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6 maggio 2005 5 06 /05 /maggio /2005 11:14
Ci sono giorni che il lago sembra una palude.
La nebbia si siede sulle acque stagnanti e appoggia comodamente i gomiti sulle colline imbrunite. Tutto sommato, aspettarsi di vedere volteggiare pipistrelli invece che germani non è poi un volo di fantasia così alto, in quei giorni lì.

Ma oggi no.
Oggi è arrivata finalmente la primavera e dalla cima del paese, dove sta arroccato il piccolo prefabbricato da due soldi che è la scuola, il paesaggio mozza il fiato coi suoi colori.
Ma dove stavano nascosti tutti questi colori d’inverno?

Il paese è piccolo ed i bambini sono appena 14 nella sua classe. Appena per una grande scuola, un boom demografico per questo paesello che d’inverno si spopola per rianimarsi l’estate di grassi turisti crucchi che spendono vantandosi del marco forte.

Ma in primavera è tutto ancora tranquillo.
L’aria nuova lucida la valle, le rive del lago, gli alberi. Ripassa con una vernice nuova anche le case, gli angoli rimasti al buio dell’inverno, le strade. Tutto è nuovo è limpido nel primo, sorprendente giorno di primavera, mentre i bambini sciamano pigramente dentro il piccolo edificio.
Suona la campanella, oggi lezione di matematica.
Piccoli tratti di gesso scorrono sulla lavagna, mentre in fondo all’aula un bambino è intento a vedere se è vero che il vinavil attaccato sul dorso delle mani dopo un po’ si toglie e diventa una specie di pelle di Visitors, solo bianca.
"Il triangolo equilatero è quello con tutti i lati uguali, mentre quello isoscele…"

La sua voce si disperde nella piccola aula, tra la disattenzione del bambino in seconda fila che sta provando l’equilibrismo della matita sul labbro superiore, forse nella speranza di entrare a far parte del Circo Orfei e il rumore incessante della matita della bambina bionda col cerchietto a sinistra che sta disegnando chissà solo che cosa. Magari da grande farà la pittrice.

"…ne ha uguali solo due. Il triangolo scaleno, attenzione a questa parola che è difficile, i lati invece li ha tutti…"

Quando anche la bambina più sveglia della classe, quella col nastro azzurro nei capelli castani, si mette a guardare la danza degli uccelli fuori dalla finestra, la cosa le appare chiara. Oggi la geometria non illuminerà le mente di nessuno di quei bambini di dieci anni o poco meno. L’unica cosa che avranno ben stampata in mente sarà che la maestra cattiva li avrà tenuti tra quattro rognose mura mentre fuori esplode la vita. Maestra cattiva, matematica infida, magari da grande mi drogo. Ovvio.
Fuori il lago ammicca celeste.

"Ragazzi, i cappotti"

Nessuna reazione, come se la sua voce ripetesse ancora nenie geometriche. Batte le mani e i piccoli mostri sgranano gli occhi.

"Ho detto, i cappotti" sorpresa e sospetto attraversa le loro menti "Esco un attimo poi andiamo. In fila per due. E non litigate!"

Esce e chiude la porta. Ma per un attimo si ferma ad origliare la confusione ingenerata nelle piccole menti pestifere. "Cosa? Come? Dove?La maestra è impazzita! Forse ha scoperto che…"

Al suo ritorno tutti in fila per due.
Qualche bambina è arrabbiata, non ha per mano la sua amichetta del cuore. Hanno litigato ed un paio tirano su col naso.
La bambina con il nastro azzurro sta per mano con quella di colore. Due ghettizzate, pensa, per motivi diversi ma pur sempre ai margini della piccola società. Una per il colore della pelle, l’altra per essere arrivata da un’altra scuola ed essere troppo dotata e cocciuta.
Si parte. E mentre il piccolo corteo scende giù per la collina tra i viottoli che portano al lago, chi nascondeva qualche marachella si rilassa pensando di averla passata liscia. In realtà il topo morto nel cassetto lei l’ha trovato di già. E’nata in campagna, non sono mica queste le cose che la fanno urlare. Certo, lo spettacolo della povera bestia adagiata sopra i compiti di storia, con le zampette rattrappite non è stato il massimo, ma non ha urlato, non ha mosso un muscolo della faccia.

Seduto su uno sgabello di legno un vecchietto con la pelle indurita dal vento rammenda una rete. Gli occhietti mobili, due fessure o poco più, si girano al passaggio della scolaresca che, senza punto aspettare, entra in un piccolo prefabbricato bianco, brulicante di attività. Si fa avanti nell’aria salmastra.

"Eccoli qui, i pupi. Ma l’avete mai visti tutt’ questi pesci vivi?"

Ed ecco che i bambini si accalcano intorno alle vasche. Il più scalmanato della classe rischia di finirci dentro, scivolando oltre lo spesso bordo bianco.
Dentro, grossi pesci guizzano attaccati uno all’altro, lottando freneticamente.
Ad i bambini lì, ipnotizzati dai riflessi argentei. O magari dalla vita che lotta.
Lo scalmanato, già stufo, si affaccia ad un’altra vasca.
"Correte, questi sono enormi!!!" urla con le pupille dilatate.
Due grasse carpe regina, che faranno la gioia di qualche famiglia, nuotano pigre e sole ed ora tutti i bambini nuotano con lo sguardo insieme a loro.

Solo la bambina col nastro azzurro è rimasta a guardare i pesci piccoli, la pensosa testa castana appoggiata sul bordo.
"Che hai?" le chiede la maestra.
"Questi pesci li han presi dal lago, vero?"
"Certo"
"E non ci torneranno più, vero? Moriranno, qualcuno se li mangerà."
"Certo."
"E perché ci ha portato qui?"
"Perché è la vita"

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Published by phoebe1976
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