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12 marzo 2009 4 12 /03 /marzo /2009 10:36

Nel casino generale dovuto al trasloco, tra scatoloni buste e pile di vestiti da fa paura (Ma io avevo tutti questi jeans? Ma davvero???) è saltato fuori da non so dove un gettone.

Un gettone telefonico.

Una di quelle monete gialle con due incavi fatti apposta per raccogliere lo sporco e pesante il doppio delle altre monete.

Ve lo ricordate il gettone?

A vederlo così mi è sembrato antico come le ossa di triceratopo, in realtà fino a non molto tempo fa era un oggetto di uso davvero comune, che raramente mancava nel portafoglio accanto alle monete da duecento lire.
Era comune come il telefono a rotella (che ancora i miei hanno in casa, vorrei sottolinearlo. In fondo, come dice mia mamma, non è ancora rotto).

Fare la fila alla cabina telefonica per chiamare il fidanzatino a casa, sperando che non rispondesse quella iena della madre e riattaccando col batticuore quando a rispondere non era lui.
Senza contare le telefonate a casa ai genitori mentre si era in vacanza al mare l’estate, liberi come l’aria e senza il controllo parentale e senza l’angoscia del cellulare che può suonare in qualunque momento.

Sembra passato remoto, ma non sono più di dieci anni fa. Forse quindici, và.
Eppure, se facessi vedere il frutto del mio ritrovamento archeologico a mio nipote di 10 anni lui lo guarderebbe interdetto.
Che roba è?
Serviva per telefonare.
Ah. Si metteva nel cellulare?

Vogliamo poi parlare poi della mitica SIP?
In Corso Vannucci, centro perugino pieno e luogo delle “vasche” pomeridiane  dei ragazzini under 18 di ieri e di oggi, la SIP era luogo di appuntamento (“Ci vediamo alla SIP alle tre” e se ritardavi non c'era verso di avvertire), di tresca, di telefonate a casa inventando bugie pessime per stare fuori ancora un po’ (“Torno col pullman dopo” e invece tornavi a casa con l’amico più grande che aveva la patente da tre settimane) e a volte anche di pomiciate nelle cabine del telefono.
Uno stanzone un po’ tetro pieno di cabine e elenchi telefonici di tutta Italia legati con la catena. Elenchi puntualmente pieni di scritte e messaggi in codice tra innamorati, ché ancora noneravamo abituati a slogarci i pollici con gli sms.

Ora, ironicamente, al suo posto c’è un punto vendita Tre a santificare lo strapotere dei cellulari.

Già, i cellulari.
Croce e delizia dei nostri anni. Pronta reperibilità, massima funzionalità, supertrendy.
Sapremmo più vivere senza?
Sapremmo tornare al telefono a rotella, alle file alle cabine, a non sapere dove sono in ogni attimo le persone a noi care?
Potremmo vivere senza la nostra suoneria che ci avverte che siamo "ricercati"?
Sapremmo tornare a vivere senza la sua sicurezza effimera?

Non so, ma io a volte lo vorrei…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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