2 settembre 2014 2 02 /09 /settembre /2014 14:27

Il giorno che sono uscita dall'ospedale con Emma in braccio avrebbe dovuto essere da copione uno dei più belli della mia vita: io, mia figlia e l'Amoremio a casa insieme. Eppure non mi sentivo bene, i dolori mi tormentavano e mi sembrava di stare su una nuvola e di recepire tutto attutito.

Arrivata a casa, l'Amoremio  posizionò me sul divano ed Emma addormentata nella carrozzina ed uscì per fare una dovuta spesa.

Io mi appisolai, piombando in un sogno strano in cui, badate bene, mi svegliavo su quel divano convinta che la mia gravidanza fosse stata uno scherzo, Emma non esistesse e la mia vita fosse sempre quella. Bèh, ero felice. Mi svegliai felice. Senonché un rapido sguardo alla carrozzina mi fece rendere consapevole che no, signori e signore, non si era scherzato affatto, la pupa esisteva eccome.
Piombai in un umore nero, iniziai a pensare che non ce l'avrei mai fatta, che ero uno zero, che l'Amoremio mi avrebbe lasciato e che probabilmente avrei ucciso per errore mia figlia.

E iniziai a piangere. Ebbi però la testa di chiamare mia sorella, anche grazie alle raccomandazioni delle ostetriche del corso preparto, e così lei e mia madre arrivarono di gran carriera. Piansi ugualmente tutto il giorno, ma mi aiutarono a lavarmi ed a sentirmi meglio, coccolarono me ed Emma, permisero all'Amoremio di riposarsi e di starmi accanto.

Insomma, passò quella sensazione, anche se a volte la notte, sventando Emma respirare continuavo a chiedermi cosa sarebbe successo se avesse smesso.

Sentivo storie di amore a prima vista coi propri neonati, passioni sconvolgenti che non danno respiro: io, a dire il vero, no. E mi sentivo una brutta persona. Io guardavo questo animaletto dagli occhi sbarrati con la paura di non sapere cosa farci e di non essere in grado di accudirla; lei, d'altro canto, mi trattava poco meglio di una mucca self service.

Poi il tempo è camminato, sempre più veloce, finché ha iniziato a correre in un batter di ciglia.
Ci siamo conosciute, guardate, studiate, annusate ogni millimetro di pelle.
Ed ogni giorno, ogni attimo in cui la guardo e lei ride o sta assorta in qualcosa, il mio cuore perde un battito.

Il nostro è un grande amore, fatto di sorrisi ed abbracci, di coccole rubate e sguardi celati. E mentre lei cresce troppo in fretta, reclamando già a sette mesi i suoi spazi di gioco e la sua autonomia, aggrottando la fronte proprio come l'Amoremio, ballando al ritmo di Veo Veo, io non posso far altro che esserne innamorata ogni giorno di più.
 

E quando rientro dal lavoro e mi butta le braccia al collo, il mondo diventa bellissimo.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 10:32

Dato che tra una settimana ricomincerò a lavorare, abbiamo iniziato con Emma l'inserimento a casa dei nonni. Non che non ci sia mai stata o che non ci si trovi bene, ma anche se poi andrà all'asilo deve comunque trovarsi completamente a suo agio a casa dei miei, ma deve abituarsi alla mia assenza.
Sia chiaro, Emma è già la khaleesi e regna con fare magnanimo sulla magione dei miei genitori, non è che si fa problemi, ma l'abitudine se la deve creare.
Così io, rimasta sola o in compagnia dell'Amoremio, mi sto riprendendo le lentamente i miei piccoli spazi.
Leggo, scrivo, soprattutto rassetto casa e mi faccio la doccia con calma. E faccio barattoli, tipo la marmellata di nashi o i peperoncini ripieni. Interessa? Semmai agevolo ricetta.
Ma mi sta succedendo una cosa strana: passata l'euforia da sbolognamento della nanerottola, passata la frenesia di fare le cose... Mi manca. Non so fare altro che pensare "Che farà?", "Che combinerà?", "Le mancherò?" oppure "Che strano, non sento rumori e la telecamera della camera è spenta..."
E non perché non mi fidi di mia madre, assolutamente. È che la casa mi sembra vuota e silenziosa, non me la riesco ad immaginare senza di lei. La vita prima, ma com'era? Non me lo ricordo più.
Più libera, certo, senza pensieri. Potevo leggere un libro in un pomeriggio, decidere se uscire o meno in un minuto, andare al cinema, uscire senza pensieri, stare fuori tutta la notte, guardare un film senza interruzioni e mangiare con tutta la calma del mondo. Potevo godermi tutta una stagione di un telefilm senza soluzione di continuità, fino alla morte celebrale mia o dell'Amoremio. Potevo tenere una conversazione che non includesse per forza argomenti come percentili di crescita, pappe e cacca.
Dormivo tutta la notte, mi alzavo alle dieci o comunque quando volevo, senza dovermi preoccupare dell'animaletto nel letto in fondo (ok, c'era il gatto che rompeva, ma non è uguale, via).

Era bello, era comodo e forse mi manca un po' la libertà di disporre di me stessa.

Ma poi, quando torna a casa, in braccio a suo padre e si sganascia di sorrisi con la sua bocca sdentata da settemesenne, quando mi si butta addosso felice e mi stringe forte penso che la vita prima era bella, ma ora è bellissima.

Vi si sono cariati i denti, dite la verità..

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18 agosto 2014 1 18 /08 /agosto /2014 18:32

Ho sempre avuto un sonno di cemento, di quelli che non vengono interrotti nemmeno dai terremoti o dai temporali, figurarsi dalle banali attività umane. Un sonno così pesante da essere diventato famoso perché da piccola, in occasione di un terremoto di media intensità, i miei scapparono con mia sorella, nota per il sonno leggerissimo, lasciandomi a ronfare nel letto. Appresi l'accaduto solo la mattina dopo, inzuppando granturchese nel latte e guardando il telegiornale. Non è stato bello. No. Nonono.
E non ho mai accettato nemmeno per ipotesi l'eventualità di non dormire almeno otto ore consecutive, scherzi? Il giorno dopo sarei stata come in coma!

Quando aspettavo Emma tutti mi dicevano che non avrei dormito, che avrei sentito lei agitarsi nella pancia. Vedrai! dicevano. Eppure sia io che lei ci siamo fatte delle gran dormite fino all'ingresso in ospedale.

Al ritorno poi, eravamo entrambe così stanche da non sentire le voci delle comari che dicevano: "Vedrai, ora che sei mamma non dormirai più come un sasso!!"
Chi? Io? Impossibile, inimmaginabile.
Eppure, forse proprio per questo è stato vero. La bambina che non sentiva la propria madre passare l'aspirapolvere sotto il suo letto si è trasformata in una donna che sente una farfalla che sbatte le ali in Cina.
Tremendo.

Mi sveglia tutto, anche il gatto che mangia le crocchette nel suo stanzino. O mia figlia che sospira.
Insomma, ho imparato a dormire con un occhio solo, a riposare a tratti ed a fare pisolini all'occorrenza ovunque possibile, tirando fuori energie che mai avrei creduto di possedere.
Specie in quelle notti senza fine, agitate dallo spuntar dei denti. Non so se avete presente. Io, ahimè, sì.
Otto ore consecutive.
AHAHHAHAHHAHAHAHAH!


Energie insospettabili risiedono nel fisico di una mamma, invisibili pure.
Eppure ci sono, cacchio.
Non saprei bene dire dove, ma ci sono.

Potere dell'essere mamma.

Ma poi passa, vero?

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Published by Phoebe - in mammaphoebe
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31 luglio 2014 4 31 /07 /luglio /2014 07:24

Io e Candida ci siamo conosciute diversi anni fa in una affollata piscina affacciata sul Lago Trasimeno. Ero seduta comodamente sul bordo a bagnarmi i piedi in cerca di refrigerio, quando lei, non invitata, mi si è parata innanzi ed è voluta tornare a casa con me, con una invadenza ed una aggressività non richiesta da far impallidire la peggior imbonitrice di Bimby. E per cacciarla c'è voluta tutta la mia pazienza, credetemi.

Dopo quella breve parentesi, per fortuna, Candida è sparita dalla mia vita. Chissà quali altri lidi avrà battuto, quali e quante altre donne avrà perseguitato con la sua insistenza e la sua invadenza.

Nonostante la nostra società abbia fatto giganteschi passi avanti la Candida è ancora un tabù, una malattia che fa sentire noi donne poco curate. Invece si tratta di un’alterazione della microflora vaginale che può avvenire per mille motivi (tra cui lo stress, ad esempio) e non c'è nulla di cui vergognarsi. Certo, io non ne parlerei al bar, ma non me ne vergognerei più. Per questo nasce il progetto "Tu la conosci candida?", un sito sponsorizzato da Gynocanesten in cui le utenti avranno modo di conoscere la più invadente delle amiche: Candida, appunto.
Tramite un video-test, il personaggio di Candida metterà alla prova la preparazione delle utenti sull’argomento, che dovranno cogliere i suggerimenti contenuti nelle sue parole e rispondere alle domande. I risultati del test verranno trasformati in statistiche in tempo reale, così da poter avere una panoramica aggiornata sul livello di conoscenza del problema da parte delle donne italiane. Sapete che sette donne su dieci l'hanno già incontrata? E che ci sono moltissime leggende su Candida che non sono vere, ad esempio che si possa prendere in piscina. Ahi, ahi, ahi!
Inoltre nel sito troverete la possibilità di scambiare pareri e opinioni, contenuti informativi e un video esplicativo della Dott.sa Alessandra Graziottin.
Il metodo pratico, invece, è utilizzare al bisogno un prodotto a base di clotrimazolo. Utilizzando un prodotto dotato di questo principio attivo una volta al giorno, è possibile trattare localmente le infezioni fungine come la candidosi e ottenere benefici in soli tre giorni..
Perciò non fatevi intimorire o prendere da falsi pudori: la candidosi esiste, si può curare facilmente ed è comune a quasi tutte le donne. 

Proprio come l'invadenza.


 
Articolo sponsorizzato

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24 luglio 2014 4 24 /07 /luglio /2014 08:04

Quando si è incinta, ma anche solo quando si inizia a parlare di gravidanza, una donna ha già mille idee in testa di quello che farà o non farà una volta che il pupo sarà venuto al mondo.
Mille idee gravitano nella testa di una futura mamma, e sono tutte giuste, signora mia! Idee ottime, degne di tata Lucia o della Signorina Rottenmeier, ma come si suol dire "Vale più la pratica della grammatica" e tutto (o quasi) quello in cui si credeva viene ribaltato dall'arrivo di un altro essere umano indipendente e spesso indisponente.

Alcuni esempi?

Avevo detto. Io non canterò mai assurde canzoncine a mia figlia, mai! Le farò ascoltare musica di un certo livello, a morte lo Zecchino d'Oro! Che poi, io cantare: MAI!
Ed infatti. In pratica vivo cantando Cocco e Drilli a mia figlia, unica canzone che quando è stanca o annoiata riesce a sedarla. L'hanno imparata tutti, nonni compresi. E' un mantra. Ma posso cantare di tutto, eh, da "Il ballo del Qua Qua" a "Sarà perché ti amo". Musica di qualità, sì. 

Avevo detto. Non diventerò mai una di quelle mamme che parlano solo dei propri figli, che infestano gli amici di conversazioni su cacca, pappa e nanna e che ammorbano tutti con le foto dei pargoli. Io manterrò sempre la mia identità!
Ed infatti. Avete per caso notato una svolta in questo blog? Nonono. Mica si parla di cacca, qui. 

Avevo detto. I miei interessi non cambieranno, resterò sempre me stessa. Non penso proprio che un figlio possa sconvolgermi.
Ed infatti. Sono diventata maniaca di abiti per bambini e preda degli ormoni.

Avevo detto. il congedo per maternità sarà una occasione per me stessa: potrò leggere di più, sistemare tante cose in casa che non sono come vorrei, iniziare a scrivere il mio libro.
Ed infatti. Quest'anno sono ancora solo a quota 15 libri, la mia casa sembra vittima di uno tsunami e il mio libro è a pagina 3.


E voi, cosa avevate detto?

 

 

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21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 08:14

Io e mia sorella spesso ci dedichiamo allo shopping. Shopping il più delle volte figurativo, eh, nel senso che andiamo, guardiamo, parliamo male e torniamo a casa.
C'è la crisi, signora mia. 
Però con i saldi, e con mia figlia che cresce in maniera esponenziale, non ci siamo potute sottrarre e siamo scappate in uno dei negozi della catena di abbigliamento che si caratterizza con tre lettere dell'alfabeto in maiuscolo e che prometteva sconti fino al 70%.

Partiamo agguerrite io, mia sorella e Emma.
Ovviamente troviamo una bolgia indiscriminata di donne urlanti, tipico segno che i saldi ci sono davvero. Ma Emma ha bisogno di body e pigiami, quindi non ci facciamo scoraggiare. 
Mentre mia sorella è distratta alla ricerca di un voluttuoso paio di scarpe n. 19, si avvicina al passeggino di Emma una deliziosa bimba di circa due anni, apparentemente sola, occhi verdi enormi e due simpatiche codine, con in mano due minusoli vestitini retti da altrettanto piccole stampelle.
Guarda me, guarda lei. 
Accarezza la testa di Emma. 
Ma che carina! penso.
Guarda me, guarda lei.
E inizia a colpire furiosamente mia figlia con le stampelle dei vestiti che ha in mano. 
Panico.
Io rimango sconvolta, incapace di dire nulla. Mia sorella per fortuna interviene a gamba tesa, strappando le stampelle di mano alla piccola e gridandole "Cattiva!". Lei fa spallucce e se ne va trotterellando tra gli scaffali. 
Attonite ci guardiamo in faccia, dopo aver controllato che una accigliatissima Emma non avesse riscontrato danni fisici rilevanti. 
Dopo dieci minuti buoni compare nel reparto una donna, tacco 12 e capelli appena fatti dal parrucchiere che stizzita urla a destra e a manca "Rebeccaaaaaaaa! Rebecca, amoreeee!!"
Si gira verso di me e mi chiede: "Ha visto Rebecca?" come se sua figlia fosse famosa come Drew Barrymore in E.T.
"Ha le codine?"
"Sìììììì!!!"
"La piccola teppista è andata di là"
Mi aspetto mi chieda qualcosa, ma invece sorride e dice solo "Graaaazie!" scomparendo dietro la marmocchia.
Che puntualmente vediamo passare dopo dieci minuti.
Sola.

Ecco come sono le fighe di legno da piccole...

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18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 07:42

Ho iniziato questo libro per curiosità, perché tra la pioggia di libri rosa sulla maternità ed affini questo è l'unico scritto da un uomo, Jon Rance, e mi sembrava molto ironico sin dal titolo: "Non son degno di tre".
Insomma, era stato definito Un Bridget Jones al maschile, no? E le mie aspettative di intrattenimento non sono state deluse. Il libro racconta con la formula del diario la storia di Harry, professore di storia trentenne allergico alla maturità.
Finché sua moglie gli annuncia di essere incinta.

Panico.
Moltissimo panico.

E qui inizia il libro, le disavventure di Harry, le sue tentazioni, i suoi malriusciti tentativi per nascondere mancanze assurde ed infantili, fino alla patetica relazione virtuale con una ex frustrata. Insomma, di tutto pur di scappare dalle responsabilità.
Un uomo abituato alla sua vita che si oppone al cambiamento con le unghie e con i denti, fino all'ovvissimo happy end.

Di primo acchitto non mi è sembrato un granchè, una piccola accozzaglia di banalità sulla irresponsabilità dei maschi e sulla sindrome di Peter Pan. E la moglie? Una roccia, un granito senza un tentennamento, uno squalo assettato di sangue e pronta a bastonare il marito al primo errore. Eppure le avrà avute pure lei le sue paure, le sue incertezze e le sue lamentele.
Insomma, non è che essere incinta sia una passeggiata di salute, la maternità è un cambio di vita sconvolgente anche per una donna, no? Anzi, soprattutto per una donna, non trovate?
Poi però ho realizzato che a scrivere era un uomo e che, ovviamente, quello era il suo punto di vista, un punto di vista che noi donne spesso non ascoltiamo né consideriamo se non con sufficienza. 
L'arrivo di un figlio cambia tutto, è inutile negarlo. La vita così com'era prima viene spazzata via e l'idea può far paura: riuscirò ancora a scrivere, a leggere, a fare quello che mi piace? Potrò ancora ubriacarmi e vivere come se non ci fosse domani, nel caso di Harry? E' importante continuare a essere sempre uguali? O cambiare non è poi così orribile?
E se è vero che l'happy end era scontato sin dalla prima pagina e che la nascita del bambino cambierà Harry ma non troppo, è vero anche che questo è un libro gradevole, che si fa leggere per la sua leggerezza ed ironia., un piacevole passatempo specialmente se state aspettando un bebè o se è arrivato da poco.

 

Per ridere un po' delle proprie paure.

 

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15 luglio 2014 2 15 /07 /luglio /2014 09:44

I miei suoceri abitano al settimo piano di un palazzo e spesso nelle nostre vacanze abruzzesi mi è capitato di addormentarla in terrazzo, col bel fresco che c'era. Sì, lo so. Addormentare mia figlia in braccio è una pessima abitudine sia per lei che per me ed è anche la causa della mia tendinite al braccio destro. Ci stiamo lavorando, ma fuori casa non mi sembrava il momento idoneo.

Ad ogni modo, stando in terrazza alle nove di sera mi è capitato di fare conoscenza da lontano con l'uomo del carrello. Premetto che i miei suoceri abitano a 50 metri da un grosso supermercato, all'interno di una zona residenziale fatta di palazzi e che ha il suo sfogo in un giardinetto attrezzato per i bambini contornato da bidoni della spazzatura.

Ecco, guardando di sotto, dal settimo piano, ho imparato a conoscere lui, l'uomo col carrello. Tutte le sere, alle nove e quindici arriva lui trascinando un carrello della spesa vuoto. Lui è un uomo sulla cinquantina, calvo, con gli occhiali e una pancia prominente che lo fa assomigliare ad Humpty Dumpty anche nell'andatura. Un uomo normale, come se ne incontrano tutti i giorni all'ufficio postale o dal fruttivendolo. Eppure l'uomo del carrello tutte le sere arriva in silenzio, con la sua andatura indifferente. O almeno così mi pare, guardando dall'alto del settimo piano.

Arriva, apre i cassonetti e fa la spesa, cercando con cura ed attenzione cosa prendere oppure no. Ci mette tempo, non lo fa con fare furtivo o con voracità, ma con la stessa noncurante attenzione con cui io scelgo lo yogurt al banco frigo.

La prima sera, mentre stavo lì al balcone con Emma in braccio che scivolava lentamente tra le braccia di un sonno innocente e pieno di bei sogni, ero quasi tentata di credere che fosse uno di quegli strambi soggetti che per ribellione al sistema provano a vivere senza soldi o che sono ultra-tirchi e non vogliono spendere nemmeno per comprarsi una saponetta.

Poi però la realtà ha preso il sopravvento.

Non era un reality, non era una storia letta sul giornale tra le curiosità, l'uomo del carrello era vero.

E' vero.

Ed istintivamente mi è venuta voglia di stringere più forte mia figlia, di proteggerla non so bene da cosa.
L'uomo col carrello è vero. E' solo un uomo in difficoltà, lo specchio di questo paese che non ce la fa a sopportare la recessione, la crisi economica o qualsiasi cosa sia. E' lo specchio di cosa potrebbe succedere a tutti.

E fa paura.

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Published by Phoebe - in vita vissuta
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14 luglio 2014 1 14 /07 /luglio /2014 08:59

 

Casa Phoebe/Amoremio
Interno notte

Ore 23:00
Dopo aver messo a letto figlia, figliastra e Amoremio, Phoebe va a dormire, sperando che l'insonnia che da un po' la attanaglia decida di prendersi un giorno di ferie e che anche il suo braccio destro dolorante le dia tregua. Un cadavere che cammina, insomma.

Ore 01:00
Nevruz decide che è profondamente ingiusto che la porta del suo stanzino sia accostata r non spalancata e decide di farlo sapere al mondo intero. Phoebe si trascina alla porta, rabbocca le crocchette, pondera se sia il caso o meno di scuoiare il gatto e torna a letto.

Ore 01:45
Si sveglia figliastra, vittima di un incubo. Coccole, bicchiere d'acqua, manina finché non si addormenta nel suo lettino.

Ore 02:30
Nevruz decide di sua sponte che è ora di uscire e non avendo pollice opponibile né la capacità di disinserire l'allarme da solo sale sulla pancia di Phoebe per manifestare la sua frustrazione. Phoebe scende dal letto e scalza si toglie l'allarme, apre la porta, fa uscire la belva, chiude la porta, mette l'allarme e crolla a letto di faccia.

Ore 03:00
Fuori in giardino inizia la Terza Guerra Mondiale del regno felino, con urla e strepiti che nemmeno le corteggiatrici di Uomini & Donne. Phoebe sogna di depilare Nevruz con lo scotch.

Ore 3:15
Svegliata dai bellicosi felini, figliastra sveglia Phoebe. Coccole, bicchiere d'acqua, manina finché non si addormenta nel suo lettino. Phoebe striscia fino al letto.

Ore 5:30
Si sveglia Emma. Phoebe la prende dal lettino e mette accanto a sé nel lettone, si scopre una tetta e si riaddormenta di venti secondi chiedendosi quanti anni può durare una notte.

Ore 9:30
Emma si sveglia nel lettone ridendo come tutte le mattine e prendendo a calci entrambi i genitori. L'Amoremio esordisce con la frase :”Non ho dormito molto bene stanotte”.

 

La mia domanda ora è: di quanti caffè avrebbe bisogno Phoebe per riprendere le proprie facoltà mentali di base e non uccidere l'Amoremio?

 

Ai posteri l'ardua sentenza.

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Published by Phoebe
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8 luglio 2014 2 08 /07 /luglio /2014 11:26

Io ed Emma siamo al mare dai nonni per una settimana e ci godiamo sole e vento in spiaggia. La bimba apprezza l'acqua e si è già fatta riconoscere strillando di piacere come una cornacchia ammarata. Dotata di piscinetta comprata al Penny Market e ciambella mutandata antirovesciamento è già una perfetta donna di mare.

Tutto bene, quindi, tranne per il fatto che con una bambina piccola è impossibile evitare chiacchiere e commenti con perfetti sconosciuti di ombrellone che amabilmente cercano di farsi i cosiddetti cazzi tuoi chiedendoti nell'ordine:

E' sua figlia? No, l'ho rubata allo stabilimento accanto. Ce ne sono delle altre, ne vuole una anche lei

Mamma mia, quanto è bianca! Ha messo la crema? No, mia figlia mi piace arrosto.

Ma ne ha messa abbastanza? Ci aggiungo anche due patate, che ne dice?

Ma è sicura? Vada per le patate

Ma non è vestita poco? Tira un vento! / Ma non è troppo vestita? Siamo al mare! Fare pace col cervello, invece?

Certo che la tetta è proprio un vizio! Eh, sì. Ho detto a mia figlia: “Scegli, o le sigarette o la tetta! E lei ha scelto.”

Ma l'ha già svezzata? Povera piccola! E la tetta no, e la pappa no, ma chele devo dare a 'sta creatura?

Che bel maschietto! Grazie, mi fa piacere che il pagliaccetto rosa di Hello Kitty non l'abbia ingannata!

Ma la mette in acqua? Al mare? Così piccola? E se affoga? Con la ciambella con la mutanda vorrei proprio vedere.

E se le va la sabbia in un occhio? E se la mangia? E se arriva uno tsunami?

 

Io capisco che sotto l'ombrellone c'è poco da fare, che i bambini sono sempre un appetibile argomento di conversazione, che parlare di politica risulta essere molto frustrante ultimamente e che dopo un po' la nudità imposta dalla spiaggia spinge la gente a sentirsi più in confidenza (male, molto male), ma un bel libretto di parole crociate? Un libro? Una passeggiata sul lungomare?

 

La prossima volta mi eclisso sul pattino...

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Published by Phoebe
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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