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21 ottobre 2014 2 21 /10 /ottobre /2014 14:00

Non ho molto tempo per guardare la televisione, questo lo dicono tutti parlando della propria vita e facendosene quasi un vezzo.
Vero, verissimo. Ma vero anche che MySky m'ha risolto la vita, dando a me e all'Amoremio la possibilità di seguire i nostri telefilm preferiti con continuità e comodità: The Americans, House of Cards, Perception, True Detective, Homeland e via così.
Ma se c'è un telefilm che possa essere considerato come rappresentativo dei nostri anni, questo è certamente “The Walking Dead”  (TWD per i fan), uno show che ha cambiato il modo di fare televisione oltreoceano.
Noi no, per carità: noi siamo fermi a “Che Dio c’aiuti 251”.  Fosse mai che nelle fiction nostrane possano avere temi diversi da preti, suore e poliziotti.

Lo script è abbastanza facile da spiegare: in un mondo attuale (e non futuro) decimato da una malattia che rende zombie gli esseri umani, un gruppo di sopravvissuti lotta tutti i giorni per vivere.
In realtà, questa è solo l’apparenza, TWD è questo, certo, ma anche molto di più.
Ed è per questo che mi terrorizza.

I profani potrebbero definirlo un telefilm horror,  ma in realtà gli zombie mangia-cervello sono solo un espediente narrativo pulp. Quello che stagione dopo stagione il telefilm si prefigge di esplorare è l’animo umano in tutte le sue sfumature, che siano valorose o meschine. soprattutto le seconde, a dire il vero.
Nonostente il disfacimento del modo circostante, dell'ordine precostituito, di una vita così come la conoscevano fino all'inizio di tutto, gli ultimi sopravvissuti non riescono ad essere davvero coesi e buoni come la migliore tradizione del cinema americano vorrebbe. Anzi, il pericolo sono proprio i vivi, non gli walkers; vivi che dismettono la propria condizione di umani per diventare sopravvissuti e per questo pronti a tutto pur di proteggere se stessi ed i propri cari.
O quel che ne resta.

Non posso dire di amare questo telefilm, ma non posso nemmeno smettere di guardarlo.
Ho posto come veto all'Amoremio solo una cosa: vediamo di giorno. Di sera, no, non ce la posso fare specialmente ora che tra i protagonisti c'è Judith, la figlia di meno di due anni del protagonista. 
Fare il transfert con Emma è immediato.

Ansia, moltissima ansia.
Ancor di più con l'Ebola presente in tutti i telegiornali, a dire il vero.

E' un telefilm feroce, angosciante, ma vivido e vero, più di quanto in astratto un telefilm con gli zombie possa esserlo. Nessuno è buono, nessuno è puro, ma alcuni scelgono di fare la cosa giusta anche se è più difficile, anche se è doloroso e costa caro. Il virus non è solo quello che trasforma i morti in zombie, ma è anche quello della disperazione che uccide la lce della speranza. 
La speranza di una cura, di un mondo migliore, di tornare a vivere ed a essere se stessi.

Una perfetta metafora, non trovate?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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