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11 maggio 2009 1 11 /05 /maggio /2009 18:04

L’uomo (e la donna) sono mediamente pigri.
L’educazione, la vita e la necessità lo spingono fuori dal suo guscio, ma preferirebbe tirarsi le coperte sulla testa e far finta di nulla.

L’essere umano è bravo ad adagiarsi. Sta lì, appeso, senza ricordarsi la sua mortalità, penzolando in fondo alla catena evolutiva mangiandosi le unghie delle mani.

Ed è capace di starsene così molto tempo, inebetito dal rumore di sottofondo.

Seduto bello comodo.

Finché un giorno succede qualcosa.
Incrocia lo sguardo allegro di un bambino e scopre di aver dimenticato quell’allegria.
Vede cadere ad uno ad uno i petali di una rosa nel vaso e si sente senza consistenza come quel fiore reciso, e contando i petali caduti si sente svuotato.
Si guarda i piedi e non se li sente suoi.

Ed è come un click, la luce è stata accesa sulla meschinità della sua vita ed è troppo tardi per tornare indietro.

 

E così lo vedi che l’uomo che hai sposato non ti conosce, non lo ami nemmeno. L’hai sposato perché è stato il tuo fidanzato per dieci anni, ti veniva a prendere sotto casa con lo scooter, ti portava al mare e ti faceva sembrare i problemi più lontani. E on importa se non avevate nulla in comune, e lui era noioso già a diciott’anni. Era ed è un bravo ragazzo, tua madre te lo ripeteva e ripete sempre. Bravo, buono e lavoratore, anche se noioso e spiccio. Noioso o annoiato? Non lo sai più, ma all’improvviso sei sola con la sensazione di non aver capito, di aver sbagliato non ascoltando la tua amica del cuore che come un grillo parlante te lo ripeteva. Invidiosa, la etichettava tua madre. E invece no.

L’hai sposato perché dopo tanto tempo era logico, e non ti è importato di rinunciare all’idea del principe azzurro, al batticuore dei romanzi rosa che in realtà non esiste, sacrificandolo sull’altare della vita tranquilla della piccola borghesia.

Hai pugnalato l'idea del principe azzurro, dell'amore vero per la sicurezza dell'affetto.
In fondo, perché buttar via un bravo ragazzo così? In fondo di star sola non ti andava, di rischiare, di ricominciare. Lui era lì, bell’e pronto. Confezione regalo per famiglia felice in provincia, con tanto di cane, steccato bianco e station wagon.

Ed oggi ti accorgi che non avete nulla da dirvi, ma che è sempre stato così.

E all’improvviso il cuore inizia a battere. Di nuovo. O forse per la prima volta.

Ed ora?

 

E così ti accorgi di passare la vita ad inserire numeri in un computer, a muovere ingranaggi di cui non ti importa un fico secco. Tic tic tic, tutto il giorno come se fosse la cosa più importante del mondo, subissata di noiose pacchianerie. Pigiare bottoni non era quello che sognavi, da piccola. Volevi volare alto, tu, e i complimenti di chi leggeva le tue storie ti ci facevano credere.

Cos’è successo, poi?

La vita, il tempo, i soldi. La sicurezza di non farcela, di tenere i racconti chiusi a chiave nell’hard disk perché tanto chi li vuole, la paura di volare e di cadere.

Ed allora giorno dopo giorno picchi sui tasti, con la consapevolezza che questo non è il tuo mondo, sentendoti piccola e sottovalutata perché il cervello a volte ti piacerebbe anche usarlo. Tu, proprio tu che dovevi volare in alto, che eri una principessa.

Ma non lo siamo forse tutte? E non è vero che di editoria in Italia non si vive, ma tutt’al più si muore di fame? Che non ti paga nessuno ma nemmeno per sbaglio? E che gli italiani han tutti un romanzo nel cassetto?

E allora perché tentare? Non è meglio accoccolarsi lì in attesa della pensione?

 

Ma io, ad accontentarmi, non sono mai stata brava.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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