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20 novembre 2006 1 20 /11 /novembre /2006 12:14

Sull’onda del successo di de “Il giadino delle vergini suicide” (tratto dall’opera prima di Jeffrey Eugenides) e di “Lost in Traslation”, Sofia Coppola ci trasporta in un battito di ciglia adeguatamente truccate nella sfavillante corte di Versailles di fine settecento per farci conoscere, vivere e amare come la più odiata regina di Francia: Maria Antonietta.


La regista e la pubblicità mi avevano promesso un’opera rock, una sorta di Moulin Rouge ambientato dentro la bellissima scenografia di Versailles e affogata da disperazione e crinoline.

Ci avevano promesso l’attullizzazione di un personaggio nato già moderno, una Lady D di tre secoli fa.

Avevano promesso l’affresco della vita di una regina-bambina che non riesce a crescere, che non sa nulla del mondo fuori le mura della reggia, che alla ragion di stato ed al dovere sacrifica la sua vita ed il suo cuore, rifugiandosi in un mondo di scarpe, pizzo, minuetti e gioco d’azzardo e sublimando in sé gli orrori di una corte imbalsamata ed ammuffita nell’etichetta pomposa ed instupidita dal troppo lusso e dall’ingordigia.

Tutte, o quasi, le promesse vengono disattese.


Meravigliosi costumi, che ti vien voglia di imbragarti in un bustino e di incipriarti i capelli.

Colonna sonora da urlo, niente da dire.

Fotografia meravigliosa e scenografia mozzafiato, per carità.

Ma la storia, sebbene risaputa, latita.

La prima mezz’ora scorre fluida ed ingannatrice, lasciando presagire grandi cose.

Poi il film si aliena da sé stesso diventando monocorde, a tratti noioso e futile.

Superficiale, in una parola.



Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della ragazzina sbattuta dentro il carrozzone di Versailles senza una preparazione adeguata; ma il film percorre all’incirca venti anni di storia (ed è forse questo il suo limite più grande) e la sua interpretazione diventa presto sopra le righe, incapace di emozionare.  Troppo presa dall’avere parrucche sempre più alte, vestiti sempre più belli ed affogata da centinaia di scarpe (Ah, ci fossero state le Manolo all’epoca!!!), diventa una caricatura senza spessore.

Ma non è colpa sua.

I personaggi intorno alla regina vengono appena tratteggiati e non si riesce ad amarli. Anche la sua storia con il bel Fersen non appassiona, non intriga. E’ solo noia, senza nessun sex appeal. Il film scivola senza aggiungere nulla ai libri di scuola. Nulla di rilevante, almeno.

Sicuramente divertente, invece, l’interpretazione di Luigi XVI ad opera di Jason Schwartzman, la cui inettitudine trascende i limiti umanamente immaginabili, diventando una tenera caricatura di un monarca incapace.

Insomma, doveva essere la storia di una ragazza, di una di noi. E invece non emoziona, non riesce ad uscire fuori da una didascalica biografia con accenni intimisti.

Durante il film ho avuto più volte la sensazione che stesse per partire la voce fuori campo di Claudio Capone, intento alla spiegazione dei risvolti politico/economici del periodo storico in esame, ed è un peccato che questo non sia avvenuto.



Da salvare assolutamente, a parte gli aspetti tecnici sopra citati e davvero ineccepibili, la bellissima scena del ballo in maschera a Parigi, bellissimo videoclip dai colori meravigliosi in cui il minuetto è sostituito dal rock.

Molto intensa anche la scena finale, in cui Maria Antonietta saluta l’ultima alba che inonda di luce Versailles dalla carrozza che la porterà alla Bastiglia, sua ultima dimora.

 

Solo una domanda mi ha attanagliato tutto il film. C’erano tutti: Fersen, la Du Barry (una graffiante Asia Argento, qui nel suo ruolo naturale), la contessa De Polignac…



E Lady Oscar??????

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Published by phoebe1976 - in sick sad world
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