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28 settembre 2009 1 28 /09 /settembre /2009 18:14

Io, a fare spesa, vado al discount.
Forse sarà perché una delle mie migliori amiche ne dirige uno, forse perché a frutta e verdura ci pensa l’orto genitoriale, e la carne la compro solo-da-chi-dico-io,  mi ci trovo bene.

Certo, la mia amica mi indica attentamente questo sì e questo no, ma anche questo manco se stai per morì e così evito brutte sorprese.
E poi i muffin buoni e zozzi, ma davvero zozzi e con un equivalente in zuccheri di una bomba molotov, come quelli del discount non ne ho ancora trovati.
Come me deve pensarla anche buona parte della popolazione della mia città perché, magari complice la crisi, c’è sempre un putiferio di gente.

E venerdì entro per comprare due cose dopo il lavoro e in lontananza lo vedo.
Lui.
Immoto, sempre uguale a sè stesso, come un manichino di un negozio del centro.
Lui, sempre vestito Ralph Lauren.
Lo vedo da qui.
Uguale e identico a quando l’ho conosciuto.
Capelli, vestiti, faccia da io-so-sto-cazzo.
Eppure ne son passati di anni!
Ma che dorme in una camera iperbarica?

Se ne stava lì, col numerino della pescheria in mano.
Alza gli occhi e mi vede.
In contemporanea mi suona il cellulare. Smanaccio nella borsa strapiena di mille (utilissimi) oggetti e rispondo all’Amoremio: ”Ti ricordi di prendere il latte?
Sì, amore, sì.
Alzo gli occhi e Lui è sparito. Polverizzato.
Puf!
Meglio di Harry Potter.

Mah. Magari non era lui.

Faccio il giro del negozio cercando di ricordarmi le quattro cose che devo prendere.
Faccio sempre la lista della spesa, ma poi immancabilmente la perdo.
Me la ritrovo dopo settimane nelle tasche oppure come segnalibro, ma al momento utile mai una volta che salti fuori.
Cerco di fare la spesa decentemente e mi pare di intravederlo due o tre volte tra gli scaffali, come un’ombra sfuggente.
Mah. Magari mi sono sbagliata.
Agguanto i plumcake allo yogurt per la colazione e mi metto in cerca del couscous, ricordandomi al volo del latte.
Sennò chi lo sente quello…
Arrivo alla cassa, mi metto in fila e lo vedo.
In cima alla fila, sguardo sfuggente, nervoso come un riccio intrappolato nella tana di un serpente.

E non è solo
.

Accanto ha la ragazza che geneticamente gli spetta di diritto.
Magra come un manico di scopa, bacino da ragazzino undicenne, pantaloni griffatissimi e ai piedi un signor tacco 12.
Risalendo è impossibile non notare la borsa Prada, il capello cotonato e la bocca a culo di gallina che le riempie i ¾ del faccino. Botox?
Figa di legno DOP.
Impossibile sbagliarsi.

Sto lì, a tre metri di distanza.
Possibile che non mi veda?
Sbatacchia il piede per terra, mi sembra che stia pure sudando.
Quasi quasi scavalco la fila e vado a salutarlo.
Vado lì e gli faccio toc toc su una spalla. Ehi, tu? Ti ricordi di me? Ma non lo faccio.
Un po’ perché sarebbe troppa fatica, un po’ perché di sicuro lei mi guarderebbe manco fossi uno scarafaggio. In fondo, c’ho una borsa di Carpisa, diamine!
Lo vorrei fare, davvero, ma credo che le due signore cotonate che si frappongono tra noi mi picchierebbero con i barattoli maxi dello yogurt.
E poi ho perso l'attimo.

Li guardo infilare tutta la spesa in una borsa termica uscita magicamente dalla borsa di Prada e sparire oltre le porte scorrevoli.
Griffatissimi, pettinatissimi. Scontatissimi.

Ora, molte domande affollano la mia mente.
Perché non mi ha salutata? Nemmeno un misero ciaociao con la manina, niente.
Sbaglio o lui era terrorizzato dall’avermi incontrata?
Sono così brutta?
Oppure nonostante gli anni è ancora traumatizzato dall’essere uscito con me?
Paura? Davvero?
Solo perché gli ho fatto notare che vista la dotazione che madre natura gli aveva regalato nel pacchetto aveva poco da fare lo svelto?

E inoltre… Ha senso vestire come David e Victoria Beckam  e finire a fare la spesa con i comuni mortali, lottando per un carrello e per l’ultima scatola di muffin in offerta?
Che poi, ma le fighe di legno mangiano?
Io pensavo sinceramente che campassero filtrando l’umidità dell’aria e che questo giustificasse la postura della bocca.

Ah, non si finisce mai di imparare…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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