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12 gennaio 2016 2 12 /01 /gennaio /2016 13:00

Sono stata recentemente in un negozio di giocattoli che in genere non frequento mai, non solo perché non a prezzi accessibili, ma perché preferisco sempre comprare su Amazon e non portare Emma in luoghi che possono generare conflitto.
Se vi state chiedendo quale genere di conflitto si possa generare in un negozio di giocattoli, è più che evidente che non avete prole al seguito, altrimenti stareste già annuendo con veemenza.

Insomma, cercavo un paio di scarpe per la bambola che ho regalato ad Emma per Natale e di cui la poveretta è sfornita con grande disappunto della proprietaria (che è già in fissacon le calzature, poverammè), quando mi sono accorta che in questo negozio di giocattoli gli scaffali erano ben divisi in due sezioni distinte: quelle contrassegnate con il rosa - giochi da bambina, mentre quelli con l'azzurro - giochi da maschio.

Ora, io non voglio stare a sindacare sulle politiche di mercato, né sulle credenze educative dei genitori, ma in tutta sincerità vorrei farvi una domanda: Peppa Pig dove la mettereste? E Masha? Perché un puzzle con uno di questi due personaggi deve essere considerato da femmina mentre uno coi Paw Patrol sono da maschio? Lascia stare che a mia figlia fanno schifo e che non li vuole nemmeno vedere quei cagnacci, ma mi sembra una destinazione giusta? E i lego sono da maschio? Solo se hanno temi da maschio, ovviamnete. Quelli con le principesse sono da femmina, ma a mia figlia piace il trenino: come facciamo?
Ma soprattutto perché quegli adorabili dinosauri che si dovrebbero decorare la cameretta di un maschietto non possono decorare anche quella di una femminuccia?
E la Pimpa? La Pimpa dove va? Che poi la Pimpa è il cartone animale gender per eccellenza, è chiaro. In fondo è un cane che si comporta come un bambino e che vive insieme ad un uomo attempato con i baffi di cui non si capisce nemmeno il lavoro. Cosa li lega? Un'adozione? Una sperimentazione genetica finita male?  E perché Armando non ha una fidanzata?

Ma torniamo a noi. Questa divisione mii è sembrata davvero poco credibile, oltre che poco fruibile sia ai genitori che ai bambini. Un bambino che vuole una cucina per giocare allo chef deve girare tra i banchi delle femmine? E una bambina a cui piacciono le macchinine si deve sentire un maschiaccio?

Io trovo che i bambini siano creature semplici, Che non si facciano tante domande, ma che vadano direttamente a quello che trovano di loro gusto o meno. E' giusto incatenarli in queste convenzioni sociali? E' giusto mettere un'etichetta al gioco, l'attività più pura e bella dell'esistenza? 

Un bambino non deve essere libero di giocare con quel che vuole?
 

Attendo commenti.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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