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23 gennaio 2007 2 23 /01 /gennaio /2007 15:53

In certe cose sono maniaca del controllo.

Schizzata.

Nonostante il mio proverbiale disordine, ci sono alcune piccole cose che possono ledere il mio sistema nervoso come lo stridio delle unghie fresche di french su di una lavagna.

Per me sulla scolapiatti le stoviglie devono avere un ordine preciso. Partendo da sinistra e andando verso destra si devono trovare: pirofile per l’insalata, piatti fondi, piatti piani, piattini da dessert, pentolini, pentole e coperchi.

Sennò sclero.

E li riordino io.

Stesso dicasi per i pesi ed i bilancieri in fondo alla sala di aerobica della palestra, che devono stare i ordine dall’alto verso il basso: piccolo, medio e grande.

Che poi tutti non c’hanno posto, sennò.

A parte questo, vivo nel disordine ordinato più incasinato dle mondo, quindi non mi sento una novella Bree Van De Kamp. Anche se la sua vena di pazzia mi intriga…

 

Comunque, a parte queste quisquilie, la mia più grande fissazione è la grammatica.

ODIO gli errori di grammatica.

Tutti.

Per quanto refrattaria ad imparare le regole della grammatica a memoria (come tutte le regole, mi stanno un po’ strette), sin da bambina sono sempre stata dotata di un discreto orecchio, forse anche a causa della quantità industriale di libri che ho sempre divorato.

E niente mi irrita di più di un errore grossolano di grammatica.

Un fastidio fisico, che spesso mi porta ad esteriorizzare il mio disappunto per lo sfondone megagalattico dello sfortunato che ho davanti.

Non posso farci nulla.

Mi viene la pelle d’oca.

Soffio come una gatta.

E ho fatto ragioneria, eh!

 

Credo che il tutto derivi dal mio insegnante di italiano delle medie, tale Augusto De Meis. Professore abruzzese polveroso ed al limite della pensione, fissato che le regole di grammatica. Con tutte, anche le più stupide.

Segnava con la penna rossa (errore grave!) i puntini di sospensione nel caso non fossero tre. Né più, né meno. Si sa, tre è il numero perfetto. E la “e” di congiunzione andava accompagnata con la “d” qualora la parola successiva inizi con una vocale. Chiaro?

 

Prendiamo gli sms.

Un presunto corteggiatore che mi scriva un messaggio con un errore di grammatica (di grammatica, intendete bene, non un refuso. Se poi uno è vittima del T9 è perdonabile…), pure se è bello come Brad Pitt perde un milione di punti.

Sotterrato.

Mi scende la libido e l’interesse sotto zero.

Non potrei mai pensare di prenderlo seriamente in considerazione.

Certo, se è bello come Brad Pitt, posso prenderlo in considerazione per una relazione puramente sessuale.

Sono buona, in fondo.

Io.

Se invece uno spasimante mi scrive un messaggio usando l’orrida lettera “K” al posto del “ch”, bèh… no, non ce la faccio, manco fosse Brad Pitt. Nemmeno fosse Vincent Cassel.

Giusto se fosse Jonathan Rhys-Meyers potrei fare uno strappo alla regola.

 

E nelle canzoni?

Vogliamo davvero parlare della grammatica nelle canzoni?

Italiane, eh, non mi permetto di giudicare quelle inglesi perché la mia conoscenza non è (ancora) così approfondita.

Ci sono certi sfondoni che possono rovinare uma bellissima canzone in nome della “licenza poetica”.

Ora mi viene in mente solo l’ultima che ho sentito e che non riesco a schiodare dalla testa nemmeno prendendo a capocciate il muro…

 

“E nell' ansia che ti perdo ti scatterò una foto...”

 

ARGH!!!!

Terribile!

Terrificante!

Mi verrebbe voglia di picchiare Tiziano Ferro con la panchina su cui ha scritto "Imbranato".

 

E voi?

Avete anche voi la fissa della grammatica, come tutti gli pseudoscrittori o i lettori incalliti?

Oppure siete fan della K perché fa gggiovane e non volete sentirvi coperti di naftalina?

Ma soprattutto, quali irritanti sfondoni musicali ricordate con più tremebonda irritazione?

 

Fatevi avanti!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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