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9 febbraio 2011 3 09 /02 /febbraio /2011 23:16
Una donna, si sa, non ha quasi mai vita facile. Anzi, diciamo pure mai, visto che non mi viene in mente un esempio di vita facile, via.
Non solo siamo considerate sul lavoro meno di un uomo a parità di competenze e prestazioni (non dite che non è vero, ci sono fior fiore di statistiche alla mano), ma una volta terminato l’orario comune di lavoro (e anche quello non ordinario) si torna a casa. E si riposa? NO! La casa sembra un campo di sfollati pronti alla fuga, il gatto urla tutto il suo disappunto per l’abbandono giornaliero e il frigo ha l’eco.
Fantastico.
E non ho figli, per dire, sennò.
Pensate un po’.
 
Però in genere affronto tutto col sorriso e con l’assennata serenità con cui mia nonna mi esortava da bambina: “Cosa fatta, capo ha”.
Anche se davanti ho la lavatrice da fare, la lavastoviglie da svuotare ed i panni da piegare. Una montagna di panni da piegare. E poi devi anche scrivere, che è un po’ il tuo secondo lavoro ancorché un piacere.
Certo.
 
Ci sono dei giorni però che è più difficile.
 
Giorni in cui gli ingranaggi della vita sembrano stritolarti come in un film di Charlie Chaplin, con le lancette dell’orologio che corrono avanti o indietro solo per il perverso gusto di farti impazzire. Con l’ansia che sale, l’ansia che è difficile da spiegare.
Come se non ci fosse tempo, o meglio energie direttamente proporzionali al tempo.
E buttarsi di faccia sul divano sperando di non prendere il bracciolo col naso sembra l’unico paradiso davvero possibile.
 
E non è che tutto ‘sto delirio mi dia poi grandi soddisfazioni.
Il mio lavoro mi piace, mi interessa, ne sono persino orgogliosa. Ma guadagno meno della donna delle pulizie (massimo rispetto, ci mancherebbe) e questo non è che sia molto motivazionale, per usare un termine trendy ed orribile. Ecco. Non che io voglia esser pagata chissà quanto, però insomma. Il giusto, via.
La mia casa, nonostante sbattimenti e rincorse è un delirio. Un delirio. Abbiamo montato le coperture delle prese a gennaio, quasi due anni dopo il trasloco. E mancano mobili, e ci son da fare lavori, e la terrazza fa passare l’umidità, e il giardino crolla, e i soldi chi ce l’ha?
E poi vorrei più tempo, più tempo mio.
Per scrivere quel che voglio, come voglio. Magari il libro che covo nella testa da anni.
E poi, ho 35 anni... un figlio? Un figlio lo pianifico? Comequandodovecome? Ma davvero?
Con quale tempo, con che soldi?
Come mi organizzo?
 
Devo anche andare a fare la ceretta, per dire.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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