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20 settembre 2004 1 20 /09 /settembre /2004 11:05
Ho passato la domenica a leggere, attendendo il ritorno dei miei. Fuori il tiepido sole di settembre a ricordarmi che tra poco arriverà il freddo, l'estate è finita e devo farmene una ragione.
E allora leggo, accoccolata sul letto con le fusa della mia gatta unico rumore della casa.

"A qualunque età, il nostro rapporto coi nostri genitori è come un can con un guinzaglio retrattile.Più si cresce, più ci si allontana da loro, finché non ci si è allontanati così tanto che dimentichiamo di essere tenuti al guinzaglio. Così finiamo per consumare tutto il filo, oppure loro per qualche ragione decidono di riavvolgerlo ed in un nanosecondo eccoci di nuovo lì, che gli scodinzoliamo accanto come pazzi, non desiderando altro che la loro approvazione. Per quanto possiamo essere forti o distanti, papà e mamma avranno sempre quel potere su di noi, e non lo perderanno mai."

Questo dice Jonathan Carroll nel suo ultimo libro edito in Italia, "Il mare di legno".
Non so se vi siete mai imbattuti in questo formidabile, ironico, visionario ed onirico scrittore. Non so nemmeno se c'è qualcun altro al mondo che ne abbia letto una sola opera.
Bèh, io sono alla terza, ma non faccio testo.
Riesce ad incarnare i miei sogni ed i miei incubi, ma non credo possa valere per tutti.

Questo paragrafo non è molto rilevante ai fini del libro stesso, ma mi ha fatto riflettere lasciandomi a fissare la superficie bianca del soffitto della mia camera.

Da bambina ero considerata un piccolo talento.
I miei temi giravano per le classi, famosi per la loro fantasia e per la naturalezza con cui una bambina di terza scriveva. Vincevo premi letterari locali, ero il vanto degli insegnanti.
La cosa bella è che non ero nemmeno la classica secchiona. Studiavo in pratica il necessario alla sopravvivenza, ma mi bastava per emergere.
La cocca di papà.

Sembrava che io dovessi cambiare il mondo.
Andarmene da qui, fare qualcosa di importante, avere successo.

Great expectations, insomma...

E poi?
Cosa mi è successo?
Come sono finita dove sono a fare un lavoro che non fa per me?
Come ci sono arrivata qui?

Come mi sono ridotta a smettere di scrivere, a laurearmi in Giurisprudenza, a sentirmi sempre una schiappa?
A fare cose che odio?
Ad essere la regina dell'insicurezza?
Ad inseguire una approvazione paterna che non arriverà mai e che, detto fra noi, oramai avrei dovuto smettere di inseguire da un bel po'?

Vorrei che la vita fosse un videogioco con l'opzione play again...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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