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27 ottobre 2011 4 27 /10 /ottobre /2011 19:19

Corri, vieni a  vedere!”
Me ne stavo sul letto a leggere Anna Karenina (posso dirlo che è una titanica impresa?) quando l’Amoremio mi  ha riscosso dalle paturnie alla corte dello Zar per scaraventarmi di nuovo sul Trasimeno.
“Corri, vieni a vedere!!”
E così l’ho trovato in salotto intento a guardare il risultato del suo lavoro, il famoso trasbordo analogico/digitale che avevamo messo in conto di fare.
Ed eccola lì mia mamma, sorridente il giorno del suo matrimonio. Da un bianco e nero sbiadito della metà degli anni Settanta, mi sorride e guarda suo padre, emozionato fino alle lacrime.
Siete uguali, lo sai?
Vuoi dire che a sessant’anni finalmente sarò magra?”
Scema
 
E poi mi sono messa lì a guardare.
Il matrimonio dei miei genitori, targato 1974, in quel bianco e nero troppo esposto che solo il superotto sapeva fare.
Sorride mia madre e forse mi assomiglia davvero, non lo so.
Vorrei avere il disincanto che ha lei in queste immagini.
 
Cambia la scena, passa il tempo.
Io che strozzo mia sorella nel vano tentativo di imboccarla con un cucchiaino.
L’ho sempre adorata, è sempre stata il mio grande amore sin da piccola.
Io con le trecce, sdentata.
Sorridente.
Io.
 
Io come ero, come non sono più.
I miei genitori. Giovani, sorridenti.
Tutta la vita davanti.
 
E i miei nonni, impacciati davanti alla telecamera, tesi come se dovessero passare un esame. Eccola mia nonna, che si ravvia i capelli sulla fronte con la mano destra. Lo faceva sempre, era un gesto a metà tra il vezzo ed il tic.
L’avevo scordato. Quasi.
E’ triste scordarsi i dettagli delle persone che abbiamo amato tanto. Il colore preciso degli occhi, i gesti, il suono della voce. Ce se ne dimentica quasi subito. Non è giusto.
Ed ecco mio nonno, eretto e fiero come un corazziere, coi capelli scompigliati dal vento. Insegue me che inseguo il cane, nel tramonto dei primi anni Ottanta, in una baraonda di Torna qui!.
Era il mio eroe, mio nonno.
 
Ma ecco mia sorella che gattona e poi comincia a camminare.
E io che faccio castelli di sabbia.
Il mare, virato nei colori di una ripresa tutt’altro che HD.
 
Come passa il tempo; è banale lo so, non dovrei nemmeno scriverlo. Suona così sciocco dire Ah, come passa il tempo!, così banale da suonare falso. Eppure è vero, passa. Passa veloce ed è così infingardo da far credere il contrario, come se la somma dei giorni non volesse dir nulla. Ma non è così.
Sono lontani quegli anni, lontanissimi.
Eppure sono nel mio cuore e ci rimarranno sempre.
Un ricordo felice di quelli che fanno salire le lacrime agli occhi anche se non vorresti, ma poi non puoi fermarle più. Scendono sulle guance a compiangere un attimo passato, un momento volato via, un caro che non  c’è più e che ci manca.
Che mi manca.
Ma è anche bello pensare di condividere quell’attimo con chi non l’ha vissuto, è un regalo del destino, un prezioso momento che non potrà esser cancellato.
 
A meno che io non faccia casino col computer, e questo è assai probabile…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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