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28 ottobre 2015 3 28 /10 /ottobre /2015 19:00

Sabato pomeriggio ero al parco con Emma e la figlia del mio compagno. Le bimbe giocavano tranquille da un gioco all'altro e io mi sono messa ad ammirare la varia umanità che navigava avanti ed indietro, ingannando un pomeriggio autunnale.

Nella quiete del parco hanno fatto irruzione una brigata di ragazzini, orientativamente non più di quattordicenni che, appollaiatisi in ordine sparso su di una panchina, hanno dato il via a diversi teatrini antropologicamente interessanti.

La femme fatale.
Le ragazzine del gruppo, alcune in evidente sovrappeso da sovradosaggio di merendine, vestite come un catalogo di moda per non-vedenti erano tutte truccate e dotate di meches. roba che se io a quell'età osavo il mascara finiva malissimo e queste si sparano il rossetto opaco arancione modello Barbie battona.
Stanno lì, una fa finta di giocare con una sigaretta ed all'avvicinarsi di un coetano l'apostrofa con un "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Alzo lo sguardo verso di lei perché credo (spero?) di aver capito male e lei lo ripete: "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Vorrei tanto farle la filippica sia sul suo vituperio dei modi verbali sia sul più grave uso improprio di certi termini, ma qualcosa mi ferma.
Sono diventata forse vecchia?

Arrendevole?
Ho bisogno di ferie?

La coppia che non (si) molla.
Non troppo discosti dal gruppo, una coppietta ha deciso di controllarsi vcendevolmente le tonsille e di farlo con una dovizia impressionante.
Meno.
Basta meno.
E soprattutto, tenete a posto le mani a meno che non siate così fortuna da usufruire di ore di educazione sessuale a scuola. E non ridete se vi spiegano cose utili: ascoltate, cazzo.

Sono gggiovani, che ci volete fare?
Gestisco il trasbordo di Emma dall'altalena al girello e mi cade l'occhio sulla parte maschile della combriccola, tutti alquanto bisognosi che Masha canti loro la canzone dell'igiene personale. Sono in tre, tutti vestiti come Justin Bieber dopo un uragano: uno è il sedicente stupratore e si guarda intorno annoiato, il secondo sputa reiteratamente a terra con metodicità degna di nota mentre il terzo sta bruciando la panchina con un accendino.
Aspè, che sta facendo?
Brucia la panchina?

Affido Emma ad Alice che mi guarda come a dire Non mi far fare figuracce che magari un giorno ne sposo uno,  e mi fiondo.
"Scusa ragazzino, che fai?"
"Ehm..."
"Ehm una cippa, smettila subito! Questa panchina non è tua, ma di tutti!"
"Mi scusi SIGNORA"
SIGNORA.
Che suona come vecchia babbiona, vero? 
Sto studiando come incenerirlo adeguatamente, quando sento Emma che mi chiama ridendo come una matta perhcé la sorella le ha fatto scoprire l'emozione dello scivolo da grandi.
Mi distraggo, perdo l'attimo e niente, l'aridità e il veleno sono volati via.

Niente, sono vecchia.
Ho peso mordente.

"Tu" dico rivolta ad Alice mentre rincasiamo "se diventi così tra qualche anno ti spedisco in Svizzera in un collegio di suore di clausura. E pure se non sei mia figlia, chiaro?"
Lei ride e si schernisce.

Forse non tutto è perduto.

 

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