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11 settembre 2006 1 11 /09 /settembre /2006 12:42

Eh, lo so.

Sono banale. Banalissima.

Ma come evitare di parlarne, soprattutto oggi?

Data ribattuta dai media, bruciata per sempre, associabile inderogabilmente ad un evento tale quale al Natale o al Ferragosto. E quindi inevitabile.

Anche per il suo essere terribilmente controverso, oltre che indiscutibilmente orribile.

Sono passati cinque anni da quando sapevamo poco o nulla di Osama Bin Laden o della geografia dell’Iraq.

Sono passati cinque anni, e la faccenda non è chiara.

Come sono andate davvero le cose?

Chi sapeva? Chi non ha fatto nulla per impedirlo?

Possono 19 uomini armati di taglierino aver fatto tutto da soli, senza nessuna collusione interna?

E la CIA? La CIA dei film ammèricani dove cacchio stava? Ad inseguire gli alieni a Roswell?

 

E’ un complotto?

Per Jimmy Walter, miliardario americano costretto ad essere emigrante in Svizzera, dice di sì.

Investendo soldi e tempo in una organizzazione chiamara REOPEN 9/11, lavora per un unico scopo: rimettere in discussione tutto quello che si sapeva, o si pensava di sapere, sui tragici eventi dell'11 settembre 2001.

Potevano due palazzi di quella portata crollare in poco più di 10 minuti?

E la Torre 7, nemmeno sfiorata dagli aerei poteva crollare come sotto demolizione, diritta diritta in quel modo?

Può il terzo aereo (quello sul Pentagono) aver causato alla struttura solo un buco di sei metri?

Sono i soldi che hanno fatto e fanno girare tutto? Quelli dei grandi fabbricanti di armi, dei più accaniti sostenitori di Bush, di Cheney?

Avrà ragione o è solo un visionario al pari di chi vede omini blu e misteri dietro la morte di Lady D?

Questi e altri interrogativi spaccano gli Stati Uniti, uno stato che sempre meno si riconosce in una amministrazione corrotta e bigotta, ora che la paura isterica che giustamente aveva invaso il cittadino medio americano in canottiera davanti alla TV con la birra in mano si sta affievolendo. Ora che, a ragion veduta, si può iniziare a riflettere.

Cinque anni sono passati, i sondaggi danno la popolare molti americani cominciano a pensare che tutti i soldi spesi per la guerra in Afghanistan prima e in Iraq poi sarebbero stati meglio spesi in 100 altri modi più ragionevoli.

Nell’alfabetizzazione, nella lotta alla mortalità infantile, alla povertà.

Non per questo, l’orrore è minore.

Negli occhi rimarranno sempre le immagini devastanti di palazzi in fiamme, della gente che si butta disperata dalle finestre, delle lacrime. Il coraggio di chi, per mestiere, salva la gente non curandosi dell’interesse proprio.

Nelle orecchie le grida, il pianto, le telefonate di addio, la disperazione.

Nelle gambe il brivido di non sapere, la consapevolezza che no, non è un film.

Le colpe dei ricchi ricadono sui poveri. I giochi di potere della cricca di Bush, di Osama Bin Laden, di chiunque regga i fili del grande gioco muovendo le pedine come un grande Mangiafuoco cosa hanno a che vedere con il bambino afghano che porta a spasso le capre o col soldato del Vermont la cui famiglia non ha nulla di meglio da fare che legare un fiocco giallo alla colonna del porticato? Facile fare una guerra. Se il fucile non lo imbraccerai mai. Se non vedrai mai l’orrore sulla tua pelle.

 

In ogni caso, non ricordare quel giorno è impossibile.

Tutti ci ricordiamo dove eravamo l’11 settembre 2001.

Ce lo ricorderemo sempre.

 

Ero in ufficio, la mia migliore amica mi manda un sms: “Un aereo è entrato dentro una delle Twin Towers” e io gli ho risposto “Che è, l’inizio di una barzelletta?” e lei mi ha risposto solo “Accendi la TV”.

Il suo tono serio mi fece correre a staccare la fotocopiatrice ed attaccare una vecchia tv, transfuga di una vecchia filiale smantellata. E come ipnotizzati, io e i colleghi ci siamo inchiodati davanti allo spettacolo atroce della gente che moriva davvero. Con l’oscena curiosità di vedere la gente che muore davvero senza provare pudore. Con un perverso desiderio di castigo e una curiosità blasfema. Cosa accadrà?

Con la sensazione che il mondo sarebbe finito.

O cambiato.

 

Ed è cambiato davvero?

Cosa sarebbe stato il mondo senza l’11 settembre?

Senza l’orrore, senza la paura?

Kerry avrebbe vinto le elezioni presidenziali?

Sarebbe stato diverso?

Ci sarebbero state meno code al check-in dell’aereoporto?

La mia vita sarebbe stata diversa?

E la vostra?

Il mondo sarebbe un posto migliore dove vivere?

Al di là del fatto in sé, l’orrore mediatico ingenerato da questa tragedia, ci ha cambiati?

Viviamo nel terrore?

Ma soprattutto, nel terrore di che cosa? Del diverso, di quello che non conosciamo, di una invasione islamica, che il nostro orticello sia bombardato, della perdita delle nostre tradizioni già parzialmente fagocitate da quelle statunitensi, di morire?

Non c’è risposta. La paura non ha risposte, né le dà.

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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