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3 gennaio 2007 3 03 /01 /gennaio /2007 15:01

Ogni anno è un rituale a cui è impossibile sottrarsi.

Si può scappare, correre in capo al mondo, nascondersi in cima ad un eremo.

Ma il Capodanno non si riesce ad evitarlo.

E allora, se proprio non ci può andare a letto il 23 dicembre e svegliarsi l’8 gennaio fresca e riposata senza essere scambiati per esseri mostruosamente antisociali e cinicamente incapaci di gestire la vita così come dovrebbe essere, almeno si può decidere di rifiutare cenoni e trenini, coriandoli e orchestrine, spese folli e vestiti di gala.

Come?


Prendendo baracche e burattini e andando con tutta la compagnia, come tutti gli anni oramai da un po', a rintanarsi a Ponte di Legno, ridente località ai piedi del Tonale e diventata ingiustamente celebre per essere stata eletta patria del senatur Bossi, più che per le sue meraviglie naturalistiche, come invece avrebbe giustamente meritato.

Non per molto, solo qualche giorno, per staccare dall’ansia e dell’angoscia, per scappare dal tran tran delle feste e da un uomo che poteva renderti felice ed invece ti ha strappato via un altro pezzettino di anima. Che non è che la puoi riattaccar lì con l’Attak.

Andare ad inseguire una neve che quest’anno non c’è, con grande disappunto di albergatori e amministrazioni comunali, fino alle meraviglie del Corno D’Aola, fin su al ghiacciaio del Tonale e poi ancora oltre, approfittando dei nuovissimi impianti dell’Adamello Ski freschi di inaugurazione.


A mangiare polenta e magari cervo. No, non per me, grazie. La mamma di Bambi non ci riesco proprio a mangiarla, nemmeno con tutta la buona volontà. Perdonatemi.


A tornare a casa a piedi tra sentieri che sembrano dimenticati dagli uomini e resi scintillanti dal ghiaccio sotto il riflesso incoantato della luna.


A vedere il primo arcobaleno di luna (o moon halo) della tua vita e pensare che sia magari, oltre che bellissimo e magico, il segno di un imminente attacco alieno, tipo crop circle un tantino più incisivi. E per fortuna che c’è Internet.


A preparare tutti insieme un cenone il cui valore calorico potrebbe coprire agevolmente il fabbisogno di un paese del terzo mondo per una settimana, bevendo e brindando esorcizzando paure, speranze per il futuro e sogni difficili da realizzare.


E poi arriva.

Arriva la mezzanotte preceduta dal conto alla rovescia.

- 5.

- 4.

- 3.

- 2.

- 1.

BOOM!



Ed eccolo, l’anno nuovo.

E’ qui, pronto per essere vissuto.

Spumante, stelline scintillanti da agitare e fuochi d’artificio da far scoppiare, ché i maschi tornano tutti bambini all’improvviso se gli dai qualcosa da far saltare in aria.

Che bella la Valcamonica di notte, una notte serena come questa. Si vedono le montagne illuminate dalla luna, e sembrano un fondale irreale appiccicato lì per caso come la scenografia livida di una recita di bambini.

La Valcamonica la notte di Capodanno risuona degli scoppi dei fuochi ed è illuminata da mille colori. La sua pace è straziata da chili di polvere da sparo, da non so quanti colori tutti lanciati per aria da un arlecchino gigante in una assurda corsa allo alla festa più grossa.

Lo spettacolo è impressionante e, nonostante il freddo,  rimango in terrazza più a lungo degli altri.

Appaoggiata lì, al balcone. Sparano fuochi anche dai rigugi, lì in cima al Tonale.

 


Che ricorrenza triste, Capodanno.

E’ morto l’anno, viva l’anno.

Bisogna essere felici, festeggiare. L’anno vecchio se ne è andato, le sofferenze e le tristezze che ha portato saranno cancellate con un colpo si spugna. Perché l’anno nuovo sì che sarà eccezionale.

Perché lui è un bravo ragazzo, mica come quello lì appena passato, egoista e tetro.

Triste sì, perché con canti e balli si esorcizza la paura del domani.

Un domani tetro, magari solitario.

Oppure no. 

Vedremo.

 

Il tempo passa, gli amici se ne vanno, le cose cambiano.

Si cresce nostro malgrado. E lo scoccare dell’anno nuovo ce lo ricorda.

Implacabile.

Niente resta uguale, e non solo a Capodanno.

 

Ma non c’è soluzione, bisogna solo vivere.

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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