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22 marzo 2007 4 22 /03 /marzo /2007 23:54
Già.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.

E così mi sono sacrificata e sono andata a vedere “Ho voglia di te”.
Per amore della scienza, sia ovvio.
Non perché Scamarcio mi smuova la benché minima tempesta ormonale.
Chiaramente.
E poi, c’è la Lauretta in questo film, ragazzina di paese cresciuta in casa mia sempre col sorriso sulle labbra a cui non era possibile non volere bene. Timida e  schiva, impegnata a mascherare la sua fragilità dietro una allegria che spesso  non era sua.

Il film è subito, fin dall’inizio, chiaramente indirizzato ad un pubblico di scuola media inferiore innamorato dell’amore e succube dei primi pruriti adolescenziali. La storia è troppo scema per essere divertente, troppo poco coinvolgente per essere melensa o romantica. Troppo per tutto e troppo poco per altrettanto, insomma.

Certo, c’è Scamarcio ed i suoi occhi azzurri, ma in questo film è troppo (quest’aggettivo si lega alla perfezione con il film, incredibilmente semplice e ridondante allo stesso tempo) ed insopportabilmente ragazzino e mi riservo di vederlo prossimamente in “Mio fratello è figlio unico” per dargli un voto come attore.

Il film si apre bene, con il protagonista che torna a Roma sulle note di “The passenger” di Iggy Pop. Stai a vedere, ho pensato, che magari…
Invece no, subito dopo si devia su Tiziano Ferro e non ce n’è più per nessuno.

Non sto a raccontarvi la storia, anche se potrei riassumerla in un lampo, preferendo con un certo sadismo che ve lo gustiate tutto. Dall’inizio.
Vi dico solo che ho sbadigliato in preda alla banalità per tutto il film, finchè Step/Scamarcio ha affermato che da New York non si vedono le stelle la notte, mentre lì (da Roma) si vede tutta la volta celeste.


Vabbè, secondo me lui ha intascato i soldi e buttato giù tutto.
Ed ha fatto anche discretamente bene.
E poi gli perdono tutto, perché bello, intelligente nonostante il clichè che gli hanno stampato addosso e perchè sta con Valeria Golino.

Ora, io due paroline due le vorrei dire a Federico Moccia.

Caro Fede, ammesso che tu possa venire fin qui a leggere le mie baggianate, io un paio di sassolini dalle scarpe me li devo togliere.
Prima di tutto… in che mondo vivi?
Sono tutti ricchi o benestanti, ben vestiti e intenti a non far nulla in un mondo completamente decontestualizzato dal quotidiano. Capisco che i giovani d’oggi siano ripiegati su loro stessi, però…
E poi... Roma è una metropoli e la sua assolata solitudine estiva è forse la cosa più bella del film. Ma, Fede cacchio, è una metropoli da 5 milioni di abitanti e passa non il mio paesello sulle sponde del Trasimeno. Capisci che se uno gira alla ricerca della sua amata senza avere indizi, è parecchio difficile che la possa trovare!!

E a dirla tutta, Fede tesoro, siamo realistici. Se fosse una storia vera non si sarebbe conclusa con l’happy end, ma a scelta:
1) il protagonista torna con la ex stragnocca, lasciano la povera Laura (una di noi, massimo rispetto) a piangere sconsolata ed abbandonata
2) il protagonista torna con la ex stragnocca, che però si sposa lo stesso derubricando giustamente Scamarcio al ruolo di amante e perfezionandosi nell’arte del “piede-in-due-staffe”.
3) il protagonista, dopo l’abbandono dell’ex stragnocca, decide che non è il momento per storie seriededica alla sua libertà, perché deve ritrovare i propri spazi e vivere la propria vita. Insomma, tromba a destra e a manca.

Che votate? Io la terza, assolutamente.


Ah, no, che fai Federico, te ne vai?
Aspetta, aspetta un attimo. Non ho ancora finito con te.

Io, caro mio bello, “Tre metri sopra il cielo” (3MSC in breve… ma come si fa… ci volevi mettere pure una faccina???) l’ho letto. Si, si. Non te lo aspettavi, eh? E invece sì. L’ho aspettato in economica e l’ho letto, e tutto anche perché non mi piace giudicare senza aver provato. Il secondo no, non ce l’ho fatta. A tutto c’è un limite.

E dopo attenta analisi, tralasciando il contenuto giovanilistico e l’uso approssimativo della fantasia a discapito della banalità, posso affermare che hai avuto una gigantesca botta di culo.
No, dico davvero. Hai saputo mirare al cuore della generazione che scrive con le k e abbrevia tutto: parole, nomi, concetti, tutto.
Ok, ispirazione giovanile mi sta bene. Però il tuo primo libro sembra scritto da una ragazzina di seconda media. Dimmi la verità, hai per caso rubato il diario segreto della tua cuginetta? E non tirare fuori la scelta del target: scrivere libri per ragazzi non vuol mica dire scrivere come loro o pensare che chi legge sia ignorante e deficiente. A 14 anni io leggevo Stendhal. E va bene che ero sui generis come adolescente, però TUTTI in classe avrebbero saputo scrivere meglio di com’è scritto “Tre metri sopra il cielo”, anche lo sgobbone fallito del terzo banco partendo dal fondo, quello lì accanto alla finestra.
T’ha detto culo.
O magari sei stato bravo a mirare basso, consapevole che nessuno legge più e che il potere economico è in mano ai ragazzini che ricattando i genitori, rei di poco tempo e poco amore, sono i padroni dell’euro e della cultura pop. Ragazzini e ragazzine abbandonati in città enormi ed ostili tra il mito del brand, internet flat, la tv e il sesso ammiccato e ammiccante raccontato dalle gonne minimali delle veline. Quindi tanto vale abbassarsi al loro livello invece di contribuire alla loro crescita, parlando la loro lingua, raccontando il mondo di tutti i giorni con spruzzate di vita parolina, mescolando tutto con grandi quantità di sentimentalismi gratuiti.

Insomma, sei uno sciacallo. Si può dire? Beh, oramai l’ho detto, è tardi. Sei uno sciacallo che si traveste da finto giovane alla moda lucrando sull’immaginario di ragazzini drogati dalla TV e  ai quali i programmi pomeridiani della De Filippi hanno ciucciato gli ultimi neuroni.

Sì, lo so. La tua non è stata una vita facile, il successo è arrivato tardi e per caso. Hai lottato, creduto in te, fatto sacrifici. In fondo, chi era tuo padre? Capisco i tormenti, le difficoltà, le lacrime amare.
Ma tu, classe 1963, non ti vergogni nemmeno un po’?
Possibile?
Come dici? La mia è tutta invidia?
Certo!
Magari io!
Per carità, è il sogno di tutti quelli con minime velleità letterarie avere una botta di culo come la tua, imboccare un “3MSC” che faccia ottenere soldi, fama, gloria ed una imitazione favolosa di Fiorello, per poi passare la propria vita a scrivere sotto falso nome sceneggiature per film polacchi con sottotitoli in russo per espiare i propri peccati.

Perché è questa l’unica via.
L’unico strada verso la redenzione.
Questo, o leggere tutti gli autori russi in una notte.

 
Pentiti, peccatore, pentiti!!!!!!!!!!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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