Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
21 agosto 2006 1 21 /08 /agosto /2006 21:39
E’ già passato un anno. Sembra un giorno, al massimo una settimana.
Non diresti mai sia già passato così tanto tempo.
E invece…


Invece 365 giorni o giù di lì, passati in un soffio. Qualcosa meno di 9000 ore passate in mille attività create appositamente per non farti pensare e volate via nel vento dell’oblio.

Non lo so.

Sono inquieta dal ritorno dalle vacanze. Sarà l’inattività forzata dal tempo schifoso, sarà la solitudine dettata dalle partenze, sarà la depressione post Grecia, sarà.

Sono sempre io, sono sempre la stessa?

Chi mi conosce bene dice di no.
Sono cambiata, sono meno giocosa.

Un’ombra spesso mi appare negli occhi, magari riflesso di una maturità che prima o poi doveva arrivare e che forse ancora indugia nascondendosi nelle pieghe di una vita da single che fa a botte col mondo. E che questo mondo, almeno in apparenza, lo vorrebbe spaccare.

E quest’anno è scivolato, mangiandosi tutto come un buco nero.

In quest’anno ho imparato ad essere più cattiva, a pensare a me stessa prima che agli altri. Facile, direte voi. Ma io non l’avevo fatto mai, buttando sempre avanti i problemi degli altri ai miei. Per paura di affrontare i propri, ovvia psicologia da Cosmopolitan.

Ho imparato a dire no, a non accondiscendere chi amo. A prendermi quello che voglio.
Ho imparato che c’è gente cattiva, a cui capita di far del male agli altri gratis.
Ho imparato che nella vita spesso non c’è niente da imparare. Che il caso domina il mondo, che spesso non c’è né un perché, né una ragione.

Ho imparato anche che non vale la pena piangere per amore, mai. Che chi non ti vuole non ti merita. O spesso torna strisciando sui ceci quando tu non sai più che fartene. A parte il sapone.

Ho imparato che gli amici veri ti stanno sempre vicino, anche senza dire nulla, ma allungando al momento giusto la loro mano sulla tua e fiutando l’aria della tua inquietudine.

Sono diventata più forte, forse. O magari solo più dura e cinica.
Più silenziosa, per quanto possa sembrare paradossale detto da chi ha un carattere e una nomea come la mia.
Più silenziosa dentro.

Complice di un dolore al petto che passa appena un po’ dopo un respiro profondo, difficile da condividere insieme a chi lo vive con te.
Difficile parlarne.

E’ passato un anno dal giorno che mia madre mi disse:”Da oggi siamo sole, dovremo imparare a camminare con le nostre gambe.”
Strana metafora, strana davvero.
Specie considerando che mia nonna camminava a stento col suo fido deambulatore, qualche passo e molta grinta; ma reggeva le fila delle nostre anime e dei nostri cuori senza nessuno sforzo apparente.
Senza, forse, saperlo nemmeno.

E’ passato un anno, ma il dolore pulsa ancora vivo dentro di me.

La mattina, quando non ho nessuno da salutare andando al lavoro.
La sera, prima di andare a letto, quando non posso darle il bacio della buona notte.
Nelle cose belle e in quelle brutte, quando bastava una mano sulla testa per calmare il mostro che mi si agita dentro inquieto digrignando i denti.

Vorrei non mi mancasse così, vorrei non sentirla sempre qui.
Perché magari ha ragione il maestro di yoga di mia madre ed è un errore trattenere chi non c’è più qui, attaccate alla terra col nostro pensiero.

Con il rimpianto.
Con il dolore dell’assenza.
Con l’egoismo di chi non capisce perché e punta i piedi.


Già, perchè...

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code