21 ottobre 2014 2 21 /10 /ottobre /2014 14:00

Non ho molto tempo per guardare la televisione, questo lo dicono tutti parlando della propria vita e facendosene quasi un vezzo.
Vero, verissimo. Ma vero anche che MySky m'ha risolto la vita, dando a me e all'Amoremio la possibilità di seguire i nostri telefilm preferiti con continuità e comodità: The Americans, House of Cards, Perception, True Detective, Homeland e via così.
Ma se c'è un telefilm che possa essere considerato come rappresentativo dei nostri anni, questo è certamente “The Walking Dead”  (TWD per i fan), uno show che ha cambiato il modo di fare televisione oltreoceano.
Noi no, per carità: noi siamo fermi a “Che Dio c’aiuti 251”.  Fosse mai che nelle fiction nostrane possano avere temi diversi da preti, suore e poliziotti.

Lo script è abbastanza facile da spiegare: in un mondo attuale (e non futuro) decimato da una malattia che rende zombie gli esseri umani, un gruppo di sopravvissuti lotta tutti i giorni per vivere.
In realtà, questa è solo l’apparenza, TWD è questo, certo, ma anche molto di più.
Ed è per questo che mi terrorizza.

I profani potrebbero definirlo un telefilm horror,  ma in realtà gli zombie mangia-cervello sono solo un espediente narrativo pulp. Quello che stagione dopo stagione il telefilm si prefigge di esplorare è l’animo umano in tutte le sue sfumature, che siano valorose o meschine. soprattutto le seconde, a dire il vero.
Nonostente il disfacimento del modo circostante, dell'ordine precostituito, di una vita così come la conoscevano fino all'inizio di tutto, gli ultimi sopravvissuti non riescono ad essere davvero coesi e buoni come la migliore tradizione del cinema americano vorrebbe. Anzi, il pericolo sono proprio i vivi, non gli walkers; vivi che dismettono la propria condizione di umani per diventare sopravvissuti e per questo pronti a tutto pur di proteggere se stessi ed i propri cari.
O quel che ne resta.

Non posso dire di amare questo telefilm, ma non posso nemmeno smettere di guardarlo.
Ho posto come veto all'Amoremio solo una cosa: vediamo di giorno. Di sera, no, non ce la posso fare specialmente ora che tra i protagonisti c'è Judith, la figlia di meno di due anni del protagonista. 
Fare il transfert con Emma è immediato.

Ansia, moltissima ansia.
Ancor di più con l'Ebola presente in tutti i telegiornali, a dire il vero.

E' un telefilm feroce, angosciante, ma vivido e vero, più di quanto in astratto un telefilm con gli zombie possa esserlo. Nessuno è buono, nessuno è puro, ma alcuni scelgono di fare la cosa giusta anche se è più difficile, anche se è doloroso e costa caro. Il virus non è solo quello che trasforma i morti in zombie, ma è anche quello della disperazione che uccide la lce della speranza. 
La speranza di una cura, di un mondo migliore, di tornare a vivere ed a essere se stessi.

Una perfetta metafora, non trovate?

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15 ottobre 2014 3 15 /10 /ottobre /2014 13:23

In questo autunno che sembra estate io l'Amoremio e sua figlia decidiamo di andare a pranzo in un noto esercizio commerciale perugino. Il posto propone cibi biologici e a km zero ed è uno dei pochi posti in cui una persona disadattata alimentarmente con me può mangiare quasi tutto quello che c'è sul menù.
Decidiamo di occupare un tavolo all'esterno, la giornata è bella e calda in modo straordinario per il mese di ottobre a Perugia. Che, notoriamente, non ha proprio il clima della Florida.
C'è gente, non tantissima ma c'è, alla ricerca dell’ultimo sole. Poco lontano dalla fila dei tavolini c'è il banchetto di Save the Children dove due volontari che avranno si e no vent'anni cercano di convincere i passanti a sottoscrivere un piccolo aiuto
Sono due ragazzini e uno in particolar modo sembra l’archetipo del nerd, con doppio apparecchio ortodontico d’ordinanza. Indossano il loro giubbino rosso e molestano i passanti con le loro richieste loro non possono saperlo ma io sono già sovvenzionatrice di Save the Children, ho scelto di prendere le bomboniere per il battesimo di Emma da loro e quando posso, specie per le ricorrenze, faccio una piccola donazione mi sembra una bella associazione che mira al concreto e non ha tante parole

Magari poi verrà fuori che sono i peggiori di tutte le ONLUS esistenti ma per il momento mi fido abbastanza di loro da inviargli piccole cifre che però sommate ad altre possono fare la differenza per chi non ha nulla.

Insomma me ne stavo lì ad aspettare il pranzo e mi sono messa ad ascoltare i commenti della gente. La maggioranza dei passanti non li guardava nemmeno in faccia, ma una piccola seppur numerosa minoranza non si è limitata a questo ed ha deciso che insultarli fosse la scelta migliore. A parte i ma che vuoi o di non rompere i co*****i, alcuni miei illuminati concittadini si sono lasciati andare a perle come io non faccio donazioni per i neri oppure andate ad aiutare gli italiani o anche un più generosamente creativo attaccate l’ebola a tutti.

Epica la signora, proprietaria di una borsa dal costo stimato intorno ai mille euro, che con aria sprezzante li ha apostrofati ad alta voce con un non ho soldi da buttar via, c’è la crisi!

Non che abbia mai creduto nel buon cuore dei miei cittadini, ma un NO, GRAZIE, magari con un sorriso sincero,sarebbe stato più che sufficiente anche in ragione del fatto che quei due poveri ragazzi stavano facendo un’opera di volontariato. Avrebbero potuto starsene allungati sul divano a vedere un film o a giocare a Candy Crush, ma invece no.

E io, che stavo lì a mangiare ed osservavo da lontano predicando contro questa società che non ha più rispetto né educazione, mi son trovata a fianco la mia figliastra che mi fa: “Ma perché non gli offriamo il caffè? Sono bravi ragazzi!

La saggezza in una bimba di nemmeno dieci anni, a dispetto del mondo circostante. Forse una speranza c’è. E così lei, timidamente, ha portato due caffè ai ragazzini volontari, ed ho pensato che sommando le loro tre età forse non arrivavamo nemmeno a quella della signora con la borsa griffata.

 

Una speranza c’è, io ci voglio credere.
 

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9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 14:03

- Uffa, mi annoio. Fuori non c’è nessuno con cui giocare ed in televisione non fanno niente.
- Non te lo vorrei dire, ma…
- No, non lo dire. Non mi va di leggere. NO.
- Era per dire, mica volevo offendere.
- Leggere è noioso!! E' da sfigati!
- Dipende da quel che leggi, in verità. Ci sono cose molto divertenti da leggere, non è che tu debba buttarti nella Divina Commedia e...
- In che?
- Ecco, appunto.
- Leggere non mi piace. Giochiamo a carte?
- Ma come fai a dirlo, cara? Ci sono tanti generi, diversi tra di loro! E’ come per il cinema, mica tutti i film sono uguali. A te piace un certo genere, mica tutti. E così pure per i libri, devi solo trovare quel che più ti interessa e piace. La commedia, il giallo, il fant…
- No.
- No?
- NO. NON VOGLIO LEGGERE.
- Ok, mi arrendo. (Forse)

 

Questa conversazione è avvenuta con la mia figliastra, di anni dieci. La stessa piccola creatura con cui leggevo Roald Dahl e ridevo delle avvenute di Charlie e di suo nonno o con cui sghignazzavo sui cetrionzoli del GGG.
Mi devo essere distratta un attimo, che è successo? Ah, già. ha cominciato le elementari e la scuola italiana ha iniziato a far danni, mettendo in testa ai bambini come leggere sia un dovere e non un piacere, un obbligo scolastico più che una passione propria. Esagero? Per le vacanze estive le sono stati assegnati da leggere ben cinque libri, da rielaborare poi con disegni e schede. Cinque, quando la media di libri letti da un italiano in un anno, escludendo i libri di Bruno Vespa e di Barbara D’Urso, è inferiore all’uno pro capite. E naturalmente infarcendo il tutto di schede, riassunti e disegni vari, perché la lettura non sia mai fine a sé stessa e quindi indimostrabile dal punto di vista didattico.

Che noia. E dire che molto la scuola potrebbe fare per far trasformare gli studenti in lettori. Potrebbe far scoprire nuovi mondi, territori inesplorati, meravigliose avventure e scenari mozzafiato. Potrebbe insegnare ai bambini a viaggiare con la fantasia, potrebbe portarli a conoscere personaggi tutti nuovi e non già predigeriti dalla televisione. A vivere da lettori la vita, non da spettatori.

Ma invece no, sembra che la scuola italiana sia destinata al contrario, ma ne avevo già discusso in precedenza.

Il problema ora è: che faccio?

Torno alla carica? Regalo libri per Natale? Insisto? In genere sono sempre molto agguerrita sull’argomento, tanto che di nascosto da lei ho caricato sul suo tablet un lettore epub e diversi libri per ragazzi, tutti molto divertenti. E allucinantemente intonsi. Sono scesa pure al livello di Geronimo Stilton, topo maledetto: sacrificio inutile. Tutti i miei tentativi sono stati snobbati e miseramente sono caduti nel vuoto, come se avessi proposto la più sfigata delle alternative allo sgranchirsi di pollici.
Ho anche adottato la tecnica della noncuranza, e cioè leggere in sua presenza senza dare importanza alla cosa, sperando (vanamente) che le venisse voglia.
Mi sembra di aver tentato quasi tutte le strade percorribili, se si esclude la coercizione fisica, ovviamente.

 

Insistere oltre mi sembra inutile e forse perfino sbagliato e controproducente, ma l’alternativa qual è? Arrendersi? Alzare bandiera bianca davanti all’inarrivabile massificazione della prepubertà? Cercare di rendere più glamour la lettura comprando il libro di Violetta? 
Oppure?


Attendo numi da gente più esperta…

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8 ottobre 2014 3 08 /10 /ottobre /2014 16:00

Apro la televisione e Brooke si sposa. Con chi non l'ho ben capito, ma di certo ho ha un truccatore magico sul set o ha fatto un patto col diavolo. O col chirurgo plastico. 
Ma più di tutto, nel mio immaginario ho sempre invidiato Brooke ed i personaggi di Beautiful in generale non per la plastificazione progressiva ma per un innegabile tratto fashion: i camini in tutte le stanze.
Oh, in tutte le stanze, pure al bagno. E considerando la collocazione geografica, e cioè la California del Sud,  è davvero una cosa bizzarra, oltre che straordinariamente fashion. Non trovate anche voi?
All'inizio mi chiedevo: ma non sentiranno caldo? E soprattutto, ma quanto spendono di spazzacamino i Forrester in un anno? 
Invece
poi ho scoperto che si tratta per la maggior parte di camini "finti", i cosiddetti biocamini, che oltreoceano sono molto diffusi mentre da noi sono ancora una novità, ma non troppo. 
I più belli in assoluto sono quelli di MaisonFire, eleganti e originali, veramente degni di Brooke. Senza considerare che tra i biocamini MaisonFire, che potete vedere sull'aggiornata pagina di FB,  ci sono anche i camini elettrici ad acqua che tramite una tecnologia brevettata da una azienda irlandese permette una fiamma di un realismo incredibile. Non solo l'effetto è tridimensionale ed è creato mediante ultrasuoni per far nascere una finissima nebulizzazione dell'acqua che viene illuminata per creare "fiamme e fumo". Questo, combinato con la legna finta e con un letto di cenere luminoso e scintillante, produce un effetto che supera tutte le aspettative di realismo in un camino elettrico. Inoltre hanno anche una utile funzione di riscaldamento, e se si considera che con un litro d'acqua funziona 12 ore c'è anche da risparmiare.
Non li trovate belli ed eleganti?  

Ecco, sono almeno un paio d'anni che io e l'Amoremio pensiamo di regalarne uno ai suoi genitori, visto che nel loro salotto starebbe benissimo (specie uno come questo, il Wallfire sassi bianchi), e forse quest'anno sarà la volta buona. Sì, già penso ai regali di Natale, anche se ancora sto in maniche corte. E' il tempo che è impazzito, mica io.
E voi?
Che ne pensate?
Ne vorreste uno in casa?

Così, solo per ricreare un po' di fashion style!

 


 

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Published by Phoebe
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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:08

A Perugia la notizia del giorno non è la modifica dell’art. 18, né tantomeno l’escalation dell’ISIS, ma l’apertura di un nuovo centro commerciale definito dagli entusiasti come magnifico e dai detrattori come inutile. Sì, qui nella provincia dimenticata l’apertura di un centro commerciale non è solo una notizia di tipo commerciale ma genera grandi discussioni socio-politico-filosofiche. Porterà nuovi posti di lavoro? O ne toglierà ai piccoli commercianti? Genererà troppo traffico? Sarà ecosostenibile? Rispetterà i reperti del Pleistocene ritrovati durante gli scavi? Ma soprattutto, ci saranno i Pavesini ad un euro la scatola?

Divergenze d’opinione a parte, a me, avvezza ai mille milioni di centri commerciali presenti in terra abruzzese, la questione non fa né caldo né freddo. Tuttavia, essendo la nuova cittadella commerciale a pochi passi dal lavoro, mi sono detta: perché no? Ho caricato in macchina mamma, sorella e figlia e siamo partite. Quattro donne all’avventura in un centro commerciale: paura vera, soprattutto per lòa carta di credito.

Faccio un passo indietro: il nuovo centro commerciale da mesi si fa vanto della sua tendenza familiare, della sua volontà di accogliere anche i più piccini e di agevolare le mamme. Fasciatoi in ogni bagno, parcheggi dedicati, aree gioco. Quasi come in un paese civile, vien voglia di pensare, visto che questa tendenza ad essere child friendly non è facile da trovare in Italia e che io in otto mesi ho cambiato il pannolino ad Emma e l’ho allattata un po’ ovunque.

Dicevo, partiamo tutte insieme.
Arrivate al parcheggio cerco traccia dei famosi posti rosa e li trovo ad ogni lato. Sono comodi, vicino agli ingressi e più larghi degli altri per permettere la manovra di ovetti e  passeggini.
Ma che poi, rosa perché?
Vale solo per le donne incinta e le mamme coi bambini? E i papà? Se un papà viene a far spesa col bambino, lui non ci può parcheggiare? Ah, dimenticavo: siamo in Italia, un paese per cui l’iconografia è tutto e anche di più. Un paese in cui le mamme stanno a casa, fanno biscotti, guardano i bambini e puliscono il bagno col Viakal mentre i padri vanno a lavorare, leggono il giornale e guardano il calcio sbracati sul divano a ruttare birra.
Scusate, mi ero distratta.

Ma il punto non è questo. Mi avvicino ai parcheggi e li trovo tutti pieni. Due macchine hanno appena parcheggiato e da esse scendono:
- Una coppia sulla sessantina
- Due ragazzi fonati ed una ragazza che indossa leggins discutibili (parecchio discutibili)
Nessuna delle due autovetture conteneva bambini, né dentro le pance, né fuori.

Ora, ci sono cose che mi mandano fuori di testa ed una di queste è la maleducazione di chi parcheggia in luoghi deputati a chi ha difficoltà. Vi ricordate la storia del parcheggio disabili?

Nonostante avessi in macchina una bimba (angelica) di mesi otto e nonostante, o forse proprio per questo, il resto del parcheggio fosse mezzo vuoto, la parte di me intollerante ha preso il sopravvento. Ed ho fatto quello che tutti i cittadini per bene dovrebbero fare: mi sono incazzata e c’ho litigato.

“Scusate, questi parcheggi sono per donne incinta o per chi ha bambini piccoli.”
“Embè?” mi risponde uno dei due fonati.
“Embè  tu mi pari tante cose, ma non gravido.”
“Guarda che c’è posto tra dieci metri, non rompere”
“Appunto, parcheggiaci tu”

Qui è partito il turpiloquio del tricotico ragazzino al mio indirizzo, mentre la coppia sulla sessantina si è semplicemente infilata per le scale scappando come ladri di merendine.

Bella gente gli italiani medi.

Complimenti.

Vorrei ricordare la mia esperienza berlinese incinta di sei mesi, in occasione della quale ho potuto notare come il livello di civiltà non sia uguale in tutti i paese europei. In una metro vuota, un ragazzo si è ugualmente alzato per far posto ad una donna con un passeggino. Lui non l’ha guardata, lei non ha detto grazie: è stato un gesto naturale.

Noi parcheggiamo sui marciapiedi, non rispettiamo i disabili e pensiamo ancora che fregare il prossimo per una nostra comodità e persino per cose di poco conto (per noi) sia la regola.

E’ inutile che cerchiamo di pulirci la faccia alla bell’è meglio.

 

Siamo un paese del terzo mondo, senza appello e (forse) senza cura.

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26 settembre 2014 5 26 /09 /settembre /2014 09:30

Che noia le madri fagocitate dalla maternità

Che noia le madri che non sanno fare altro che parlare di cacca, pipì, di quello che mangiano, di come digeriscono o ruttano.

Che noia le mamme che parlano di assorbenza di pannolini neanche fossero le modelle della pubblicità che devono far finta di avere prole anche se hanno 17 anni.

Che noia le madri che non fanno altro che parlare di quanto sono bravi, quanto sono belli, quanto dormano bene, quando sono allegri i propri figli.

Che noia le madri che tirano fuori le foto dei propri figli ad ogni occasione e guarda quant'è bello qui e guarda che faccia simpatica, come assomiglia padre qui e guarda invece qui quanto assomiglia me.

Che noia quelle madri che diventano stalker del pediatra, che lo tempestano di telefonate per dire che il figlio ha starnutito, è stitico, ha un brufolo sulla fronte.

Che noia quelle madri che non fanno altro che parlare dei propri figli anche col postino, anche con la persona in fila davanti alla cassa del supermercato e anche con la cassiera del supermercato.

Che noia delle madri che pensano sempre a quello che sta facendo il proprio figlio quando non ci sono insieme, e si ricorderà di me gli mancherà la sua mamma e che cosa starà facendo.

Ma che noia, che noia, che noia.

Uff, che noia.

Insopportabili.

 

Ecco, io sono esattamente così.

 

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24 settembre 2014 3 24 /09 /settembre /2014 13:03

Si amano, si odiano, si cercano, si respingono, si riempiono di botte e i graffi, ma nonostante il loro resta sempre un grande amore
Lei vorrebbe mettergli le mani addosso, lui si avvicina coccoloso solo quando lei dorme e per per il resto mantiene una distanza di sicurezza, giusto quel poco che lo rende inavvicinabile da parte di una bambina di otto mesi che non sa ancora gattonare né camminare.
Lei si allunga, si stira, cerca di rotolare fino a lui, ma niente: quando sembra aver raggiunto l'obiettivo lui si sposta di altri 5 cm e siamo di nuovo punto e a capo.
Certo non si può dire che lui, Nevruz, non sia geloso: prima del suo arrivo era il principe di casa, poteva fare tutto, dormire ovunque, mangiare quasi dappertutto e soprattutto aveva accesso completo al mio corpo che usava bellamente come una poltrona.  Ora deve condividere il suo trono con lei, una montagnetta di ossa e ciccia senza capelli e che non sa muoversi adeguatamente né comunicare: è un affronto, un reato di lesa maestà. 
Anche perché se inizia a berciare mentre Emma dorme, l'Amoremio non esita a buttarlo fuori a zampatone.

Eppure si amano, e mentre lei non può fare a meno di cercare in tutti i modi di depilarlo strappandogli tutti i peli e prendendolo a manatone, lui cerca di appropriarsi di tutte le superfici abitate da Emma: il lettino, il passeggino e persino il fasciatoio sono per lui irresistibili e fonte di grande goduria.

Attendo solo che Emma gattoni per assistere a scene epocali...

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21 settembre 2014 7 21 /09 /settembre /2014 12:24

Che io ami leggere è risaputo, che odi i luoghi comuni lo è ancora di più e che abbia un cattivo carattere ormai è vangelo.
Per questo quando vengo coinvolta in discussioni inerenti i libri e la lettura finisce sempre molto male, anche perché odio le persone saccenti a meno che la persona saccente in questione non sia io stessa.

Si può dissertare su molte cose in ambito letterario: sulle preferenze, sugli stili, sulle epoche storiche. Certo non si può definire certa letteratura come capolavoro in senso assoluto, ma si può logicamente e un certo grado di sicurezza affermare che cerca letteratura sia spazzatura.

Ma a parte il lapalissiano trovo sempre molte materie di cui discorrere  e su cui esprimere il mio parere, spesso anche non richiesto.
Proprio l'altro giorno una mia collega che pensa di avere l'oro in bocca andava in giro affermando che la l'amore per la lettura si insegna da bambini e che le persone che non amano leggere sono così solo perché non hanno incontrato sulla loro strada degni maestri.
A parte che la definizione di degno maestro non è e non può essere univoca, mi sono subito inalberata. Non ritengo che l'amore incondizionato per la lettura possa essere insegnato, ma che nasca da dentro. Tutt'al più può essere incentivato un insegnante certo, ma anche un genitore può aiutare un bambino a scoprire la bellezza dei libri. Ma se lui non ne è morbosamente a attratto come ero io,resterà sempre un lettore occasionale magari innamorato della lettura, ma non follemente innamorato della carta stampata.

Lei invece andava raccontando le meraviglie del suo insegnante preferito che in tenera età aveva portato lei e tutta la sua classe ad adorare Manzoni. A parte che evidenti errori anagrafici (Manzoni alle elementari? Davvero?),  è veramente così?

Certamente anche io affermo l'importanza dell'insegnamento e ricordo con affetto la mia maestra di terza elementare che aveva istituito l'ora di lettura settimanale, un'ora esclusivamente a scopo ludico in cui leggere non portava a riassunti, schede o temi. Era solo il piacere di leggere se uno voleva, altrimenti se ne poteva stare a guardare il soffitto.
Ma il mio amore per la lettura deriva da lei? 

No, non lo credo.
Magari ha aiutato, non lo metto in dubbio. Magari ha acceso la mia curiosità, ma sarebbe accaduto lo stesso.

 

E voi, che ne pensate?
L'amore per la lettura si può insegnare?
E' scritto nel DNA o è frutto di indottrinamento?
Ma soprattutto...

E se mia figlia odiasse leggere????  

 

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19 settembre 2014 5 19 /09 /settembre /2014 08:55

Ci sono giorni in cui è più difficile affrontare la quotidianità, giorni in cui il mio già pessimo carattere prende il sopravvento diventando intollerante e intollerabile per chi mi è accanto.
Non ci vuole poi molto per farmi saltare i gangheri: una collega che crede di essere la depositaria della saggezza e della conoscenza, un autocarro gigantesco che con un trasporto eccezionale blocca la statale, una donna in tailleur che blocca la fila al supermercato scalando mille milioni di buoni pasto. Piccoli problemi che diventano enormi, problemi grandi e diventano insormontabili. E allora tutto è noia, tutto è frustrazione e soprattutto tutto è sadicamente e terribilmente ironico, e chi non capisce la mia ironia può andare a remare. Per essere gentile, eh.
Io me ne rendo conto poi che non posso sempre rispondere attraverso a tutti quelli che incontro, non posso tirare fuori una ironia tagliente con chi non mi conosce bene, altrimenti rischio che un giorno o l'altro qualcuno molto più grosso di me mi faccia un paio di occhi neri che in confronto gli smokey eyes non sono nulla. E sarebbe anche a ragione, non dico di no.
Eppure quando comincia la frustrazione interiore, poi cresce esponenzialmente. Ho il raffreddore che mi tappa il naso, ho male hai denti e non posso prendere analgesici (e ho paura del dentista, quindi mi scordo dempre l'appuntamento), è arrivata la Tari, sono sempre in ritardo, non riesco a fare tutto quello che vorrei, devo fare mille cose e non riesco a trovare il tempo di fare una doccia.
I panni si accumulano nel cesto della biancheria sporca, c’è da dividere carta e plastica, c’è la spesa da fare, la spazzatura da buttare, la casa che grida vendetta e mille altre cose.

Arrivo a casa come un ciclone, carica, incazzata e nevrastenica.

E ci trovo lei, che si illumina al mio arrivo, mi butta le braccia al collo e mi stringe in un abbraccio quasi da grande ridendo come una pazza.
Mi si scioglie tutto all’improvviso, tutti i giorni.
La frustrazione, la stanchezza, le incazzature senza senso.
C’è lei e i suoi occhioni luminosi.

 

E chissenefrega di tutto il resto.

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17 settembre 2014 3 17 /09 /settembre /2014 09:00

Tutte le mattine, aprendo il finestrone del terrazzo, non posso fare a meno di notare un ragno.
Non è un bel ragno, ammesso che ce ne siano di belli, non è neanche simpatico. E’ un ragno brutto, peloso e anche abbastanza grande. No, diciamolo con franchezza, è proprio un ragno enorme e sono certa che mi guardi tutte le mattine come io guardo lui, con i suoi occhietti cisposi.  

No che non è la mia immaginazione, lui mi guarda, ne sono certa. Mostro.

Ma nonostante tutte le mattine incrociamo i nostri sguardi e la mia schiena è percorsa da un brivido di terrore, non trovo la forza di ucciderlo né di chiedere all'Amoremio di farlo fuori in maniera cruenta e brutale come vorrei istintivamente.

Eppure io odio i ragni, li odio tutti indiscriminatamente e la mia fobia è così risaputa che i miei amici non possono fare a meno di prendermi in giro e di inviarmi foto di aracnidi da tutte le parti del mondo. Veri propri mostri, signori e signore, creature così orribili che Shelob in confronto è una signorina.

No vabbè, anche quello del mio terrazzo non è proprio una bellezza però non riesco ad ucciderlo a farlo uccidere, forse perché ormai guardarsi negli occhi tutte le mattine provando quel brivido di terrore è diventata un'abitudine sia per me che per lui che, ostinato, non se ne va dalla sua postazione.
E’ come se avessimo stipulato un patto di non belligeranza, come fanno due Stati che si trovano al confine: io non vado da lui, lui non entra in casa mia.

Ci limitiamo a guardarci da lontano, aspettando uno sgarro dell’altro, ma rispettandoci a vicenda. Lui mangia i moscerini e le zanzare, io giro al largo.

Durerà?

 

Ma soprattutto, potremmo essere d’esempio ai grandi della Terra?

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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