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4 settembre 2006 1 04 /09 /settembre /2006 08:39

Succede.

Persino in provincia, non solo a NYC.

Persino a Perugia.

Incontri una persona nuova. Magari interessante, carina, con cui si instaura un certo feeling.

Si vede che ridete delle stesse cose.

Che vi guardate in faccia diritti negli occhi nei momenti di silenzio.

Succede che venite invitate fuori dalla persona in oggetto.

Nulla di impegnativo, niente di chè per l’amore del cielo. Un caffè, un aperitivo. Roba così, da chiacchiera.

Tanto per.

Se il tipo ti piace, l’agitazione e l’adrenalina salgono a mille.

Che mi metto?

La gonna? E se poi sembro troppo all’attacco?

I pantaloni? No, no… troppo seriosa…

E i capelli?? Oddio, i capelli… Dopo il mare, sembrano un topo morto sbiadito appoggiato lì… bleah…

Ma succederà così anche ai maschi?

Oppure sono esenti da stress pre-appuntamento?

Vabbè, basta. E’ solo un caffè.

Chiaro?

 

Chè poi magari un caffè dura due ore, e nella testa ti rimbalza di continuo il monito della tua collega: “Non ammazzarlo di chiacchiere… mediati!!” tutte le volte che apri bocca e stai per far uscire il solito fiume incontrollato. E che poi va a finire sempre come al solito, che gli uomini si spaventano e scappano.

Ma mica non è facile mediarsi.

Basta distrarsi un attimo, e bla bla, bla bla

Non è che è sempre un male, voglio dire. Cioè, spesso sì, ma mica sempre. Magari la conversazione langue.

Certo, il tuo dover fare sempre la saputella tirando fuori nomi e date irrita, lo so… cioè, io lo capisco, il girovagare erratico tra i Simpson, il surrealismo, Palahniuk passando per la nuova formazione del Grifo può essere spiazzante per il maschio medio. E anche quello sopra la media può non averci voglia di star a sentire un fiume di cazzate ininterrotto.

Perciò.

Zitta.

Zitta.

Fallo parlare.

Parla, ma fallo parlare.

Ecco, brava.

Sorridi, anniusci.

Bravissima.

 

E l’appuntamento finisce, due bacetti sulle guance e ci sentiamo presto.

E’ stato un piacere, sono stato/a bene.

 

Sì, sì.

A presto.

Presto che vorrà dire?

Domani?

Dopodomani?

Tra una settimana?

Mai?

 

E inizia così, se il tipo in questione ti ha un po’ incuriosita e ti senti attratta),  il tremebondo altalenare degli umori tra speranza (quando suona il cellulare) e disperazione (quando ci si rende conto che è lo scocciatore di turno, e non lui).

Perché, ovviamente, TU NON LO PUOI CHIAMARE.

Perché nel 2006 ancora vige il cavarellesco ed annoso codice che vuole che sia l’uomo a prendere l’iniziativa, corteggiare, ecc che altrimenti poi finisce male.

Statisticamente provato.

Scientifico.

E non c’è girl power che tenga o falò di reggiseni che valga: certe cose, a detta di chi la sa lunga, devono restare così.

Insomma, aspetti.

Vivi, vai in paletsra, mangi, lavori, dormi.

E aspetti.

E mentre aspetti, specie se quest’attesa si prolunga, molteplici domande si affollano nella tua testolina mononeurale piena di scarpe.

Avrò sbagliato qualcosa?

Avrò detto/fatto qualcosa di sbagliato?

Magari l’ho annoiato!

Oppure… ecco, deve essere stato quell’orrendo brufolo che avevo sul mento, enorme!

Oppure, oppure…

 

Oppure non c’è nulla, di tutto questo.

Magari non è scoccata la scintilla.

Oppure c’ha avuto da fare col torneo di calcetto.

Insomma, ci vuol pazienza.

Chi vivrà vedrà.

Se è destino succederà.

Sennò, avanti il prossimo senza paranoie.

Forse.

 

Ora scusatemi, mi suona il cellulare... 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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