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6 marzo 2015 5 06 /03 /marzo /2015 08:00

Non so come mai, ma sempre più spesso le mia avventure e le mie riflessioni si manifestano all'interno di un supermercato. Sarà perché a causa di influenze e malanni assortiti della gnocca la mia vita si va riducendo sempre più nel triangolo casa/spesa/lavoro (vita sociale, dove sei??), sarà perché stare in fila alla cassa senza far nulla stimola i miei neuroni a trovarsi un hobby. O magari è solo il caso, per dire.

E proprio ieri sera mi sono ricordata all'ultimo momento che mi mancava il tonno per fare l'insalata per il pranzo da portar via in ufficio e così mi sono fermata al volo in un supermercato in cui non vado mai. Non c'ho nemmeno la tessera, per dire, e io ce l'ho di qualunque cosa. Giuro.
Non ci vado mai ma senza un motivo specifico, questione di abitudini o solo di opportunità, insomma. Fattostà che mi sono fermata, ho preso al volo la scatoletta mancante e sono andata alle casse. Una sola cassa aperta (sgrunt) e la fila (doppio sgrunt) anche se il supermercato sembrava semideserto. Forse, ho iniziato a pensare, la mia mancata frequentazione ha un perché di fondo.

Mentre mi guardo intorno metitabonda, il mio sguardo incrocia la cassiera.
La guardo ancora, con sempre più attenzione.
Non ci posso credere, è proprio lei. O almeno, sembra lei. Stesso taglio di capelli di trent'anni fa, stessa corporatura a bastone che ne faceva la bambina più sgallettata del quartiere, stessi occhi.  La fila scorre e mi avvicino quel tanto che basta per leggere il nome sul cartellino: è lei., è L., la mia amichetta d'infanzia, la mia prima migliore amica.

Da bambina, prima che mia nonna cambiasse casa, lei e i suoi fratelli maggiori erano i compagni di scorribande nei campi, spalle d'eccezione nell'organizzazione di teatrini e spettacoli itineranti, complici nella violenza involontaria sugli animali tipica dell'infanzia.
Io e L. eravamo le uniche due femmine e passavamo moltissimo tempo insieme. Praticamente coetanee, non c'era giorno in cui non si combinasse qualche piccolo guaio, specie d'estate.

Poi mia nonna si trasferì. Non lontanissimo, ma quel tanto che bastava negli anni Ottanta per rendere impraticabile una frequentazione tra due bambine di otto anni. All'inizio fu dolore, disperazione, mancanza folle. Poi la vita va avanti, specie a quell'età,e  sono venute altre amicizie e altre avventure.

E ora eccola qui, L., davanti a me. Mi dico che mi riconoscerà, sfodero il mio sorriso migliore, le porgo la scatoletta di tonno. Lei mi guarda, mi sorride e mi fa: "La tessera ce l'ha?
No, la tessera non ce l'ho.
Ecco i soldi e allora ciao.

Non mi ha riconosciuto e io non ho saputo dire nulla.

Il tempo passa, i ricordi sbiadiscono e vengono soppiantati da nuove abitudine. La vita corre e ci trascina, trasformando una migliore amica in un nome su un cartellino.


Mannaggia.
 

 


 

 

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2 marzo 2015 1 02 /03 /marzo /2015 14:00

Non è stato tanto freddo quest'inverno, è vero.
Non ci ha fatto tremare, non ci ha esasperato con neve e brina, non è stato cattivo.
Ma è stato lungo.
Immensamente lungo.
E piovoso. 
Maremma pluviometro.
Forse perché Emma da ottobre s'è presa all'asilo tutti i germi che sono stati classificati dal 1900 ad oggi? Forse.
Ma sono stanca, infreddolita, gonfia e pure con la ritenzione idrica.
Sono stufa della sinusite, del raffreddore e delle orecchie tappate. 
BASTA.
Voglio il sole, quello tiepido che fa nascere le gemme, spuntare le primule e sgranchire le ossa.
Il sole di primavera, quello che ti fa venire voglia di mangiare l'insalata a pranzo, di correre in palestra e di dormire dopo pranzo.
Sono stufa di uscire con cappello, sciarpa e guanti. Ho voglia di un giacchettino leggero, di prendere Emma per mano ed andare a provare la sua nuova andatura in riva al Lago senza paura di un vento gelido a folate. Portarla sull'altalena e vedere la sua faccia impaurita trasformarsi in un sorriso sdentato.
Voglio sedermi su una panchina e guardare il sole che luccica sulla superfice del Lago.
Voglio vedere la luce in fondo al tunnel dell'inverno.

Voglio la primavera.



 

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25 febbraio 2015 3 25 /02 /febbraio /2015 18:00

L'ho già detto che essere madri non è automatico.
Nasce tua figlia e tu non sai nulla, in special modo se è il primo o se non hai avuto contatti diretti e duraturi con un poppante. Non sai nulla, ma non dal punto di vista pratico: quello si impara.
Si impara a cambiare un pannolino, ad allattare, a prenderlo in braccio. Si impara persino a fargli fare il ruttino.

Quello a cui non si è pronti è il lato psicologico di tutta la faccenda. Piange? L'ho cambiata, ha mangiato... Eorachecazzofaccio? E poi: come sarà il mondo per mia figlia? Farò bene? Farò male? Moriremo tutti? In che guaio mi sono ficcata?
E lui sta lì che ti guarda serafico, più simile a BabyBua Cacca&pipì che ad un bambino. Mangia, dorme, caca: stop. La paura la puoi dominare, la vita tutto sommato ti sembra facile.
Almeno per me è stato così, Emma da lattante era una bellissima bambola di porcellana con un sorriso sdentato che sembrava dire: "Ah mà, tranquilla! Peace&Love!"

Poi un giorno ti rendi conto che tua figlia non è più una bambola, ma che tutte le migliaia di milioni di sinapsi che nei mesi sono andate crescendo e formandosi nella sua testolina hanno fatto BOOM! e l'hanno resa un animaletto senziente (o quasi). 
Funziona così, vero? In genere davanti ad un documentario scientifico impostomi con la violenza dall'Amoremio dormo ed assimilo per osmosi. Forse.

C'è un giorno in cui scopri che tua figlia ti capisce. Non parla, ma ti capisce. 
Ti guarda con i suoi occhioni nocciola e te ne rendi conto: ti capisce. 
Non è più una bambola, ma un essere vivente dotato della sua (piccola) autonomia che trotterella libero per casa con l'andatura precaria e buffa che l'indossare un pannolone comporta.
Un giorno le chiedi: "Mi
 porti il mattoncino arancione?" e lei te lo porta. il giorno dopo la vedi infilare anelli nel supporto della piramide ed è meraviglia. da un lato ti senti la mamma di Einstein, dall'altra è panico: cresce. Non solo, cresce e capisce, comprende. Presto parlerà ed esprimerà le sue opinioni, e se ha ripreso alla mamma ciò non porterà a nulla di buono.

Non dovrei essere sorpresa di ogni piccolo passo, di ogni manifestazione di intelligenza anche minima. Cresce, è naturale, ma mi sembra tutto estremamente meraviglioso ed eccezionale, la limite del miracolo.
Eccola lì, una personcina in miniatura di tredici mesi che inizia ad esprimere gusti ed inclinazioni: odia il prosciutto cotto e ama i libricini da sfogliare, specie quelli da aaccarezzare. Ama i pupazzetti di gomma e schifa i giochi troppo rumorosi. Non vuole essere troppo toccata, la signorina, e le smancerie non sono il suo forte.

Fa impressione pensare che l'ho fatta io.
Sì, un po' anche suo padre, ma insomma diciamocelo: il lavoro grosso l'ho fatto io.
Cacchio.

Mica sapevo di essere così brava! 

 

 

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23 febbraio 2015 1 23 /02 /febbraio /2015 14:00

Tempo fa girava su FB un gioco particolare: ogni giorno, per un certo numero di giorni, si doveva indicare nel proprio status tre cose belle che, nonostante le rotture di balle quotidiane, erano accadute nella giornata.
Ora, già il fatto di dovere mi esclude categoricamente dalla questione. Io a scuola ero quella che se la maestra dava un libro da leggere obbligatoriamente per le vacanze manco lo compravo.
Magari ne leggevo altri sei, ma quello lì manco morta. Anarchy in the Trasimeno Land. Poi l'alto tasso di zucchero che anche no. Ma soprattutto non c'ho avuto voglia, non lo trovo divertente e, di base, io faccio quel che mi pare. 
Ecco.Troppo buonista. 
Vorrei invece elencare le cose che odio, tre cose che mi fanno valutare male l'essere umano medio e rivalutare i gatti. Non tre cose astratte e qualunquiste, tre a caso accadute oggi, per dire.
Un giorno a caso.

Uno.
Tu, omino pensionato col cappello che mi vedi andare verso il banco della Coop deserto, perché tiri la volata col carrello facendomi la piega ai capelli dalla velocità pur di arrivare prima di me alla colonnina coi numeri? Cos'hai di tanto urgente da fare a casa e soprattutto perché mi guardi in cagnesco come se un torto te l'avessi fatto io?
Spero davvero che la bresaola ti vada di traverso mentre guardi la Clerici alla Prova del cuoco. Guarda che non ho preso il acrrello, ma posso sempre tirarti in testa il cestino con dentro i limoni ed i pomodori, chiaro?

Due.
Gentilissima operatrice della TRE, io con la sua compagnia ci sto bene, davvero. Mi trovo bene, il costo è adeguato, mai un problema. Certo, cercate sempre un po' di fregarmi mettendomi in fattura qualche optional del cavolo, ma siccome io sono una ttenta è difficile che uno dei vostri giochetti la passi liscia. Mi trovo bene, dicevo, ma se non la smette di fracassarmi il fracassabile offrendomi telefoni che non mi servono, contratti che non ho richiesto ed invitandomi a compilare via telefono estenuanti e lunghissimi questionari di qualità, giuro che disdico tutto e torno al telegrafo.

Tre.
Si è rotta la macchinetta del caffè in ufficio. Rotta nel senso di rotta. Rotta proprio. Niente caffè. NIENTE CAFFE'. Non nelle prossime otto ore, almeno.
Maledetta macchinetta distributrice di caffé, affidabile come una promessa elettorale e cara come se dentro ci fossero due brasiliani che tostano e  macinano i chicchi a mano.
Rotta. Vi rendete conto? Ma se riesco ad aprirla col cacciavite e a sniffare la polvere va bene uguale secondo voi? Fa effetto? No perché affrontare le follie quotidiane della gente senza caffè è impossibile, incostituzionale e certamente incivile.
Specialmente col mio pessimo carattere, maremma caffeina. 

 

Ah, buon lunedì.

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19 febbraio 2015 4 19 /02 /febbraio /2015 14:00

La fame nel mondo è una realtà oggettiva e non lo nega nessuno.
Però è anche una realtà che ci sembra lontana, legata alle immagini impietose che ci rimanda la televisione di bambini malnutriti e divorati dalle mosche. Immagini crude, forti, ma spesso assimilabili nella nostra mente ai film di fantascienza o catastrofici che passano nelle giornate d’inverno. Sarà vero? Sì, ma è lontano. Irraggiungibile. Astratto.
Non ci riguarda.
Non ha nome.

Per questo il WFP (World Food Programme) ha lanciato la campagna 805 milioni di nomi con testimonial il calciatore del PSG Zlatan Ibrahimovic. L'attaccante ha giocato la partita contro il Caen con, tatuati sul corpo, i nomi di decine di persone che soffrono la fame proprio per sostenere l'iniziativa del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

Nel mondo, circa 805 milioni di persone, soprattutto bambini, non hanno cibo a sufficienza, non hanno nemmeno la prospettiva del domani, non sono nemmeno un nome da ricordare. Il WFP prevede di fornire oltre 17 miliardi di razioni alimentari giornaliere in 150 progetti a beneficio di circa 78 milioni di persone in 76 paesi. 
Sembra una goccia nel mare eppure il WFP gestisce il più ampio network di transporti dell'intera comunità umanitaria. Ogni giorno, 5.000 camion, 50 aerei e 30 navi consegnano cibo in tutto il mondo. 
Si potrebbe fare di più, magari anche solo con una piccola donazione.

Diamo un nome a chi non ha nulla.
Diamogli la dignità.

Regaliamo la possibilità di immaginare un domani.

 

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18 febbraio 2015 3 18 /02 /febbraio /2015 16:28

Ultimamente per lavoro mi capita di analizzare un fiume di curriculum derivanti da annunci messi dall'azienda per cui lavoro in un noto portale di selezione del personale. 
Un lavoro interessante, non trovate? 
Sì, ma anche un lavoro che fa riflettere, perchè in fondo il curriculum vitae di una persona è il suo biglietto da visita preliminare che potrebbe portare ad un colloquio di lavoro (e quindi ad una opportunità) oppure finire direttamente nell'archivio (aka il cestino del riciclo della carta).

Quindi, cosa fare per non venire "archiviati" in malo modo? O meglio, cosa sarebbe meglio non fare
Alcuni piccoli suggerimenti:

Foto di presentazione.
Già la foto nei cv non mi piace, ma è un problema mio; in genere, alcune società la richiedono come obbligatoria quindi è anche giusto metterla.
Però ragazzi, le basi, le basi sono importanti… no foto al mare, no foto col bicchiere del mojito in mano, no foto vestiti stravaganti, no foto della patente a diciotto anni se siete classe 1956, no foto introspettive da film russo coi sottotitoli in rumeno. 
Foto normali, grazie.
Anche le foto in cui sembrate serial killer non vanno bene, eh.

Millantare conoscenze impossibili per rendersi interessanti (tanto chi va a controllare?). 
Dodici lingue o peggio inglese fluente (tu e io sappiamo bene che non è vero, isnt'it??), Master in Fuffologia Astratta all’Università paritaria dello Sri Lanka, Corso di Criminologia Applicata al web dell’Università di Fargo. E' vero che nessuno va a controllare, ma se dovete o volete mentire almeno fatelo con una certa discrezione.

Scrivere cose senza senso per di risultare figo.
"Sono un uomo polivalente e well done che ama lavorare da solo, ma anche in team ed è sempre alla ricerca delle marketing strategy più idonee per battere i competitor". Ecco, questa è una frase che non vuol dire una cippa, tranne per il fatto che la parola competitor mi fa rizzare tutti i peli delle braccia e quindi mi porta ad archiviare il cv come sopra indicato. 

Uccidere l’italiano 
Una parla per tutte: "Mi piace sfidarmi ogni giorno cercando trattative, opportunità di bussiness o il modo di aumentare la mia quota di portafogli". Ancora non ho ben capito cosa volesse dire, a parte che la sua maestra deve essere morta quando lui frequentava la seconda elementare e non è stata mai rimpiazzata.

Sapere più o meno a chi si manda il curriculum
Se ti chiamo per una selezione e cadi dalle nuvole, non è bello. Se non conosci il nome dell'azienda per cui lavorare non è bello. Se poi mi qualifico e tu mi rispondi "Io sono laureato, mica guido il camion" meriti di finirci tirato sotto, dal camion. 

Essere pertinenti
Se metto un annuncio in cui cerco un esperto di informatica, tu maestro di tennis dal 1996 che ti fai avanti a fare? Cioè, puoi anche farti avanti, eh, vedi tu,però poi non ti lamentare se non ti richiamo!  
Se cerco un commerciale, tu che fai la bodyguard che me lo mandi a fare il tuo curriculum in divisa mimetica? Mi minacci col Krav Maga?

Evitate di raccontare troppo dettagliatamente le vostre vicende personali.
Hobby ed interessi servono a contestualizzare una persona, è vero, ma basta un accenno. Se aiuti i randagi, se fai volontariato e sei una bella persona, mi fa piacere. Ma non mi allegare sette pagine di attestati e riconoscimenti, davvero. Io, che non sono una bella persona, te lo archivio il cv. 

Riassumendo: siate semplici, siate chiari, scrivete bene le vostre esperienze e quello che avete fatto negli anni senza essere ridondanti, siate sinceri, educati e sperate nel fattore C che è quello più importante.

Difficile?

 

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16 febbraio 2015 1 16 /02 /febbraio /2015 08:12

Come sapete bene, a me al supermercato capitano di tutti i colori. un po' anche perché mi piace osservare la gente, immaginare, dialogare col prossimo. Anche se a volte non se lo merita affatto.

Ieri sera ero alla Coop, non c'era (stranamente) molta fila alla cassa e mi è capitata pure la mia cassiera preferita. Voi ce  l'avete una cassiera preferita? Io sì, anche se non ne conosco nemmeno il nome. E' una signora di colore, corpulenta quel tanto che basta per immaginarla a cucinare cajun e con un accento francese deliziosamente cantilenante. Non ne ricordo nemmeno il nome, come non credi lei ricordi il mio, ma è simpatica e ci scambio volentieri quattro chiacchiere ogni volta che mi fa il conto.

Davanti a me in fila un uomo sopra la sessantina, alto e grande come una montagna e dotato di una vistosa sciarpa a scacchi. Fa freddo, si sa, però.  Fa il piacione, raccontando ad alta voce alla cassiera paziente (ed a tutto il mondo circostante) le sue avventure di sciupafemmine ai tropici.
"Perché sa, io sono un playboy! Mi sono sempre piaciute le donne! Specie quelle del sud come lei."
La cassiera ride e passa la spesa.
Io mi infastidisco.
"Che poi sa, io sono un latin lover, le donne mi cascano ai piedi. Come mi vedono, eh: BUM! E a quale uomo non piacciono le donne?"
"Eh no, "risponde lei sorridendo "dipende dai gusti, signore. Ci sono uomini a cui piacciono le donne o gli uomini, ma anche alle donne possono piacere le donne. Ognuno fa quel che vuole!"
Lui ride, la cassiera ride, io scrollo la testa sarcastica. 
Tocca a me e le dico che certa gente che parla tanto dei suoi successi con le donne, poi alla fine non è così dotato come vorrebbe far credere al resto del mondo, né nel senso di fascino né di altro.
"Ma tu non sai quante gente è sola al mondo, soffre la solitudine e non vede l'ora di arrivare qui a fare due chiacchiere e dare un senso alla giornata." Mi ha risposto serafica la cassiera, con quel suo bell'accento francese così musicale, passando la mia spesa in scioltezza sul nastro..

Ecco, se mi avessero accoltellata sarei stata meglio., non ci sarei rimasta così male. Io arrivo lì, bella sarcastica, e con nonchalance  un sorriso lei m'ha riportato alla realtà oggettiva. Che spesso non è bella, non è cool e non si riassume in uno stato di facebook. 
Sono una brutta persona.
La solitudine è una tunnel senza fine, un sentimento che prende alla gola ma che è facile da dimenticare quando non se ne soffre più per qualche tempo. Ricordate quando avevo paura di morire sola coi miei resti divorati dal gatto? Ecco.

E se è vero che uno la vita se la costruisce un po' come vuole, non mancano occasioni in cui il fato ti fa uno sgambetto ed è sempre bene ricordarsene. Ricordarsi com'è guardare dentro quel buco e vedere solo buio.

Ed essere allegri, come la cassiera della Coop che non si spanzientisce mai e sorride, mostrando i suoi bei denti bianchi e ridendo con la musicalità del suo accento in fondo alla gola. Provare a vedere cosa vedono gli altri, senza farci incattivire dalla vita.

 

Mica facile, vero?


 

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13 febbraio 2015 5 13 /02 /febbraio /2015 08:36


Mia figlia ha una nuova, eccitante passione: il birdwatching.

Tutto è nato durante le feste natalizie, quando la prima neve ha imbiancato quasi per scusa le colline del Trasimeno ed un pettirosso s'è affacciato alla nostra terrazza in cerca di briciole. Prima timido e discreto, poi sempre più baldanzoso sulle zampette secche, pronto a gonfiare le piume del petto ed a volare via. 
Emma se ne è innamorata e tutte le volte che compare strilla come un'aquila sbattendo le manine contro il vetro. All'inizio il pettirosso scappava davanti a cotatnta sarabanda, ora si limita a inclinare un po' la testa per guardare meglio quest'esemplare di uomo a suo dire, forse, poco evoluto.

Per attirarlo ora butto anche le briciole della colazione davanti alla finestra e puntualmente eccolo lì, cip cip, pronto a fare colazione a sua volta mentre Emma ride e strilla felice.

Visto tutto il movimento generato dalla piccola creatura, anche un altro abitante della casa ha iniziato ad interessarsene: Nevruz.
Mentre Emma si diverte ad osservarlo e vorrebbe magari metterci le mani su per sentire quanto sono morbide e calde le sue piume e coccolarlo, credo che Nevruz abbia ben altri e meno poetici interessi sulla bestiola.

Ad ogni modo se ne stanno lì, anche un pomeriggio intero a volte, finchè il sole non va giù. Aspettano l'arrivo del pettirosso fianco a fianco e quando finalmente lui regala la sua presenza il gatto sgrana gli occhi e aguzza le orecchie mentre Emma dimena le braccia come a simulare un battito d'ali e lo richiama eccitatissima.

Piccolo pettirosso che vieni a rubare le briciole sul terrazzo, lo sai il potere che hai?
La bramosia e l'interesse con il quale tutte le mattine (oltre ai pomeriggi di festa) ti aspettano questi due?
Lo sai il pathos che generi? Basta si muova un afoglia tra gli alberi ed è tutta una agitazione qui.
Ma tu, pettirosso bellissimo e puro, lo sai quante briciole ti lascio io la mattina?
Lo sai, sì?
E allora mi spieghi perché ci metti così tanto tempo a palesarti? Perché ci fai la grazia sempre dopo un sacco di tempo? Qui ci tocca andare a lavorare ed all'asilo, e quella lì non si schioda dalla finestra nemmeno con la trielina finché non t'ha visto.
Vuoi che ti compri il becchime?
Mi stai ricattando?
Te ne approfitti, eh?
Guarda, pettirosso, che io libero il gatto!
Nevruz, attacca! Non dormire, attacca! 

 

Ok, pettirosso... quant'è che vuoi ad apparizione?

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11 febbraio 2015 3 11 /02 /febbraio /2015 08:30

Essere mamma c'entra poco con il fatto fisico in sé, col mettere al mondo una creatura tra le urla ed il sangue.
E non lo dico solo perché ho fatto il cesareo e questo, secondo alcuni, mi renderebbe una madre di serie B. Partorire è un atto bellissimo sempre, comunque accada. Doni la vita ad una altra persona, ti rende in un certo qual senso più vicino ad una divinità. 

Ma essere madre ha poco a che vedere con quel momento lì, che al massimo ne è il preludio

Per quello che mi riguarda diventare madre non è stata una specie di esplosione.
Non ho sentito i fuochi d'artificio nella testa, non sono stata sconvolta dall'amore a prima vista da mia figlia, non mi sono sentita rivoluzionata al solo pensiero.
Tutt'al più mi sono sentita terrorizzata, questo sì, inadeguata ed assolutamente incapace di essere madre.
Ma per fortuna sono sensazioni che passano e la realtà pratica prende il sopravvento sulla teoria astratta.

La realtà è che si diventa madre ogni giorno un po' di più, con la vita quotidiana, l'esperienza e persino con gli errori.
Ormai è passato un anno e posso dire che se per certi aspetti è volato via in un battibaleno, per altri sembra essere durato almeno quanto 10 anni normali.

Mamme si diventa con la vita quotidiana, dicevo. Con la paura che spezza le gambe la prima volta che tua figlia ha la febbre alta, con il panico quando per la prima volta sbatte la testa contro il tavolino, con l'incredulità e l'incapacità di capire, quando piange disperata e non sai cosa fare.
Ma si diventa mamme anche quando per la prima volta lei allunga la mano e arriva a toccarti il neo che hai in faccia con una  consapevolezza di cui scioccamente non la ritenevi capace.
Si diventa mamme quando all'improvviso lei si alza in piedi e ti sorride tutta tronfia ed orgogliosa. La verità è che si diventa mamme tutti i giorni, coltivando quel gigantesco sentimento che si sente nascere dentro. Dominandolo anche a volte, perché si vorrebbe tenere la propria figlia al riparo da tutto e da tutti. Ed invece non è possibile, perché lei cadrà, si sboccerà un ginocchio avrà un bernoccolo e non potremo fare nulla.
Possiamo solo essere lì, come leonesse guardinghe, appostate a vigilare sul futuro dei figli.

E non ci fate incazzare, eh...

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9 febbraio 2015 1 09 /02 /febbraio /2015 09:31

In Italia c'è molto da fare per le Politiche Agricole.
Anzi, diciamola meglio: l'Italia non ha mai avuto una politica agricola degna di questo nome (soprattutto secondo mio padre, ragioniere in pensione riconvertito all'agricoltura), tant'è che la campagna è pressoché abbandonata in molte zone d'Italia e lasciata alla buona volontà dei pensionati, mentre in Stati più evoluti del nostro riesce addirittura a fare reddito.

Dicevo che, appunto, in Italia c'è molto da fare. Ed infatti c'è un Ministero della Politiche Agricole, con a capo c'è l'onorevole Maurizio Martina, un giovane classe 1978 (sbarbatello, per gli standard italiani, eh) che per una volta avrebbe tutti i requisiti per gestire tale ministero. In un paese in cui gente che non sapeva la differenza tra conto economico e stato patrimoniale gestiva il Ministero dell'Economia, lui almeno è laureato in Agraria. Non che sia sufficiente, per carità, ma almeno capisce di cosa sta parlando. Più o meno.

Il Ministro, il cui mandato riguarda anche le politiche alimentari e forestali, lancia per il 2016 una nuova campagna nelle scuole: dopo Frutta nelle scuole, che dal 2010 porta frutta fresca nelle primarie pubbliche di tutta Italia divulgandone il consumo e le proprietà, il Ministero pare che darà il via a Latte nelle scuole.

Latte.
Latte di mucca.

Sembra infatti che il consumo di latte e latticini sia in calo verticale e questo non è bene, quindi i bimbi vanno incentivati a berne di più. Ora, io sono intollerante alle proteine del latte e pure mia figlia, ma non è questo il punto. 

Il latte è un alimento che non è ben tollerato, a vari livelli, almeno da un terzo della popolazione italiana e non per caso: chi non lo digerisce infatti, non è difettoso, ma semplicemente non ha in sé la mutazione genetica che, in tempi abbastanza recenti per l'evoluzione umana ne ha permesso l'introduzione come alimento nella dieta dell'uomo. 
Io, per esempio, per niente.
E nella mia famiglia è mal tollerato anche da mia sorella  eda mio padre. E ora da Emma. Non vi sto a raccontare le avventure per trovare prodotti da bambini senza latte, è troppo tedioso e non voglio parlare di questo.

Quel che mi sconvolge della campagna "Latte nelle scuole" è la sua illogicità. Come faranno coi bambini che non ne possono bere nè consumarne  derivati? Li mettono nell'angolino? Gli danno una mela? E soprattutto, è davvero giusto bere più latte? Analizziamo la questione:

1) Ma il latte fa bene!!!! Che il latte faccia bene alla salute è una falsa credenza, lo dicono persino i pediatri. Il mio, ad esempio, non mi ha dato nulla con cui integrarne la mancanza nella dieta di Emma, quindi non sembra così indispensabile. Il latte che fa bene è quello materno, che il bambino prende fino allo svezzamento (o fino al nono imperativo da parte sua) e non quello di specie animali diverse. 

2) Il latte è sano! Che il latte prodotto da uno stabilimento industriale sia sano come quello prodotto dalla Lola (sic!) potremmo discutere a lungo. Certo sarà "pulito", ma l'allevamento industriale non può prescindere da mangimi equivoci e dalla somministrazione di medicinali.

3) Il latte fa bene alle ossa e alla salute! Il latte contiene calcio utile alle ossa, è vero, e per questo viene consigliato per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio. Se poi parliamo di grassi, a parte quello scremato, il latte ed i suoi derivati ne contengono davvero tanti e non mi sembra il caso di fare una campagna divulgativa poer il loro consumo, specie nell'ottica della lotta all'obesità infantile.

4) Ma le mucche, così carine!!!! Le mucche così carine vengono tenute negli allevamenti industriali in condizioni così orribili da rendere il vostro peggior incubo una fiaba da bambini. Senza considerare i danni ambientali che producono in mille modi diversi. Tutte le persone sane di mente dovrebbero di corsa diventare vegetariane, senza dubbio. No, non lo sono, ma per mancanza di volontà mia. Supplisco a questa mancanza cercando di limitare l'uso della carne e comprando solo ciccia di allevamenti che conosco. Sì, esistono. Tipo quelli del nonno di Heidi. Piccoli, nascosti, ma ci sono.

Detto ciò, non sono una talebana, una che crede alle scie chimiche, nè tantomeno una vegana infoiata che cerca di imporre le proprie idee.
Mi piace però ragionare con la mia testa e questa iniziativa, caro ministro Martina, sembra fatta  esattamente con la parte opposta del corpo umano.
Tanto è bella e giusta la campagna Frutta nelle scuole, tanto mi sembra mirata solo a risollevare le sorti di un settore produttivo in crisi questa. E non ci sarebbe nulla di male, caro MInistro, se ciò non fosse fatto sulla pelle dei nostri figli.

 

Attendo opinioni, di qualunque genere.

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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