Wednesday 22 february 2012 3 22 /02 /Feb /2012 13:10

1028764732Quando lavoravo in una azienda diversa da quella di ora, diversi anni fa, passavo tutte le mattine per una strada molto trafficata  che  taglia a metà la zona industriale della mia città.

Sapete quelle vie tutte di capannoni, concessionari d’auto e aziende più o meno grandi, intervallate solo da distributori e officine? Ecco.

In mezzo a cotanta disperata brutalità visiva c’era lui, uno splendido negozio di abiti da sposa.

Non abiti da sposa qualunque, di quelli che farebbero sembrare una meringa cicciona e bulimica pure Kate Moss.

No, abiti da sposa belli, bellissimi, senza età. Spettacolari costruzioni di stoffe pregiate e lustrini, bustini avvolgenti e  gonne fruscianti.  

Quelli che li vedi in vetrina, mentre stai in coda nel traffico e sogni il principe azzurro.

O magari di vivere nel periodo della Reggenza con Jane Austen, che alla fine va bene uguale.

Che poi il principe azzurro sia quel che sia è un’altra storia, ma lì in mezzo al traffico, magari di lunedì, ti senti portata via verso luoghi ameni e meravigliosi.

Sorridi nel traffico come una beota, ecco.

E magari rischi pure di sorridere ad uno sbagliato.

Io poi all’epoca ero pure single e sfiduciata, immaginate l’anelito di speranza e di sogno che emanavano quelle vetrine per me.

Non c’era giorno che non desiderassi entrare anche solo per simulare l’acquisto di un ipotetico abito per un molto ipotetico matrimonio.

Ehm, anzi, credo anche di averlo fatto (dando un nome falso, ovviamente, state sereni).

 

Oggi, passando per quella strada dopo alcuni mesi e sopportando lo stesso medesimo traffico mi sono accorta subito che qualcosa era cambiato.

Il negozio di abiti da sposa non c’era più.

Svanito, evaporato.

Al suo posto, impenitente e dotato di una gigantesca insegna, un discount di abbigliamento che promette di vendere tutto, ma proprio tutto, a 5,10 o 15 euro.

Le stesse meravigliose vetrine riempite di paccottiglia qualunque. Il sogno svenduto sull’altare del Made in China.

 

Ma vi pare possibile? E soprattutto, vi pare giusto?

Una povera ragazza che vaga da sola nel traffico, non si merita almeno di sognare un po’?

Che mondo materialista e schifoso è mai questo?

 

Ditemi voi se questi non sono segnali dell’avvento dei Maya...

  

 

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Tuesday 21 february 2012 2 21 /02 /Feb /2012 10:37

Ci sono giorni in cui guardi la tv per noia, per abitudine e per mancanza di idee. O solo per stanchezza. E il sonno sta arrivando, inesorabile. Poi, all'improvviso, la tua attenzione è colpita dalla pubblicità.
Sì, quella cosa fastidiosa, che fa rumore e interrompe il flusso dei pensieri e che spesso, ahimè, è più carina ed interessante dei programmi della televisione pubblica.

Questo fino ad oggi.
Che cosa succederebbe, infatti, se le pubblicità potessero essere scelte dalla gente? Oppure create? Certo obbrori obbrobriosi come le pubblicità di De Sica non esisterebbero di certo più. O come quelli della cameriera sexy che passa il silicone, per dire.

Sì, sarebbe bello scegliersi la pubblicità, e siccome non sono una esperta di marketing questa idea non ce l'ho avuta mica io. No, è stata Telecom Italia a pensarci per prima, realizzando uno spot dalla Rete per la Rete.
Come?

Riprendendo il concetto della pubblicità della scorsa estate, "Le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle sì", ha chiesto ai naviganti di immaginare il mondo della bimba appena nata protagonista finale dello spot . Ve la ricordate? Io stanamente sì, perché quella pubblicità mi aveva molto colpito: basta sederi da fuori per vendere piani telefonici, andiamo sulla fantasia, cribbio!
E come me devono averlo pensato in tanti, perché almeno 700 autori hanno partecipato alla competizione, immaginando mondi alternativi e innovativi, sognando ed immaginando. Alla fine 7 autori sono stati scelti per la composizione di uno spot dedicato ad internet.

E' nato così il primo esperimento di "social advertising contest" e con lui il cortometraggio intitolato "Futura Francesca" in cui si immagina un futuro non troppo lontano, fatto di ologrammi, specchi che aiutano nei cambi d'abito (Lo voglio!!!! Se snellisce pure ne voglio due!), finestrini che diventano macchine fotografiche e una connessione alla rete praticamente continuata.
Io  trovo "Futura Francesca" molto carino e diverso dal solito, mi piacerebbe fosse collocato anche nei canali tradizionali visto che per il momento mia madre non potrebbe certo vederlo!
Mi piace l'idea positiva del mondo, specia in questo periodo in cui l'ottimismo non è ai massimi livelli e a ragione. Nel cortometraggio la  piccola Francesca cresce e riesce a concretizzare i suoi sogni, diventa astronauta in un mondo fatto di innovazioni e viaggi fantastici.

Chi non vorrebbe un futuro così per i propri figli?
Sarà davvero così il futuro?
Voi come ve lo immaginate?
Vi piace questo esperimento?
Una cosa è certa, il viaggio è appena cominciato!

 

Io, intanto, aspetto ancora la banda larga a casa...  


Video sponsorizzato    

Di Phoebe - Pubblicato in : normale amministrazione - Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Monday 20 february 2012 1 20 /02 /Feb /2012 06:58

eluana_engralo.jpgSono passati già tre anni da quella mattina di febbraio, eppure non è cambiato nulla.

Sono passati tre anni dal giorno in cui Beppino Englaro prese la decisione più difficile e dolorosa della sua vita e pose fine all’esistenza biologica di sua figlia Eluana.

Ve lo ricordate?

 

All’epoca sembrava non esistesse materia più scottante, dibattito che esacerbasse più gli animi. Poi, in pieno italian style, tutto è stato accantonato e dimenticato in un angolo, tanto non importa. C’è la crisi, c’è la crisi e tutte le altre questioni sociali passano in secondo piano.

E la Chiesa fa la riverenza e ringrazia.

Ma non basta.

 

Il nostro caro ex Governo, nella persona ecomiabile dell’allora ministro Ferruccio Fazio, artefice di altre interessanti e proficue iniziative, tanto per ribadire il concetto creò nel 2010 la Giornata Nazionale degli Stati vegetativi permanenti (SVP).

Non lo trovate macabro?

Io, sì.

 

E proprio il giorno della morte definitiva di Eluana, il 9 febbraio, chiaramente. Ma non per tentare di vanificare un atto coraggioso e sofferto di suo padre, il più grande atto d’amore che un genitore possa compiere verso sua figlia, no no.

Semplicemente perché “Con questa giornata il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita”.

 

Ecco, io in questa frase ci trovo tutta l’arroganza e l’ignoranza di personaggi equivoci che non sanno di che cosa si sta parlando. Altrimenti, se solo potessero immaginare cosa si prova ed il dolore di questa prova terribile, non ragionerebbero così in nome di cattolicissime pseudo-convinzioni.

Sono parole di gente che crede che vedere vegetare (e non vivere, vegetare) una persona cara sia vederla dormire, come il questa foto. La vedete? La vedete questa immagine che fa da corollario ad articoli e campagne pro-vita? Guardatela bene.

I capelli? Curati.

Le sopracciglia? Fatte e alla moda.

Truccata!

E con una bella espressione serena, sognante.

Certo. Sarebbe quasi consolante, vero? Ma la verità invece è questa.

Guardatela bene.

Vi pare ci sia qualcosa da festeggiare?

E infatti le associazioni dei parenti dei pazienti in SVP hanno disertato la manifestazione, anche per protestare contro l’abbandono in cui versano da parte del Sistema Sanitario Nazionale, che vede nella domiciliazione lo sbologna mento di un problema a lungo termine e senza soluzione che non nessuno vuole sobbarcarsi.

Ma festeggiarlo, sì, via.

 

Non sarebbe stata più opportuna una Giornata nazionale per la libertà di scelta?

Una giornata laica, aperta a tutti, di confronto e dibattito?

Una giornata che aiutasse ad affrontare questo grande dolore?

No, non si può.

Giammai.

 

Cari miei simpatici cattolici bravi a parole, sono fiera di non essere come voi. Fiera di provare ancora compassione, empatia verso chi sta soffrendo e col coraggio di aver lasciato scritto quel che vorrei per me se mai mi succedesse una cosa del genere. Per quel che vale legalmente, ovvio, visto che il testamento biologico è un’altra ENORME e vergognosa carenza italiana. Voluta, sia chiaro. Siamo il paese del Vaticano, dei cattolici che non vanno mai in Chiesa, ma son cattolici per cultura.

 

Cari cattolici, cosa penserebbe di voi Gesù?

Di voi che vedete nell’accanimento terapeutico la vita?

Di voi che vi permettete il lusso di ingerirvi nel dolore degli altri?

Di voi che volete regole morali, quando la vostra morale è la più discutibile?

 

Io andrò all’inferno, è certo, non smettete mai di ricordarmelo.

 

Ma prenderemo diversi caffè bollenti insieme, di certo…

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 14 commenti
Sunday 19 february 2012 7 19 /02 /Feb /2012 13:14

1268495514_80409495_1-Videocorso-La-Terapia-Verbale-Gabriel.jpgIn un mondo in cui il mago Otelma va all’Isola dei famosi e Vanna Marchi è un’icona, ai ciarlatani  e ai venditori di fumo siamo tutti abbastanza abituati.

Tuttavia, leggendo il giornale, mi è balzata all’occhio la singolare storia della dott. Gabriella Mereu, laureata in medicina e chirurgia, odontoiatra ed omeopata, che gira l’Italia illustrando la sua rivoluzionaria terapia verbale ed altri metodi per arrivare all’autoguarigione.

Quello della Mereu è un bizzarro attacco contro la medicina tradizionale che non funziona, è comandata dalle multinazionali,  sfregia con la chirurgia ed intossica con i farmaci.

Stai male? Vuoi guarire? Sei disperato?

Non girovagare più tra incompetenti dottori, ma fai da solo!

 

La dottoressa Mereu è assurta all’onore delle cronache per aver indicato all’interno di un evento in provincia di Vicenza, la cura definitiva per la cistite femminile: inserire una medaglietta della Madonna nella vagina e poi andare a messa.

Olè, tutto passa!

E voi maschietti che ridete, mica sarete impotenti o (peggio!!!!) invertiti?????? No, perché la soluzione c’è: basta che vi fate strizzare forte i testicoli

Per guarire da qualsiasi patologia i farmaci non servono. Basta parlare, sentire, sorridere, esternare!!!!

Ogni risposta ai malanni è già dentro di noi, secondo la dottoressa, basta riuscire a tirarla fuori.

GENIALE!!!

A che servono terapie, medicine, analisi e sofferenze inutili?

Possiamo fare da soli, basta essere sereni!

E pregare!

E andare a messa!

 

 La malattia è un’espressione che non fa altro che rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale che ha portato alla malattia stessa” afferma la pazz…ehm, dottoressa sul suo sito. Un sito meraviglioso, dove consiglia tante cure e atti psicomagici che sono così straordinariamente favolosi da eguagliare il mio grande maestro e guru di riferimento.

Vi invito a provare il rituale del trono, se vi necessita.

Rimarrete attoniti, ne sono certa.

 

Questa donna, mi sembra inutile dirlo, è pericolosa.

Non si tratta di una Rosemary Altea qualunque che vede i morti e le ombre dei fantasmi, e che magari vi illude di potervi mettere in comunicazione col mondo dei morti.

Questa donna istiga la gente credulona (o disperata) ad abbandonare le cure che gli sono necessarie o anche indispensabili per inseguire rituali barbari, inutili e anche un filino ridicoli. Medioevali come minimo.

Il fatto che sia un dottore con tanto di laurea e specializzazione rende il tutto mortalmente grave. Ed è grave anche che la dottoressa Mereu stia per cominciare un ricco tour per l’Italia, un giro di conferenze che sarà sicuramente affollato di curiosi e fanatici adepti, in cui vi ricorderà che vi ammalate per colpa vostra e se non riuscite a guarire da soli è perché non siete abbastanza forti. e, se siete donne, vi dirà che è colpa degli uomini. E viceversa.

 

Possibile che nel 2012 esistano ancora questi esempi di ciarlataneria aggravata?

Che la gente sia così facile da imbambolare?

 

Non ho parole…

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 2 commenti

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