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31 maggio 2015 7 31 /05 /maggio /2015 14:00

Sono passate cinque settimane e qualche giorno da quando Nevruz è sparito. Il vuoto che mi ha lasciato dentro non si può spiegare a chi non ha mai amato un animale, a chi non c'ha mai vissuto in simbiosi considerandolo una parte di sé e della sua famiglia.

Non so come spiegarlo, ma dal primo giorno della sua scomparsa io lo sapevo già: non sarebbe tornato. 
E giù tutti a dire: "Si sarà innamorato", "Vedrai che poi torna", "Come sei esagerata! Vedrai che torni a casa e lui sarà lì". 
Eh, no.
La mamma lo sa, lo sa sempre. Ed io lo sapevo che non ci sarebbe stato l'happy end.

Nevruz è sparito, andato, volato via. 
L'abbiamo cercato, chiamato, fatto volantinaggio.
Ma io abito in mezzo ad un bosco, dove le distanze non son fatte di strade, ma di viottoli tra gli alberi, di giardini chiusi, di pezzi di terra abbandonati e recintati. 

L'Amoremio l'ha incrociato per strada mentre portava all'asilo Emma, dall'altro lato della collina, ma è scappato. L'ha visto in salute, pulito e ben nutrito, come se si fosse trovato una casa migliore. Sarà stato lui? Voglio credere di sì.

E continuare a fare volantinaggio, a chiedere alla gente, a non arrendermi.

Tutte le sere torno a casa e sper di trovarlo sullo zerbino o sopra la casetta ripostiglio, in attesa del ritorno della mamma. Tutte le sere lui non c'è.
Me lo vedo sopra il letto, fuori dalla finestra, sopra il mucchio di panni da piegare che mi guarda e mi dice "E quindi?".

E non posso fare a meno di pensare che nell'ultimo periodo l'avevo troppo trascurato, non lo coccolavo più come prima. Le continue malattie di Emma, il lavoro, le mille cose da fare e lui miagolava perché voleva attenzione. E io lo mettevo fuori, lo lasciavo piangere finché non smetteva. Ed alla fine se ne è andato.

Me lo sono meritato, non posso far a meno di pensarlo.
Ma non posso nemmeno arrendermi, smettere di cercarlo. Un po' come Emma, che tutte le sere gli porta le crocchette e mi indica la ciotola interrogativa quasi a chiedermi "Dov'è?". E io vorrei dirle: "Amore di mamma, vedrai che torna" e vorrei crederci anch'io.

E invece non dico nulla.

Stamattina mentre stendevo i panni in terrazza è comparso tra le mie gambe un gattino bianco e rosso, ad occhio e croce di non più di tre mesi. Faceva il simpatico, voleva le coccole e possibilmente da mangiare. Ma io no, non me la sono sentita. Mi si è stretto il cuore in una morsa di dolore ancora più forte e no, non posso bello

Non voglio un altro gatto, voglio lui.
Voglio sapere dov'è.
Voglio sapere se gli è successo qualcosa.

Voglio che torni a casa.

Sarò più brava, lo giuro. Ma tu roscino torna...

 


 

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