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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 13:08

A Perugia la notizia del giorno non è la modifica dell’art. 18, né tantomeno l’escalation dell’ISIS, ma l’apertura di un nuovo centro commerciale definito dagli entusiasti come magnifico e dai detrattori come inutile. Sì, qui nella provincia dimenticata l’apertura di un centro commerciale non è solo una notizia di tipo commerciale ma genera grandi discussioni socio-politico-filosofiche. Porterà nuovi posti di lavoro? O ne toglierà ai piccoli commercianti? Genererà troppo traffico? Sarà ecosostenibile? Rispetterà i reperti del Pleistocene ritrovati durante gli scavi? Ma soprattutto, ci saranno i Pavesini ad un euro la scatola?

Divergenze d’opinione a parte, a me, avvezza ai mille milioni di centri commerciali presenti in terra abruzzese, la questione non fa né caldo né freddo. Tuttavia, essendo la nuova cittadella commerciale a pochi passi dal lavoro, mi sono detta: perché no? Ho caricato in macchina mamma, sorella e figlia e siamo partite. Quattro donne all’avventura in un centro commerciale: paura vera, soprattutto per lòa carta di credito.

Faccio un passo indietro: il nuovo centro commerciale da mesi si fa vanto della sua tendenza familiare, della sua volontà di accogliere anche i più piccini e di agevolare le mamme. Fasciatoi in ogni bagno, parcheggi dedicati, aree gioco. Quasi come in un paese civile, vien voglia di pensare, visto che questa tendenza ad essere child friendly non è facile da trovare in Italia e che io in otto mesi ho cambiato il pannolino ad Emma e l’ho allattata un po’ ovunque.

Dicevo, partiamo tutte insieme.
Arrivate al parcheggio cerco traccia dei famosi posti rosa e li trovo ad ogni lato. Sono comodi, vicino agli ingressi e più larghi degli altri per permettere la manovra di ovetti e  passeggini.
Ma che poi, rosa perché?
Vale solo per le donne incinta e le mamme coi bambini? E i papà? Se un papà viene a far spesa col bambino, lui non ci può parcheggiare? Ah, dimenticavo: siamo in Italia, un paese per cui l’iconografia è tutto e anche di più. Un paese in cui le mamme stanno a casa, fanno biscotti, guardano i bambini e puliscono il bagno col Viakal mentre i padri vanno a lavorare, leggono il giornale e guardano il calcio sbracati sul divano a ruttare birra.
Scusate, mi ero distratta.

Ma il punto non è questo. Mi avvicino ai parcheggi e li trovo tutti pieni. Due macchine hanno appena parcheggiato e da esse scendono:
- Una coppia sulla sessantina
- Due ragazzi fonati ed una ragazza che indossa leggins discutibili (parecchio discutibili)
Nessuna delle due autovetture conteneva bambini, né dentro le pance, né fuori.

Ora, ci sono cose che mi mandano fuori di testa ed una di queste è la maleducazione di chi parcheggia in luoghi deputati a chi ha difficoltà. Vi ricordate la storia del parcheggio disabili?

Nonostante avessi in macchina una bimba (angelica) di mesi otto e nonostante, o forse proprio per questo, il resto del parcheggio fosse mezzo vuoto, la parte di me intollerante ha preso il sopravvento. Ed ho fatto quello che tutti i cittadini per bene dovrebbero fare: mi sono incazzata e c’ho litigato.

“Scusate, questi parcheggi sono per donne incinta o per chi ha bambini piccoli.”
“Embè?” mi risponde uno dei due fonati.
“Embè  tu mi pari tante cose, ma non gravido.”
“Guarda che c’è posto tra dieci metri, non rompere”
“Appunto, parcheggiaci tu”

Qui è partito il turpiloquio del tricotico ragazzino al mio indirizzo, mentre la coppia sulla sessantina si è semplicemente infilata per le scale scappando come ladri di merendine.

Bella gente gli italiani medi.

Complimenti.

Vorrei ricordare la mia esperienza berlinese incinta di sei mesi, in occasione della quale ho potuto notare come il livello di civiltà non sia uguale in tutti i paese europei. In una metro vuota, un ragazzo si è ugualmente alzato per far posto ad una donna con un passeggino. Lui non l’ha guardata, lei non ha detto grazie: è stato un gesto naturale.

Noi parcheggiamo sui marciapiedi, non rispettiamo i disabili e pensiamo ancora che fregare il prossimo per una nostra comodità e persino per cose di poco conto (per noi) sia la regola.

E’ inutile che cerchiamo di pulirci la faccia alla bell’è meglio.

 

Siamo un paese del terzo mondo, senza appello e (forse) senza cura.

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