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7 aprile 2015 2 07 /04 /aprile /2015 15:00

Ora va di moda essere mamme ad alto contatto, magari bio al 100% ed assolutamente dedite alla cura del politically corret. Evidentemente, essere mamme normali non basta più a nessuno, ci vuole di più. Siamo mamme, oltre all’utero c’è di più, insomma. Ma quanto esattamente di più?

Per coloro che non lo sapessero, o perché vengono da Marte o semplicemente perché non interessati al favoloso mondo della matriarcalità, una mamma ad alto contatto (e per esteso un padre, ma i genitori maschi valgono sempre un pochino meno, si sa) è un genitore che sceglie per la sua prole un metodo educativo che prevede uno stretto legame corporeo con il neonato e, più per esteso, una totale assoggettazione delle proprie necessità a quelle del pargolo.

Alcuni esempi tipici di quest’orientamento sono: portare il bambino in fascia, allattarlo al seno, condividere il sonno sono nello stesso letto. E anche trattare come pessime madri tutte coloro che non lo fanno e che la pensano anche solo una virgola diversamente da quello che ritengono per lo più una forma di religione.

Ora, il percorso che porta a diventare madre non è facile, ha poco a che fare col partorire e non è uguale per tutte. E’ un percorso insidioso, di mediazione col proprio essere e con le proprie esigenze e se per alcune può risultare facile o addirittura automatico, per altre proprio no. Io, ad esempio, sono sempre stata una individualista. Quando ho incontrato l’Amoremio per la prima volta mi sono resa conto di dovermi mediare: nella gestione del tempo, nelle cose da fare, nelle scelte. Non ero più sola, ma non ragionare solo per me non mi è venuto automatico.

Con Emma stessa cosa, e magari è stato lo stesso pure per lei vedendo come procede il suo caratterino. 
Ma essere mamma non è facile e spesso, specie all'inizio, si può cadere vittima dell'insicurezza e del marketing. Soprattutto del marketing, che vede nella maternità e nella tendenza dei genitori a non far mancare nulla alla propria prole una vera gallinella dalla uova d'oro in tempo di crisi.
Da qui due orientamenti contrapposti:
- Coloro che si buttano su metodi pedagocici (specialmente) d'oltreoceano come i vari Estivil e compagnia cantante. Professano una certa granitica severità, l'addormentamento da solo anche per il bimbo più recalcitrante e l'abolizione dei cd. vizi. così come li intendevano le nostre nonne: no in braccio, no ai capricci, si mangia con educazione e senza diventare una cloaca ambulante.
- Coloro che professano, appunto, la maternità ad alto contatto. Troviamo quindi l'allattamento al seno fino alla pre-pubertà, il co-sleeping. l'autosvezzamento, il portare i figli sempre con sé nella fascia e professare un ritorno alla vita naturale. Ah, spesso ritenere il proprio pediatra un deficiente. Più in genere la regola base è "mio figlio sta con me, punto". E intendono dal punto di vista fisico.

Due orientamenti oppost ed in guerra, che tra l'altro si accusano a vicenda di tirar su generazioni di anaffettivi l'uno e bamboccioni l'altro. 
Una guerra vera, se non l'avete mai beccata su FB o in rete vi consiglio di recuperare perché di svalvolati ce ne sono da entrambe le parti, anche se le vere esaurite sono quelle che salgono in piedi sullo sgabello a trattare come madri snaturate coloro le quali la pensano diverse. E 99 volte su cento provengono dalla fazione delle mamme ad alto contatto.
Non allatti fino a tre anni? Tuo figlio prenderà un sacco di malattie e allergie.
Non usi la fascia? Vergognati! Tuo figlio sarà anaffettivo!
E via andando con mille paranoie che possono gettare le neomamme nel più nero dei pozzi. Farò bene? Farò male?

A me non piace chi giudica, ma ancora di meno piace chi cerca di imporre a tutti i costi un modello professandone la santità e la perfetta riuscita nell'educazione della propria progenie. Non tutte noi mamme siamo uguali, così come non sono uguali i figli e, secondo il mio parere che non conta nulla, ognuno deve agire un po' come meglio crede, navigandoa vista e sperando che vada tutto bene.

Io mi ritengo una mamma ad alto contatto, ma come dico io.
Ho allattato mia figlia al seno, ma a dieci mesi lei ha espresso tutto il suo dissenso a tale pratica facendo nono col dito, decretando la sua preferenza per i biscotti.
La fascia? C'ho provato, ma Emma non ne voleva sapere manco per scherzo e ha sempre preferito stare stravaccata sul passeggino.Cosa che tutt'ora preferisce anche al camminare, a dire il vero. E perfino all'andare sui giochi al parco, a dirla tutta.
Emma dorme nel suo lettino in camera sua, ma se la notte si sveglia e non si riesce ad addormentare non la faccio piangere, ma la porto a dormire con noi.  La addormento nel lettone e poi la trasferisco nel suo letto, ma per comodità mia. Non mi piace l'idea che si addormenti da sola, in fondo è talmente piccola e vede la mamma così poco che due coccole alla sera non possono far male!
Lavoro otto ore al giorno, se va bene, non ho usato un giorno di congedo parentale ed il tempo che ho a disposizione non è molto durante la settimana. Preferisco però passare cinque minuti con Emma la mattina a giocare a nascondino piuttosto che truccarmi, così come non c'è cosa più bella che rotolarmi con lei sul tappeto e dare da mangiare immaginarie cibarie ai suoi animaletti. E se ci sono i panni da stendere ed il frigoriferio a rischio biologico pazienza.
Non perdo occasione per baciarla, coccolarla, stringerla e farla ridere.
La vizio? facile. Le compro vagonate di libricini che lei adora sopra ogni cosa e si porta ovunque.

Sono una pessima madre?
Farò crescere mia figlia insicura e fragile?
Oppure diventerà una figa di legno?
Sbaglio? Faccio bene?

Non lo so, ma cerco di fare sempre il meglio che posso per la mia gnocca, e se a qualcuno non sta bene pazienza.

Ma state attente a quando scendete dallo sgabello, eh..

 

 

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