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23 marzo 2015 1 23 /03 /marzo /2015 08:00

L’altro giorno discettavo davanti a cornetto e caffè con due mia amiche, esperte a livello mondiale, e con mia sorella di principi azzurri.
Esistono?
Non esistono?
Sono estinti o sono sempre stati frutto dell’immaginazione?
E' un fenomeno sopravvalutato?
Non ce n'è uno etero manco a pagarlo?
La calzamaglia sfina parti che non dovrebbe?

Ma soprattutto, è necessario che abbiano la sta cavolo di calzamaglia celeste? Un articolo di abbigliamento che, diciamolo, imbarazzerebbe anche Rocco Siffredi, signora mia.
Ad ogni modo, se è vero che nel tempo ne ho diffusamente parlato più e più volte, fino a sancirne la morte ufficiale con l’avvento di Matteo Salvini tra gli uomini desiderabili, è anche cosa nota che non se ne smette di parlare nemmeno tra le nuove generazioni.
Nuove e nuovissime generazioni, direi.

Oggi, nel 2015, epoca che dovrebbe definirsi moderna, al cinema fanno Cenerentola. Giusto per drogarci tutte, mamme, figlie, nonne e zie. 
Il Principe Azzurro con i suoi annessi e connessi tira più di Mr. Grey, o forse sono due facce della stessa medaglia. 
Psicologia femminile for dummies. 

La figlia treenne di una mia amica è ossessionata (non per volontà della madre, tutt’altro) da principi e principesse, tanto da implorare il genitore maschio di indossare la calzamaglia azzurra tanto agognata in occasione del Carnevale. Anche no. ANCHE NO. Però lei lo stesso s’è vestita da principessa, con lo scettro e tutto il resto e anche se per il momento il principe Azzurro è il suo papà, presto le cose cambieranno. In peggio.
O meglio, dipende.

All’affermazione serafica Il principe azzurro non esiste, le risposte al tavolo del bar sono state diverse:
Non esiste e non è mai esistito. 
Fanculo al Principe Azzurro. 
Io ci credo ancora.
Quest’ultima affermazione fatta dalla più sgamata delle mie amiche, quella che proprio non ti immagini che possa cedere alle lusinghe della favola e invece anche sì. Perché forse le lusinghe di un mito senza tempo colpiscono anche chi si crede cinica, o magari perché la speranza è l'ultima a morire.

Cosa rende così speciale questa figura che, tutto sommato, negli anni dovrebbe essersi usurata quel tanto che basta da rendere ridicola la sua palandrana celeste? In fondo di lui Cenerentola non sapeva nulla e se lo è beccato a scatola chiusa. E se gli puzzava il fiato di sigaretta? E se c'aveva sei dita ad un piede? O la erre moscia? E se gli passava montagne di panni da lavare e stirare e voleva pure le camicie con i polsini a modino?

L'arcano è facile da spiegare: il fascino del Principe Azzurro sta tutto nel ti prendo e ti porto via e ti risolvo tutti i problemi, lo affermo da sempre.
Sarebbe bello che, dopo una vita tra frequentanti ed esseri più o meno abietti, arrivi lui col suo sorriso da igiene dentale appena fatta che ci dice: "Abbèlla, salta su che ora ci penso io a te!" e cloppete cloppete verso il castello, vissero tutti felici e contenti.
No, non funziona così. 
Perchè minimo il Principe al Castello c'ha una madre odiosa ai livelli della suocera della Principessa Sissi e di certo c'ha una montagna di panni da stirare. Che poi io non stiro, sia chiaro, quindi sono fuori dai giochi.
Forse il Principe Azzurro non esiste, o forse semplicemente non è colui che ci toglie le castagne dal fuoco e ci blandisce con un sorriso smaltato di fresco e tante belle parole senza costrutto.

Il Principe Azzurro è quel povero disgraziato che ci ama anche struccate e coi capelli all'insù. 

Che ci sopporta quando scleriamo perché la nostra casa sembra colpita da uno tsunami e tutto il mondo sembra nero.
Che ci cazzia se stendiamo i panni senza scienza e poi piega le mutande al contrario e i calzini spaiati tra di loro.
Che ci fa ridere anche quando no.
Il Principe Azzurro non è quello che indossa la calzamaglia, ma colui che andrebbe a piedi a prenderti la luna anche se non gliel'hai mai chiesta.
Esiste, ma non in astratto. Come diceva mia nonna "Il tuo non te lo tocca nessuno" e io lo credo davvero. Ci vuole solo un po' di fortuna nell'incontrarlo e non pretendere che indossi per forza calzamaglia, corsetto e cappello con la piuma. 

O almeno, non ventiquattro ore al giorno. 

 

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