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15 settembre 2008 1 15 /09 /settembre /2008 12:00

Ieri, mentre l’istruttore in palestra mi obbligava a fare gli esercizi per i glutei in quadrupedia (il primo che fa una battutaccia lo stendo con la presa del dito Uxi, giuro!) l’occhio mi è caduto sull’etichetta dell’asciugamano che avevo appoggiato sopra il tappetino.

Made in Pakistan.

Sarà stata la posizione che mi causava poco afflusso di sangue al cervello, ma la cosa mi ha incuriosito ed anche un po’ sconvolto.
Un oggetto così di uso comune, un banale asciugamano 100% cotone, dono della palestra per aver sottoscritto il mega abbonamento annuale per arrivare da me ha fatto mille milioni di chilometri, è passato per chissà quante mani, attraverso container e navi fino ad arrivare alla mia palestra nella dimenticata provincia umbra.

Un semplice asciugamano 100% cotone, non un albero della pioggia messicano, una seta particolare o una nanotecnologia: un semplice asciugamano!

L'etichetta millanta un 100% cotone, niente particolarità, un banale asciugamano come ce ne sono milioni ad affollare le nostre cse.

Occorreva per forza arrivare in Pakistan a comperarlo? Non ce ne erano in Italia?

Certo che sì, ma ovviamente costa molto meno far produrre millemila asciugamani in Pakistan (dove non credo che i lavoratori abbiano molti diritti o un sindacato), impacchettarli, infilarli in un container, sbatterli su una nave, scaricarli al porto di Napoli e da lì farli arrivare a Perugia.
Qui un’azienda del posto c’ha sbattuto il logo della mia palestra ed et voilà! 

Molto meno caro che produrli in Italia, magari qui a Perugia dove la media e grande impresa sta morendo, dove trovare un lavoro è come vincere al Superenalotto.
Se da un lato questa è la legge del libero mercato e bisogna adeguarcisi, dall’altro è giusto eticamente incentivare paesi in cui i lavoratori non hanno nessun diritto, nemmeno quello alla propria vita?
Paesi in cui i lavoratori non hanno ferie, orari, straordinari pagati, certezza del contratto e dove la sicurezza sul lavoro è direttamente proporzionale allo stipendio.
Economico e globale.

Ma il Pakistan, come la Cina e l’Asia in genere, è lontano.
Basta chiudere gli occhi e pensare al risparmio, i chilometri faranno il resto.
Quanti paesi quest’asciugamano ha dovuto attraversare?
Molti, è vero.
Ed il mio atlante delle medie, che non è più utile nemmeno per le domande del Milionario , non può nemmeno aiutarmi.  Perché per lui esiste l’URSS, la Jugoslavia è intera e di Germania ce ne sono due.
Il mondo cambia, evolve (o involve).
Modifica la sua geografia, la sua economia, i suoi spazi.
Globalizzazione, certo.

Ma forse non è che sia sempre un bene…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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