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6 luglio 2010 2 06 /07 /luglio /2010 22:03
Stamattina accompagnavo l’Amoremio ad una visita specialistica alla ASL.
Niente di grave, solo un controllo, ma restare nella sala d’attesa di un ospedale pubblico è più sociologicamente interessante di una puntata del talk della D’Urso.
Me ne stavo lì a leggere bella bella, quando una signora dallo spiccato accento toscano si sente autorizzata a rivolgermi la parola. 
Signora toscana: “Ah, ma come sono lenti qui! Sono il 45 e son 10 minuti che aspetto!” afferma ad alta voce sedendosi, assolutamente non invitata, accanto a me nella sala d’aspetto semideserta.
Phoebe: “ Vabbè, signora, via, accontentiamoci”
ST sventolandosi platealmente: “E poi fa caldo!
Le vorrei rispondere che quando fa caldo fa troppo caldo, e se fa freddo è proprio troppo freddo. Ma il libro che sto leggendo mi appassiona, sorrido e cerco di interrompere la conversazione.
Ma prima che il messaggio possa arrivare a destinazione, entra nella sala d’aspetto una ragazza. Avrà vent’anni, posta una canotta bianca, pantaloni neri ed un bel paio di sandali. E lo chador. Passa, prende il numero per il CUP e si accomoda in fondo alla sala, iniziando poi a leggere un quotidiano che aveva in borsa.
ST: “ Che schifo. Ecco, a me ‘ste cose mi danno proprio fastidio. Siamo in Italia ancora. O no?
Non rispondo, mi limito a schioccarle uno sguardo di disapprovazione.
ST: ““E poi, con questo caldo… sa la puzza!!
Phoebe: “Signora, avessi un euro per tutti gli italiani che puzzano!
ST : “Sì, sì, signorina però!!! Se lo lasci dire da me che ho fatto il ’68, sono una femminista della prima ora, io!” continua stravaccandosi sulla seggiola e continuando a sventolarsi con la prescrizione del medico mentre io decido di contare fino a dieci per non prenderla a male parole. Ma lei incalza: “Abbiamo lottato tanto, e per cosa? Siamo in Italia, siamo!”
Capisco che DEVO chiudere il libro ed uccidere a parole la signora. DEVO perché la rabbia che mi ribolle dentro è troppo forte. 
Phoebe: ”Signora, il problema è uno: se chi indossa lo chador lo fa per sua volontà e non per costrizione, sono emeriti fattacci suoi e non nostri. Mi preoccupa molto di più per la condizione della donna tutto il mostrare di tette e culi che si fa in televisione ed il messaggio che passa, piuttosto che una ragazzina con lo chador. Lei non trova?
Ecco, l'ho detto tutto d'un fiato. Spero che ora si chiuda in un mutismo incazzato e leghista.
ST: “Ah, ma in tv uno può scegliere quel che guardare! I miei nipoti ‘ste cose in tv non le guardano!
Phoebe: “Signora, non mi dica che i suoi nipoti non guardano le veline di Striscia. Su, le par femminismo quello?!
In quel momento un BIP annuncia che il tabellone segna 45. 
Sono salva.
La signora indispettita raccoglie le sue cose ed entra nell’ambulatorio, senza nemmeno degnarmi di un saluto.
Peccato.
A lei femminista della prima ora avrei potuto raccontare della ragazza di Marakkech conosciuta in treno tornando da Firenze, ricercatrice di chimica all’Università di Torino. 
Avrei potuto raccontarle che ad esempio per lei, che parlava quattro lingue e indossava jeans e scarpe alla moda, lo chador è un rituale che le fa pensare a casa, alla famiglia lontana. Ma è anche un vezzo, mi raccontò accarezzando il suo chador rosa e argento, fermato con una preziosa spilla che sembra venire dal forziere di Ali Babà. “Come mettere una collana” mi disse.
 
Mia nonna non poteva indossare pantaloni, anche se per lavorare i campi sarebbero stati comodi. 
Quest’imposizione è meno grave del fazzoletto in testa oggi? Fazzoletto che mia nonna paterna portava sempre se andava in un luogo pubblico, anche negli anni’90 perché lei non era una svergognata come la mia nonna materna.
Eccerto, come no?
 
E’ strano come il corpo della donna sia sempre l’oggetto del contendere tra morale, religione e libertà. Ostentatamente mostrato o ferocemente nascosto, il corpo della donna per la maggiorana delle religioni monoteiste incarna da sempre il male, il peccato, la tentazione.
Come dire che siccome il problema è nei bassi istinti maschili, allora la colpa è la nostra.
Comodo, ma funzionale visto che va avanti da un numero imprecisato di centinaia di anni con il beneplacito di buona parte del mondo femminile, troppo preso a dare della poco di buono alla vicina di casa piuttosto che a mirare ai evri oggetti del contendere.
Mentre penso a come abbattere il predominio maschile, esce l’Amoremio da radiologia. 
Per uscire passiamo davanti alla ragazza con lo chador. 
Mi guarda, sorride e mi saluta con un cenno della mano.
Se noi donne non impariamo ad aiutarci e comprenderci tra di noi, non andremo mai da nessuna parte.
 
E dire che la strada è così lunga…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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