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26 gennaio 2012 4 26 /01 /gennaio /2012 12:00

Spilled_Coffee_Bad_Day.jpgE ci sono quei giorni, quelli un po’ più complicati.

Quelli in cui svegliarsi è complicato, i neuroni non vogliono accendersi nemmeno col caffè  ed i capelli hanno deciso per l’autogestione.

Mattine difficili, difficili, difficili.

Spesso corrispondono a notti agitate, notti in cui mostri e folletti vengono a farti visita nel letto impedendoti un sonno tranquillo. Notti in cui ti arricci e stiri tra le lenzuola, pensando di non poter arrivare alla mattina senza urlare fortissimo la tua frustrazione.

 

E poi ti addormenti.

E suona la sveglia.

E il gatto si lamenta per la fine indecorosa dei croccantini nella ciotola.

 

Puttanissima di una sveglia ladra.

 

E vorresti avere la febbre, come da piccola, e non andare a scuola. Ma violentando tutto il tuo essere ti metti in moto lo stesso, il lavoro aspetta ed il giorno è già iniziato anche se il tuo cervello rifiuta di accendersi manco fosse la 126 azzurra che aveva tua madre e che tre volte su quattro vi lasciava a piedi quand’eri bambina.

No, lo so che ci stai pensando, ma no mi spiace: non esiste una formula per tornar bambini.

E così inizi a compiere gli stessi identici gesti di tutte le mattine. Prepari la borsa della palestra, ci metti dentro le scarpe, le ciabatte, l’accappatoio, tutto sempre nello stesso ordine.

Poi vai in cucina, fai colazione con il latte di soya sognando i pancakes, tagli l’insalata per il pranzo, ci aggiungi il tonno e il mais,  riempi la ciotola del tuo gatto urlante che si è rifiutato di uscire in giardino (e chiamalo scemo, visto che fuori fa -3°C).

E tutti questi gesti ti sembrano un circolo vizioso, una ripetizione cotta della tua vita, una imprescindibile follia quotidiana. Nemmeno fossi in quel vecchio film, quello con Bill Murray, quello in cui rivive sempre lo stesso giorno ma non riesce ma a far tutto perfetto.

Ti ci senti imprigionato, in questa coazione a ripetere, vorresti mettere il mais al gatto e le scarpe della palestra ai piedi. Magari uscire in accappatoio solo per fare un gesto iconoclasta e far prendere un colpo al vicino guardone (e poi morire di freddo, per la gloria però).

 

Poi senti un “Cof cof” alle tue spalle e non è il gatto, no.

E’ l’Amoretuo, l'uomo premuroso che ti ha fatto la colazione, ha sopportato in silenzio (o forse sogghignando) il tuo ciabattare scnsolato per casa manco fossi uno zombie, il cattivo umore e le tempestose nuvole emotive dei tuoi capelli.

Ridacchia e ti abbraccia.

E tu sai che ce la devi fare, anche con quest’umore.

Che tutto andrà bene.

 

Anche con questi capelli…

 

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Published by Phoebe - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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