31 ottobre 2014 5 31 /10 /ottobre /2014 09:00

La signora moldava, che veniva a fare le pulizie a casa mia una volta ogni 15 giorni dalla nascita di Emma, oggi ha comunicato che se ne torna a casa.
La crisi tocca tutti i settori ma non solo: dopo diei anni stare lontano da casa non le riesce più, nememno con due figli oramai non più bambini, ma comunque bisognosi della mamma, e la sua vita familiare ad uno stallo.
Tornare in Moldavia le deve sembrare bellissimo e terribile allo stesso tempo: potrà stare di nuovo con la sua famiglia, ma il suo sostentamento è a rischio.

E dire che sia lei che il marito sono entrambi ingegneri ed avrebebro potuto avere una vita agiata da ceto medio. Ma invece non è stato così.
La svalutazione della moneta, la corruzione del governo, le bollette alle stelle, gli stipendi che non si adeguano mai al costo della vita, una malattia improvvisa della figlia piccola. 
Vi ricorda vagamente qualcosa?
Questa è la Moldavia ma forse è anche un poco l'Italia.
E come sempre sono le donne a dover fare la parte più faticosa, a prendee la valigia e fare ciao con la manina tra le lacrime proprie e degli altri. Lavorava in banca, ma non bastava a mettere il pane in tavola tutti i giorni. 
E quindi partire come unica soluzione.
E sono le donne a caricarsi il fardello più grande, ad affrontare culture e paesi diversi, con una linguia strana ed incomprensibile, con gli sguardi della gente addosso, che sentirsi dire puttana russa è un attimo.

Tornerà a casa con il pullman domenica, quaranta ore di viaggio e sarà finalmente con la sua famiglia. Quaranta ore di viaggio tra montagne altissime, vallate sconfinate e tanta neve attraverso tutta l'Europa.
Un'Europa unita solo sulla carta. 
Era venuta in Italia 10 anni fa pensando di trovare un paradiso placcato d'oro. Invece ha trovato un paese dalle mille facce e contraddizioni, spietato ed accogleinte allo stesso tempo. Aveva lasciato una bambina di sei anni che per tanto tempo, mi raccontava, non ha voluto i suoi soldi e i suoi regali comprati con il suo lavoro di domestica in Italia. Un lavoro fatto di lacrime, perché ogni bambino a cui faceva da babysitter le ricordava i suoi lontani.

Oggi quella bambina è una giovane donna che ha dovuto affrontare tante avversità e crescere in fretta, crescere ricordandosi appena che viso ha la mamma. Una ragazza forte, col sorriso vivido e con un fratello che studia informatica all'università e che si stupisce della connessione internet italiana.  Sono venuti a trovare la mamma quest'estate, in vacanza dalla scuola, e li ho trovati bellissimi.
E mi sono chiesta cosa farei io e quanto forte debba essere il dolore e la disperazione di un viaggio come il suo. Cosa si prova a dover affronatare una lontananza così tutti i giorni della propria vita per dieci anni. Senza sosta, senza cura e rimedio. 
E quante chiacchiere nella bocca della gente, in quei state a casa vostra o, peggio, aiutiamoli a casa loro. E' così difficile capire la disperazione? O forse è meglio negarla, per paura di guardarla troppo a lungo negli occhi? Meglio ignorare, fare finta di non vedere ed immaginare solo la mala fede.


Ora lei tornerà a casa, proverà a cercarsi un lavoro più idoneo alla sua istruzione. Oppure, semplicemente un lavoro ma vicino a casa e vicino al cuore.

 

Anche se sono sicura che un pezzetto di cuore resterà anche qui..

 

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27 ottobre 2014 1 27 /10 /ottobre /2014 09:18

Io e l'Amoremio in genere siamo un cervello solo diviso in due corpi. Abbiamo gli stessi gusti, le stesse convinzioni, le stesse idee. Certo, io sono il caos e lui l'ordine, ma per il resto dal giorno del nostro incontro parlando è stato un susseguirsi di Anch'io, anch'io!.
Tranne per un'unica, piccola questione: l'idea di fare una crociera.
A lui l'idea sollazza e intriga, a me decisamente NO.

Sarà per la mia claustrofobia, sarà per il viaggio in Sardegna fatto ormai più di quindici anni fa in unma cabina angusta e soffocante, ma io anche no.
Ma lui non demorde e periodicamente mi propone volantini, brochure e siti di crociere per provare a farmi venire voglia. Ed eccolo quindi arrivare con due nuove proposte della MSC Crociere, una "calda" (Marocco e Canarie) e una "fredda" (verso il Nord Europa). Nel tempo ho imparato che resistere non serve a nulla, solo a farlo tornare alla carica prima, e quindi come al solito mi son messa a guardare la sua proposta, printa a dire il mio sonoro NO.

Ma avevo fatto i conti senza MSC, stavolta. Lasciando perdere la seppur bella ma classica crociera Marocco e Canarie, la mia attenzione è stata catalizzata dalla bellissima MSC Orchestra e dall'idea di navigare verso il Nord Europa. Non ho mai amato il freddo, ma le fotografie del sito parlano una lingua meravigliosa. Norvegia, Danimarca, Estonia e Russia sono destinazioni che non avevo mai preso in considerazione. Sbagliando. Che dire di una crociera in mezzo ai fiordi? O di visitare l'Islanda? E che dire della bellissima San Pietroburgo? così piena di fascino, di storia... 
Una crociera (molto estiva, chiaramente) arriva fino alle isole Svalbard. Chi avrebbe mai detto che fosse possibile visitarle? 
Ecco, mi sono quasi innamorata.
In fondo, queste navi sono bellissime, dotate di tutti i comfort e lontane anni luce dal traghetto claustrofobico per la Sardegna che tanto mi ha traumatizzato.
E poi, prenotando prima, il costo non è nemmeno elevatissimo... 

Che faccio, cedo?

Per amore, chiaramente...

 

 

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26 ottobre 2014 7 26 /10 /ottobre /2014 08:00

... E torni al lavoro vorresti mettere una scrivania piccina accanto alla tua in modo da vedere sempre la sua testina perfetta ondeggiare al ritmo dei suoi pensieri.
... Se squilla il telefono, il tuo primo pensiero non è "Chi sarà?", ma "Dio, ti prego: fa che non sia l'asilo! Fa che non stia male di nuovo!"
... Il tuo impegno quotidiano consiste nell'ammorbare ilr esto del mondo con le foto della prole in tutti i luoghi e le situazioni, che manco il nano di Amèlie.
... Anche se stai male, sei raffreddata e piena di dolori, basta che lei faccia una smorfia strana e il tuo malanno non conta più nulla: scatta la telefonata obbligatoria al (povero) pediatra.
... Impari a tossire e starnutire "dentro" pur di non svegliare la pupa che (finalmente) dorme beata. Per quaranta minuti.
... Lo shopping per bambini è sempre il miglior antidepressivo.

... Non esiste più il tempo per te, ma solo quello con lei o senza di lei. Tutto il resto è riempitivo e non conta più come prima. Cinema? Va bene anche senza. Leggere? Posso farlo al bagno. Il parrucchiere? Chi??
... A volta ti senti sopraffatta dalle cose da fare, dalle lavatrici che non finiscono mai, dai panni da piegare e dal casino che si accumula in ogni minuscolo angolo della casa. 
... ti puoi ritrovare una giraffa di gomma fra le lenzuola senza che sia un gioco erotico.
...Se lei ride il tuo mondo si illumina e il caos diventa creativo.

Che altro dire?

 

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24 ottobre 2014 5 24 /10 /ottobre /2014 18:21

Ultimamente si fa un gran parlare di unioni civili in questo nostro belpaese; e questo di per sé sarebbe anche un bene, se non fosse per il fatto che spesso e volentieri se ne parla a vanvera.
Quel che è certo è che, dopo Vladimir Luxuria a cena ad Arcore da Silvio e Francesca, l'essere gay è uno status ormai sdoganato anche dalla destra conservatrice (diteglielo ad Angelino, poraccio) e essere aperti a certe amicizie è pure diventato di moda.

A volte basta poco, sembrerebbe, a rendere trendy una cosa che dovrebbe essere semplicemente normale.
Oppure invece no, visto il caso eclatante accaduto non lontano da casa mia, in cui una mamma si è sentita in dovere di tutelare il proprio figlio dall'onta di un insegnante gay.

Non meraviglia quindi che l'idea dell'istituzione di un registro delle unioni civili (gay ed etero) generi scontenti, malumori e recalcitranti sorrisi a mezza bocca anche a sinistra. Il perchè, clero a parte, non è dato sapere. 
Paura dell'ignoto? Ignoranza? Resistenza ad ogni minimo cambiamento? Pigrizia italica?
Ma visto che, dopo la ribellione di Ignazio Marino e di altri sindaci alla cancellazione della registrazione di matrimoni gay avvenuti all'estero, ne parlano tutti, mi son detta che due parole ce le potevo spendere anche io. 
Andrò per punti, così non divago.

1) L'oggetto del contendere è la possibilità di due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio, inteso come legame giuridico tra due persone conviventi da cui scaturiscono effetti civili. Questi effetti sono i più vari, e vanno dal diritto di assistenza, alla comunione dei beni, fino ad eventuali eredità e successioni ed alla pensione di reversibilità. 
Eh, ma chi le paga le pensioni di reversibilità dei gay???? Gli stessi che pagano € 5.000 netti al mese di pensione agli ex politici che hanno fatto due legislature, cacchio. 
Un diritto è un diritto e non dovrebbe essere succedaneo alla copertura finanziaria. In che mondo viviamo?

2) Tutti quelli che obiettano alle unioni civili con un No, perché poi vorranno adottare! vorrei solo dire: ma lo sapete quant'è difficile adottare in Italia? Anche per una coppia etero legalmente coniugata, ricca e ammanicata anche col prete, adottare è semplice come un triplo salto mortale con avvitamento all'indietro. Partendo con le spalle alla piscina, è chiaro. 
Quindi, come diceva mia nonna, mettere il carro davanti ai buoi è assolutamente prematuro.

3) Ammettendo di voler mettere il carro davanti ai buoi, sì, io sono favorevole alle adozioni da parte di coppie omosessuali, senza nessuna riserva. Tuttavia sono contraria non all'utero in affitto. E' una pratica che non mi piace concettualmente, la trovo prevaricatrice e violenta, troppo invasiva. Qualsiasi regolamentazione non credo tuteli abbastanza la parte debole e poi l'idea che una donna povera si offra come incubatrice non mi piace, pur nella libertà degli accordi e pur adorando la sitcom The new normal
4) Mi stanno sulle balle immensamente quelli che "Meglio con una coppia gay che in un istituto". Ma che pensate ci siano diversi stadi di maltrattamenti infantili, che ci sia una top ten della felicità? Un bambino non è un giocattolo, e questo vale per tutti gli orientamenti sessuali e per tutte le età, sia che si procrei autonomemente o che si adotti. 

Ecco, io la penso così.
Più in generale, ritengo che le unioni civili dovrebbero essere un fatto naturale, senza bisogno di tante altisonanti campane.
Non capisco quale sia, di base, lo scandalo nel vedere due uomini che si baciano. O due donne. Il primo maschio che dice che non è la stessa cosa lo meno, giuro. Maiali.
Chi ama chi non mi riguarda, a meno che non rientri nel gossip spicciolo e finisca su Eva 3000 e in ogni caso l'importante è che siano tutti felici.

Peace&love.

 

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23 ottobre 2014 4 23 /10 /ottobre /2014 09:00

Non riesco a dormire bene.
No, non si tratta di mia figlia mi spiace dirlo. Mi spiace dirlo per tutti quei genitori che non riescono a dormire a causa dei propri pargoli che sono recalcitranti al sonno e passano notti in bianco a guardarsi nelle palle degli occhi.
Nel mio caso la colpa è solo ed esclusivamente mia, visto che malattia a parte la pupa dorme beata, si sveglia al massimo due volte per notte ed in genere più veloce a riaddormentarsi che a svegliarsi.
Sono io che non riesco a dormire.
Non riesco ad entrare in una fase di sonno pesante, mi fermo al dormiveglia e non riesco a riposare bene. Non mi rilasso, non ce la faccio nemmeno con il training autogeno o evocando immagini di gattini puccipucciosi e di verdi colline in fiore.
Appena chiudo gli occhi quello che mi si prepara davanti è uno scenario apocalittico.

Riesco a pensare solo a film catastrofici tipo 2012 e affini, a catastrofi naturali o causate dall’uomo.  L'altra notte ho addirittura sognato di essere Nicolas Cage nella orrido film “Segnali dal futuro” e che gli alieni volessero salvare proprio mia figlia. Ho toccato il fondo, giuro.
Capite bene che la situazione è preoccupante.
Forse il punto è proprio questo, il problema è che ho paura per mia figlia.
La vedo così piccola ed indifesa, con la sua testina perfetta e priva di capelli, lo sguardo curioso e gli occhi luccicanti.
So che il mondo non è un bel posto so che ci sono tante cose terribili: il crack finanziario, la crisi, i colletti bianchi, gli zombie, l'Ebola, l'olio di palma, l’ISIS e la guerra, Salvini, 

Tanto per cominciare, eh.

Perché se poi comincio a pensare al futuro ed all’incertezza attuale, mi tremano le gambe.

Sono diventata un tantino ansiosa, sì, ma è solo l’istinto di protezione che mi fa parlare. E non dormire.

Ok, ansiosa sono sempre stata, ma con la vecchiaia non si migliora di certo, no?

Forse dovrei smettere col caffè.

Sì, forse sì.

Vabbè, ci penso dopo.

 

Intanto vado a bermi un caffè.

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21 ottobre 2014 2 21 /10 /ottobre /2014 14:00

Non ho molto tempo per guardare la televisione, questo lo dicono tutti parlando della propria vita e facendosene quasi un vezzo.
Vero, verissimo. Ma vero anche che MySky m'ha risolto la vita, dando a me e all'Amoremio la possibilità di seguire i nostri telefilm preferiti con continuità e comodità: The Americans, House of Cards, Perception, True Detective, Homeland e via così.
Ma se c'è un telefilm che possa essere considerato come rappresentativo dei nostri anni, questo è certamente “The Walking Dead”  (TWD per i fan), uno show che ha cambiato il modo di fare televisione oltreoceano.
Noi no, per carità: noi siamo fermi a “Che Dio c’aiuti 251”.  Fosse mai che nelle fiction nostrane possano avere temi diversi da preti, suore e poliziotti.

Lo script è abbastanza facile da spiegare: in un mondo attuale (e non futuro) decimato da una malattia che rende zombie gli esseri umani, un gruppo di sopravvissuti lotta tutti i giorni per vivere.
In realtà, questa è solo l’apparenza, TWD è questo, certo, ma anche molto di più.
Ed è per questo che mi terrorizza.

I profani potrebbero definirlo un telefilm horror,  ma in realtà gli zombie mangia-cervello sono solo un espediente narrativo pulp. Quello che stagione dopo stagione il telefilm si prefigge di esplorare è l’animo umano in tutte le sue sfumature, che siano valorose o meschine. soprattutto le seconde, a dire il vero.
Nonostente il disfacimento del modo circostante, dell'ordine precostituito, di una vita così come la conoscevano fino all'inizio di tutto, gli ultimi sopravvissuti non riescono ad essere davvero coesi e buoni come la migliore tradizione del cinema americano vorrebbe. Anzi, il pericolo sono proprio i vivi, non gli walkers; vivi che dismettono la propria condizione di umani per diventare sopravvissuti e per questo pronti a tutto pur di proteggere se stessi ed i propri cari.
O quel che ne resta.

Non posso dire di amare questo telefilm, ma non posso nemmeno smettere di guardarlo.
Ho posto come veto all'Amoremio solo una cosa: vediamo di giorno. Di sera, no, non ce la posso fare specialmente ora che tra i protagonisti c'è Judith, la figlia di meno di due anni del protagonista. 
Fare il transfert con Emma è immediato.

Ansia, moltissima ansia.
Ancor di più con l'Ebola presente in tutti i telegiornali, a dire il vero.

E' un telefilm feroce, angosciante, ma vivido e vero, più di quanto in astratto un telefilm con gli zombie possa esserlo. Nessuno è buono, nessuno è puro, ma alcuni scelgono di fare la cosa giusta anche se è più difficile, anche se è doloroso e costa caro. Il virus non è solo quello che trasforma i morti in zombie, ma è anche quello della disperazione che uccide la lce della speranza. 
La speranza di una cura, di un mondo migliore, di tornare a vivere ed a essere se stessi.

Una perfetta metafora, non trovate?

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15 ottobre 2014 3 15 /10 /ottobre /2014 13:23

In questo autunno che sembra estate io l'Amoremio e sua figlia decidiamo di andare a pranzo in un noto esercizio commerciale perugino. Il posto propone cibi biologici e a km zero ed è uno dei pochi posti in cui una persona disadattata alimentarmente con me può mangiare quasi tutto quello che c'è sul menù.
Decidiamo di occupare un tavolo all'esterno, la giornata è bella e calda in modo straordinario per il mese di ottobre a Perugia. Che, notoriamente, non ha proprio il clima della Florida.
C'è gente, non tantissima ma c'è, alla ricerca dell’ultimo sole. Poco lontano dalla fila dei tavolini c'è il banchetto di Save the Children dove due volontari che avranno si e no vent'anni cercano di convincere i passanti a sottoscrivere un piccolo aiuto
Sono due ragazzini e uno in particolar modo sembra l’archetipo del nerd, con doppio apparecchio ortodontico d’ordinanza. Indossano il loro giubbino rosso e molestano i passanti con le loro richieste loro non possono saperlo ma io sono già sovvenzionatrice di Save the Children, ho scelto di prendere le bomboniere per il battesimo di Emma da loro e quando posso, specie per le ricorrenze, faccio una piccola donazione mi sembra una bella associazione che mira al concreto e non ha tante parole

Magari poi verrà fuori che sono i peggiori di tutte le ONLUS esistenti ma per il momento mi fido abbastanza di loro da inviargli piccole cifre che però sommate ad altre possono fare la differenza per chi non ha nulla.

Insomma me ne stavo lì ad aspettare il pranzo e mi sono messa ad ascoltare i commenti della gente. La maggioranza dei passanti non li guardava nemmeno in faccia, ma una piccola seppur numerosa minoranza non si è limitata a questo ed ha deciso che insultarli fosse la scelta migliore. A parte i ma che vuoi o di non rompere i co*****i, alcuni miei illuminati concittadini si sono lasciati andare a perle come io non faccio donazioni per i neri oppure andate ad aiutare gli italiani o anche un più generosamente creativo attaccate l’ebola a tutti.

Epica la signora, proprietaria di una borsa dal costo stimato intorno ai mille euro, che con aria sprezzante li ha apostrofati ad alta voce con un non ho soldi da buttar via, c’è la crisi!

Non che abbia mai creduto nel buon cuore dei miei cittadini, ma un NO, GRAZIE, magari con un sorriso sincero,sarebbe stato più che sufficiente anche in ragione del fatto che quei due poveri ragazzi stavano facendo un’opera di volontariato. Avrebbero potuto starsene allungati sul divano a vedere un film o a giocare a Candy Crush, ma invece no.

E io, che stavo lì a mangiare ed osservavo da lontano predicando contro questa società che non ha più rispetto né educazione, mi son trovata a fianco la mia figliastra che mi fa: “Ma perché non gli offriamo il caffè? Sono bravi ragazzi!

La saggezza in una bimba di nemmeno dieci anni, a dispetto del mondo circostante. Forse una speranza c’è. E così lei, timidamente, ha portato due caffè ai ragazzini volontari, ed ho pensato che sommando le loro tre età forse non arrivavamo nemmeno a quella della signora con la borsa griffata.

 

Una speranza c’è, io ci voglio credere.
 

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9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 14:03

- Uffa, mi annoio. Fuori non c’è nessuno con cui giocare ed in televisione non fanno niente.
- Non te lo vorrei dire, ma…
- No, non lo dire. Non mi va di leggere. NO.
- Era per dire, mica volevo offendere.
- Leggere è noioso!! E' da sfigati!
- Dipende da quel che leggi, in verità. Ci sono cose molto divertenti da leggere, non è che tu debba buttarti nella Divina Commedia e...
- In che?
- Ecco, appunto.
- Leggere non mi piace. Giochiamo a carte?
- Ma come fai a dirlo, cara? Ci sono tanti generi, diversi tra di loro! E’ come per il cinema, mica tutti i film sono uguali. A te piace un certo genere, mica tutti. E così pure per i libri, devi solo trovare quel che più ti interessa e piace. La commedia, il giallo, il fant…
- No.
- No?
- NO. NON VOGLIO LEGGERE.
- Ok, mi arrendo. (Forse)

 

Questa conversazione è avvenuta con la mia figliastra, di anni dieci. La stessa piccola creatura con cui leggevo Roald Dahl e ridevo delle avvenute di Charlie e di suo nonno o con cui sghignazzavo sui cetrionzoli del GGG.
Mi devo essere distratta un attimo, che è successo? Ah, già. ha cominciato le elementari e la scuola italiana ha iniziato a far danni, mettendo in testa ai bambini come leggere sia un dovere e non un piacere, un obbligo scolastico più che una passione propria. Esagero? Per le vacanze estive le sono stati assegnati da leggere ben cinque libri, da rielaborare poi con disegni e schede. Cinque, quando la media di libri letti da un italiano in un anno, escludendo i libri di Bruno Vespa e di Barbara D’Urso, è inferiore all’uno pro capite. E naturalmente infarcendo il tutto di schede, riassunti e disegni vari, perché la lettura non sia mai fine a sé stessa e quindi indimostrabile dal punto di vista didattico.

Che noia. E dire che molto la scuola potrebbe fare per far trasformare gli studenti in lettori. Potrebbe far scoprire nuovi mondi, territori inesplorati, meravigliose avventure e scenari mozzafiato. Potrebbe insegnare ai bambini a viaggiare con la fantasia, potrebbe portarli a conoscere personaggi tutti nuovi e non già predigeriti dalla televisione. A vivere da lettori la vita, non da spettatori.

Ma invece no, sembra che la scuola italiana sia destinata al contrario, ma ne avevo già discusso in precedenza.

Il problema ora è: che faccio?

Torno alla carica? Regalo libri per Natale? Insisto? In genere sono sempre molto agguerrita sull’argomento, tanto che di nascosto da lei ho caricato sul suo tablet un lettore epub e diversi libri per ragazzi, tutti molto divertenti. E allucinantemente intonsi. Sono scesa pure al livello di Geronimo Stilton, topo maledetto: sacrificio inutile. Tutti i miei tentativi sono stati snobbati e miseramente sono caduti nel vuoto, come se avessi proposto la più sfigata delle alternative allo sgranchirsi di pollici.
Ho anche adottato la tecnica della noncuranza, e cioè leggere in sua presenza senza dare importanza alla cosa, sperando (vanamente) che le venisse voglia.
Mi sembra di aver tentato quasi tutte le strade percorribili, se si esclude la coercizione fisica, ovviamente.

 

Insistere oltre mi sembra inutile e forse perfino sbagliato e controproducente, ma l’alternativa qual è? Arrendersi? Alzare bandiera bianca davanti all’inarrivabile massificazione della prepubertà? Cercare di rendere più glamour la lettura comprando il libro di Violetta? 
Oppure?


Attendo numi da gente più esperta…

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8 ottobre 2014 3 08 /10 /ottobre /2014 16:00

Apro la televisione e Brooke si sposa. Con chi non l'ho ben capito, ma di certo ho ha un truccatore magico sul set o ha fatto un patto col diavolo. O col chirurgo plastico. 
Ma più di tutto, nel mio immaginario ho sempre invidiato Brooke ed i personaggi di Beautiful in generale non per la plastificazione progressiva ma per un innegabile tratto fashion: i camini in tutte le stanze.
Oh, in tutte le stanze, pure al bagno. E considerando la collocazione geografica, e cioè la California del Sud,  è davvero una cosa bizzarra, oltre che straordinariamente fashion. Non trovate anche voi?
All'inizio mi chiedevo: ma non sentiranno caldo? E soprattutto, ma quanto spendono di spazzacamino i Forrester in un anno? 
Invece
poi ho scoperto che si tratta per la maggior parte di camini "finti", i cosiddetti biocamini, che oltreoceano sono molto diffusi mentre da noi sono ancora una novità, ma non troppo. 
I più belli in assoluto sono quelli di MaisonFire, eleganti e originali, veramente degni di Brooke. Senza considerare che tra i biocamini MaisonFire, che potete vedere sull'aggiornata pagina di FB,  ci sono anche i camini elettrici ad acqua che tramite una tecnologia brevettata da una azienda irlandese permette una fiamma di un realismo incredibile. Non solo l'effetto è tridimensionale ed è creato mediante ultrasuoni per far nascere una finissima nebulizzazione dell'acqua che viene illuminata per creare "fiamme e fumo". Questo, combinato con la legna finta e con un letto di cenere luminoso e scintillante, produce un effetto che supera tutte le aspettative di realismo in un camino elettrico. Inoltre hanno anche una utile funzione di riscaldamento, e se si considera che con un litro d'acqua funziona 12 ore c'è anche da risparmiare.
Non li trovate belli ed eleganti?  

Ecco, sono almeno un paio d'anni che io e l'Amoremio pensiamo di regalarne uno ai suoi genitori, visto che nel loro salotto starebbe benissimo (specie uno come questo, il Wallfire sassi bianchi), e forse quest'anno sarà la volta buona. Sì, già penso ai regali di Natale, anche se ancora sto in maniche corte. E' il tempo che è impazzito, mica io.
E voi?
Che ne pensate?
Ne vorreste uno in casa?

Così, solo per ricreare un po' di fashion style!

 


 

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Published by Phoebe
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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:08

A Perugia la notizia del giorno non è la modifica dell’art. 18, né tantomeno l’escalation dell’ISIS, ma l’apertura di un nuovo centro commerciale definito dagli entusiasti come magnifico e dai detrattori come inutile. Sì, qui nella provincia dimenticata l’apertura di un centro commerciale non è solo una notizia di tipo commerciale ma genera grandi discussioni socio-politico-filosofiche. Porterà nuovi posti di lavoro? O ne toglierà ai piccoli commercianti? Genererà troppo traffico? Sarà ecosostenibile? Rispetterà i reperti del Pleistocene ritrovati durante gli scavi? Ma soprattutto, ci saranno i Pavesini ad un euro la scatola?

Divergenze d’opinione a parte, a me, avvezza ai mille milioni di centri commerciali presenti in terra abruzzese, la questione non fa né caldo né freddo. Tuttavia, essendo la nuova cittadella commerciale a pochi passi dal lavoro, mi sono detta: perché no? Ho caricato in macchina mamma, sorella e figlia e siamo partite. Quattro donne all’avventura in un centro commerciale: paura vera, soprattutto per lòa carta di credito.

Faccio un passo indietro: il nuovo centro commerciale da mesi si fa vanto della sua tendenza familiare, della sua volontà di accogliere anche i più piccini e di agevolare le mamme. Fasciatoi in ogni bagno, parcheggi dedicati, aree gioco. Quasi come in un paese civile, vien voglia di pensare, visto che questa tendenza ad essere child friendly non è facile da trovare in Italia e che io in otto mesi ho cambiato il pannolino ad Emma e l’ho allattata un po’ ovunque.

Dicevo, partiamo tutte insieme.
Arrivate al parcheggio cerco traccia dei famosi posti rosa e li trovo ad ogni lato. Sono comodi, vicino agli ingressi e più larghi degli altri per permettere la manovra di ovetti e  passeggini.
Ma che poi, rosa perché?
Vale solo per le donne incinta e le mamme coi bambini? E i papà? Se un papà viene a far spesa col bambino, lui non ci può parcheggiare? Ah, dimenticavo: siamo in Italia, un paese per cui l’iconografia è tutto e anche di più. Un paese in cui le mamme stanno a casa, fanno biscotti, guardano i bambini e puliscono il bagno col Viakal mentre i padri vanno a lavorare, leggono il giornale e guardano il calcio sbracati sul divano a ruttare birra.
Scusate, mi ero distratta.

Ma il punto non è questo. Mi avvicino ai parcheggi e li trovo tutti pieni. Due macchine hanno appena parcheggiato e da esse scendono:
- Una coppia sulla sessantina
- Due ragazzi fonati ed una ragazza che indossa leggins discutibili (parecchio discutibili)
Nessuna delle due autovetture conteneva bambini, né dentro le pance, né fuori.

Ora, ci sono cose che mi mandano fuori di testa ed una di queste è la maleducazione di chi parcheggia in luoghi deputati a chi ha difficoltà. Vi ricordate la storia del parcheggio disabili?

Nonostante avessi in macchina una bimba (angelica) di mesi otto e nonostante, o forse proprio per questo, il resto del parcheggio fosse mezzo vuoto, la parte di me intollerante ha preso il sopravvento. Ed ho fatto quello che tutti i cittadini per bene dovrebbero fare: mi sono incazzata e c’ho litigato.

“Scusate, questi parcheggi sono per donne incinta o per chi ha bambini piccoli.”
“Embè?” mi risponde uno dei due fonati.
“Embè  tu mi pari tante cose, ma non gravido.”
“Guarda che c’è posto tra dieci metri, non rompere”
“Appunto, parcheggiaci tu”

Qui è partito il turpiloquio del tricotico ragazzino al mio indirizzo, mentre la coppia sulla sessantina si è semplicemente infilata per le scale scappando come ladri di merendine.

Bella gente gli italiani medi.

Complimenti.

Vorrei ricordare la mia esperienza berlinese incinta di sei mesi, in occasione della quale ho potuto notare come il livello di civiltà non sia uguale in tutti i paese europei. In una metro vuota, un ragazzo si è ugualmente alzato per far posto ad una donna con un passeggino. Lui non l’ha guardata, lei non ha detto grazie: è stato un gesto naturale.

Noi parcheggiamo sui marciapiedi, non rispettiamo i disabili e pensiamo ancora che fregare il prossimo per una nostra comodità e persino per cose di poco conto (per noi) sia la regola.

E’ inutile che cerchiamo di pulirci la faccia alla bell’è meglio.

 

Siamo un paese del terzo mondo, senza appello e (forse) senza cura.

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