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30 dicembre 2005 5 30 /12 /dicembre /2005 17:20
Sono sempre stata dell’idea che l’ex, nel momento stesso in cui diviene tale, andasse deportato in un luogo meno accessibile possibile e lasciato a marcire lì.
E non solo metaforicamente.
Proprio fisicamente.

Non è proprio possibile che ci si debba incontrare ancora, interagire con rapporti che sfiorano la socialità, o anche solo vederli sfiorire, imbruttire, ingrassare e diventare ometti di periferia col cappello.
Magari fidanzati/sposati con tipe che non ci assomigliano nemmeno vagamente, grasse chiattone biondo-ossigenate che si vestono griffate.

Ma tant’è, deportarli in Siberia non si può, l’omicidio è reato e non sono ancora riuscita a contattare astronavi klingoniane a cui fornire interessanti cavie umane, ergo bisogna farsene una ragione.

I computer si rompono, la gente muore, le relazioni finiscono... la cosa migliore da fare in questi casi è prendere fiato, darsi coraggio e... riavviare.
Control, Alt, Canc.

Perché se è vero che con gli ex c'è sempre una gara, generalmente battezzata "Chi dei due morirà disperato ed abbandonato, divorato dal proprio pastore alsaziano?" specie se la ferita è ancora fresca, è altrettanto palese che bisogna venire prima o poi a patti con la propria vita, sotterrare l’ascia di guerra ed accettare l’esistenza di certuni bastardi conclamati nell’universo.

Che poi mica è vero quel che dice Charlotte, che per dimenticare un uomo ci vuole paro paro la metà del tempo che si è stati insieme.
Certe volte è troppo, altre è troppo poco.

In due parole, bisogna crescere ed affrontare ciò che si è stati, con la consapevolezza che la fine di una storia non è mai un fallimento, è una occasione per crescere e capire. Necessaria, per quanto dolorosa possa essere, a prepararci al futuro, al tanto agognato domani.
Che si spera sempre sia tutto petali di rose e fiori profumati.

Ogni relazione ha il suo perché, anche se naufragata poi in mare aperto e causa di sofferenze e sbattimenti.
E’ un rischio da correre, che deve esser corso. Perché il vero fallimento è non provarci nemmeno e star chiusi nel proprio guscio.
Ma questo io l’ho capito solo in questi giorni.

Giorni in cui mi è capitato di incontrare il Principe dei Frequentanti perché, faccia tosta come pochi, mi ha telefonato millantando il bisogno di certi libri di diritto che per lui, laureato in chimica, sono di facile accesso né più né meno come Plutone per un astronauta.
E comunque, sempre più comprensibili della chimica per il mio mononeurone.

E mi sono resa conto di guardarlo con la tenerezza di una cosa passata, che è stata importante, forse determinante, per essere quella che sono e che probabilmente sarò.
Nel bene e nel male.
Mi sono intenerita a pensare al com’ero ed al come non sarò mai più, a quanto fossi diversa e in fondo sciocchina solo quattro anni fa. A come fosse tutto nuovo, a come mi dava i brividi ed a come me li dia anche oggi.
Peccato che i motivi siano diversi.

Già, perché l’adone in questione sembra passato attraverso una lente deformante: che gli è successo? Caspita, ha la mia età ma è diventato orribile!!!
Ok la maledizione dell’ex, ma mi dispiace così!
E’ troppo, è un ex, ma io ho pur sempre una coscienza sepolta in qua o in là dentro di me! Mi domando se ci sia un tasto, una macchina, un apparecchio per rimettere tutto a posto. Un po’ come quando prendi a cazzotti la Tv per risintonizzarla.
Non funziona così?

E’ stato bello rivederlo, è stato bello aiutarlo.
Mi è sembrato di fare pace con un periodo della mia vita.

Certo, non è sempre così facile.
Col Principe dei Frequentanti è una storia chiusa e morta, è lo specchio della mia ingenuità, l’immagine riflessa di una ragazzina che pretendeva amore pestando i piedi, illogica ed anche infantile, con una idea romanzata fino all’iperbole dei sentimenti e della vita.

Ma ci sono persone che, nonostante gli anni, ti restano dentro.

Con cui, anche se tutti è finito, ogni incontro è bellissimo ed inquietante, immagine sfocata di quello che poteva essere ma che, ahimè, non è stato e mai sarà.
Mani che si toccano e che vorrebbero dire e fare altre cose.
Occhi che si intrecciano.
Richieste e pensieri che si fermano sulla punta delle labbra.
Ma il passato non ritorna, anche se le emozioni lo vorrebbero.
Non sarà stato amore, magari no.
Oppure sì.
Ma l’alchimia regna ancora.
Non si può. Altre persone, altre vite, altri batticuori e giochi attraversano la nostra quotidianità.
Romanticamente estranei.
Il passato è andato.

Andato come questo 2005.

Un anno strano, di piccole rivincite e di grandi rinascite. Di dolore e di crescita. Anno di cambiamento, anno in cui tutto s’è modificato, ma tutto è rimasto uguale. O quasi.
Un anno vissuto, vissuto tutto.

Ed è questo che vi auguro per l’anno nuovo. Inutile aspettarsi stravolgimenti mirabolanti, euro che cadono dalla cipolla della doccia o Mr. Right con un fascio di rose in mano che bussa alla tua porta.
Tutte cose che magari vi succederanno, chi può dirlo.
Ma intanto vi auguro un anno nuovo denso, vissuto, ricco di vita. Pieno di grandi e piccole gioie, di sorprese e di amori quotidiani e speciali.

Buon 2006…

 

 

PS. Non dimenticate, anche nel 2006 Ditelo a Phoebe!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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