19 settembre 2014 5 19 /09 /settembre /2014 08:55

Ci sono giorni in cui è più difficile affrontare la quotidianità, giorni in cui il mio già pessimo carattere prende il sopravvento diventando intollerante e intollerabile per chi mi è accanto.
Non ci vuole poi molto per farmi saltare i gangheri: una collega che crede di essere la depositaria della saggezza e della conoscenza, un autocarro gigantesco che con un trasporto eccezionale blocca la statale, una donna in tailleur che blocca la fila al supermercato scalando mille milioni di buoni pasto. Piccoli problemi che diventano enormi, problemi grandi e diventano insormontabili. E allora tutto è noia, tutto è frustrazione e soprattutto tutto è sadicamente e terribilmente ironico, e chi non capisce la mia ironia può andare a remare. Per essere gentile, eh.
Io me ne rendo conto poi che non posso sempre rispondere attraverso a tutti quelli che incontro, non posso tirare fuori una ironia tagliente con chi non mi conosce bene, altrimenti rischio che un giorno o l'altro qualcuno molto più grosso di me mi faccia un paio di occhi neri che in confronto gli smokey eyes non sono nulla. E sarebbe anche a ragione, non dico di no.
Eppure quando comincia la frustrazione interiore, poi cresce esponenzialmente. Ho il raffreddore che mi tappa il naso, ho male hai denti e non posso prendere analgesici (e ho paura del dentista, quindi mi scordo dempre l'appuntamento), è arrivata la Tari, sono sempre in ritardo, non riesco a fare tutto quello che vorrei, devo fare mille cose e non riesco a trovare il tempo di fare una doccia.
I panni si accumulano nel cesto della biancheria sporca, c’è da dividere carta e plastica, c’è la spesa da fare, la spazzatura da buttare, la casa che grida vendetta e mille altre cose.

Arrivo a casa come un ciclone, carica, incazzata e nevrastenica.

E ci trovo lei, che si illumina al mio arrivo, mi butta le braccia al collo e mi stringe in un abbraccio quasi da grande ridendo come una pazza.
Mi si scioglie tutto all’improvviso, tutti i giorni.
La frustrazione, la stanchezza, le incazzature senza senso.
C’è lei e i suoi occhioni luminosi.

 

E chissenefrega di tutto il resto.

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17 settembre 2014 3 17 /09 /settembre /2014 09:00

Tutte le mattine, aprendo il finestrone del terrazzo, non posso fare a meno di notare un ragno.
Non è un bel ragno, ammesso che ce ne siano di belli, non è neanche simpatico. E’ un ragno brutto, peloso e anche abbastanza grande. No, diciamolo con franchezza, è proprio un ragno enorme e sono certa che mi guardi tutte le mattine come io guardo lui, con i suoi occhietti cisposi.  

No che non è la mia immaginazione, lui mi guarda, ne sono certa. Mostro.

Ma nonostante tutte le mattine incrociamo i nostri sguardi e la mia schiena è percorsa da un brivido di terrore, non trovo la forza di ucciderlo né di chiedere all'Amoremio di farlo fuori in maniera cruenta e brutale come vorrei istintivamente.

Eppure io odio i ragni, li odio tutti indiscriminatamente e la mia fobia è così risaputa che i miei amici non possono fare a meno di prendermi in giro e di inviarmi foto di aracnidi da tutte le parti del mondo. Veri propri mostri, signori e signore, creature così orribili che Shelob in confronto è una signorina.

No vabbè, anche quello del mio terrazzo non è proprio una bellezza però non riesco ad ucciderlo a farlo uccidere, forse perché ormai guardarsi negli occhi tutte le mattine provando quel brivido di terrore è diventata un'abitudine sia per me che per lui che, ostinato, non se ne va dalla sua postazione.
E’ come se avessimo stipulato un patto di non belligeranza, come fanno due Stati che si trovano al confine: io non vado da lui, lui non entra in casa mia.

Ci limitiamo a guardarci da lontano, aspettando uno sgarro dell’altro, ma rispettandoci a vicenda. Lui mangia i moscerini e le zanzare, io giro al largo.

Durerà?

 

Ma soprattutto, potremmo essere d’esempio ai grandi della Terra?

 

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15 settembre 2014 1 15 /09 /settembre /2014 08:28

Pensavo che fosse facile, pensavo che fosse tutta una passeggiata.
Pensavo che gli altri che mi avevano avvertito nel corso degli anni su quanto potesse essere complicato fossero solo delle mammolette.
Eppure davanti al fatto compiuto mi sono rivelata nettamente peggiore di tutte le previsioni.
Sono pure peggio dell'amica piagnona che vive attaccata alla figlia. Peggiore di quella che predica l'autosvezzamento e la tetta forever.
Peggiore di quella che rinuncia al lavoro e si dedica alla prole scordandosi di sé.
Ho piagnucolato lasciando Emma all'asilo, mi sono sentita salire il groppo in gola così ingombrante da non andare più giù finché non me la sono riportata a casa.
Eppure ho sempre sostenuto come per me l'asilo per Emma fosse una scelta, non una necessità e ci credo ancora. Perché i bambini stanno bene con i bambini, perché mia madre possa essere più libera, perché è giusto così. Ma allora perché è così complicato?
Certo, dopo il primo momento di scoramento la razionalità prende il sopravvento ed allora vai a prendere un caffè e scopri di non essere sola, scopri che ci sono tante altre mamme che attendono il risultato del primo giorno di inserimento. E ti rendi conto che il problema non è solo il tuo, che è generalizzato, ma tu credevi scioccamente di essere diversa, di essere più forte, cinica e moderna e invece sei esattamente come tutte le mamme italiane che allevano il proprio figlio fino a 45 anni e continuano a chiamarlo piccolo mio.
Poi passa mi dicono, e cerco di ripetermelo anche io. Poi passa, poi diventa naturale, tutto fantastico, poi le si diverte, smette di piangere quando la  lasci.

Poi passa, poi passa, poi passa, ma quando passa? E l'unica cosa che mi ha un po' aiutato in questa difficile mattinata è stata la telefonata all'amica mia più cinica, ma che in realtà è avvantaggiata solo da un semplice fattore numerico e cioè che l'inserimento al nido lo sta facendo per la seconda volta con l'ultima nata e per questo sa prendere le cose col dovuto disincanto.

Allora è vero che la pratica vale più della grammatica...

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5 settembre 2014 5 05 /09 /settembre /2014 08:00

Lunedì sono rientrata al lavoro dopo otto mesi a casa.
Otto mesi sembrano tanti, ed in effetti lo sono: a pensarci bene sono 3/4 di un anno intero, una enormità di tempo in cui può accadere qualsiasi cosa oppure nulla.
Infatti 
E tornare al lavoro è stato come fare una doccia gelata in una giornata bollente: ti viene un colpo sul momento, ma poi ti senti rinvigorita, più forte e reattiva. Oppure ti viene una polmonite, ma questo è un altro discorso.
Insomma, sono rientrata a lavorare ed ho realizzato in un attimo quanto mi mancasse tutto ciò e di come la mia vita era cambiata all'improvviso portandomi alla deriva. Cioè, voelte mettere truccarsi tutte le mattine? E chi si truccava più? Che poi il problema non è truccarsi, ma trovare tre minuti per togliersi l'effetto panda la sera prima di andare a dormire.
Comunque sono tornata, con una routine ben stabilita che verrà però già duramente messa alla prova si da lunedì prossimo, quando mia figlia inizierà l'inserimento all'asilo. Ce la faremo? ce la fanno tutti, mi dico per farmi forza. 
In realtà non sono preoccupata per Emma, le educatrici del nido mi sembrano più simili a Biancaneve che alla Matrigna e sono certa che si troverà bene. Il problema sono io: riuscirò a far tutto?

A lavorare al massimo o almeno in maniera decente, far girare la casa in una maniera decente, non lasciare mia figlia al supermercato nel carrello, cambiare la sabbia nella cassetta del gatto, ricordarmi dell'Amoremio e bagnare le piante? E per fortuna che non cucino se non ad Emma, questo è competenza dell'Amoremio che è un provetto chef.
La mia vita è quasi sempre stata frenetica, incasinata e complicata. Ora, ovviamente, non è che possa migliorare.


Credo che le piante moriranno, ne sono quasi certa.

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4 settembre 2014 4 04 /09 /settembre /2014 15:00

Io sono laureata in Giurisprudenza, ma non ho mai esercitato. Un po' per volontà propria, un po' per mancata propensione al martirio visto la simpatica vita da schiavo che un praticante deve sopportare per almeno due anni (se è fortunato).
Ebbene sì, mi sono "venduta" al privato, mettendo le mie competenze a stipendio e senza avventurarmi nella libera professione.
Questo comporta che, per molti aspetti, la mia visione della legislazione italiana sia stata sempre puramente teorica o poco più.
Che donna fortunata.

Questo fino al giorno in cui non ho dovuto mio malgrado affrontare l'orrevole mondo delle procedure civilistiche di riscossione del (mio) credito, procedure e tempistiche in grado di far smadonnare Padre Pio e di rendere Padre Francesco un uomo acido e senza cuore.
Avere un diritto riconosciuto e benemerito e non poterlo esercitare solo perché la burocrazia agevola chi pensa di poter fare un po' quello che gli pare mantenendo un sorrisetto a culo di gallina stampato in faccia non è facile da digerire, nemmeno per un sant'uomo. E figurarsi per me.
Provare per credere, signori miei.

 

Proprio io che ho sempre creduto nella legalità, che ho sempre pensato che la legge fosse uno scudo a difesa dei diritti delle persone perbene e che fosse imprescindibile, stamattina mi trovo a domandarmi come mai nel corso della mia vita io non abbia mai coltivato un'amicizia con qualche esponente della camorra. Io stamattina vorrei avere in rubrica il numero di Ciro l'Immortale per potergli scrivere su whatsapp e chiedergli la cortesia di tirare le orecchie a chi dico io.
Questa sensazione che mi accompagna è brutta, orribile e ingiusta perché io mi ritengo una donna di legge e non dovrei fare certi pensieri, nemmeno con l'acido che mi torna su dallo stomaco.  Ma è impossibile essere così zen da tollerare di essere calpestati col tacco 12 per due anni di fila, sarebbe troppo anche per un sadico abituato alle mistress più severe.


 

E quando sento al telegiornale dei tentativi del caro Matteo Renzi per rendere più snella la giustizia e dei mille giorni per far dell'Italia un paese civile, mi verrebbe voglia di dirgli che finché non ci sarà certezza nella riscossione dei crediti questo paese non si rialzerà mai e sarà sempre preda dei furbi e degli ammanicati.

E visto che io non son né l'uno né l'altro, mi resta solo l'acido.


 

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Published by Phoebe
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2 settembre 2014 2 02 /09 /settembre /2014 14:27

Il giorno che sono uscita dall'ospedale con Emma in braccio avrebbe dovuto essere da copione uno dei più belli della mia vita: io, mia figlia e l'Amoremio a casa insieme. Eppure non mi sentivo bene, i dolori mi tormentavano e mi sembrava di stare su una nuvola e di recepire tutto attutito.

Arrivata a casa, l'Amoremio  posizionò me sul divano ed Emma addormentata nella carrozzina ed uscì per fare una dovuta spesa.

Io mi appisolai, piombando in un sogno strano in cui, badate bene, mi svegliavo su quel divano convinta che la mia gravidanza fosse stata uno scherzo, Emma non esistesse e la mia vita fosse sempre quella. Bèh, ero felice. Mi svegliai felice. Senonché un rapido sguardo alla carrozzina mi fece rendere consapevole che no, signori e signore, non si era scherzato affatto, la pupa esisteva eccome.
Piombai in un umore nero, iniziai a pensare che non ce l'avrei mai fatta, che ero uno zero, che l'Amoremio mi avrebbe lasciato e che probabilmente avrei ucciso per errore mia figlia.

E iniziai a piangere. Ebbi però la testa di chiamare mia sorella, anche grazie alle raccomandazioni delle ostetriche del corso preparto, e così lei e mia madre arrivarono di gran carriera. Piansi ugualmente tutto il giorno, ma mi aiutarono a lavarmi ed a sentirmi meglio, coccolarono me ed Emma, permisero all'Amoremio di riposarsi e di starmi accanto.

Insomma, passò quella sensazione, anche se a volte la notte, sventando Emma respirare continuavo a chiedermi cosa sarebbe successo se avesse smesso.

Sentivo storie di amore a prima vista coi propri neonati, passioni sconvolgenti che non danno respiro: io, a dire il vero, no. E mi sentivo una brutta persona. Io guardavo questo animaletto dagli occhi sbarrati con la paura di non sapere cosa farci e di non essere in grado di accudirla; lei, d'altro canto, mi trattava poco meglio di una mucca self service.

Poi il tempo è camminato, sempre più veloce, finché ha iniziato a correre in un batter di ciglia.
Ci siamo conosciute, guardate, studiate, annusate ogni millimetro di pelle.
Ed ogni giorno, ogni attimo in cui la guardo e lei ride o sta assorta in qualcosa, il mio cuore perde un battito.

Il nostro è un grande amore, fatto di sorrisi ed abbracci, di coccole rubate e sguardi celati. E mentre lei cresce troppo in fretta, reclamando già a sette mesi i suoi spazi di gioco e la sua autonomia, aggrottando la fronte proprio come l'Amoremio, ballando al ritmo di Veo Veo, io non posso far altro che esserne innamorata ogni giorno di più.
 

E quando rientro dal lavoro e mi butta le braccia al collo, il mondo diventa bellissimo.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 10:32

Dato che tra una settimana ricomincerò a lavorare, abbiamo iniziato con Emma l'inserimento a casa dei nonni. Non che non ci sia mai stata o che non ci si trovi bene, ma anche se poi andrà all'asilo deve comunque trovarsi completamente a suo agio a casa dei miei, ma deve abituarsi alla mia assenza.
Sia chiaro, Emma è già la khaleesi e regna con fare magnanimo sulla magione dei miei genitori, non è che si fa problemi, ma l'abitudine se la deve creare.
Così io, rimasta sola o in compagnia dell'Amoremio, mi sto riprendendo le lentamente i miei piccoli spazi.
Leggo, scrivo, soprattutto rassetto casa e mi faccio la doccia con calma. E faccio barattoli, tipo la marmellata di nashi o i peperoncini ripieni. Interessa? Semmai agevolo ricetta.
Ma mi sta succedendo una cosa strana: passata l'euforia da sbolognamento della nanerottola, passata la frenesia di fare le cose... Mi manca. Non so fare altro che pensare "Che farà?", "Che combinerà?", "Le mancherò?" oppure "Che strano, non sento rumori e la telecamera della camera è spenta..."
E non perché non mi fidi di mia madre, assolutamente. È che la casa mi sembra vuota e silenziosa, non me la riesco ad immaginare senza di lei. La vita prima, ma com'era? Non me lo ricordo più.
Più libera, certo, senza pensieri. Potevo leggere un libro in un pomeriggio, decidere se uscire o meno in un minuto, andare al cinema, uscire senza pensieri, stare fuori tutta la notte, guardare un film senza interruzioni e mangiare con tutta la calma del mondo. Potevo godermi tutta una stagione di un telefilm senza soluzione di continuità, fino alla morte celebrale mia o dell'Amoremio. Potevo tenere una conversazione che non includesse per forza argomenti come percentili di crescita, pappe e cacca.
Dormivo tutta la notte, mi alzavo alle dieci o comunque quando volevo, senza dovermi preoccupare dell'animaletto nel letto in fondo (ok, c'era il gatto che rompeva, ma non è uguale, via).

Era bello, era comodo e forse mi manca un po' la libertà di disporre di me stessa.

Ma poi, quando torna a casa, in braccio a suo padre e si sganascia di sorrisi con la sua bocca sdentata da settemesenne, quando mi si butta addosso felice e mi stringe forte penso che la vita prima era bella, ma ora è bellissima.

Vi si sono cariati i denti, dite la verità..

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18 agosto 2014 1 18 /08 /agosto /2014 18:32

Ho sempre avuto un sonno di cemento, di quelli che non vengono interrotti nemmeno dai terremoti o dai temporali, figurarsi dalle banali attività umane. Un sonno così pesante da essere diventato famoso perché da piccola, in occasione di un terremoto di media intensità, i miei scapparono con mia sorella, nota per il sonno leggerissimo, lasciandomi a ronfare nel letto. Appresi l'accaduto solo la mattina dopo, inzuppando granturchese nel latte e guardando il telegiornale. Non è stato bello. No. Nonono.
E non ho mai accettato nemmeno per ipotesi l'eventualità di non dormire almeno otto ore consecutive, scherzi? Il giorno dopo sarei stata come in coma!

Quando aspettavo Emma tutti mi dicevano che non avrei dormito, che avrei sentito lei agitarsi nella pancia. Vedrai! dicevano. Eppure sia io che lei ci siamo fatte delle gran dormite fino all'ingresso in ospedale.

Al ritorno poi, eravamo entrambe così stanche da non sentire le voci delle comari che dicevano: "Vedrai, ora che sei mamma non dormirai più come un sasso!!"
Chi? Io? Impossibile, inimmaginabile.
Eppure, forse proprio per questo è stato vero. La bambina che non sentiva la propria madre passare l'aspirapolvere sotto il suo letto si è trasformata in una donna che sente una farfalla che sbatte le ali in Cina.
Tremendo.

Mi sveglia tutto, anche il gatto che mangia le crocchette nel suo stanzino. O mia figlia che sospira.
Insomma, ho imparato a dormire con un occhio solo, a riposare a tratti ed a fare pisolini all'occorrenza ovunque possibile, tirando fuori energie che mai avrei creduto di possedere.
Specie in quelle notti senza fine, agitate dallo spuntar dei denti. Non so se avete presente. Io, ahimè, sì.
Otto ore consecutive.
AHAHHAHAHHAHAHAHAH!


Energie insospettabili risiedono nel fisico di una mamma, invisibili pure.
Eppure ci sono, cacchio.
Non saprei bene dire dove, ma ci sono.

Potere dell'essere mamma.

Ma poi passa, vero?

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Published by Phoebe - in mammaphoebe
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31 luglio 2014 4 31 /07 /luglio /2014 07:24

Io e Candida ci siamo conosciute diversi anni fa in una affollata piscina affacciata sul Lago Trasimeno. Ero seduta comodamente sul bordo a bagnarmi i piedi in cerca di refrigerio, quando lei, non invitata, mi si è parata innanzi ed è voluta tornare a casa con me, con una invadenza ed una aggressività non richiesta da far impallidire la peggior imbonitrice di Bimby. E per cacciarla c'è voluta tutta la mia pazienza, credetemi.

Dopo quella breve parentesi, per fortuna, Candida è sparita dalla mia vita. Chissà quali altri lidi avrà battuto, quali e quante altre donne avrà perseguitato con la sua insistenza e la sua invadenza.

Nonostante la nostra società abbia fatto giganteschi passi avanti la Candida è ancora un tabù, una malattia che fa sentire noi donne poco curate. Invece si tratta di un’alterazione della microflora vaginale che può avvenire per mille motivi (tra cui lo stress, ad esempio) e non c'è nulla di cui vergognarsi. Certo, io non ne parlerei al bar, ma non me ne vergognerei più. Per questo nasce il progetto "Tu la conosci candida?", un sito sponsorizzato da Gynocanesten in cui le utenti avranno modo di conoscere la più invadente delle amiche: Candida, appunto.
Tramite un video-test, il personaggio di Candida metterà alla prova la preparazione delle utenti sull’argomento, che dovranno cogliere i suggerimenti contenuti nelle sue parole e rispondere alle domande. I risultati del test verranno trasformati in statistiche in tempo reale, così da poter avere una panoramica aggiornata sul livello di conoscenza del problema da parte delle donne italiane. Sapete che sette donne su dieci l'hanno già incontrata? E che ci sono moltissime leggende su Candida che non sono vere, ad esempio che si possa prendere in piscina. Ahi, ahi, ahi!
Inoltre nel sito troverete la possibilità di scambiare pareri e opinioni, contenuti informativi e un video esplicativo della Dott.sa Alessandra Graziottin.
Il metodo pratico, invece, è utilizzare al bisogno un prodotto a base di clotrimazolo. Utilizzando un prodotto dotato di questo principio attivo una volta al giorno, è possibile trattare localmente le infezioni fungine come la candidosi e ottenere benefici in soli tre giorni..
Perciò non fatevi intimorire o prendere da falsi pudori: la candidosi esiste, si può curare facilmente ed è comune a quasi tutte le donne. 

Proprio come l'invadenza.


 
Articolo sponsorizzato

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Published by Phoebe
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24 luglio 2014 4 24 /07 /luglio /2014 08:04

Quando si è incinta, ma anche solo quando si inizia a parlare di gravidanza, una donna ha già mille idee in testa di quello che farà o non farà una volta che il pupo sarà venuto al mondo.
Mille idee gravitano nella testa di una futura mamma, e sono tutte giuste, signora mia! Idee ottime, degne di tata Lucia o della Signorina Rottenmeier, ma come si suol dire "Vale più la pratica della grammatica" e tutto (o quasi) quello in cui si credeva viene ribaltato dall'arrivo di un altro essere umano indipendente e spesso indisponente.

Alcuni esempi?

Avevo detto. Io non canterò mai assurde canzoncine a mia figlia, mai! Le farò ascoltare musica di un certo livello, a morte lo Zecchino d'Oro! Che poi, io cantare: MAI!
Ed infatti. In pratica vivo cantando Cocco e Drilli a mia figlia, unica canzone che quando è stanca o annoiata riesce a sedarla. L'hanno imparata tutti, nonni compresi. E' un mantra. Ma posso cantare di tutto, eh, da "Il ballo del Qua Qua" a "Sarà perché ti amo". Musica di qualità, sì. 

Avevo detto. Non diventerò mai una di quelle mamme che parlano solo dei propri figli, che infestano gli amici di conversazioni su cacca, pappa e nanna e che ammorbano tutti con le foto dei pargoli. Io manterrò sempre la mia identità!
Ed infatti. Avete per caso notato una svolta in questo blog? Nonono. Mica si parla di cacca, qui. 

Avevo detto. I miei interessi non cambieranno, resterò sempre me stessa. Non penso proprio che un figlio possa sconvolgermi.
Ed infatti. Sono diventata maniaca di abiti per bambini e preda degli ormoni.

Avevo detto. il congedo per maternità sarà una occasione per me stessa: potrò leggere di più, sistemare tante cose in casa che non sono come vorrei, iniziare a scrivere il mio libro.
Ed infatti. Quest'anno sono ancora solo a quota 15 libri, la mia casa sembra vittima di uno tsunami e il mio libro è a pagina 3.


E voi, cosa avevate detto?

 

 

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Published by Phoebe - in mammaphoebe
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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Design your life - Christof Innerhofer


Design your life - Davide Oldani



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