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5 aprile 2006 3 05 /04 /aprile /2006 17:36

L’altra sera, orfana di Lost per motivi che sfuggono all’umana comprensione ed alla giustizia degli uomini, come se in TV ci fosse qualcos’altro in grado di scombussolare i palinsesti, mi sono ritrovata mio malgrado a riflettere sulle parole e sul mondo che mi circonda anche contro la mia volontà. 

E ci sono arrivata alla morale della favola.

Quello che fa girare il mondo, cari miei, non sono i soldi.
E’ la paura, cari miei.
La PAURA in tutte le sue minime sfaccettature, nell’accezione più ampia possibile del termine.

Paura
di restare soli, davanti alla televisione con un pacchetto di patatine bisunte da sgranocchiare ed il pastore alsaziano accanto che, ne sei certa, prima o poi divorerà le estremità prossime del tuo cadavere quando verrà il momento.
Come gesto d’affetto
, chiaro.

Paura di invecchiare in solitudine con il ragazzo del supermercato che viene a portarti la spesa e la vita che scorre fuori dalle tue finestre. Una vita che non puoi più raggiungere e di cui non fai più parte. E allora guardi la De Filippi, cercando ancora di emozionare il tuo cuore traballante.

Paura del diverso, di chi non si omologa, di chi ha radici differenti, istinti e necessità non massificate.

Paura, soprattutto, di cambiare sé stessi ed il proprio tran tran con terremoti più o meno grandi che potrebbero farci star male, è vero. Oppure molto molto, meglio. Chissà. Ma molti di noi non lo sapranno mai.

Nell’ultimo libro di Houellebecq, “La possibilità di un’isola”, uno dei personaggi afferma con forza che l’essere umano medio ha paura di cambiare la propria condizione, per quanto miserrima possa essere. Paura di essere felice, di migliorare e di spiccare il volo, trascinando in questa fobia i propri discendenti in un circolo di infelicità che non può essere interrotto.
A parte la visione del nostro sempre molto ottimistica sulle qualità dell’essere umano, in parte è un discorso condivisibile.
Ci aggrappiamo con violenza agli obblighi, alle necessità familiari, alle urgenze pur di non tentare di essere felici. Sarà la morale cattolica che, volente o no, si è radicata tra l’adenina e la guanina del nostro DNA e fa parte di noi troppo strettamente per rendersene conto davvero. Oppure. Solo la sfottuta paura del fallimento, di cadere senza rete, di soffrire.

Conosco persone che non sono in grado di innamorarsi, che non si danno una chance mai.
Perché nel loro guscio, in fondo, ci stanno bene anche se non è né perfetto né poi così accogliente e morbidoso. E guai a provare  attirarli fuori, non si può. Tutti i tentativi saranno vani e accolti come invasioni ad una privacy sacrosanta.

Conosco gente che, davanti ad una storia nascente, ad una persona favolosa, alla possibilità di un grande amore, cercano le scuse più assurde pur di scappare a gambe levate.
Proprio come Fabio Volo in “Esco a fare due passi” (questa citazione dotta non ve l’aspettavate, eh?) che cercava tutte le scuse del mondo per scaricare la povera ragazza di turno, senza darle nemmeno una possibilità, senza nemmeno conoscerla e farsi conoscere.
No, no, una con le sopracciglia così vicine? Ma dai… mica posso passar la vita con una con delle sopracciglia così!
Noooo! E’ scesa dal letto col sinistro!!! NOOOOO!!
Ma che orecchie c’hai? Mica van bene, eh!

Non è la solita tirata sui maschi che non vogliono prendersi responsabilità, vale per tutti, uomini o donne, maschi o femmine.
Vale per tutti.

Tentare, fare un salto, buttarsi, non viene così facile.
Però tocca farlo.
O un giorno, se hai proprio culo, arriverà un lui/lei che non è nemmeno quello giusto (o giusta), ma che magari ha la voglia, il coraggio o la stupidità di aspettare, pazientare e beccare il momento giusto.

Stessa cosa coi sogni.
Ce li hai ancora i sogni, tu lettore?
I tuoi sogni di bambino, proprio quelli lì.
Chi ha più il coraggio di crederci?
Di inseguirli?
Di non piegarsi alla monotonia e alla comodità e di lottare per quello che si vuole?
Di abbandonare le certezze per un salto nel buio?

Che sia emozionale o filosofico, il dubbio logora.

Siamo tutti preda delle paure, ma c’è chi riesce a farsene una ragione e buttarsi a testa in giù. Per carattere, per educazione, per necessità.
Piangendo poi, se ha sfiga, di un fallimento, di un amore finito, di qualcosa andato storto. Ma conscio di aver vissuto.
Nascondersi per sempre non si può, chè le cose poi escon fuori e ti vengono a prendere nel letto. Almeno, così diceva mia nonna.


Perché, siori e siore che vi fottete di paura, il giro sulla giostra della vita è uno solo. Sì, uno. Pure se siete così fortunati da aver staccato la coda all’asino. E’ uno solo.


E allora godiamocelo.

 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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