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24 gennaio 2008 4 24 /01 /gennaio /2008 08:53

L'altra sera torno a casa dal lavoro, appoggio la borsa sul mobile dell'ingresso e butto il cappotto sull'appiccapanni.
Come tutte le sere.
Saluto i miei, sistemo la sacca della palestra.
Passo in cucina e l'occhio mi cade su una cartolina postale lasciata come ricordo amorevole dal postino.
Ovviamente, è LUI, non ci sono dubbi.

Finalmente.

Afferro la cartolina e scruto con sguardo indagatore ed accusatorio i miei familiari.

MammadiPhoebe: "Ah, no... io ero dal parrucchiere!!"
SorelladiPhoebe: "Ah, io ero al lavoro!!"
PapàdiPhoebe: "Eh, no! Io ero in casa, ma questi non hanno suonato mica!! Oppure hanno approfittato di un momento che ero in bagno!!"
Phoebe: "Papà!"
PapàdiPhoebe: "Lo giuro! Devono essere strisciati fino alla casella della posta, gli infami!! Lo giuro sul cane!"
Ho "amorevolmente" soprasseduto, scuotendo la testa.
Son familiari, bisogna aver pazienza.
 
La mattina dopo, con mio grande sbattimento, mi reco all'ufficio postale comunale.
Che era esattamente la cosa che volevo evitare ad ogni costo.
Ora, già gli uffici postali io li odio a prescindere.
Devi prendere il numeretto giusto all'eliminacode giusto, impazzisci davanti ad un contatore luminoso per capire quando è il tuo turno e in quale sportello recarti senza ovviamente superare i segni disegnati sul pavimento chè sennò sei un cafone, se sbagli riparti da zero come ne Il gioco dell'oca e mediamente il tempo impiegato per sbrigare la semplicissima commissione è inversamente proporzionale alla simpatia degli impiegati, che sembrano messi lì contro la loro volontà e stanchi come se lavorassero in miniera. E gli impiegati se per caso sbagli sportello dopo tre ore di fila ti trattano come se la differenza tra "prodotti postali" e "servizi postali" la insegnassero di solito in seconda elementare.

Prendete questo scenario e cancellatelo completamente.
Tranne la parte che riguarda la celerità e la simpatia degli impiegati, ovviamente.
Nell'ufficio postale comunale del mio paese non ci sono tabelloni luminosi, non ci sono eliminacode né segni per terra. Ma impiegati dallo sguardo bovino sì, quanti ne vuoi.
Mia sorella mi aveva avvertito di non andare se non sotto l'effetto del Lexotan (lei lavora da un commercialista e questi giri son tutti i suoi), ma io avevo troppo desiderio di impadronirmi di LUI che sono andata subito.
Comunque, mi ha consigliato lei esperta, tieniti sullo sportello di destra, che è l'unico impiegato il cui cervello dà blandi segni di vita.
Rinfrancata dal consiglio, vado.
Mi accoglie una piccola fila a serpentello, io mi tengo sulla destra…
Dopo poco più di cinque minuti, l’impiegata dello sportello centrale mi fa un cenno: tocca a me. Le vorrei dire “No guardi, aspetto, mi tengo sulla destra”, ma mi manca il coraggio e allora vado da lei.

La lei in questione ha i capelli uguali alla Orsomando nelle giornate di tramontana, solo tinti platino, e un golfino appoggiato sulle spalle molto rassicurante. Le consegno la cartolina e lei sparisce.
Sparisce nel nulla per venti minuti.
Tempo che impiego a notare che, nell’ordine:
- le Poste Italiane ora vendono anche brutti libri e improponibili cd, nonché vite dei santi ed orpelli assortiti
- vengono offerte forme di investimento con un tasso dell’1% (garantito!!) vincolati per 11 anni da cui devi poi togliere le spese. Meglio il materasso, grazie.
- origliando lo sportello a fianco, realizzo che per un bollettino postale le Poste incassano € 1,00 sull’unghia. Usurai.
Mentre conto le mattonelle e cerco di calcolarne l’area complessiva, la vedo tornare col pacco.
Le sorrido: ci vuol pazienza, no?
Impiegata: “Quanto spende?
Phoebe: “E che ne so?
I: “Mmmmm… non c’è scritto…”
P: “E me lo dia gratis, allora!” provo a ironizzare facendo la splendida, ma lei di rimando mi gela con uno sguardo che mi ricorda immediatamente la professoressa di tecnica delle medie.
Paura.
Trova dopo innumerevoli giri il prezzo ed inizia a compilare mille milioni di moduli.
A mano.
Con la penna.
Non ci credo.
I: “Ci sono cinquanta centesimi di giacenza da pagare
P: “ EHHHH??
I: “Cinquanta centesimi
P: “No, mi faccia capire… mi recapitate il pacco con 10 giorni di ritardo e mi fate pagare 50 centesimi di giacenza??
I (serafica): “
P (alterata, con l'intenzione di sfondare il vetro): “Ma non è giusto! E’ un furto!!
I (zen): “E’ così
P: “Ma non sono nemmeno venuti a consegnare, che giacenza è??
I: “Lo vuole o no il pacco?
P (irdofoba): “Il pacco lo voglio, ma questo è un ladrocinio!
I: "Guardi che anche se il pacco non lo ritira, la giacenza la deve pagare lo stesso. E' la procedura."
P (digrignando i denti e roteando le pupille): "Ghgsffifefujhdsjd!!!!"

La distinta signora non mi degna di uno sguardo, prende i miei soldi e sparisce ancora.
Mi fa cenno si seguirla stavolta e ci dirigiamo, ognuno dalla sua parte del vetro, ad una porta antiproiettile. Poggia il pacco nello spazio divisorio tra le porte come se mi stesso consegnando una partita di tritolo e, senza guardarmi in faccia, si eclissa.
Nemmeno "Arrivederci".
Stronza cotonata.

Prendo il pacco e torno a casa.
Felice, ma anche arrabbiata come una vipera.
Ho deciso che metterò su una azienda che faccia concorrenza alle poste. E' il business del domani, in fondo peggio non si può fare.

La prossima volta vado in libreria…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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