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3 dicembre 2009 4 03 /12 /dicembre /2009 22:38
E’ cominciato tutto con un piccolo e fastidioso raffreddore al ritorno dalle ferie. Ma non ho chiamato il dottore: niente che un bel farmaco da banco non possa curare.
Actifed come se piovesse.

A metà settembre giravo già con l’aspetto di una rana verde del Trasimeno, con gli occhi gonfi e a palla. E il raffreddore era peggiorato, scatenando l’ilarità della colleghe di lavoro e l’istinto materno di mia madre: giravo forse troppo scollata, io? Sì, certo.
Ma non ho chiamato il dottore: niente che un nimesulide in polvere e una bella tisana al finocchio calda non possano curare.
Figurarsi.

Alla fine del mese sono cominciati pruriti a tutta la faccia e la carnagione mi è diventata pallida come  avessi la tisi. Un bell’incarnato ottocentesco, insomma, che incornicia un paio di occhiaie che un panda mi fa un baffo.
Forse dovrei iniziare a nutrirmi di foglie di eucalipto, almeno dimagrisco anche. Dopo qualche settimana arrivano anche piccoli problemi respiratori aggiunti a tutto il resto. Senso di soffocamento, tosse, affanno. E una crisi asmatica.
Ecco, qui sì che ho chiamato il medico e fissato un appuntamento, perché essere testoni ok, ma sempre fino ad un certo punto.
Il mio solerte medico di base mi invia dopo una visita veloce come Usain Bolt alza un sopracciglio e mi preannuncia la fatale sentenza: allergia.
Mi prescrive un antistaminico specifico e delle prove allergiche da fare all’ospedale.
Possibile che io, donna cresciuta in campagna, sia diventata allergica alla mia età sì veneranda? E a che cosa poi, di grazia?

Prendo l’appuntamento in tempi ragionevoli (alla faccia di chi parla male della sanità in Italia) e dopo una settimana senza medicine vado all’ospedale della mia città.
 
Ora, per chi non è di zona, vi informo che questo ospedale è stato ristrutturato e ampliato del 250% di recente e i vari padiglioni e settori sono stati rinominati con lettere e grandi nomi della storia perugina. Bello, eh, culturale pure. Ma questo ha reso il luogo ospitale e facile da usare giusto come il labirinto del Minotauro. Trafelata, dopo aver sbagliato strada quattro volte ed essere finita nelle cucine, arrivo e mi accingo a fare prelievi e prick test.
Una dottoressa simpatica come una verruca all’angolo della bocca mi accoglie: “E’ in ritardo!
Phoebe (che già non respira di suo, figurarsi dopo la ricerca del padiglione perduto): “Mi scusi, ma le indicazioni…
Dottoressa: “Sì sì, dite tutti così. La verità è che non leggete!” e mi fa il prelievo senza farmi nemmeno sedere. Poi, senza soluzione di continuità inizia a scarabocchiare sull’interno del mio avambraccio  destro i numeri dall’1 all’11. Con poca delicatezza mi applica le 21 sostanze prescritte più un fattore di controllo e pratica un minuscolo foro con aghi da insulina per ciascuna di esse. Dopodiché prende il Corriere dell’Umbria, inforca gli occhiali e inizia a leggere “Tanto deve aspettare 10 minuti” sentenzia.
Io rimango lì, a fissare il calendario della Bayer con l’aspirina fotografata da tutte le angolazioni. Bello. Interessante. Sono tutta presa dal calcolare la diagonale delle mattonelle delle pareti quando il mio braccio inizia a pizzicare. Molto. Molto molto. Ma molto proprio.
Phoebe: “Ehm… dottoressa… brucia
Dottoressa sfogliando la pagina degli spettacoli: “Stia tranquilla, è il fattore di controllo
Phoebe: “Ehm… guardi… non vorrei insistere… ma…
Dottoressa: “E che sarà mai!!!” si alza stizzita, ripiega il giornale e viene verso di me. Mi guarda e: “Oddiooooo!
Io l’avevo avvisata che bruciava.
 
Risultato: allergia dirompente alla polvere.
Sì, alla polvere.
E al cane.
E al gatto.
E alla betulla.
E anche al nocciolo.
Ah, anche alle muffe e agli scarafaggi, ma questo mi sembra già più sensato.
Ma principalmente gli acari, insomma, ed a tutte quelle altre simpatiche e invisibili bestiole che ci sguazzano dentro tutto il giorno.
Anzi, a dire il vero il nome scientifico è Dermatophagoides pteronyssinus e io sono allergica alle loro larve, che si sviluppano tra i 15 e i 18 gradi. Giusto la temperatura di una casa normale, insomma. Lo sapevo che dovevo nascere ai Caraibi. Non avrei mai avuto problemi lì, e sarei sempre abbronzata.
A volerla dire tutta, sono allergica non alle larve degli acari, ma solo alla loro cacca.
Sì. E’ così.



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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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