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23 giugno 2006 5 23 /06 /giugno /2006 11:05

Eccoci, ci risiamo.

Domenica si torna ancora a votare. Direbbe mia nonna:”Più spesso che a ballare!!!”

Ed in effetti ultimamente, tra politiche, amministrative, ballottaggi e compagnia danzante, quest’anno abbiamo dato molto.

E io sono fortunata, perché abito in un piccolo paese e vado a votare alla vecchia scuola elementare in disuso, coi vecchietti affacciati alla finestra a fumarsi una sigaretta e a guardare pigri chi va ad espletare il proprio diritto/dovere, senza fila, senza problemi di parcheggio.
Senza stress, senza dover nemmeno mostrare un documento d’identità, che magari con lo scrutatore ci hai fatto le medie ed il presidente è il tuo ex.

Capisco che in città sia diverso, che ci siano strategie accurate per evitare la noia di dover fissare i manifesti elettorali per trequarti d’ora cercando un modo onesto per ammazzare la noia senza farsi arrestare dal poliziotto all’ingresso.

Ma andarci, domenica e lunedì più che mai, è importante.

E’ una responsabilità.

Ed andarci votando NO è un obbligo civico.

 

Ma andiamo per gradi, perché di informazione su questo referendum se ne è avuta ben poca e  spesso scorretta.

Per che cosa i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio volere?

Il referendum del 25 e 26 giugno riguarda una modifica profonda e radicale della Costituzione, approvata con legge costituzionale dalla maggioranza del centro-destra nel novembre 2005. Questa legge non modifica solo la seconda parte della nostra carta costituzionale, ma la stravolge completamente modificando la forma di governo e mettendo in discussione anche i diritti fondamentali dei cittadini.

 

Andiamo per punti:

La devolution

Vengono ridefiniti i poteri delle regioni, dandogli competenza esclusiva in materia di istruzione e sanità, nonché di polizia amministrativa regionale e locale. Questo non solo comporterà una disgregazione del sistema sanitario nazionale e una mancanza di uguaglianza tra i cittadini, ma un aumento vertiginoso dei costi quando invece la priorità, secondo me, è tagliare.

Secondo Berlusconi è l’unica strada percorribile e degna e che ridurrà i costi di gestione come avviene negli USA. Ma, cosa che forse è sfuggita al cavaliere, un singolo stato degli USA  è grande in media almeno 20 volte l’Italia ad occhio e croce, anche se io in geografia sono sempre stata una pippa terrificante. Forse per loro il federalismo ha ragione di essere (anzi sicuramente), sia per motivi geografici e storici che prettamente logistici. Ma per noi? Non rischiamo un’altra Jugoslavia? Un paese che, diciamocelo, ora potrebbe vantare un’edizione di Risiko tutta sua e non è una cosa bella né divertente.

Modifiche alla forma di governo.

I maligni ed i faziosi comunistoidi potrebbero dire che, siccome per l’articolo 139 della Costituzione la forma repubblicana non può essere oggetto di riforma costituzionale e siccome un golpe non è mai una mossa divertente e che capace di donare lustro al paese in campo internazionale (Pinochet docet), quale altra strada poteva trovare chi dico io per le sue losche manovre? Peccato aver fatto i conti senza l’oste.

La legge costituzionale oggetto del referendum prevede l’eliminazione della centralità del Parlamento, dando la prevalenza ai poteri del Premier e delle Assemblee Parlamentari. In particolare il Premier avrebbe il potere di:

- nomina e revoca dei ministri

- sciogliere la Camera dei deputati

- togliere la competenza legislativa al Senato Federale e trasferirla alla Camera dei Deputati qualora il Senato dovesse bocciare leggi che gli stanno particolarmente a cuore

Il Presidente della Repubblica perde la possibilità di indicare il Primo Ministro, di risolvere crisi istituzionali nonché il suo ruolo fondamentale di garante della Costituzione.

Il Parlamento perde il suo ruolo legislativo e viene trasformato in un mero organo esecutivo agli  ordini del Premier.

La Corte Costituzionale, ultimo  baluardo della difesa della Costituzione contro gli abusi della maggioranza  ed a difesa dei diritti dei cittadini, viene politicizzata  e sottoposta all’influenza del primo ministro.

Una forma di governo spuria, che non ci appartiene e che presta il fianco ad abusi e squilibri. Non trovate anche voi?

 

Quali sono i motivi per votare no?

- Perché se è vero che una riforma va fatta assolutamente, non è questa quella perfetta e nemmeno adeguata, per stessa ammissione dello schieramento politico che l’ha prodotta. 

- Perché la devolution attuata in questo modo rischia di creare squilibri sociali all’interno di uno stato che comincia a scricchiolare, proprio in un momento in cui abbiamo bisogno di unità e di stringerci intorno a qualcosa.

- Perché io a Calderoli non gli affiderei nemmeno di andarmi a comprare il pane, figuriamoci la mia gatta. Pensate un po’ la costruzione di una riforma di questa portata...

- Perché, senza scendere in melodrammi filo-comunisti e garantisti allo spasimo e senza richiamare in vita i partigiani morti sugli Appennini per difendere la libertà, la Costituzione siamo noi e va difesa a tutti i costi.

 

E voi, al voto siete pronti?

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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