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13 settembre 2007 4 13 /09 /settembre /2007 22:20
Mi capita spesso di pensare a me stessa come una strana creatura, che sono in pochi a poter davvero capire.
Ed ancora meno sono quegli avventurosi che si affacciano a guardare timorosi e speranzosi nella mia testa ed nel delirio che ci frulla.
Perché è complicato: chi se la piglia 'sta briga?

Una persona che non aveva il minimo problema a farlo era mia nonna.
Non doveva neanche sporgersi troppo per guardare dentro al casino scellerato che regna nella mia testa, le veniva automatico.
Parlavo del tempo e lei già sapeva che avevo combinato qualcosa, che avevo discusso con qualche filarino o con un professore arteriosclerotico.
Non so come facesse, se mi tradisse l’inflessione della voce o il linguaggio del corpo, o se magari la sua fosse una magia da strega dei monti. Ma lei sapeva. Subito.
Al volo.
Mi conosceva come il palmo delle sue mani, come la ricetta per fare il coniglio in umido. Che poi, come facesse a dosare gli ingredienti con tanta perizia visto che non mangiava carne ed era assalita dal ribrezzo al solo pensiero di assaggiarlo, resta un mistero glorioso che si è portata nella tomba.

Un mio grande difetto, secondo mia nonna, era quello di aprire troppo facilmente il cuore agli altri, di fare troppo affidamento negli amici che, diceva lei, sono sempre esterni al nucleo familiare.
Mi consigliava di avere rapporti più stretti con mia sorella, carne della mia carne diceva lei, che mai mi avrebbe abbandonata. Capite bene che avere un rapporto interpersonale con mia sorella (una che va a Sharm d'agosto e si porta la piastra per capelli nonostante i 50° e l'umidità dell'aria che sfugge a qualsiasi misurazione umana) mi è impossibile, nonostante le mie migliori intenzioni.
Mia nonna, nella sua pur infinita saggezza, non era infallibile.

Ho sempre avuto molti amici.
Probabilmente per fortuna mia o per un dono particolare che ho di mettere insieme la gente più disparata in una comitiva che cresce e si dilata, si rimpicciolisce e poi riprende magicamente vita.
Misteri.
Misteri.
Tant'è, matrimonio e fidanzamenti assortiti sono avvenuti anche per "colpa" mia; e sempre col mio zampino (esterno, per carità) è venuto al mondo una piccola meraviglia che cresce a vista d'occhio e minaccia di entrare di prepotenza gattonando ovunque voglia.
Ma nonostante le mie amicizie mi diano tanto, non è sempre facile.

Ci sono giorni in cui non ho voglia di vedere nessuno, in cui il dolore è troppo forte, la stanchezza di lottare troppo prepotente o il giramento di balle evidente ai massimi livelli.
Ma gli amici bussano e reclamano l'attenzione che da contratto (dicono loro) gli spetta, e poco importa se non ti va di fare nulla e se scalci.
Loro se ne stanno lì.
Che telefonano, bussano, sbattono.
E, se sono amici veri, non se ne vanno ma pazientano.

Ci sono altre volte in cui per periodi ti sembra che la tua comitiva sia andata a puttane, che ognuno si sia messo a seguire altre strade, magari dietro una fidanzata virago, ad un lui talebano o ad un lavoro fascista.
E invece basta un niente per tirare le fila e far tornare il sereno. Suona la fanfara a raccolta e tutto è coem prima.
Più o meno.

Ci sono anche le volte in cui gli amici si allontanano.
Ti abbandonano.
Ti feriscono.
E poi tornano a tenderti una mano nel momento del bisogno.
Senza una parola, senza inutili spiegazioni.
Allungano la mano sulla tua senza chiedere niente, esposti come alberi alla tramontana del tuo possibile rifiuto.
E tu sai che nel tuo cuore non è cambiato nulla, che tutto è come prima.
Davvero.

Poi ci sono gli amici che ti tradiscono, che calpestano i tuoi sentimenti per i loro scopi, quelli che non potresti più perdonare nemmeno se fossi la reincarnazione di Madre Teresa.
Quelli di cui ti resta nel cuore non il ricordo delle belle giornate passate, ma l'amaro del tradimento.
Il fiele della bugia e dell'inganno.
Non si allontanano solo da te a causa dell'incedere del tempo.
Quello succede.
E' triste, ma è la vita.
Non parlo di questo genere di tradimenti Succede.
Parlo degli "amici" che ti pugnalano proprio alle spalle, proprio lì, tra le intersezioni dei muscoli.
E poi rigirano il coltello nella ferita, mentre tu non riesci nemmeno ad urlare tanta è la sorpresa.
E scopri che questa ferita non guarirà più.
Mai più.
Magari un po’ si cicatrizzerà, ci ricrescerà sopra della pelle, forse.
Ma non sparirà del tutto.
Rimarrà con te per ricordarti che c’è gente cattiva, approfittatrice o più semplicemente pavida ed ipocrita, che preferisce nascondersi dietro ad un dito.

Poi ci sono gli amici che non sono amici, ma parte di te, proprio come un osso o un organo interno.
Un dito di una mano.
Che si preoccupano per te senza essere impiccioni.
Che parlano alle tue spalle tra di loro, ma solo del tuo bene. E per il tuo bene.
Amici con cui dividere il bene ed il male, una spalla per piangere, una bocca per ridere.
Amici per cui stare in ansia, elucubrare, preoccuparsi sapendo che la cosa è perfettamente e naturalmente reciproca, senza bisogno di calcoli o di se e ma.
Persone su cui puoi sempre contare.
Sorelle.
Fratelli.
Parti di te.

No, mia nonna non sbagliava.
L’amicizia non va concessa a tutti, non va regalata, ma va donata a chi il nostro cuore ci indica.
Poche, selezionate e(s)fortunate persone che accompagneranno per sempre la tua vita, nonostante distanze.
Nonostante la vita.

Per sempre…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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