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8 luglio 2015 3 08 /07 /luglio /2015 08:00

Sì sa, le giornate al mare sono pigre, o almeno così dovrebbero essere per definizione. Ma quando al mare ci sì va con una bambina di 10 anni che non riesce a stare ferma col cervello né con il corpo e con una creaturina di 17 mesi che vuol fare quello che fa la sorella il riposo è un eufemismo. Questo non vuol certo dire che i giorni passati al mare siano meno belli, ma certo il riposo e lo stravaccamento a quattro di spade sono un'altra cosa.
BEN LONTANA.
Da quando ho conosciuto l'Amoremio, vado sempre al mare dove abitano i suoi genitori, a Montesilvano. Un posto come tanti di villeggiatura, sbabilimenti balneari fatti di locali e turisti, giornate fatte di bagni, pisolini e sabbia nelle mutande. E' l'Adriatico e la sua bassa marea, c'è poco da fare.

Pranzando con la pasta fredda fatta a casa sotto l'ombra dello stabilimento, non posso non notare l'anziano uomo di colore che vende i cd e che ha appoggiato la sua mercanzia su un tavolino  poco lontano. E' stanco, rugoso, con la barba bianca. E straordinariamnete somigliante a Morgan Freeman. 
Non posso far a meno di pensare come, tra tutta la mercanzia in mostra, lui ed il venditore di ombrelli siano i più sfigati.

Faccio cenno all'Amoremio, che mi capisce al volo, si avvicina e gli chiede se vuole pranzare con noi. Lui, gentilmente, rifiuta.

"E' il Ramadan" mi dice con la cadenza dolce del francese
"Oh, e non è ancora finito?"
"No, il 16" mi dice sedendosi alla seggiola all'ombra che gli offriamo.
"Cos'è il Ramadan?" chiede Alice curiosa
Lui la guarda e gentilmente glielo spiega. Gli racconta del mese sacro per ogni musulmano, di quanto sia diffcile ed importante, di come beva e mangi solo dalle nove di sera alle quattro del mattino. E lei l'ascolta stupita, e magari starà pensando a tutte le volte che ha sbuffato all'idea di andare a catechismo invece di giocare al parco con gli amici.
Viene dal Senegal, l'anziano signore, e laggiù ha tanti nipoti. Sorride ad Emma che dorme nel passeggino con la bocca aperta e racconta di quanto tutti siano gentili con lui, di come viva da tanti anni in Italia e di quanto gli manchi casa sua.

Noi gli spieghiamo un po' la nostra famiglia non proprio normale, lui vuol sapere cosa farà Alice da grande.
Poi, con fatica, carica la sua merce, si tocca il cappello e con un leggero inchino se ne va, non prima di aver raccomandato ad Alice di studiare, perché è il suo  lavoro ed è un lavoro importante.

Torniamo all'ombrellone, trascinando il passeggino nella canicola fin sotto la palma.  Emma russa, l'Amoremio ed Alice sonnacchiano. La cosa buffa è che, osservando il mondo intorno, mi sono accorta che il nostro gesto non aveva nulla di speciale. 

Ecco laggiù un ragazzino che porta una fetta di anguria ad un ambulante che si ripara dal sole sotto la sua bancarella. E una coppia di signori anziani che offre acqua alla ragazza che fa le treccine alle bambine. E così via, all'infinito.

A guardarlo così, il mondo non sembra un posto poi così brutto. A guardarlo bene, da vicino e senza il filtro della televisione o del flame in Internet, magari la nostra società non si merita davvero l'invasione zombie. A vederla bene, questa società, forse regala una speranza prima dell'estinzione.

Forse, e dico forse, l'odio instillato da Salvini, da certi media complottisti e allarmisti e dagli strali di un sistema assistenzialista che cade a pezzi ogni giorni di più non riusciranno a distruggere la compassione e l'empatia nell'essere umano.

Forse, se ci impegnamo, i nostri figli saranno meglio di noi.

Io, almeno, ci spero.

 

 

 

 

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