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7 ottobre 2008 2 07 /10 /ottobre /2008 19:19
Quando avevo 12 anni io, le dodicenni erano ancora bambine che si dibattevano l’occhieggiare i maschi e la casa a due piani con l’ascensore di Barbie.

Mica come ora, tutte vestite da strappone e con la panza bucata dall’ombelico a spasso di sabato al centro commerciale, signora mia.
Alle scuole medie esisteva ancora la possibilità di scelta tra tempo pieno o uscita alle 13 ed ovviamente i miei mi costrinsero all’inutile uscita pomeridiana che prevedeva, sulla carta, grandi possibilità di materie integrative.
La realtà era molto più misera e dopo il laboratorio di tessitura, quello di ceramica ed il fallimentare approccio con l’atletica, approdai al laboratorio di informatica in cui, all’epoca, era molto figo studiare Lotus 123, Wordstar e affini.

Le ore del laboratorio erano quattro, due pomeriggi la settimana e le lezioni erano tenute da un vecchio professore di italiano, De Meis,  piccolo e curvo appassionato di informatica.

Un pomeriggio, mentre già aspettavamo in fila fuori dall’aula chiusa, ci si presenta la professoressa di matematica, aguzza e stretta nel suo golfino verde ramarro. “Oggi il professore non c’è, sta poco bene, lo sostituisco io”.
Panico.
Vocina timida dal centro del gruppo: “E che si fa?
Scegliete” fa la scopa di saggina verde “o due ore di espressioni o ci vediamo un film in sala audiovisivi”.
Non fa in tempo a finire la frase che siamo già tutti davanti alla porta della sala audiovisivi, rasentando un certo ordine e una certa grazia, ma temendo in cuor nostro (visto il soggetto) di dover vedere un film polacco sottotitolato in russo.
E invece no.
La segaligna insegnante tira fuori tra urla di gioia e applausi scroscianti un filmone dell’epoca, un blockbuster, forse il capostipite dei film catastrofici: “The day after”.

Il film parla dell’esplosione della Terza Guerra Mondiale, con lancio di bombe nucleari assortite e tutto l’armamentario e dei suoi effetti devastanti sui protagonisti.
I morti, la contaminazione, la distruzione della terra, gli effetti delle radiazioni. E soprattutto, la “neve radioattiva” che tutto ricopre.
Tornai a casa ammutolita, con lo zaino sulle spalle e poca voglia di parlare.
Mi sembrava che il freddo di quella neve finta mi fosse entrato nelle ossa.

La sera non riuscivo a dormire, mi rigiravo isterica tra le coperte.
Mia madre si sedette allora sul bordo del letto e mi disse: “Allora? Che c’è?
E io vuotai il sacco. Le parlai del nucleare, della Guerra Fredda, delle radiazioni, della neve.
Avevo paura e non potevo non dimostrarlo apertamente a mia madre.
Lei mi accarezzò la testa, mi diede un bacio in fronte e disse solo: “Andrà tutto bene
Quelle parole facili mi scaldarono il cuore.
Sì, andrà tutto bene.

Ed io oggi mi sento inquieta e spaventata proprio come quella notte, a rigirarmi sola nel letto.
E avrei bisogno che qualcuno accarezzandomi la testa mi dicesse con dolcezza: “Andrà tutto bene” sciogliendo in un mare caldo tutti i miei problemi.
Ma non si può. Non ho più dodici anni.
Non ci sono più i miei genitori a pensare per me, a nascondere i problemi della vita al mio occhio di figlia.
Sono una donna e sono gli altri ora a contare su di me.

Anche se non so se sarò all’altezza…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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