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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 08:00

Stamattina piegavo i panni asciutti cercando di battere il record pregresso ed avvicinandomi alla velocità della luce, il tutto prima di andare in ufficio e soprattutto prima che la gnocca riuscisse ad emergere dal suo sonno comatoso detto anche a quattro di spadi che la contraddistingue da sempre.

E mentre piegavo calzette e mutande muovendomi come in Matrix, l'ho vista. Eccola lì, l'infida creatura: una cimice. Ora, io non ho niente contro le cimici, sono aracnofobica questo sì, ma il resto del mondo entomologico non mi suscita nessun problema. tranne forse gli scorpioni. E le scolopendre. Vabbè, non divaghiamo. Non le odio, dicevo, tuttavia le cimici hanno la brutta abitudine di volare con un rumore molto fastidioso e di rilasciare un pessimo odore se spaventate o se finiscono sopra una fonte di calore: è una puzzona, diciamocelo.

Sono andata in bagno a prendere un pezzetto di carta per farle provare il brivido imprevisto dello sciacquone, ma all'improvviso mi son detta che no, non la volevo uccidere. Ho aperto la finestra e l'ho buttata in terrazza.
Ora, notoriamente le cimici non sono famose per la brillante inteligenza o per il ruolo determinante che svolgono all'interno della catena alimentare, ed un perché c'è. 
L'ho lanciata dalla finestra e lei invece di volare è piombata di culo sul terrazzo, rimanendo ad annaspare a pancia in su dimenando le zampette. Ho chiuso il finestrone e stavo per andarmene, ma qualcosa nella frenesia con cui muoveva le zampette mi ha trattenuto e sono rimasta ad osservarla dibattersi. E dire che sarebbe bastato poco per rimettersi in piedi: concentrarsi su un unico movimento, ad esempio, cercare un appiglio ed in ogni caso non farsi prendere dal panico. Niente, non riusciva a rimettersi in piedi e io lì, a guardare la sua febbrile agonia.
Alla fine ho aperto la finestra e usando la stessa carta di prima l'ho rigirata e messa dritta sulle zampette.
"Vai, vola via prima che ci ripensi!" 
Ma lei è rimasta lì, a fregarsi le antenne che ha sulla testa.
Mi è sembrata stupita, incredula.
Se non sapessi che è impossibile, direi mi stesse guardando in faccia.

Poi Emma ha interrotto la magia chiamando mamma con la potenza della sirena di un sommergibile e me ne sono andata; chissà se quell'insettaccio se ne è volato via dopo un po' o è rimasto lì, alla mercè dei passeri.

Questa edificante storia mi ha portato a due chiare considerazioni.
La prima è che io a volte spesso sono proprio come quella cimice a pancia all'aria: mi dibatto frenetica tra mille accadimenti ed impicci e penso che mai riuscirò a venirne fuori con un minimo di sanità mentale. Quando poi qualcuno mi aiuta senza chiedere e senza domande rimango di stucco, incredula. Incapace di dire grazie o accettare con un briciolo di entusiasmo, ma stampandomi in faccia l'espressione della mucca al pascolo che vede passare un treno.

La seconda è che non dormire per la tosse della tua prole fa male.

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