Friday 20 january 2012 5 20 /01 /Gen /2012 16:45

art_stieg-and-eva_300.jpgIl nome di Eva Gabrielsson non dirà nulla ai più, ed è normale che sia così. Per quanto sia una giornalista e scrittrice, la sua fama lavorativa non è mai uscita dalla Svezia.

Sono sicura però che il nome di un altro svedese vi dirà qualcosa: Stieg Larsson.

Ah! Lui lo conoscete, eh? Certo, dopo l’IKEA la Trilogia di Millenium è la cosa più svedese che salta in mente, visto il suo successo planetario e la (nuova) recente trasposizione cinematografica che vedrà protagonista nei panni di Mikael Blomkvist il notevolissimo(issimo) Daniel Craig.

 

Bene, Eva Gabrielsson è la sua compagna storica.

 

La loro storia è ormai nota. Stieg Larsson muore di un infarto facendo le scale nel 2004.

Triste destino, lui perseguitato dai gruppi filonazisti per il suo lavoro, sempre attento e sotto protezione, muore facendo le scale.

Poco dopo esplode in tutto il mondo il caso letterario Millenium, che polverizza qualsiasi record di vendite. Peccato che il suo autore non possa godere di tanta gloria e completare una serie di libri che da dieci rimarranno per sempre tre.

Peccato anche che Eva, compagna di Larsson da 32 anni, veda portarsi via tutto dalla legge svedese: i due non erano sposati, ergo lei non è erede del suo compagno. E tutto, diritti d’autore compresi, passa in mano al padre ed al fratello dello scrittore. Anche se non si vedevano né parlavano da decenni. Questa è la legge.

Bello.

Molto bello.

E dire che siamo nella civilissima Svezia. 

Tutto il mondo è paese a quanto pare.

Ma Eva, che non è donnina facile, non si arrende. Spunta fuori un quarto libro, che nel frattempo  vale oro, e che non si sa se esista o meno. I parenti serpenti chiedono il sequestro del PC del povero Stieg e lei risponde picche. La guerra legale che ne è uscita dura tutt’ora e mi fa tremare i polsi, perché Eva non vuole soldi, ma maggior tutela per l’eredità artistica del suo compagno. Non vuole carrozzoni mediatici, feticci o tazze e mouse pad ispirati a Millenium. Come darle torto?

L’avidità umana non ha limiti, e questa vicenda lo dimostra.

 

Oggi, a otto anni dalla morte di Stieg Larsson, Eva torna con un libro che è più di una autobiografia,è la loro storia. Sono loro.  Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millenium Trilogy è il suo titolo, arriva in Italia dopo aver furoreggiato in altri 20 paesi, e per gli appassionati contiene anche alcuni retroscena sul famoso quarto libro e sulla sua trama. Libro che, mi spiace, non verrà mai pubblicato.

Il perché lo racconta Eva nella sua intervista a Io Donna in edicola domani.

 

Quel che posso dire io è che la loro storia mi mette sempre tristezza e su fronti diversi. Il fatto che Larsson non abbia mai potuto godere del suo successo è davvero triste, ingiusto e ingiusto ancora. Ma quello che è successo ad Eva è persino peggio. Ha perso l’amore della sua vita, ma non solo. E se questo accade nella Svezia dei diritti assicurati, cosa mai accadrebbe qui in Italia, regno sovrano del Papato e della sua morale contorta?

Cos’è che rende meritevoli più della compagna dei parenti con cui non si parla da decenni e con cui non si hanno (né vogliono rapporti)? Il legame di parentela? Il sangue? La stipula di un contratto come il matrimonio avrebbe ucciso qualsiasi pretesa parentale. Ma loro non si sono mai sposati, perciò per la legge 32 anni passati insieme non valgono nulla.

 

Questa storia mi ricorda quella di Alessandra Biancalani, compagna da 12 anni di una delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009  che in qualità di convivente non è stata ammessa al risarcimento previsto per i parenti. Preso dall’ex moglie. Che non è che abbia detto no, eh.

 

Ed il Papa annuisce.

Perché le cose, giustamente, vanno fatte a modino rispettando diktat  imposti dall’alto. Zitti e muti, e poco importa il valore di un amore che dura per tutta la vita.  Se non hai il pezzo di carta nulla vale e la tua rilevanza è assimilabile a quella del postino.

 

Ora, io sarò anche di parte, ma vi sembra giusto?

 

 

A me, no…

Di Phoebe - Pubblicato in : caffetteria letteraria - Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Thursday 19 january 2012 4 19 /01 /Gen /2012 13:07

logo.jpgBabbo Natale, nella veste dell’Amoremio, mi ha regalato l’ebook reader tanto desiderato ed agognato.

Ma non uno qualunque, un bellissimo Sony PRS-T1 bianco come la neve.

Fa tante cose in più, tipo il Wi-fi (e tante altre che ancora non ho scoperto, mica posso leggere il libretto d istruzioni, vi pare?), e poi è proprio leggero, bello, invitante.  Senza considerare la meravigliosa opportunità di poter portare con sé nella borsa l’equivalente di uno scatolone di libri.

Un vero feticcio, insomma.

All’inizio ero scettica, è vero.
Molto più che scettica.

 Come si possono abbandonare i vecchi cari libri di carta?

Come si può far a meno del loro profumo, di sfogliare le pagine e di sentirle sotto le dita?

Come? Come?

 

Poi l’ho preso, l’ho provato, e devo dire che è stato molto meglio di come mi aspettassi. Se all’inizio lo volevo solo ed esclusivamente perché occorre arrendersi all’avanzare della tecnologia, ora mi piace proprio. Non da abbandonare totalmente il cartaceo, ma diciamo che lo trovo un ottimo integratore.

Ha lo schermo non illuminato come un PC, il mio fidanzato l’ha chiamato e-paper facendolo sembrare ancora più chic, ma ha bisogno di una fonte di luce per poter leggere. Proprio come con il libro di carta, insomma.

Ve lo devo dire?

Sono innamorata. E me lo porto sempre con me, coccolandolo e mostrandolo in giro.

Il mio tessssoro.

Anche perché, diciamocelo, in internet si trovano quasi tutti i libri belli e pronti per essere letti.

Gratis.

Sì, gratis.

Non vi dico dove, no, ma basta che cerchiate su Google “siti per scaricare ebook gratis italiano” ed il gioco è fatto. Per esempio io ora mi sto dedicando allegramente alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, tutte inserite nel mio comodissimo e piccolissimo Sony.

Amorino mio.

 

Illegale? Sì, certo. Molto.

Ma far pagare un libro € 22,00 invece non lo è?

Secondo me sì, specie a me che leggo più di 80 libri all’anno (ndr. dati certificati dalla mia pagina di Anobii, se non ci credete controllate pure).

E specie considerando che:

-  Molte edizioni, dal costo paurosamente vicino ai € 20,00, fanno schifo. Si scollano le pagine, sono semplicemente cartonate e non rilegate, e curate da schifo. Vogliamo poi parlare delle traduzioni? Vogliamo? No, meglio di no.

-  All’autore va al massimo il 5% del prezzo di copertina. Questo vuol dire  se, mettiamo, Wilbur Smith prende il 5%, lo scrittore novellino prenderà, se va bene, il 3%. Ed il resto? Il resto se lo ciucciano distribuzione/editore e compagnia cantante. Pure il libraio? Sì, ma in percentuali così misere che avere una libreria è più antieconomico del Leftorium di Ned Flanders.

-   La matematica non è un’opinione: 80 x 20,00= € 1.600. Chiaramente non posso permettermelo, almeno finché non decide di iniziare la carriera di signorina da marciapiede. E alla mia età, francamente, sento di non aver mercato.

Non fate i perbenisti, non dite: “Eh, ma allora c’è la biblioteca!”

Quella del mio paese non solo è sguarnita e triste, ma apre in orario di ufficio. Comodo, eh?

E poi io i libri, siano di carta o digitali, li tesaurizzo.

Mi piace sapere che sono miei.
Solo miei.
E stanno son me.

Con me.

Solo con me.

 

Per sempre…

Di Phoebe - Pubblicato in : caffetteria letteraria - Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Wednesday 18 january 2012 3 18 /01 /Gen /2012 07:09

Criceto.pngLi vedi la mattina, vestiti  dei materiali più improbabili. Tu vai al lavoro, loro corrono.

Sulla pista ciclabile che corre intorno al lago, per strada, al parchetto.

Dotati delle andature più improbabili, corrono spesso abbigliati come per un’avventura al Polo Nord.

Ce ne è uno identico al nonno di Bear Grylls, anzi sono abbastanza sicura che si tratti proprio del suo ottuagenario parente: barba e capelli stile Cast Away, percorre su e giù la pista ciclabile tutte le mattine che Dio ha messo in terra alle sette e quaranta precise.

No dico, ci siete mai stati al Lago Trasimeno d’inverno?

Bello, eh. Tramonti e albe mozzafiato e colori che non trovi in molte altre parti del mondo.

Ma un freddo.  

Non solo è freddo, ghiaccia e c’è la nebbia, ma è così umido che riesce a trapanarti le ossa.

Loro no.

Loro corrono.

Giuro che una mattina mi fermo e gli chiedo dove cazzo vanno co’sto freddo, che per sghiacciare il parabrezza c’ho messo 10 minuti stamattina.

No, perché deve essere motivato tutto questo dolore.

Almeno chi porta a spasso il cane c’ha un perché, c’ha la povera bestia che deve fare i bisogni e il padrone rispettoso la asseconda.

Ma quelli che corrono con -3° io proprio non li capisco.

No, non ci arrivo.

No.

No.

E poi si sentono una specie di élite, questi corridori.

Una casta.

 

Che siano criceti in corpi umani??

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 16 january 2012 1 16 /01 /Gen /2012 07:30

empatia-455x250.jpgIeri sera ero in fila alla cassa del mio discount di riferimento,lanciando lo sguardo tra le cianfrusaglie lì intorno appoggiate e riflettendo sulla possibilità di un’isola e di un tablet a 80 euro. Le mie elucubrazioni vengono involontariamente interrotte dalla signora accanto a me (molto più che ottuagenaria e parecchio più che cotonata) che inizia scompostamente a blaterare contro l’immobilità della fila. Non posso che darle ragione, in effetti siamo immobili da un po’.

Mi affaccio oltre la sterminata prateria di carrelli della spesa e vedo la causa di della coda: un uomo, dall’aspetto sudamericano e comunque chiaramente extracomunitario, ed un bambino. Sono lontana, ma anche da lì riesco bene a capire quel che succede. L’uomo, al momento del conto, si è reso conto di non avere abbastanza soldi e sta scalando con pazienza certosina quel che non si può permettere davanti agli occhi del bambino. Che sembra non capire perché il papà stia ridando indietro alla signorina della cassa la vaschetta col suo gelato.

Lui, dai tratti chiaramente andini, si scusa e sorride. Millanta di aver lasciato i soldi a casa e si scusa, si scusa e gesticola.

Si scusa troppo, a dire il vero.  Troppo per essere un disguido.

E contemporaneamente accarezza il bambino, che avrà nove anni si e no e un paio di occhi scurissimi.

La gente, in fila, rumoreggia.

La cassiera gentilmente scala dalla spesa, minimizzando e sorridendo.

Mi chiedo quante volte al giorno le succeda.

Inizia a scalare cartoni del latte.

Uno dopo l’altro.

Un groppo mi sale in gola all’improvviso, come una morsa mi scende fino allo stomaco e mi leva il fiato.

Perché non è giusto.

Perché la gente intorno a lei rumoreggia perché si sta facendo tardi e inizia Money Drop.

Perché la compassione è sparita dal mondo insieme al Natale e forse ricomparirà il 25 dicembre 2012 (se non intervengono prima i Maya).

Perché potrebbe succedere a tutti.

Perché potrebbe succedere a me.

A tutti.

Eppure la gente intorno non sembra curarsene, solo la cassiera continua a sorridere come se sul viso quell’espressione gli fosse stata impressa a forza.

Avrei voluto fare qualcosa, andar lì e pagare il gelato al bambino o anche solo strillare alla vecchia dietro di me di piantarla e di star zitta.

Ma non ho fatto nulla, sono rimasta muta a fissare l’espositore dei preservativi.

 

Non sono migliore degli altri, no.

Di Phoebe - Pubblicato in : sick sad world - Scrivi un commento - Vedi 2 commenti

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