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2 novembre 2004 2 02 /11 /novembre /2004 15:44
Oggi è il 2 novembre, giorno dei morti.

Giorno dei cimiteri pieni di fiori, di pie donne e uomini vestiti di nero.
Giornata di fiorai e di venditori ambulanti.
Giornata della memoria.
Giornata del ricordo di chi non c'è più.

Giornata dell'ipocrisia , se vogliamo proprio dirla tutta.
Io l'ho sempre odiata, sin da piccola.
Odio proprio l'idea del cimitero, del portar fiori su una tomba non come ricordo, ma come status.

"Ma che brava persona!!! I fiori freschi nella tomba di famiglia non mancano mai!!!" tubano le prefiche di professione, che abbondano nei paeselli come il mio.
E guai a pensarla diversamente.
Dove ci si conosce tutti va così, il giudizio della gente che fa capannello è implacabile.

"Guarda quello, ci han messo i fiori di plastica!"
"Che gente, che gente!!!"

"Guarda quel loculo lì... Ma che belle gerbere!!! E i crisantemi!!! a un euro l'uno, signora mia!!! Loro sì che son brave persone. A modino!!!"


Non importa quali siano stati i rapporti familiari, non importa l'amore, l'affetto, il rispetto.

Importa solo l'apparenza.

Importa che sia tutto bello, pulito ed ordinato per questi due giorni qui.
Che poi se ci cresce l'ortica gli altri 363 giorni dell'anno e nell'acqua dei fiori si crea un ecosistema tale da poter portare alla nascita di nuove forme di vita, ma chissenefrega.

Io, al cimitero, non ci sono andata.
Nonostante le urla di mia madre che si ripetono uguali dal giorno in cui ho avuto voce in capitolo, non ci sono andata.

Prima sì, mia madre e mia nonna mi portavano. Mi mettevano in mano un mazzetto di fiori freschi e mi prendevano per mano.
Lungo l'acciottolato del cimitero non sapevo mai dove guardare, e così fissavo i fiori. Il loro odore mi si è impresso a fuoco nella mente, insieme a quello dell'acqua salmastra con cui dovevo riempire le vecchie bottiglie del detersivo che servivano come annaffiatoi.
Ancora oggi, non sopporto l'odore di molti fiori. Mi sanno di morte.

E avrei voluto chiedere, sapere la storia che si nascondeva dietro ogni lapide. Nascita, morte, vita...

"Mamma, mamma... ma se tutta la gente sepolta qui è stata buona, quelli cattivi dove stanno, in un altro posto? Dove, mami?"
"Non essere impertinente!"
"Ma mamma!!!"
"Zitta e prega!"


L'unico defunto che abbia una certa rilevanza per me è il mio carissimo nonno materno, morto quando io avevo appena 10 anni.
Amatissimo e piantissimo da una bambina che non capiva l'Alzheimer.

Non ho bisogno di andare al cimitero a farmi vedere pia e buona.
Mio nonno è sempre con me.
Posso sentirlo.
Posso sentire la sua mano sulla testa quando sono triste, la sua presenza quando sono scoraggiata e sola. Il suo sorriso quando non sembra ci sia più luce.
Mio nonno vive dentro di me, nel mio ricordo, nel mio affetto che non ha bisogno di mostrarsi agli altri.
Che è solo mio.

Davanti al triste loculo in cui è stato tumulato, sopra ad altri tre, lì, in alto, lo sento lontano. Più lontano che mai.
Preferisco chiudere gli occhi e vederlo tendermi una mano, pronto per una passeggiata tra i campi di erba medica.
E lui è lì con me. Con la bimba con le trecce scure.
Anche se sono passati 18 anni e rotti mesi.

Anche se non ho portato fiori costosi, nè intendo farlo...

E anche se i miei parenti serpenti chiacchierano...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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