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13 febbraio 2014 4 13 /02 /febbraio /2014 09:00

Non sono una che abitualmente guarda la televisione, e questo non per spocchia ma per generale carenza di tempo e cronica predisposizione ad ammucchiare le cose da fare in pile da 100 alla volta. Tanto che l'Amoremio mi lascia in giro per casa liste compilate da lui di cose che devo fare e che continuo a rimandare. Come dividere carta e plastica, per dire.

Ma la televisione, dicevamo, l'ho sempre vista poco.

Telefilm, tutt'al più, che poi è quello che guardo ancora con continuità (che l'inventore di MySky sia fatto Santo subito) e con affezione variabile. In questo momento, il mio preferito è "The blacklist", ma non disdegno "The Americans", "Elementary" e più in genere le serie che non difettano di ironia oltre che di una trama interessante. E poi c'è "The walking dead" che mi terrorizza, ma è un altro discorso.

La televisione generalista l'ho sempre schifata, un po' per questioni di tempo, ma parecchio anche per noia. Raiuno per me esiste solo in funzione di Montalbano, per dire.

Questo prima.

Prima della maternità obbligatoria, della nascita di mia figlia e prima della stagione più piovosa degli ultimi 25 anni che mi ha costretto in casa senza via di uscita.

Da quando sono a casa, dopo pomeriggi di zapping in cui non riuscivo a trovare niente che attirasse la mia attenzione, che mi facesse passare il tempo. Poi ho scoperto la morbosa curiosità generata in me da “La vita in diretta” e dal suo salotto.

A parte le labbra mostruose della Perego che sono in grado di ipnotizzarmi quando parla tanto quanto i gilet di Di Mare, la capacità di sviscerare giorno dopo giorno fatti di cronaca apparentemente insignificanti o comunque banali o poco rilevanti dal punto di vista globale e renderli interessanti e perversamente curiosi mi affascina molto. La ragazzina di Bollate picchiata e la picchiatrice, l'uomo che maltratta la moglie, la donna scomparsa, fino ad arrivare alla tragedia dell'uomo che uccide i suoi figli. Con interviste ai vicini, all'edicolante sotto casa e pure al lattaio, che mica si scherza.
Un salotto buono, per bene, pieno di opinionisti e di gente a modo. Smettere di guardarlo è complicato, un po' come smettere di guardare il vicino di casa folle che appende manichini agli alberi del giardino. Non si può.

Ma è solo perché mi piace analizzare lucidamente i fenomeni.

Sì, sì. Ecco, in questi giorni ho capito come si genera la paura nella gente comune, come si innesca il sospetto tra i propri simili, come si inizia a guardare l'uomo o la donna che si incontra alla cassa del supermercato con preoccupazione. Ora capisco la casalinga che guarda la televisione mentre stira e chiude con la doppia mandata tutte le finestre di casa appena va giù il sole.

 

Ma smetto quando voglio, eh.

E poi, dicono che la pioggia sia finita, che sia in arrivo la primavera.

Posso smettere quando voglio, in fondo la colpa è degli ormoni.

 

Aiutatemi...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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