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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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