgo il giubbino che l'aria condizionata non è ancora accesa, tiro fuoriil fidato ebook reader e mi metto a leggere.
Soluzione ideale per la pausa pranzo, non trovate?
Accanto a me una famigliola tipicamente nord europea, tedesca o forse olandese. Madre, padre, due pargoli rossi come il fuoco sia di capelli che di lentiggini. Mangiano di gusto la pizza del bar, cosa che un italiano non gradirebbe neanche dopo tre mesi di prigionia in un buco scavato dal califfato.

Quadretto idilliaco, non è vero? I due pargoli hanno circa cinque e tre anni, maschio il primo e femmina la seconda.

Mangiano avidamente la pizza accanto a me quando, per un fenomeno da me non interpretabile vista la lingua teutonica, la bambina scoppia in lacrime disperate urlando "Nein, nein!" ed iniziando a dimenarsi prima in piedi e poi sdraiata a terra in un susseguirsi esponenziale di grida acute.
Il padre, impassibile, mangia la pizza. 
La madre parla col figlio maggiore e conversano amabilmente.
Se non fossi madre di un equivalente italiano della rossa urlante inizierei a credere di sentirla urlare solo io.
E invece.

La bambina smette di frignare e si siede. La madre, risvegliata dal coma imposto, la accarezza e le asciuga le lacrime e il moccio che non manca mai. La prende per mano e la accompagna presumibilmente in bagno.
L'ho già detto che i due anni sono la prima adolescenza?

Accanto a me il padre ed il fratello sghignazzano. Lui mi guarda e mi dice in inglese: "Mi scusi!"
"Ma no, niente. Ne ho una uguale a casa."
"Due anni e un po', eh?"
"Eh già."
"Eh."
"Solidarietà."
"Solidarietà"

Passano, poi, eh.

 

 

 

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27 maggio 2016 5 27 /05 /maggio /2016 14:00

Tosse, maledetta tosse, stramaledetta tosse.
Arriverà mai la primavera o quantomeno un clima secco che non favorisca questa odiosissima tosse? Nel frattempo, in balia dei cambiamenti climatici del nostro pianeta, la tosse in casa nostra comanda le nostre notti più che le nostre giornate. Emma, povera creatura, è anche brava: si rigira nel letto, tenta di riaddormentarsi, non si lamenta. Ma la tosse alla fine vince sempre, lei si sveglia E piagnucolando chiama giustamente mamma.

E io, giustamente, arrivo.
"Amore mio, hai la tosse! Vuoi venire a dormire nel lettone di mamma? Così la mamma ti abbraccia stretta stretta."
"No, io pui"
"
Va bene, allora mamma si mette vicino a te e insieme dormiamo buoni buoni. Va bene?"
"No, tu seduta. Io nanna."

Ed eccomi qui mentre la piccola teppista cerca di riaddormentarsi seduta sul letto con la stessa espressione intelligente del maggiordomo della famiglia Adams.
Wannabe Lurch.

Ora, io capisco benissimo tutte quelle mamme e papà che si lamentano del fatto che non riescono a tirare fuori dal lettone i propri figli anche ormai in età avanzata, ma porca puttana lurida, io sarei anche stanca visto soprattutto l'orario notturno inoltrato. Anzi, diciamo pure mattiniero.

E così io, con la faccia appoggiata al palmo della mano, sono costretta ad aspettare vicino a lei che la tosse passi, essendo qualsiasi altra soluzione accolta con urla quasi ultrasoniche.

Notte, dopo notte. 

Immaginate la mia faccia al mattino.

 

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25 maggio 2016 3 25 /05 /maggio /2016 08:00

L'ho già detto che Emma e in quella fase dominata Terrible Two che purtroppo assomiglia incredibilmente all'adolescenza?
E che non migliora affatto vero ho già detto?

Ieri mattina ad esempio non ne voleva sapere di uscire di casa. Non che le dispiaccia andare all'asilo, ma si era accomodata bella bella sul divano a guardare la Pimpa e non ne voleva sapere di salire in macchina. Mentre io cercavo di acchiapparla e lei si dimenava come una biscia a terra, è intervenuto giustamente il padre a prelevarla di forza e ficcarla in macchina. La bestiolina non solo non ha opposto resistenza, ma si è chiusa in un mutismo ostinato e duro per tutto il tragitto casa-asilo.

Mutismo rotto solo da occasionali "Papà?" come a sincerarsi che il suo genitore maschio non se la fosse presa troppo e avesse capito che lei, in fondo, scherzava.

All'arrivo all'asilo era ancora tutta aggrottata, con la faccia di chi lì non ci sarebbe voluto andare se solo avesse potuto scegliere.
Al parcheggio incontriamo uno dei suoi amichetti, leggermente più grande di età e con la faccia impunita e dolce di chi è latin lover a meno di tre anni. Lei corre avanti tutto contento, le tiene la porta aperta aspettando che lei passi e poco conta il fatto che Emma lo faccia con l'espressione schifata di chi ha pestato una cacca.

Lui si butta avanti in classe agguantando il primo dinosauro disponibile, lei si abbranca alla mia gamba senza nessuna intenzione di lasciarla. Interviene la maestra che la viene a prendere e se la spupazza un po'. Il piccolo latin lover dell'asilo Paperino vedendo la scena corre dalla cuoca in cucina, ed essendo proprio davanti all'ingresso incrocio con la seguente conversazione.

"Vuoi un biscotto?" dice la cuoca gentile ed amorevole.

"Sì, ma non è per me. È per Emma che questa mattina è un po' triste."
Agguanta il biscotto e corre da Emma.
Vi devo descrivere i miei occhi a cuoricino?

La sera torno a casa e chiedo alla gnocca: "Allora, ma Riccardo ti ha portato un biscotto?"
Lei arriccia il naso: "Sì, ma no due. UNO!"

Poraccio.

 

 

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18 maggio 2016 3 18 /05 /maggio /2016 08:00

Nanna all'asilo.
Mettersi a letto.
Ciuccio (opzionale).

Nanna dalla nonna.
Mettersi a letto.
Ciucci in numero variabile, da uno a tre.
Leo.

Nanna a casa.
Biberon di camomilla.
Dare la buonanotte a tutti i pupazzi.
Mettersi a letto.
Ciucci in numero variabile da cinque a infinito.
Leo.
Tre libri letti dalla mamma.
Pianto dirotto alla fine dei libri e mercanteggiare dieci minuti per un altro libro.
Storia, possibilmente i sette caprettini.
Acqua
Noemi..
Altro ciuccio.
Chiamare papà a squarciagola finché non porta un altro ciuccio.
Check up delle ferite immaginarie procurate all'asilo da Asia e relativo bacio del genitore maschio sulle parti interessate.
Acqua.
Ninna nanna.
Altro libro? 
Sgridata della mamma.
Esaurimento della mamma.

 

Ma perché?
 

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16 maggio 2016 1 16 /05 /maggio /2016 08:00

Pausa caffè con i colleghi.

Si parla di figli e dell'orrido vizio tutto Made in USA di edulcorare le favole eliminandone anche l'aspetto pedagogico.

Collega 1: "Prendete la Sirenetta, ad esempio. E' una storia tremenda, fatta di dolore, delusione e morte. Mica tutta canzoni ed happy end!"
Phoebe: "Già, finisce con la Sirenetta che si butta da una scogliera! Da piccola la leggevo sempre!"
Collega 2: "Ora capisco..."
Phoebe: "Come?"
Collega 2: "No, dicevo che hai ragione."
Collega 1: "Ma tipo... la strega del mare non le taglia le gambe?"
Phoebe: "Ma no! Le taglia la lingua!!"
Collega 1: "Mah, io mi ricordavo un coltelllo. Gambe, lingua, uguale... e volete mettere Cappuccetto Rosso?
Phoebe: "Già, coi genitori che invece di raccontare ai figli che il lupo mangia la nonnina la fanno chiudere nell'armadio da un animale che non ha nemmeno il pollice opponibile? Vi rendete conto?"
Collega 2: "Sì, che poi lo sanno tutti che Cappuccetto Rosso nell'interpretazione freudiana è una metafora del ciclo metruale. "
Phoebe: "..."
Collega 1: "..."
Collega 2: "Che c'è, non mi credete? Cercate su Google, no!"
Collega 1: "Tu stai male."
Phoebe: "E sei pure ingegnere... "
Collega 1: "Ma poi, come mai? Per il cappuccio?"
Collega 2: "La foresta, il lupo... insomma, non è chiaro?"
Collega 1: "NO:"
Phoebe: "E io che credevo fosse una metafora per insegnare ai bambini a non dare ascolto agli sconosciuti."
Collega 2: "E invece."
Phoebe: "E invece."
Collega 1: "E invece."
Phoebe: "Che schifo."

 

Ora attendo di capire il significato recondito della favola dei Sette Caprettini.

Con ansia.

 

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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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5 maggio 2016 4 05 /05 /maggio /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in uno dei nostri momenti privati di chiacchiere, a dimopstrazione che io non imparo mai a star zitta
- Emma, amore, lo vogliamo prendere un gattino per casa nostra?
- Sì! Pitto, pitto! (trad. Piccolo, piccolo!)
- E come lo vuoi chiamare?
- ROCCO!
- No, amore, Rocco è il gatto della nonna, ci vuole un nome diverso. Tu pensaci, ok?
- Ah, ah.
- E gli darai da mangiare?
- Sì!!! La pappa!!!
- E gli farai le coccole?
- Sìììì, cocca cocca.
- E lo farai dormire nel tuo letto?
- NO! LETTO MIO!!!!!
- E chi ci dorme nel tuo letto?
- Emma!
- E la mamma?
- Sì, ma poto poto. 

Ecco, no. Per dire, la generosità di una bimba. Della serie addormentami e poi sciacquati dalle balle.

- E di che colore lo vuoi? Grigio come Rocco?
- Nooooooo.
- Allora come, rosso?
- Sì. No, rosso no. VERDE.

A posto.

 

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2 maggio 2016 1 02 /05 /maggio /2016 09:00

- Emma, vieni a metterti il pigiama.
- No, grazie.  
- Come sarebbe a dire "no, grazie"? - - No, grazie.

E se ne rimane lì, affaccendata ed impegnatissima nelle sue faccende da duenne o poco più, non filando minimamente di  pezza quella povera donna della propria madre che deve inseguirla e usare la forza bruta per effettuare il passaggio vestiti/pigiama e viceversa.

- Emma, vieni subito qui.
- No, grazie.  
- Emma, devi cambiare pannolino.
- No grazie.
- Ma come sarebbe a dire?
- NO, GRAZIE!!!!!!
E scappa via. 

- Emma, lo sciroppo per la tosse.
- No, grazie.
- E invece sì.
- No, grazie.
- Emma, apri la bocca.
- No, grazie!

Ora, va bene la fase del no, tanto decantata da pediatri ed educatori e tappa fondamentale per la crescita di ogni bambino.

Ma alla fase del NO, GRAZIE non ero preparata...

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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 08:30

Sto scrivendo poco, lo so.
Potrei dire che è il lavoro, Emma, la stanchezza, il buco nell'azoto, l'Amoremio sempre fuori per lavoro, la cogente pressione delle mille cose da fare, il recap di tutti i millemila documenti per ISEE e 730 ed il fatto che mi si è rotta la lavatrice.

Ma non sarebbe vero.
O meglio, sarebbe vero solo in parte.
Mi sento stanca, è vero, ma non è solo questo.
Di sicuro potrei affermare che e anche un po' in colpa tempo, di questa primavera che non vuole arrivare e di questo clima pazzo che mi impone il raffreddore continuo.

Ma anche in questo caso sarebbe soltanto una mezza verità, le avversità e la mancanza di tempo non mi hanno mai fermato dallo scrivere né mai tenuta lontano dalla possibilità gratuita di esprimere i miei pensieri. Forse è l'unica verità è che più si cresce più nella testa si affastellano mille pensieri che sono difficili da mettere nel giusto ordine..

Va tutto bene, per carità, i miei problemi sono sempre relativi e legati ad una stretta quotidianità. Niente di grave, va tutto bene. 
Ma tante piccole cose una sopra all'altra possono diventare una scala che porta direttamente su, in cima alla iperbole delle negatività e del groppo in gola che non permette òla serenità.

Potrei dire quindi che non ho voglia di scrivere, ma questa sarebbe una bugia.
In realtà non riesco a riannodare i fili dei miei pensieri, troppe cose frullano in una testa spesso vuota. Almeno così sembra.

Vorrei poter essere più serena, vorrei non avere sempre il raffreddore o la raucedine, vorrei non sembrare una scappata di casa ma una di quelle mamme super glamourche si vedono nella pubblicità dei pannolini.

Vorrei avere il tempo di fare marmellate e muffin, avere il tempo di organizzare giochi creativi ed intellettualmente rilevanti per Emma, ma anche spogliarelli per l'Amoremio.
Vorrei tante cose e vorrei anche cominciare a scrivere senza dover ricercare il tempo.

Vorrei ricominciare a prendere la vita con più ironia, cosa che mi manca più di tutte.

Vorrei solo tornare ad essere un po' più me.

 

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15 aprile 2016 5 15 /04 /aprile /2016 14:00

Io e mia figlia in macchina, una sera come un'altra, tornando da fare la spesa al supermercato.

"Emma, ma hai visto la mamma di Ashley? Ha un bimbo nella pancia!"
"Mpf"
"Anche la zia Mara ha bimbo nella pancia, hai visto quanto è grossa?"
"Mpf"
"Lì dentro c'è il fratellino di Francy, lo sai? Piccolo, piccolo!!"
"Mpf"

"Ma lo sai che anche tu stavi nella pancia della mamma?"
"..."
"Eri piccola piccola, ma proprio piccola  e..."

"Mamma?"
"Sì, amore mio. Dimmi tutto."
"Basta"
"..."
"..."
"Come?"

"Basta, mamma, basta."

Vabbè, era solo per fare conversazione..

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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