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1 marzo 2006 3 01 /03 /marzo /2006 15:51

Oggi è il primo marzo.

Tra ventuno piccolissimi giorni sarà formalmente primavera.
Un soffio.
Primavera.
La stagione dell’amore.

L’amore.

L’amore è certamente il sentimento più sopravvalutato della nostra epoca.

Perfida invenzione dei Baci Perugina e dei disegnatori di bigliettini coi cuoricini.
Non mi ricordo chi l’ha detto, ma doveva essere uno molto cinico. O molto saggio. Oppure entrambe le cose.

Arriva, rende estatici, devasta, distrugge e se ne va, lasciando i cocci per terra, senza nemmeno spazzare nascondendo il malfatto  sotto il tappeto come si usava una volta. Oh, i bei tempi andati.


Non trovo intorno a  me un esempio un solo esempio positivo.
Duraturo intendo, non se ne abbiano a male le coppiette che vegetano e/o vivono intorno a me.


Stamattina, aspettando di fare le analisi e godendomi l’ameno spettacolo dell’ospedale brulicante di varia umanità, ho avuto modo di riflettere sulla mia vita attendendo l’arrivo dell’infermiera ago-munita.

Ogni volta che ho provato ad avere una relazione degna di questo nome, ho sofferto. Un minuto di felicità e 100 di angoscia. Magari ora esagero, in preda a chissà quale nichilistico impulso, ma la proporzione non si distacca poi tanto dalla realtà oggettiva e fattuale.

Intorno a me, il delirio.


Coppie in frantumi e liti davanti ai figli.

Irrisolvibili paturnie che cancellano anni vissuti insieme nel bene e nel male.

Lividi, non solo nell’anima.

Vedere una persona per cui credevi di essere importante allontanarti con freddezza.

Corna.

Insoddisfazione.

Tradimenti ed ipocrisia.

Rapporti che hanno il sapore amaro di una abitudine consolidata nel tempo, ma che hanno già bruciato tutto in una pira ardentemente violenta, ma troppo breve.

Mancanza di coraggio, codardia a palate e paura di venire travolti.

Ma allora, il gioco vale la candela?

Val bene il dolore e la paura?

Comincio a credere di no.

Almeno non per me.

Scusate tanto ma io mi sono un pochino stufata.

E sono anche un tantinello disgustata.

Non mi va più di camminare sul filo.

Mi sembra tutto abbastanza squallido.


Ho tante cose nella mia vita: l’affetto dei miei cari, sogni da realizzare socchiusi in un cassetto, una gatta che mi coccola, i libri, la mia finestra sul lago che si tinge di rosso al tramonto. Gli amici, la gente che mi gira intorno. Sto cominciando ad apprezzare la mia vita piano piano, partendo dalle piccole cose.


E siccome negli ultimi due anni della mia vita, dopo la dipartita di Mr. Big, la mia vita è corsa via lo stesso, divertendomi, facendo il comodo mio ed abusando talvolta di una posizione dominante, vivendo, in sostanza, abbastanza da maschio, non capisco perché dovrei cambiare ora.


Perché c’ho provato, lo giuro, a mettermi in gioco.

Ma se non mi tiro via ora ci rimetto anche le scarpe.
Il cervello no, quello oramai è compromesso.


Perché, lo so, dovrei averlo imparato: gli uomini non si innamorano di me. Parole testuali, si invaghiscono della mia luce, che non si dimentica, ma poi non sanno gestirla, non sanno cosa farsene. E mi salutano per qualcuno più easy. Magari migliore, sotto molti punti di vista.

Non lo so.

Da oggi si torna ragazzaccia, si fa un passo indietro.

Si torna ad essere ciniche e convinte che l’amore sia solo umano desiderio di affiliazione.

Perché l’amore, quello dei miei nonni, non si può avere.

 

E a me un succedaneo non basta.
E allora meglio niente.

 

 

 
Pazienza. Sopravviverò.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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