Friday 27 january 2012 5 27 /01 /Gen /2012 10:36

I premi  tra blogger  in internet assomigliano a volte alle catene di S. Antonio, quelle fastidiose e terribili usanze degli anni ’80 che costringevano a copia e incolla, fotocopie e invii a parenti, amici o anche gente pescata a caso dall’elenco telefonico. Pena, ovviamente, malie  sciagure che nemmeno i Maya da cui il solerte esecutore materiale si sarebbe salvato solo con la diligenza. Anzi, magari qualcosa sarebbe anche tornato indietro (a parte gli accidenti dei destinatari delle lettere).

Però, non è sempre così.

Un premio sincero fatto da una amica, seppur ancora solo virtuale,  è un raggio di sole in una giornata grigia. E allora grazie a writergioia di Bricciole di informazione che mi ha omaggiata del premio come Liebster blog.

 

liebsterblog1.png 

La parola Liebster deriva dal tedesco e significa "amabile". In questo caso, blog preferito perché amabile proprio non è una parolina che tutti tutti assocerebbero al mio carattere.

Ogni blogger che lo riceve deve consegnarlo ad altri cinque blog preferiti, con meno di duecento follower, altrimenti Berlusconi e Brunetta vestiti da nani da giardino verranno ad infestare i vostri sogni e a giudicare la vostra fossa biologica. Quindi, attenti.


Ecco le semplici regole da seguire:
1. Il ricevente del premio dovra ringraziare il blog che l'ha premiato e linkarlo;
2. Dovrà copiare e incollare l'immagine del Liebster Blog;
3. Scegliere cinque blog meritevoli con meno di duecento iscritti;
4. Avvisare i blogger con un commento sul loro blog.

La scelta è complicata, ma si devono pur prendere decisioni, no? E allora, ecco qui i nomi in ordine rigorosamente casuale:

 

-       Gatta sorniona

 -       Ladra di Caramelle

 -       Web al cioccolato

 -       Pensieri sparsi di una coccinella felice

 -       Drink Pop 

 

Approfittate della segnalazione per fare la loro conoscenza, non ve ne pentirete!!!

 

E voi destinatari… niente accidenti grazie, che già così

 

UPDATE: Grazie a Sophia per avermi regalato un altro premio!!

 

Di Phoebe - Pubblicato in : normale amministrazione - Scrivi un commento - Vedi 7 commenti
Thursday 26 january 2012 4 26 /01 /Gen /2012 12:00

Spilled_Coffee_Bad_Day.jpgE ci sono quei giorni, quelli un po’ più complicati.

Quelli in cui svegliarsi è complicato, i neuroni non vogliono accendersi nemmeno col caffè  ed i capelli hanno deciso per l’autogestione.

Mattine difficili, difficili, difficili.

Spesso corrispondono a notti agitate, notti in cui mostri e folletti vengono a farti visita nel letto impedendoti un sonno tranquillo. Notti in cui ti arricci e stiri tra le lenzuola, pensando di non poter arrivare alla mattina senza urlare fortissimo la tua frustrazione.

 

E poi ti addormenti.

E suona la sveglia.

E il gatto si lamenta per la fine indecorosa dei croccantini nella ciotola.

 

Puttanissima di una sveglia ladra.

 

E vorresti avere la febbre, come da piccola, e non andare a scuola. Ma violentando tutto il tuo essere ti metti in moto lo stesso, il lavoro aspetta ed il giorno è già iniziato anche se il tuo cervello rifiuta di accendersi manco fosse la 126 azzurra che aveva tua madre e che tre volte su quattro vi lasciava a piedi quand’eri bambina.

No, lo so che ci stai pensando, ma no mi spiace: non esiste una formula per tornar bambini.

E così inizi a compiere gli stessi identici gesti di tutte le mattine. Prepari la borsa della palestra, ci metti dentro le scarpe, le ciabatte, l’accappatoio, tutto sempre nello stesso ordine.

Poi vai in cucina, fai colazione con il latte di soya sognando i pancakes, tagli l’insalata per il pranzo, ci aggiungi il tonno e il mais,  riempi la ciotola del tuo gatto urlante che si è rifiutato di uscire in giardino (e chiamalo scemo, visto che fuori fa -3°C).

E tutti questi gesti ti sembrano un circolo vizioso, una ripetizione cotta della tua vita, una imprescindibile follia quotidiana. Nemmeno fossi in quel vecchio film, quello con Bill Murray, quello in cui rivive sempre lo stesso giorno ma non riesce ma a far tutto perfetto.

Ti ci senti imprigionato, in questa coazione a ripetere, vorresti mettere il mais al gatto e le scarpe della palestra ai piedi. Magari uscire in accappatoio solo per fare un gesto iconoclasta e far prendere un colpo al vicino guardone (e poi morire di freddo, per la gloria però).

 

Poi senti un “Cof cof” alle tue spalle e non è il gatto, no.

E’ l’Amoretuo, l'uomo premuroso che ti ha fatto la colazione, ha sopportato in silenzio (o forse sogghignando) il tuo ciabattare scnsolato per casa manco fossi uno zombie, il cattivo umore e le tempestose nuvole emotive dei tuoi capelli.

Ridacchia e ti abbraccia.

E tu sai che ce la devi fare, anche con quest’umore.

Che tutto andrà bene.

 

Anche con questi capelli…

 

Di Phoebe - Pubblicato in : vita vissuta - Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Tuesday 24 january 2012 2 24 /01 /Gen /2012 12:51

407359_326447864061776_239407502765813_972435_1262046263_n.jpgAnni e anni di berlusconesimo, di culi e tronisti, di nani e ballerine ci hanno forse rincitrullito il cervello?

Abbiamo perso l’uso dell’intelletto o semplicemente siamo diventati tutti miopi?

Ok, mi calmo, mi calmo.

Respira, 1…2 … 3…

Aehm.

Scusate ma ho appena finito una accesa discussione e chiaramente l’adrenalina che avevo in corpo e che è rimasta inespressa (non ho avuto modo, ahimè, di mettere le mani in faccia al mio interlocutore. La ragione ha prevalso, ma di poco.)

Il quid della questione è non solo semplice, ma anche di attualità: lo sciopero degli autotrasportatori proclamato dal 23 al 27 gennaio.

E siccome io lavoro in una azienda di trasporti, tutti si sentono in diritto di straparlare.

 

Ma guarda che casino, ma questi proprio non c’hanno nulla da fare?? Già che intasano sempre le autostrade, ora pure a protestare???

Caro amico mio, ma secondo te i prodotti nei negozi chi ce li porta? La Befana? Degli elfi con la slitta? Il teletrasporto? Non lo sai che più dell’80% del trasporto merci in Italia avviene su gomma? E’ sbagliato, inquina e fa traffico, ne sono convinta. Ma è così ed è bene che tutti ne siano consapevoli.

 

Che palle, fra tassisti e camionisti… ora pure i farmacisti!!

No, calma. Tassisti e farmacisti non possono essere assimilati alla protesta in corso degli autotrasportatori. Questi ultimi non difendono un corporativismo, non sono una casta e non c’è certo bisogno di chissà quale rituale speciale per guidare un camion: basta la patente. E’ un lavoro duro e chi fa la linea lo sa.

Senza nulla togliere alle altre categorie, che magari vedono cadere privilegi guadagnati con fatica, i trasportatori chiedono solo di poter sopravvivere senza affamarsi.

 

Ma poi questi, che vogliono?

Che vogliono, che vogliono… vogliono che non ne possono più, che la benzina è arrivata a € 1,70 al litro, aumentando del 30% in un anno. E poi c’è il costo dell’autostrada, le assicurazione esose, gli adempimenti amministrativi sempre più onerosi. Per questo molte piccole imprese volano verso il baratro del fallimento, strozzati dai costi e dalla mancanza di credito delle banche. Volete altro?

 

Ma che vuol dire? Aumenteranno le tariffe, no?

Ahahahahhahahahahhahah!

 

Ma che ti ridi?

Rido perché non capisci il problema amico mio. Quelli che protestano non sono le grandi aziende di trasporto, che pure hanno margini molto risicati.  A protestare sono i trazionisti, i padroncini  e tutti coloro che vengono pagati a viaggio,  e sono loro che pagano il prezzo più alto. L’equazione maggiori costi = maggiori tariffe = aumento dei beni di consumo non è più automatica. La concorrenza nel mondo del trasporto su gomma è spietata e viene combattuta con armi spesso illegali: mancato rispetto dei tempi di guida nei migliori casi, lavoro nero nei peggiori. Se si aumentano le tariffe ad un cliente, nove volte su dieci lui volerà verso lidi più economici.

Capite bene che aziende come quella in cui lavoro io, dove la correttezza, il rigore e la trasparenza sono importanti e dove a regolarità contributiva è un aspetto essenziale, campano male.

 

Eh, ho capito. Pure a me hanno aumentato l’assicurazione e trovo vergognoso il costo della benzina, ma mica metto la macchina di traverso in autostrada!

Male, molto male. Abbiamo imparato a stare zitti ed accettare tutto mettendoci a novanta. Non è che sia un pregio, eh.

 

E poi, ho visto che ci sta di mezzo pure Forza Nuova…

Sì, vabbè. Questi qui sono in grado di strumentalizzare tutto, pure la morte di Pietro Taricone, per dire. E quindi?

 

Uffa, ma al supermercato non trovo più il latte fresco che uso di solito!

E ‘sti cazzi?

A parte che frasi come “aziende e regioni in ginocchio”, “caos nei negozi” e “supermercati vuoti, il terrore nella folla” mi sembrano esagerati per un giorno e mezzo di fermo. E se nevicava? Via su, siamo logici e razionali un minimo almeno per un attimo.

 

Tanto non serve a nulla.

Può essere, sì. Può essere.
e mi rendo anche conto che questo non è il metodo perfetto, ma se avete una idea migliore io la ascolto fiduciosa.

 

Ma il blocco stradale è reato.

E l’usura?

 

Ecco, con questo ho finito lo sproloquio.

Se ho offeso o indispettito qualcuno mi spiace.

Ma anche no.

Attendo, fiduciosa commenti, insulti e quant’altro. Oppure, semplicemente, possiamo istruire una bella tavola rotonda sul mio blog.

 

Io, di sicuro, idea non la cambio, ma se volete provare la porta è aperta.

Di Phoebe - Pubblicato in : vita vissuta - Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 23 january 2012 1 23 /01 /Gen /2012 11:21

suri-cruise.jpgFaccio una doverosa premessa: non ho figli, anche se spero di averne.

Quindi, alla luce di ciò, vi informo che tutto ciò che sto per scrivere è puramente teorico, perché gli ormoni messi in circolo dalla maternità possono far impazzire più di una donna sana (l’ho visto accadere, giuro) e rendere beota anche la femmina più tosta ed anticonformista.

Ad ogni modo, uno degli atteggiamenti genitoriali che più mi infastidisce è quello, tipico dell’arpulito (ndr. in dialetto umbro colui che provenendo da classi sociali disagiate ed avendo salito la scala sociale, intende dimostrare al mondo la propria pecunia), di vestire i propri figli con abiti griffatissimi con un gusto e uno spregio della miseria tale da  rendere Posh Spice una dilettante.

Bambini vestiti con lo stemmino di Ralph Lauren pure sulle mutande ed il piumino della Peuterey in versione mini (che costa il doppio della versione maxi, eh, mica va a peso!), inseguiti sugli scivoli del parco giochi da mamme e nonne che gli urlano: “Non sporcarti!! Non correre! Non sudare!”.

Bambine vestite uguali alle mamme, con tanto di scarpette col tacco e borsetta che provano ad ancheggiare per motivi a loro sconosciuti. Ma sono tanto carine, glielo dicono tutti e allora sarà vero. Lo trovate preoccupante? Eppure è così.

Ci sono negozi che vendono solo griffe per bambini e non c’è stilista di moda che non abbia previsto una linea baby visto che pare l’unica che in tempo di crisi non conosce sofferenze.

Non voglio passare per bacchettona e nemmeno per veterocomunista (cosa di cui sono stata tacciata già, per dire) ma io trovo questa cosa AMORALE.

Sì, non voglio usare mezzi termini.

Trovo che comprare un paio di scarpe da € 200,00 ad un bambino sia uno schiaffo alla miseria. E non solo per il costo in sé, ma perché potrà metterle al massimo pochi mesi visto che (speriamo) non rimarrà alto un metro e venti per sempre.

Ma nemmeno per sei mesi.

 

Ma che vuoi che sia, se i genitori se lo possono permettere!

Preferisco comprare per lui/lei, piuttosto che per me!

Tutti i suoi compagni ce l’hanno!!!

E’ così carino!!!! Non trovi?

Bè, era in saldo.

E’ un regalo dei nonni!

 

Certo, certo.

Ma il problema resta, secondo la mia banalotta opinione.

Cosa si insegna a questi bambini? C’è veramente bisogno di renderli schiavi del marketing e della moda ancor prima che sappiano leggere correttamente?

Non sarebbe meglio fargli capire il valore dei soldi?

Un bambino è davvero più felice con una camicia di Ralph Lauren rispetto che con una maglietta dell’uomo ragno del mercato?

Vogliamo veramente che imparino a valutare gli altri a seconda della maglietta che portano?

Ne vogliamo fare un bel gregge di tronisti e smutandate?

Ok, esagero.

Ma i miei mi hanno cresciuta senza bisogno di tutte queste cavolate. Se ho voluto i jeans della Levi’s e gli anfibi del Doc  Martens (oddio, oddio, oddio, come sono anziana…) mi sono messa a fare ripetizioni e me li sono guadagnati, altrimenti non se ne parlava proprio.

Sì, facevo già le superiori.

E sono cresciuta bella sana, senza traumi e senza mortali turbe psichiche. Che vuol dire, detestavo la ragazzina del secondo banco alle elementari a cui non mancava mai nulla, ma invidiavo allo stesso modo anche Yu che aveva due gattini magici e che si trasformava in Creamy.

Quindi, care mamme che vestite i vostri figli come nemmeno Suri Cruise, fatevi un esame di coscienza.

O quantomeno una domanda.

 

Per chi lo fate?

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 3 commenti

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