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9 aprile 2005 6 09 /04 /aprile /2005 14:26

Se chiudo gli occhi lo sento ancora forte l’odore dell’estate.

L’odore dolce dell’uva che matura sul pergolato, della terra riarsa, dell’erba che cresce, dei fiori nati sulle colline un po’ più in là.
Le cicale che intonano il loro monotono canto nell'orto.
Ma nonna che prepara la pasta al forno in cucina.

Ed io.

Io che corro con la gonna a balze colorata, fatta giusta per saltare, il mio cagnolino bianco e nero dai grandi occhi neri mi saltella tra le gambe.

La mia Diana.

Corro tra le pozzanghere lasciate da mio nonno, che annaffia l’orto col tubo. E io dietro con l’innaffiatoio di plastica rosa made in Riccione, giocando alla contadinella oberata di lavoro o alla tenutaria della grande azienda agricola che se ne va a spasso col cane.

Quel giorno d'estate, il mio gioco preferito era quello di provare ad affogare e distruggere tutti i formicai che trovavo nell’orto buttandoci sopra l’acqua. Vedere la frenesia e la pazzia causata da una cosa troppo grande per quei piccoli insetti , una cosa che non capiscono, contro natura.
E sono io a farlo, sono io il loro piccolo Dio con le trecce castane.
Batto i piedi e ballo nell’estate.

Sono un Dio cattivissimo e potente.

Il mio cane abbaia.

Incuriosito dal rumore del festino improvvisato, mio nonno abbandona le zucchine e decide di vedere se la sua unica nipote sta ancora bene. E mi trova ancora lì, felice, con l’innaffiatoio di plastica rosa roteante e le formiche in fuga.


Mio nonno è per me un omone immenso.

Un gigante dagli occhi nocciola dolci e dalla voce calda.


“Che combini?”

“Annaffio le formiche. Hai visto come scappano?”

“Mmmm. Bello. E il formicaio?”

“L’acqua l’ha distrutto.” Gli rispondo orgogliosa del mio bell'operato.
Ma lui ha smesso di sorride, i suoi grandi occhi nocciola sono diventati severi, le sopracciglia incurvate. Guarda la piccola devastazione ed il frullio incessante delle formiche impazzite.
"Come ti sentiresti se un gigante cattivo distruggesse la tua casa e tu non riuscissi più a trovare nessuno, nemmeno la mamma? Ogni piccola cosa che fa Dio in terra ha un valore, anche solo una piccola formica!"
"Ma io..."
"E se tu fossi nata formichina, ora come staresti?"

A quel punto, come una qualsiasi bambina colpita nel vivo, tiro sul col naso e scoppio a piangere, vittima e carnefice allo stesso tempo.
Ma lui mi solleva da terra e mi asciuga le lacrime in un abbraccio che risana, nonostante le protesta della cagnolina pezzata che si sente messa da parte.

Quando il peggio è passato, mi riappoggia a terra, mi aggiusta le trecce mentre finisco di tirar sul col naso, più per fare compassione che per necessità vera. E lui mi dice: "Non temere, nella tua vita verranno giganti, uragani, neve, freddo e terremoti. Ma io sarò sempre con te per abbracciarti e sollevarti via. Capito?"
Faccio sì con la testa e lui me la accarezza.
I suoi dolci occhi nocciola ridono.

Sono passati tanti anni. La mia cagnolina è morta, quell'orto è diventato un parcheggio, i miei nonni non abitano più là, tutto è cambiato un po' come in una brutta rivisitazione della via Gluck.
Tutto è cambiato.
Mia nonna vive con me e non cucina più per nessuno, piegata nel fisico, ma non nell'animo da una brutta malattia.

Mio nonno se lo portò via l'Alzehimer pochi anni dopo, troppo presto. Quando ancora non ero pronta a capire, quando il fatto che non fosse più la mia guida ma poco più di un bambino come me era un affronto al mio bisogno di lui.
Non ho pianto al suo funerale, per me era morto il giorno in cui non mi aveva riconosciuta più.
Ed in ogni caso, anche se avessi pianto, non ci sarebbe stato più nessuno ad asciugare le mie lacrime. Non mia madre o mia nonna, troppo chiuse nel loro dolore. Non mia sorella, troppo piccola per capire un dolore che rimane. Non mio padre, freddo e distante.
Così diverso da lui.

Penso sempre che se Dio non me l'avesse portato via così presto, ora sarei una persona migliore. Diversa, più sicura, più aperta verso l'amore e gli altri. Se non fosse volato in cielo così presto, magari. Se non avesse tradito la sua promessa.

Questo mi son sempre detta, ma poi col passare del tempo, ho capito che lui è sempre con me. Che la sua promessa, in fondo, l'ha mantenuta.
E' nei miei sogni, nelle mie preghiere. Cammina con me, quando sono triste è la mano sulla testa che consola. L'abbraccio che ancora, dopo 20 anni, scalda il cuore.
 

 

 

 

Perchè l'amore rimane. Sempre.

 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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