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10 aprile 2008 4 10 /04 /aprile /2008 08:09
Io al cinema vado abbastanza spesso, ma quasi mai ci scrivo qualcosa sopra che possa anche solo lontanamente somigliare ad una recensione. 
Non importa che il film  mi colpisca enormemente o mi annoi fino alla lussazione della mascella causa sbadiglio incontrollato.
E’ che non mi ci sento proprio nelle vesti del critico cinematografico con baschetto e dolcevita, lo lascio fare a chi è più bravo di me.
Io che ne so di luci, fotografia, montaggio, colonna sonora?
Proprio nulla.
Ecco, al massimo posso disquisire di sceneggiatura, interpretazione e “fisicità” dei personaggi.
E anche se un attore sia bonazzo oppure no, e anche quanti punti meriti il suo fondoschiena.
Questo sì.
Mica altro.

Però gli ultimi film che sono andata a vedere mi hanno fatto venire voglia di mutare il mio atteggiamento. In fondo ogni film ha qualcosa da dire ad ognuno (tranne i cinepanettoni che tanto piacciono a mia sorella ed al suo orrido fidanzato), competente o meno.

Il libro è sempre meglio del film
Con questa banalità suprema si potrebbe riassumere tutto il mio pensiero su “Caos calmo”, diretto da Antonello Grimaldi ed interpretato da Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Valeria Golino e Alessandro Gassman. Tratto dall’omonimo bestseller di Veronesi, il film partiva svantaggiato sotto diversi aspetti:
- il libro da cui è tratto ha generato opinioni discordi e molto forti. In poche parole, o amore o odio sfrenato. Io che il libro l’ho amato molto,  ho visto il film come un’eresia e vorrei salire su uno sgabello elencandone le inconcludenze. Chi il libro l’ha odiato, piuttosto che andare al cinema è rimasto a casa a fare le parole crociate in tedesco senza dizionario.
- Nanni Moretti non è noto per essere esattamente simpatico al grande pubblico, con la sua aria da primo della classe e la cadenza da saputello che non lo fa risultare granché comunicativo. Poi ci sono le idee politiche dichiarate che non guastano, ma lo rendono inopinatamente “di parte” (ndr. Andando a votare mettetevi una mano sulla coscienza, me raccomando: pensate a Phoebe vostra!!!). A parte questo, gli attori scelti, in particolar modo i protagonisti principali, non sono “esattamente” come li avevo immaginati. Nanni Moretti troppo vecchio e bruttino, ma perfetto nelle manie e nei tic del protagonista, mentre la Ferrari troppo bella e algida in un ruolo che non è il suo. Perfetti Gassman e la Golino, personaggi minori non adeguatamente esplorati e appena abbozzati.
- rendere al cinema un libro che parla dell’attesa del dolore, della introspezione e dell’abbandono non era facile. E infatti Grimaldi secondo la mia modesta opinione non ci riesce affatto, troppo concentrato sui fatti per cogliere le sfumature ed i piccoli dettagli che hanno reso il libro un prezioso alleato dei giorni tristi della mia vita. Così il protagonista sembra pazzo, illogico e la storia non ti avvolge con un caldo abbraccio consolatorio, così come accadeva con la prosa di Veronesi.
Voto: 6 (per l’impegno e la colonna sonora)

La bellezza (pulp) dell’inaspettato
La sera in cui sono andata a vedere “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen non avevo grosse aspettative. Non sapevo quello che avrei trovato perché non avevo né letto la trama, né alcun tipo di recensione o presentazione, ma mi ero fatta semplicemente trasportare dal baccano causato dagli Oscar vinti e stravinti, nonché dalla inquietante pettinatura di Javier Bardem. 
Un must della primavera/estate 2008.
Maschi, copiatelo.
All’uscita, dopo aver fatto a fettine la mano di uno dei miei accompagnatori e conficcato le unghie nella poltrona del multisala ad ogni pallottola sparata come nemmeno la mia gatta ai tempi della sua gioventù dorata, ero entusiasta.
Non ho dormito tutta la notte, ma ero entusiasta.
Anche questo film è tratto da un libro, che novità, scritto dal grande Cormac McCarthy e reso perfettamente sullo schermo dal genio visionario dei due fratellini al vetriolo.
Tutti gli attori sono perfetti, dalla rivelazione Javier Bardem (miglior pazzo del cinema dopo Christian Bale in “American Psycho”) a Josh Brolin e Woody e Harrelson, fino ad un grande Tommy Lee Jones sceriffo disilluso con la faccia affollata di rughe e pensieri.
Giustamente ed abbondantemente pulp, nel film la violenza non è gratuita né ingiustificata, ma sottende una sua assurda morale (riassumibile col lancio di una monetina) che, per quanto non condivisibile, accende la fantasia malata dello spettatore inchiodandolo alla poltroncina.
Godibile anche la parodia, ma solo se capite bene l’inglese.
Voto: 10 (con abbraccio accademico, ma guardatevi le spalle)

L’italietta che siamo
L’ultimo film di Paolo Virzì imperversa in televisione in tutte le forme che l’Auditel e Berlusconi hanno creato. Pubblicità, ospitate, speciali, marchette assortite. Verrebbe voglia di non andarlo a vedere al cinema e di bruciarne i manifesti, vista la faccia sorridente ed ardentemente ritoccata qua e là (ma quanto avrà speso dal chirurgo plastico??) della Ferilli nazionale che campeggia ovunque con i suoi modi irritanti e finto-cafoni.
Ma in “Tutta la vita davanti” Sabrinona non è altro che un personaggio secondario.
I veri protagonisti sono una serie di giovani e promettenti attori che donano al film la brillantezza della vita reale. Protagonista principale è Isabella Ragonese, che interpreta Marta, giovane laureata in filosofia a cui la società italiana offre come unica possibilità il lavoro in un call center con un contratto a progetto. In un clima da apparente villaggio vacanze fatto di balletti, venditori che ballano la haka e discorsi motivanti, si muovono gli altri personaggi:
- l’astro nascente Elio Germano, venditore fragile e sotto pressione, schiacciato dall’ansia prestazionale
- Valerio Mastandrea, sindacalista sfigato che non riesce a farsi ascoltare dalle persone che vorrebbe aiutare
- la bravissima Micaela Ramazzotti, terribile madre snaturata e coatta sui generis che regala una comica scena di nudo con Mastrandrea già cliccatissima in Internet.
- poi ci sono “gli adulti” Sabrina Ferilli e Massimo Ghini, cannibali dei loro simili, pronti ad approfittare dell’ignoranza dell’altro, ma anche della sua disperazione ed a gettarcisi sopra come vampiri per trarre il loro guadagno mantenendo le loro faccette sorridenti e botulinizzate. Perfetti, sorridenti e soli.
Quello che esce fuori è un’Italia senza speranza e senza finale buonista, ignorante e schiava della tv, in cui il diverso è il laureato. Un’Italia che ha dimenticato da dove viene e che non sa dove vuole andare, che non ha la forza di cambiare e nel frattempo guarda il Grande Fratello.
Voto: 8 (ma solo se mi rimediano testo e coreografia originale del balletto motivazionale interturno)

Ed ecco qua, la mia critica cinematografica è giunta alla fine.
Spero di non avervi annoiato e di non aver scritto troppe fregnacce. Se l’ho fatto e mi avete scoperta oggi per caso, mi scuso; siete lettori abituali del mio blog, allora ci siete abituati e quindi vi sta bene.

Prossime visioni previste saranno:
- “Juno” talmente acclamato e pompato come la nuova “Little Miss Sunshine” da scatenare la mia curiosità pseudo-indie. Speriamo non mi deluda.
- Nonostante le critiche e le opinioni negative, andrò a vedere “Il cacciatore di aquiloni” tratto dal best seller di Khaled Hosseini. Come per “Caos calmo” sono molto scettica, perché trattandosi di un libro molto emotivo e famoso renderlo “uguale” all’originale non sarà stato possibile. Vedremo
- “Il treno per il Darjeeling” di cui non so nulla a parte lo sbandierato nudo di Natalie Portman (che secca com’è, nuda non dovrebbe essere uno spettacolo) e la presenza di Adrien Brody. Ecco, della fisicità di quest’ultimo mi fido ad occhi chiusi, quindi andrò di certo a vederlo.

Coming soon…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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