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22 giugno 2011 3 22 /06 /giugno /2011 13:26

Tutte le donne hanno un rapporto controverso con lo specchio.
Ci sono le poche fortunate che si amano e ammirano anche in tutte le vetrine, chi fa le boccacce, ci si odia e scappa.
In percentuale, visto lo spirito altamente critico delle donne, diciamo che sono più quelle che con lo specchio ci litigano, ma tant’è.

Io appartengo alla banale maggioranza che all’altra se stessa che vive nello specchio non canterebbe una terzina come Mary Poppins, ma farebbe volentieri la linguaccia se non fosse certa di riceverne un’altra in cambio.

A parte la visione di rotolini e rotoloni eccedenti (ma anche di vere e proprie maniglie antipanico posizionate in vita), specialmente se sono stanca lo specchio mi rimanda ad un incubo infantile: mia zia. Sì, ci vedo mia zia, sorella sconsiderata di mio padre.
Additata come inconcludente, sciapa e scialacquatrice, la paura di assomigliarle popola la mia infanzia. Era anche bruttina e antipatica, per dire. Niente a che vedere col fascino del proibito.
Sei tale e quale a tua zia! M rimproverava mio padre da piccola se combinavo qualcosa che non andava. E io allora mi impegnavo per migliorare, per essere una brava bambina. A scuola, a casa, sempre.
Tutto pur di non essere come lei.
Ma con la cattiveria tipica degli adulti che non vedono il mondo dei bambini, mio padre insisteva: Sei proprio come mia sorella! Mi scherniva se dimenticavo di annaffiare le piante il giorno che toccava o se facevo cadere un piatto a terra e si sbeccava.
Sei tale e quale a tua zia! Insisteva appena ne aveva l’occasione.
E a me salivano le lacrime agi occhi, perché da vera bambina fornita di un mix caratteriale esplosivo fatto di permalosità e ansia io avrei voluto essere la bambina perfetta. E non come mia zia. Credevo, a dirla tutta, che i miei mi avrebbero amato solo in quanto perfetta, invisibile, dolce e diligente. Non capivo che mi amavano in quanto figlia e in quanto me stessa.
C’è voluto un po’, ma alla fine l’ho capito.
Forse.
Per lo meno per quel che riguarda i genitori.
Sì.

Ad ogni modo, questo non ha cancellato la paura di veder emergere da sotto la mia pelle la faccia di mia zia modello Alien.
Ed eccolo lì, mi sta venendo il doppiomento come il suo. E gli occhi incavati? Tale e quale.
E dire che invece vorrei assomigliare alla mia splendida madre, buona, dolce e forte allo stesso tempo.
E bellissima, anche, soprattutto da giovane.
Sei bella come tua madre. 
Ecco il più bel complimento che mi hanno fatto.
Non Assomigli a tua zia.
 Eppure mi rivedo la sua faccia addosso, forse la paura  el’ansia di essere come lei, di fallire come ha fallito lei.
Di essere imperfetta.
Sbeccata.
Con le occhiaie e i capelli sfatti.
 
Mi sa che copro tutti gli specchi di casa, via…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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