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1 gennaio 2008 2 01 /01 /gennaio /2008 19:09
Ieri, ultimo pomeriggio del 2007, sono partita per una piccola spedizione punitiva con la mia amica riccia, nonché vicina di casa acquisita.
Eravamo in missione, una missione molto importante e delicata: reperire qualcosa di rosso, piccante e portafortuna per il veglione di San Silvestro.
Insomma, un perizoma rosso.

Passeggiando per il piccolo centro commerciale del paesello, mi si para davanti una signora grassottella e con le guance arrossate dal freddo. La sua faccia mi è conosciuta, ma non saprei identificarla bene. Così, intanto, per buona educazione le stampo in faccia un caloroso “Buon anno” intonato con le feste.
Come se non aspettasse altro, la signora attacca a chiacchierare con un forte accento napoletano (che non so riprodurre né nel parlare, figuriamoci nello scrivere).
Signora: “Signorina Phoebe, ma che piacere!! Era da tanti tempo!!
Phoebe: “Ehm, sì. Dicevo… Buon anno!!
Signora: “Eh, certo… sì, buon anno! Mia figlia parla sempre di lei!"

A quel punto il neurone che abita la mia cavità cranica deve essersi scosso dal lungo letargo in cui abitualmente vive ed in un eccesso di buona volontà ha collegato la faccia della grassoccia signora con il suo nome.
In questo guizzo di lucidità mi è tornato alla mente che avevo davanti la madre di una delle ragazzine cui andavo a fare ripetizioni quando frequentavo l’Università.
Non una ragazzina a caso, però.
LA ragazzina.
In assoluto quella più complicata, difficile e (a volerla dire tutta) pure zuccona.
Non che il background familiare la aiutasse, nonostante l’amore che si respirava in casa sua. Libri non ce n'erano di certo, e l'italiano lo parlavano solo i personaggi delle telenovelas che il pomeriggio la madre guardava mentre stirava.
In paese si mormorava che il padre, essendo giunto alla mezz’età celibe, fosse partito per le terre campane e fosse tornato con una moglie. Insomma, si diceva se la fosse comperata, ma io non c’ho mai creduto.
Tre volte a settimana, a quindicimila lire l’ora (aumentate poi col tempo a venti), cercavo di insegnarle geometria, grammatica, storia e tutto quello che potevo.  Il tutto con fortune alterne.
E parlavamo. Di sogni. Di vita, di futuro. Di compagni di scuola cattivi.
A volte mi usciva fuori un eritema dal nervosismo.
Insieme abbiamo preso la licenza media, poi iniziato le superiori.
Poi mi sono laureata, ho iniziato a lavorare, ho smesso le ricezioni mettendole in mano una copia del Piccolo Principe.
E ciao.
Ed ora, ecco la madre.
Phoebe: “E come sta L.?
Signora: “Bene, bene. Signorì, lo sa? A finito le superiori e quest’anno s’è iscritta all’Università. A Firenze! Diventerà fumettista, come ha sempre sognato. Se lo ricorda, sì, che le piaceva disegnare! La prima in famiglia che s'è istruita!! Signorì, ed è solo merito suo!!!!
E me sono venuti i lucciconi agli occhi, ho salutato la signora velocemente e solo dopo un cappuccino riconciliatore ho ritrovato la lucidità rispetto alle emozioni che mi avevano annegato.

Sapere di aver cambiato in qualche piccolo modo la vita di una persona, di averla migliorata, è stata una soddisfazione meravigliosa.
Mi ha fatto venire i brividi e salire le lacrime agli occhi.
Magari sono stata ininfluente, magari invece no.

E allora questo 2008 comincia sotto i migliori auspici, e non solo per il bel Capodanno trascorso nonostante defezioni, malattie e tradimenti dell’ultimo minuto.

Pensare che la ragazzina timida, impacciata e un po’ zuccona abbia trovato grazie a me la fiducia in sé stessa e la voglia di realizzarsi necessaria a dimenticare le proprie paure ed a provare  spiegare le ali mi rende tronfia e fiera di me.
E mi regala la fiducia nelle mie capacità, che spesso dimentico di avere.
La certezza che volendo, tutto si realizza.
Tutto.
Basta credere.

Ci vuol solo coraggio…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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