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3 giugno 2008 2 03 /06 /giugno /2008 12:13

Raffreddore epocale.
Tosse che sembro Lady Oscar con la tisi.
Occhi che piangono.
Questo tempo che non sa quel che vuole fare mi ha fatto venire la febbre e tutto il corollario di cui sopra.
Che bello.
Evviva.
Visto che non mi passa, munita di kleenex, un libro e santa pazienza vado nello studio del mio medico di famiglia sperando in un antibiotico miracoloso.

Arrivo nell’ambulatorio gremito come al solito, in cui la mia preveggente dottoressa si è premurata di non far mancare una televisione che aiuti ad ingannare l’attesa e a sedare gli animi più agitati.

Nell’angusto ambulatorio c’è la più varia umanità.
Vecchiette che probabilmente vivono lì e sempre in quello stanzino organizzano thé con le amiche e partite a burraco complicatissime.
Extracomunitari con le tute sporche da operai che timidamente fanno la fila ad occhi bassi.
Signore con la messa in piega appena fatta.
L’umanità di un paese che cambia.
Ho sette persone davanti.
La televisione rimanda “L’Italia sul due”.
Tiro fuori il libro, che è meglio.
Inizio a leggere, tenendo l’occhio al via vai della gente ed all’approssimarsi del mio turno.
La gente si avvicenda, continua ad arrivare manco regalassero panini.
Mancano solo due persone al mio turno e, facendo i calcoli, faccio giusto in tempo a finire il capitolo.
Bene, bene, penso tirando su col naso.

Quand’ecco che dal fondo dell’ambulatorio una signora permanentata e imbrilloccata come la Madonna di Pompei, di quelle col soprappeso tipico della cucina della domenica stretto nella panciera rinforzata, si alza e chiede: “Scusate, devo solo farmi fare una ricettina. Posso passare?
Gli astanti si guardano negli occhi mentre io nella mia mente immagino di rifilargli un sonoro “NO”, finché un ometto che avrà più o meno cento anni rigirandosi il cappello tra le mani le risponde: “Signora, vada pure. Ma faccia presto, che noi si è in fila da un pezzo!”
La signora si infila garrula nell’ambulatorio.

Passano dieci minuti.
Venti.
Venticinque.
Mezz’ora.
La gente mormora.
Quaranta minuti.
Cinquanta.
La gente ora ciarla improperi vari mirati alle qualità varie delle corna del marito della signora.
Quand’ecco che si apre la porta ed esce.
Sorridente e smagliante come nella pubblicità del Durban’s.

Le vecchiette col cappellino a destra serrano la dentiera e si aggrappano alla borsetta.
Agli extracomunitari viene da ridere e si scambiano battute nella loro lingua, seguite da gomitate di complicità.
Scoccando una occhiata incendiaria alla povera demente, il signore prima di me entra.
Sarei anche potuta star zitta se ravviandosi i capelli non avesse esclamato: “Scusate se c’ho messo un attimino”.
Ecco, ci sono parole che mi fanno perdere la tramontana. Una è attimino.
Phoebe:”Signora, attimino un par di palle. Mi scusi, sa, ma non doveva fare solo una ricetta?
Signora:”Sì, ma tanto che c’ero…
Phoebe: “E vabbè, signora mia. Ma lo sa da quanto aspettiamo noi?"
Signora: “Uhhh, esagerata!!
Phoebe (con le mani che prudono):”Guardi che doveva far la fila come tutti, chi è lei? La più furba?
Signora (molto risentita): “Ma lo sa che lei è proprio maleducata??? Lo dico a mio marito! Lei non sa…”
Phoebe: “Guardi, me ne fotto!!!
Segue insurrezione popolare in cui le vecchiette a destra tirano fuori tutti gli eventi storici dalla prima guerra mondiale ad oggi includendo anche alcune puntate di Beautiful, gli extracomunitari insultano la signora fino alla terza generazione nella loro lingua ed il vecchietto centenario agita in aria il bastone a mo’ di arma affermando di esser stato granatiere.
La signora non si sa più come difendere, vorrebbe guadagnare l’uscita, ma dovrebbe scavalcare un senegalese di dimensioni impressionanti e arrabbiato come un bufalo d’acqua.
Siccome è più facile attaccare che chiedere scusa, sbuffa un irritante: “Ma quanto la fate lunga! Se avevate fretta potevate dirmi di no!
Vedo saettare l’odio negli occhi di vecchini e non, e una parte di me è davvero orgogliosa: potrei fare la trascinatrice di masse per professione.
Sto per dire qualcosa di illuminante che mi permetterà di iniziare la mia ascesa politica e di candidarmi alle prossime elezioni politiche (se hanno eletto Mara Carfagna, posso andarci pure io, no?), quando esce dall’ambulatorio la dottoressa: TOCCA A ME.
La mia carriera politica è stata stroncata sul nascere.
Entro e dico addio ai sogni di gloria.

Faccio la visita, mi becco l’antibiotico e una ramanzina (sempre la solita) ed esco curiosa di vedere gli sviluppi.
A sorpresa trovo il silenzio.

La signora non c’è più.
Le vecchiette a destra hanno uno strano sorrisetto soddisfatto.
Il vecchietto giocherella col pomo del bastone.
Gli extracomunitari sghignazzano.
Vedo che manca il senegalese, forse l’attesa era troppo lunga.
Forse.
O forse hanno fatto a pezzettini la signora, hanno tirato a sorte su cui ne dovesse seppellire i resti e lui ha perso.
Non lo saprò mai.

Ma tanto, l’importante è la salute…

PS. Altri scritti miei e di scrittori persino più bravi li trovate qui. E questa settimana si parla di peccati...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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