Friday 13 january 2012 5 13 /01 /Gen /2012 07:26

769087334Ed eccoci qui, finalmente è arrivato.

Archiviati brindisi, spumante e panettone, trenino di rito e proponimenti vari, eccolo qui in mezzo a noi: il 2012 è arrivato.

E fa una certa impressione, non è difficile da rilevare, forse perché da almeno dieci anni Giacobbo con la sua trasmissione su Raidue ce la mena con il 2012 e la fine del mondo.

Solo che sembrava così lontano, sembrava ci fosse tanto tempo, che fosse solo materiale per film basati su disastri naturali ed eroi improponibili e improvvisati tipo Nicholas cage o peggio, ma ci sbagliavamo: è arrivato.

E adesso?

 

Ci credo?

No, ovviamente no.

E poi lo so, il programma di Giacobbo ha la stessa autorità scientifica del mago Otelma: uomini falena, cerchi nel grano, cospirazioni massoniche e gesuitiche che nemmeno Dan Brown, e ovviamente il mitico chupacabra, una specie di demone succhia capre che abiterebbe le zone desertiche degli Stati Uniti e passerebbe il tempo ciucciando via il sangue dagli animali.

Poteva non aggiungere improbabili profezie Maya al suo già ampio carnet di fobie e mitologie urbane?

 

Ma da buona italiana non mi sento di escludere nulla.

Che poi oggi è pure venerdì 13.

E in fondo non lo dice solo Giacobbo. A parte il calendario Maya che finisce proprio il 21 dicembre 2012, ci si mettono pure Nostradamus e tutta la compagnia cantante.

Non solo. Serissimi canali di divulgazione scientifica come il Discovery Channel o History Channel iniziano a costruire i loro palinsesti sulla prossima ventilata fine del mondo. Ecco, diciamo che il 21 dicembre mi sembra una data un po' troppo vicina, non mi sento molto pronta.

Macchie solari, inversione dei poli, riscaldamento globale, meteoriti che giocano a ping pong con la terra, sollevamento delle acque, apocalisse, allineamenti galattici che nemmeno mio nonno quando giocava a bocce: e se avessero ragione?

Se il mondo fosse davvero sul punto di finire?

Dovremmo forse buttarci e vivere al massimo fino al 21 dicembre sparando tutte le nostre cartucce?

Dovremmo dare spazio all’anarchia???

 

Calma, non facciamoci prendere dal panico.

CALMA.

A parte che se mai il pianeta Terra e i suoi abitanti dovessero scomparire, sono certa che ciò accadrà non per eventi soprannaturali o cosmici, ma perché l’uomo ha combinato l’ennesima cazzata. Noi uomini siamo bravissimi in questo: inquinamento, depauperaento del territorio, saccheggi, magheggi genetici e chimici, OGM e chi più ne ha più ne metta.

Ma poi, per assurdo, anche fosse così e avesse ragione Giacobbo che cosa possiamo fare?

 

Scappare, non si può.

Urlare fortissimo non servirebbe a nulla.

Pregare? Quale Dio esattamente?

E a che pro?

 

Io intanto mi prendo un sacchetto di popcorn e aspetto…

Di Phoebe - Pubblicato in : doveva succedere proprio a me - Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Wednesday 11 january 2012 3 11 /01 /Gen /2012 13:17

"speak now"

C'è la crisi.
C'è la crisi, la crisi, la crisi. 
Ce lo dicono tutti, lo strilla il telegiornale, rimbalza tra i negozi ancora pieni nonostante i saldi. 
E allora?
Che fare?
Nell'attesa che arrivino i Maya e la loro fine del mondo, poco resta da fare in questo paese che sembra prendere a schiaffi chi non ha esperienza o chi è troppo giovane per averne. 

E così la mia cuginetta, laureanda in economia, si lagna e lagna con me, che pur lavorando nell'ufficio del personale di una aziend agrande per essere umbra non ho la chiave per aiutare tutti.

"E quindi, che faccio?"
"Potresti provare a cercare un lavoro fuori, in un paese emergente magari!"
"Sarebbe bello, ma..."
"Ma tu l'inglese lo sai?"
"Eh, sì... no, cioè, a scuola..."
"Vabbè, ho capito... the cat is on the table e poco altro, sbaglio?"
"Ehm..."
"Non è che fai come i miei genitori che non sanno trovare un bagno all'estero, eh?"
"Io... ecco..."
La capisco.
Eccome.
Pure io tanti anni fa beccai una telefonata di un cliente inglese al lavoro e feci la figura dell'idiota, non riuscendo nemmeno ad appuntarmi il numero di telefono.
E allora mi è venuta l'idea: "Perchè non provi con i dvd di "speak now"?

E così le ho spiegato, chè la mia cuginetta è un po' fuori dal mondo reale.
Dal 9 gennaio, tutti i lunedì con Repubblica e L'Espresso c'è SPEAK NOW! FOR WORK, un corso di inglese in venti uscite (composte ognuna da libro + dvd) che mira essenzialmente a preparare il lettore ad affrontare il mondo del lavoro estero. Come si scrive un curriculum? Come si approccia un colloquio di lavoro? Come scegliere il lavoro ideale? E i colleghi? Come farsi assumere? 

Il tutto con divertenti sketch in dvd, esercizi collegati e pratici glossari. E con la guida istrionica di "John Peter Sloan", ex cabarettista di Zelig con l'anima dell'insegnante di inglese. Quello di Istant English, do you know? Non c'è Autogrill che ne sia sprovvisto, giuro.
La prima uscita è al prezzo promozionale di € 4,90, le altre le trovate a € 12,90. Affrontabile, vero? Poi però ci vorrà tutto il vostro impegno, non basta mettere tutte le dispense in bella mostra in salotto ed i dvd impilati accanto allo stereo!

"E se poi resto in Italia?" mi chiede la cuginetta.
"Bè, male non ti fa in ogni caso... credimi!!!"

E voi, perché non provate?



Articolo sponsorizzato

 

Di Phoebe - Pubblicato in : vita vissuta - Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Tuesday 10 january 2012 2 10 /01 /Gen /2012 07:33

imagesCATWNATS.jpgChe l’amore sia una questione complicata è abbastanza risaputo. Se fosse semplice come un fiume di montagna, certo parolieri e cantastorie, poeti e scrivani assortiti non c’avrebbero sprecato valanghe di parole ed inchiostro.

E’ complicato, sì.

Un po’ perché si parla di sentimenti, ed i sentimenti si sa che non hanno colori e confini definiti. Si intersecano, si confondono e si fumano in mille confuse geometrie. Non esiste bianco e non esiste nero, solo un rataplan di sconvolgimenti fisici e psichici. Ah, i sentimenti! Le emozioni. Siete contrari alle emozioni? Davvero? Peccato.

E poi uomini e donne. il problema più grande dell’amore è che sono diversi. Ma non un po’, sono proprio agli antipodi come modo di ragionare. E non che un modo sia giusto e l’altro sbagliato, no. E’ solo diverso.

Oddio, quello delle donne magari è un filino più giusto, ma in ogni modo.

Dicevo. Sì.

Nel rapporto di coppia le diversità uomo/donna emergono in tutto il loro fulgore, specie se servite col piatto della convivenza nella stessa casa. Uomo e donna hanno talmente punti di vista diversi (in genere) da non capirsi tra di loro. Tralasciando le amenità vignettisti che tipiche, dal calzino spaiato maschile lasciato in ogni dove alla tavoletta del water lasciata su (ma perché?) le differenze ed i motivi di attrito nel piccolo e nel piccolissimo sono ormai state sviscerate in tutte le sitcom americane dal 1970 in poi.

 

Ma non è questo che intendevo.

Sono le differenze nella comunicazione.

Noi donne siamo le regine del sotteso.

Con mezze parole, allusioni, sottintesi per noi evidentissimi pretendiamo che il nostro lui ci capisca al volo e stia sempre con le orecchie a mo’ di radar interstellare che nemmeno i Borg per capire, investigare o anche solo sospettare.

E lui, immancabilmente, non lo fa.

Anzi, dotato di comode pantofole non si accorge nemmeno che la sua compagna, quella che gli stira le mutande per dire, scalpita in preda ad un attacco di isteria e funesta rabbia. Perchè noi donne, anche se gli uomini che abbiamo accanto ci amano, vogliamo di più.

Vogliamo la magia, come disse Vivian Ward.

Quindi, se ci regalate un ferro da stiro più potente perché così facciamo meno fatica NON LA PRENDIAMO BENE. Anche se voi l’avete fatto con le migliori intenzioni, se ci avete riflettuto su e fino all’ultimo siete stati in ballottaggio tra quello e il finesettimana romantico in SPA.

Sì, noi donne vogliamo la magia. Vogliamo sentire l’amore anche in quei modi sdolcinati e un po’ scemi, che nel tempo sono diventati iconografia spiccia dei film coi cuoricini.

Ma che vi costa, maschi?

 

Un fiore, anche rubato al giardino della vicina, in un giorno che non è nulla.

Che vi costa? Quante guerre, liti e sofferenze sarebbero state risparmiate con un fiore?

Un bigliettino attaccato sul frigo con la calamita della Coop, che vi costa?

Un pensiero, non un miliardo.

Noi donne moderne ci contentiamo con poco, mica è necessario l’anello e la proposta fatta in carrozza sotto la neve a Central Park.

Basta meno, ve lo giuro.

Siamo molto molto sceme, noi donne, quando si parla di romanticismo.

 

Eppure, la stragrande maggioranza degli uomini non ci pensa.

E regala ferri da stiro.

Magari pure senza pacchetto.

NON VA BENE.

Fidatevi, prima o poi ne pagherete il conto.

 

Evolvetevi maschi, evolvetevi…

Di Phoebe - Pubblicato in : femmine vs maschi - Scrivi un commento - Vedi 5 commenti
Monday 9 january 2012 1 09 /01 /Gen /2012 07:18

lateral.gifCi giocavo sempre all’Università, nelle lunghe attese tra una lezione e l’altra o aspettando l’arrivo del professore in aula.  E poi con gli amici, magari un po’ da brilli, che c’è di meglio?

Era divertente e mi dava soddisfazione, ma poi nel tempo l’ho accantonato.

Poi qualche giorno fa alla macchinetta del caffè una mia collega lo ritira fuori: “Come te la cavi col pensiero laterale?”

“Mah, così…”

“Allora ti pongo un problema molto carino”

E mi ha sciorinato una storiella.

Che ho risolto.

No, non la sapevo.

Giuro.

Ma l’ho risolta.

Sono una grande.

Sono un mito.

Perché io sono la dea del pensiero laterale.

Cos’è? Bèh, molti (e l’Amoremio in primo luogo) lo definirebbero una pippa mentale mutuata dai giochi estivi di Focus. In realtà il pensiero laterale è una modalità di soluzione dei problemi logici che ricerca il punto di vista alternativo al problema stesso, approcciandolo da altre angolazioni rispetto al solito. Sono stata chiara? No? Un esempio classico: un uomo sposa sua sorella ed è perfettamente legale. Come mai?

Risposta: E’ un prete (o il sindaco, scegliete voi).

 

Ora che vi è chiaro, vi sottopongo il problema che ho risolto, vediamo come ve la cavate!

 

Un signore abita al decimo piano di un palazzo.
Tutti i giorni, quando esce di casa, prende l'ascensore al decimo piano e scende fino al pianterreno.
Quando invece rientra in casa, sale con l'ascensore dal pianterreno fino al settimo piano e sale il resto delle scale a piedi per raggiungere il suo appartamento.
Quel signore non è superstizioso, non è uno sportivo e odia salire le scale a piedi. Come mai allora si comporta cosi?
A onor del vero bisogna precisare che quando in ascensore ci sono altre persone e talvolta quando piove egli arriva con l'ascensore fino al decimo piano

 

 

Potete farmi delle domande nei commenti, a cui io posso rispondere solo Sì, No, o E’ indifferente.

Allora, chi vuole tentare?

 

 

Vi aspetto!

 

Di Phoebe - Pubblicato in : vita vissuta - Scrivi un commento - Vedi 4 commenti

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