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12 marzo 2008 3 12 /03 /marzo /2008 21:00
Io sono facile agli entusiasmi.
Mi appassiono alle cose e mi faccio prendere la mano.
Così, in men che non si dica, da semplice attività o curiosità, diventa presto una mania.
Incontrollata.
Ed incontrollabile.
Sicuramente non facile da gestire per i miei familiari ed amici.

Ecco, stavolta mi sono appassionata ferocemente alla raccolta differenziata.
Non so come mai finora avessi deliberatamente ignorato l’argomento: pigrizia, disinteresse, noncuranza.
Poi due settimane fa mia madre è tornata a casa dall’ennesima lezione di yoga con questa idea brillante per migliorare il paese, il mondo e un po’ anche l’universo.
La vogliamo fare?
Considerando che il Umbria la raccolta differenziata è effettuata da meno del 35% degli abitanti, ho calcolato che era proprio arrivato il momento di darsi una svegliata.

Ho iniziato titubante, ignara dei meccanismi che dividono i rifiuti in macrocategorie:
- organico
- carta
- plastica
- vetro
- alluminio

Per esempio, il tetrapak dove va?
E’ plastica o carta?
Dopo attente ricerche mi hanno fatto notare che la scritta “CA” impressa sui contenitori (che vanno sciacquati prima di essere messi a riciclare) li annoverano di diritto tra la carta in seguito ad una convenzione internazionale.
Ma questo non potevo saperlo.
E le buste della corrispondenza?
Ovviamente nella carta, ma la finestra di plastica sul retro va tolta ed accatastata tra la plastica.
Stesso discorso per le etichette sulle bottiglie di plastica: vanno staccate e buttate tra la carta.
Tutto fa brodo.
E le bottiglie del bagnoschiuma e dei prodotti per capelli? Possono essere riciclati anche quelli? No, perché da quello che sapevo non tutti i polimeri della plastica sono riciclabili allo stesso modo. Io già non so cos’è un polimero, come faccio a distinguerli? Il mio unico 5 alle superiori era in chimica, mi servirebbe un Bignami.
Sto anche meditando di coinvolgere mio padre, ex ragioniere con velleità pseudo-agricole, nella creazione e nell’uso del compost in un angolo  apposito del giardino. Sì, vabbè, puzza un po’. Forse pure più di un po’.
Ma volete mettere la soddisfazione?

Ah, poi c’è tutto quello che non si ricicla, ahimè.

Esagerata?
Può darsi.
Ma ad essere sincera mi esalta l’idea del recupero di materiali che sembrano destinati al macero ed all’inutilità. L’idea che possano essere lavorati con un dispendio di energia  minimo e riportati a nuova vita mi affascina quasi come il tema della reincarnazione.
Che poi per me la trasformazione di lattine, cartoni, bottigliette di plastica e affini in qualcosa di completamente diverso è un mistero gaudioso proprio come le lacrime della Madonnina di Civitavecchia, quindi non chiedetemi dettagli  tecnici per carità.

Però forse fare qualcosa per questo nostro pianeta allo sfascio si può.
Magari è una goccia nel mare, ma costa così poco che è uno sforzo affrontabile con scioltezza e un piccolo impegno da parte di tutti.
Che il pianeta è nostro, dei nostri figli e lo dobbiamo trattare bene, ecc ecc. Lo abbiamo capito tutti questo, no? Eppure non funziona. Il Italia siamo fanalino di coda, la pecora nera del riciclo (e di un sacco di altre cose, ma stendiamo un velo pietoso).
Però vi informo che nel mio comune se fai la raccolta differenziata (nel resto d’Italia non so) e porti tutto alla Ricicleria ti danno una tesserina magnetica come quella del supermercato su cui raccogli punti. Alla fine dell’anno questi punti spazzatura non ti permettono di avere piatti, pentole e pressione o tovagliette di fiandra, ma uno sconto sulla TARSU.
Il ché, di questi tempi…

Certo, ora che c’ho la fissa del riciclo e guardo con soddisfazione i bidoni della plastica e della carta nel mio garage riempirsi con lo stesso occhio del padrone che vede ingrassare l’asino, fossi in voi starei attenta.

Ho grossi progetti.
Come iniziare a riciclare la carta in ufficio.
O utilizzare il riscaldamento solo quando strettamente necessario.
Sto meditando di abbandonare il latte detergente come struccante per eliminare la produzione di dischetti anti-ecologici non riciclabili, a favore di una più etica schiuma struccante.
Magari potrei mettere dei pannelli solari sul tetto.
E un piccolo apparecchio eolico in giardino per produrre energia elettrica homemade.




Fermatemi…



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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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