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6 marzo 2015 5 06 /03 /marzo /2015 08:00

Non so come mai, ma sempre più spesso le mia avventure e le mie riflessioni si manifestano all'interno di un supermercato. Sarà perché a causa di influenze e malanni assortiti della gnocca la mia vita si va riducendo sempre più nel triangolo casa/spesa/lavoro (vita sociale, dove sei??), sarà perché stare in fila alla cassa senza far nulla stimola i miei neuroni a trovarsi un hobby. O magari è solo il caso, per dire.

E proprio ieri sera mi sono ricordata all'ultimo momento che mi mancava il tonno per fare l'insalata per il pranzo da portar via in ufficio e così mi sono fermata al volo in un supermercato in cui non vado mai. Non c'ho nemmeno la tessera, per dire, e io ce l'ho di qualunque cosa. Giuro.
Non ci vado mai ma senza un motivo specifico, questione di abitudini o solo di opportunità, insomma. Fattostà che mi sono fermata, ho preso al volo la scatoletta mancante e sono andata alle casse. Una sola cassa aperta (sgrunt) e la fila (doppio sgrunt) anche se il supermercato sembrava semideserto. Forse, ho iniziato a pensare, la mia mancata frequentazione ha un perché di fondo.

Mentre mi guardo intorno metitabonda, il mio sguardo incrocia la cassiera.
La guardo ancora, con sempre più attenzione.
Non ci posso credere, è proprio lei. O almeno, sembra lei. Stesso taglio di capelli di trent'anni fa, stessa corporatura a bastone che ne faceva la bambina più sgallettata del quartiere, stessi occhi.  La fila scorre e mi avvicino quel tanto che basta per leggere il nome sul cartellino: è lei., è L., la mia amichetta d'infanzia, la mia prima migliore amica.

Da bambina, prima che mia nonna cambiasse casa, lei e i suoi fratelli maggiori erano i compagni di scorribande nei campi, spalle d'eccezione nell'organizzazione di teatrini e spettacoli itineranti, complici nella violenza involontaria sugli animali tipica dell'infanzia.
Io e L. eravamo le uniche due femmine e passavamo moltissimo tempo insieme. Praticamente coetanee, non c'era giorno in cui non si combinasse qualche piccolo guaio, specie d'estate.

Poi mia nonna si trasferì. Non lontanissimo, ma quel tanto che bastava negli anni Ottanta per rendere impraticabile una frequentazione tra due bambine di otto anni. All'inizio fu dolore, disperazione, mancanza folle. Poi la vita va avanti, specie a quell'età,e  sono venute altre amicizie e altre avventure.

E ora eccola qui, L., davanti a me. Mi dico che mi riconoscerà, sfodero il mio sorriso migliore, le porgo la scatoletta di tonno. Lei mi guarda, mi sorride e mi fa: "La tessera ce l'ha?
No, la tessera non ce l'ho.
Ecco i soldi e allora ciao.

Non mi ha riconosciuto e io non ho saputo dire nulla.

Il tempo passa, i ricordi sbiadiscono e vengono soppiantati da nuove abitudine. La vita corre e ci trascina, trasformando una migliore amica in un nome su un cartellino.


Mannaggia.
 

 


 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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