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22 settembre 2008 1 22 /09 /settembre /2008 00:03
Da bambina ero terrorizzata dal crocefisso.
Non lo volevo in camera e se mia madre provava ad appiccarlo sopra la porta iniziavo a piangere ed urlare come se qualcuno mi stesse picchiando selvaggiamente.
Non vi dico poi quando accompagnavo mia madre in chiesa. Davanti alla statua a grandezza naturale che ancora troneggia la chiesa del mio paese iniziavo a tremare e mia madre mi doveva accompagnare fuori tra le occhiate pettegole delle comari.

L'immagine della Madonna invece mi piaceva molto.
Mi mettevo in piedi sul letto e osservavo l'ovale che era appeso sopra la testata. Avevo cinque anni e la sua immagine così placida e buona mi scaldava il cuore, mi consolava di una brutta giornata o di una sfuriata immotivata di mio padre.

Ma il crocifisso proprio no.

Mia madre decise di prendere il problema di petto, forse temendo di aver generato l'anticristo o di avere in casa una piccola posseduta che col tempo sarebbe divenuta refrattaria anche all'acqua santa.
Si sedette sul bordo del letto e mi chiese il perché avessi così paura di Gesù.
Io, candida come solo una bambina di cinque anni può essere, risposi: “Ho paura perché sta lì, sulla croce. Vedo le mani ed i piedi feriti, vedo che sta male. E ho paura che qualcuno lo faccia anche a me”.
Ma non devi avere paura” mi disse “ci siamo io e papà a proteggerti. E anche Gesù da lassù ti protegge!
Io la incalzai:”E a lui? Nessuno lo ha aiutato? Perché?
Mia madre, spiazzata ed incapace di spiegarmi il martirio di Gesù, mi baciò la testa e mi rimboccò le coperte.

Io, tremenda sin da piccola, non cambiai la mia opinione e mia madre fece quel che doveva: ne parlò con sua madre.
Mia nonna quindi un pomeriggio, rompendomi il guscio dell'uovo alla cocque che aveva abilmente posizionato nel portauovo accanto a una fetta di pane accuratamente fatta a strisce sottili, mi disse:”Allora, com'è questa storia del crocifisso?
Abbassai gli occhi, infilando la prima striscia di pane nell'uovo.
Ecco,” le dissi “non lo voglio in camera perché mi fa paura. Non voglio...” balbettai ricacciando indietro le lacrime.
Sai, non devi aver paura” disse girandosi verso il lavello e iniziando a rassettare la cucina "è solo una statuetta, non ti fa nulla".
Ma ci sono i chiodi, il sangue... degli uomini cattivi gli hanno fatto male e forse ne faranno anche a me...” dissi con il labbro inferiore tremante.
Amore, non avere paura! Non serve a nulla, solo a star male prima del tempo
Tirai su col naso e presi un'altra striscia di pane da inzuppare.
Gesù non è morto sulla croce per niente, sai? E' morto perché credeva in un'idea, credeva nell'uguaglianza e nell'amore. Poteva salvarsi, eh? Non era mica uno così, uno tonto” disse asciugandosi le mani sul grembiule “Suo padre l'avrebbe potuto salvare, ma lui non ha voluto. Morì per salvare tutti noi, per dare un esempio e per farci capire quanto è importante credere. Hai capito?

Non so quanto all'epoca compresi di quel discorso, ma annuii continuando a mangiare l'uovo con la noncuranza dei bambini.

Dopo una settimana il crocifisso entrò nella mia stanza e io me ne dimenticai, tutta presa dalla notizia dell'imminente arrivo di una sorellina con cui, ero certa, avrei passato momenti bellissimi e felici di titale appartenza e comprensione.
Illusa...

Ma quel discorso di mia nonna non l'ho più scordato.

Ed è per questo che porto sempre il crocefisso, per ricordarmi che  si può morire per quello in cui credi, che bisogna lottare tutti i giorni, che la fede sta nell'anima e nessuno te la può rubare.
Che è inutile avere paura. La paura dell'ignoto, del diverso, della morte, di qualunque cosa sia, la paura genera solo altra paura. E dolore ingiustificato.

Ed è per questo che i crocefissi non devono stare nelle aule, nei tribunali, negli ospedali e in genere negli spazi pubblici. Bisogna rispettare la laicità dello Stato e la religiosità del suo popolo.

Qualunque essa sia.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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