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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 07:30

empatia-455x250.jpgIeri sera ero in fila alla cassa del mio discount di riferimento,lanciando lo sguardo tra le cianfrusaglie lì intorno appoggiate e riflettendo sulla possibilità di un’isola e di un tablet a 80 euro. Le mie elucubrazioni vengono involontariamente interrotte dalla signora accanto a me (molto più che ottuagenaria e parecchio più che cotonata) che inizia scompostamente a blaterare contro l’immobilità della fila. Non posso che darle ragione, in effetti siamo immobili da un po’.

Mi affaccio oltre la sterminata prateria di carrelli della spesa e vedo la causa di della coda: un uomo, dall’aspetto sudamericano e comunque chiaramente extracomunitario, ed un bambino. Sono lontana, ma anche da lì riesco bene a capire quel che succede. L’uomo, al momento del conto, si è reso conto di non avere abbastanza soldi e sta scalando con pazienza certosina quel che non si può permettere davanti agli occhi del bambino. Che sembra non capire perché il papà stia ridando indietro alla signorina della cassa la vaschetta col suo gelato.

Lui, dai tratti chiaramente andini, si scusa e sorride. Millanta di aver lasciato i soldi a casa e si scusa, si scusa e gesticola.

Si scusa troppo, a dire il vero.  Troppo per essere un disguido.

E contemporaneamente accarezza il bambino, che avrà nove anni si e no e un paio di occhi scurissimi.

La gente, in fila, rumoreggia.

La cassiera gentilmente scala dalla spesa, minimizzando e sorridendo.

Mi chiedo quante volte al giorno le succeda.

Inizia a scalare cartoni del latte.

Uno dopo l’altro.

Un groppo mi sale in gola all’improvviso, come una morsa mi scende fino allo stomaco e mi leva il fiato.

Perché non è giusto.

Perché la gente intorno a lei rumoreggia perché si sta facendo tardi e inizia Money Drop.

Perché la compassione è sparita dal mondo insieme al Natale e forse ricomparirà il 25 dicembre 2012 (se non intervengono prima i Maya).

Perché potrebbe succedere a tutti.

Perché potrebbe succedere a me.

A tutti.

Eppure la gente intorno non sembra curarsene, solo la cassiera continua a sorridere come se sul viso quell’espressione gli fosse stata impressa a forza.

Avrei voluto fare qualcosa, andar lì e pagare il gelato al bambino o anche solo strillare alla vecchia dietro di me di piantarla e di star zitta.

Ma non ho fatto nulla, sono rimasta muta a fissare l’espositore dei preservativi.

 

Non sono migliore degli altri, no.

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Published by Phoebe - in sick sad world
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